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Altare della reposizione Nella cappella della mia
piccola comunità non hanno luogo le celebrazioni del Giovedì santo
sera, come la Messa nella Cena del Signore, né l’azione liturgica del
Venerdì e la Veglia pasquale; la comunità tutta partecipa alle
celebrazioni in parrocchia. Ma poiché il Giovedì santo sera la gente del
luogo viene a fare l’adorazione nella cappella della casa, dato che è più
vicina alla chiesa parrocchiale, possiamo fare l’altare della reposizione
magari in una stanza vicina alla cappella? Sebbene
non abbiamo la Veglia pasquale possiamo mettere nella nostra cappella il
cero pasquale? Lodevolmente
la comunità della suora che scrive partecipa alle celebrazioni pasquali
nella propria parrocchia; la Lettera circolare della Congregazione
per il culto divino sulle Feste pasquali al n 43 dice: “È molto
conveniente che le piccole comunità religiose sia clericali sia non
clericali e le altre comunità laicali prendano parte alle celebrazioni
del Triduo pasquale nelle chiese maggiori […]”. Che fare
allora? Ecco: si prepari bene la cappella che si usa sempre, in maniera
festiva, pasquale: la più bella tovaglia sull’altare, fiori bianchi
attorno al tabernacolo e un po’ di lampade, senza allestire un’altra
stanza, cosa che non ha senso ed è perciò proibita.
Cero pasquale Dove
è più esatto collocare il cero pasquale: accanto all’altare o
all’ambone? La sera di Pentecoste, poi noi usiamo spegnere il cero con
acclamazioni e canti a Cristo luce. Quando è bene farlo, dopo i II Vespri
o dopo Compieta, dato che noi la celebriamo comunitariamente? Quando lo
togliamo dove possiamo collocarlo, poiché noi non abbiamo il battistero? Per
rispondere riportiamo innanzitutto i nn 82 e 83 della Lettera circolare
sulle Feste pasquali: “La
prima parte della Veglia pasquale comprende azioni simboliche e gesti, che
devono essere compiuti con una tale ampiezza e nobiltà che i fedeli
possano veramente apprenderne il significato, suggerito dalle monizioni e
dalle orazioni liturgiche. Per quanto possibile, si
prepari fuori della chiesa in luogo adatto il rogo per la benedizione del
nuovo fuoco, la cui fiamma dev’essere tale da dissipare veramente le
tenebre e illuminare la notte. Nel rispetto della verità del segno, si
prepari il cero pasquale fatto di cera, ogni anno nuovo, di grandezza
abbastanza notevole, mai fittizio, per poter rievocare che Cristo è la
luce del mondo. Venga benedetto con i segni e le parole indicati nel
Messale, od altri approvati dalle Conferenze episcopali”. ”La
processione con cui il popolo fa ingresso nella chiesa dev’essere
guidata dalla sola luce del cero pasquale. Come i figli d’Israele erano
guidati di notte dalla colonna di fuoco, così i cristiani a loro volta
seguono il Cristo che risorge. Nulla vieta che a ciascuna risposta Rendiamo
grazie a Dio si aggiunga qualche acclamazione in onore di Cristo. La
luce del cero pasquale viene propagata gradualmente alle candele,
opportunamente portate in mano da tutti, con le lampade elettriche ancora
spente”. Approfittiamo
per dirci che il cero non deve necessariamente collocarsi attaccato alla
bara del defunto; può stare nel suo candelabro all’ambone, non si
faccia questione di centimetri, è la sua presenza il segno che conta. Nelle
chiese o cappelle dove non c’è il battistero, perché non sono
parrocchiali, lungo il tempo ordinario il cero può stare accanto alla
pila dell’acqua benedetta all’ingresso della chiesina, a memoria del
Battesimo assieme all’acqua. Se anche questo non è praticamente
realizzabile, si custodisce con cura nella sacrestia. |