MENSILE D'INFORMAZIONE E FORMAZIONE LITURGICA
 


La parola ai lettori

Altare della reposizione

Nella cappella della mia piccola comunità non hanno luogo le celebrazioni del Giovedì santo sera, come la Messa nella Cena del Signore, né l’azione liturgica del Venerdì e la Veglia pasquale; la comunità tutta partecipa alle celebrazioni in parrocchia. Ma poiché il Giovedì santo sera la gente del luogo viene a fare l’adorazione nella cappella della casa, dato che è più vicina alla chiesa parrocchiale, possiamo fare l’altare della reposizione magari in una stanza vicina alla cappella?

Sebbene non abbiamo la Veglia pasquale possiamo mettere nella nostra cappella il cero pasquale?
(Una suora sacrestana)

 

Lodevolmente la comunità della suora che scrive partecipa alle celebrazioni pasquali nella propria parrocchia; la Lettera circolare della Congregazione per il culto divino sulle Feste pasquali al n 43 dice: “È molto conveniente che le piccole comunità religiose sia clericali sia non clericali e le altre comunità laicali prendano parte alle celebrazioni del Triduo pasquale nelle chiese maggiori […]”.
Dando poi indicazioni per la Messa vespertina del Giovedì santo “nella Cena del Signore”, al n 54 aggiunge: “La processione e la reposizione del Santissimo Sacramento non si possono fare in quelle chiese in cui il Venerdì santo non si celebra la Passione del Signore”.  Questo anche se, come è previsto al n 47, si celebra l’Eucaristia per motivi particolari nella piccola comunità, tanto più essa è esclusa come la reposizione, se non ha avuto luogo neppure l’Eucaristia.

Che fare allora? Ecco: si prepari bene la cappella che si usa sempre, in maniera festiva, pasquale: la più bella tovaglia sull’altare, fiori bianchi attorno al tabernacolo e un po’ di lampade, senza allestire un’altra stanza, cosa che non ha senso ed è perciò proibita. 
Anche alla seconda domanda dobbiamo dire di no e si capisce bene il perché, senza troppe spiegazioni. 
Allora che fare? Stare tutto il tempo di Pasqua senza nemmeno un segno? È chiaro che norme non ci sono e quello che ora suggeriamo è solo un parere e un consiglio. Si potrebbe, cioè, porre una lampada bella che ricordi Cristo Risorto o un cero diverso, ad esempio una bella sfera di cera bianca. Si evita di far finta che ci sia stata l’accensione del cero e la comunità ha comunque un segno che rimanda alla luce pasquale del Risorto.

 

Cero pasquale

Dove è più esatto collocare il cero pasquale: accanto all’altare o all’ambone? La sera di Pentecoste, poi noi usiamo spegnere il cero con acclamazioni e canti a Cristo luce. Quando è bene farlo, dopo i II Vespri o dopo Compieta, dato che noi la celebriamo comunitariamente? Quando lo togliamo dove possiamo collocarlo, poiché noi non abbiamo il battistero?
(una monaca)

Per rispondere riportiamo innanzitutto i nn 82 e 83 della Lettera circolare sulle Feste pasquali:

“La prima parte della Veglia pasquale comprende azioni simboliche e gesti, che devono essere compiuti con una tale ampiezza e nobiltà che i fedeli possano veramente apprenderne il significato, suggerito dalle monizioni e dalle orazioni liturgiche. Per quanto possibile, si prepari fuori della chiesa in luogo adatto il rogo per la benedizione del nuovo fuoco, la cui fiamma dev’essere tale da dissipare veramente le tenebre e illuminare la notte. Nel rispetto della verità del segno, si prepari il cero pasquale fatto di cera, ogni anno nuovo, di grandezza abbastanza notevole, mai fittizio, per poter rievocare che Cristo è la luce del mondo. Venga benedetto con i segni e le parole indicati nel Messale, od altri approvati dalle Conferenze episcopali”.

”La processione con cui il popolo fa ingresso nella chiesa dev’essere guidata dalla sola luce del cero pasquale. Come i figli d’Israele erano guidati di notte dalla colonna di fuoco, così i cristiani a loro volta seguono il Cristo che risorge. Nulla vieta che a ciascuna risposta Rendiamo grazie a Dio si aggiunga qualche acclamazione in onore di Cristo. La luce del cero pasquale viene propagata gradualmente alle candele, opportunamente portate in mano da tutti, con le lampade elettriche ancora spente”. 
Avrai notato come si precisa bene che il cero sia di vera cera e non fittizio, nuovo ogni anno, il fuoco illumini davvero la notte ecc…
In quanto al luogo dove collocare il cero il Messale Romano a p 165, n 17 dice: il diacono pone il cero pasquale sul candelabro preparato nel mezzo del presbiterio o presso l’ambone”. Quest’ultima collocazione sembra la più pratica e anche la più significativa: è dall’ambone infatti che annuncia la resurrezione, è dall’ambone che Cristo Risorto parla alla sua Chiesa quando si leggono le Scritture; l’ambone poi è memoria del sepolcro trovato vuoto dalle donne, da Pietro e Giovanni il mattino di Pasqua. 
Il tempo pasquale termina la sera di Pentecoste, per chi celebra comunitariamente la Compieta è questa preghiera che lo conclude, così come conclude la domenica di Pentecoste; lo precisa l’edizione tipica del Calendario romano 2000-2001 a p 101: post completorium explicit tempus paschale.
Il cero va collocato e custodito accanto al battistero da cui verrà preso per porlo al suo posto accanto all’ambone o nel presbiterio (cf sopra) in occasione delle esequie dei cristiani.

Approfittiamo per dirci che il cero non deve necessariamente collocarsi attaccato alla bara del defunto; può stare nel suo candelabro all’ambone, non si faccia questione di centimetri, è la sua presenza il segno che conta.

Nelle chiese o cappelle dove non c’è il battistero, perché non sono parrocchiali, lungo il tempo ordinario il cero può stare accanto alla pila dell’acqua benedetta all’ingresso della chiesina, a memoria del Battesimo assieme all’acqua. Se anche questo non è praticamente realizzabile, si custodisce con cura nella sacrestia.  

 

La Vita in Cristo e nella Chiesa
 

Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal venerabile Giacomo Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro