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La
parola ai Lettori

Il
tabernacolo e la sua forma
Perché il tabernacolo
si chiama così? Quale dev’essere la sua forma?
(Emmanuela – Roma)
Tabernacolo
è una parola latina italianizzata; tabernaculum vuol dire tenda.
Perciò anche nel nome il tabernacolo è richiamo alla tenda della
Presenza, la Dimora del Signore che era eretta accanto all’accampamento
d’Israele e camminava al centro delle sue schiere quando Israele si
muoveva, poiché Dio è un Dio che abita in mezzo al popolo, si accampa
con lui e cammina con lui (cf Es 33,7-11; Nm 10,11-36).
Il richiamo alla tenda era più evidente quando i nostri tabernacoli erano
ricoperti dal conopeo, che, appunto, non era altro che una tenda di stoffa
preziosa e ricamata.
Pensiamo utile riportare qui le disposizioni contenute nelle Premesse al
libro liturgico Rito della Comunione fuori della Messa e culto
eucaristico, nn 9-10-11:
“Il luogo per la conservazione
dell’Eucaristia si distingua davvero per nobiltà e decoro. Si
raccomanda caldamente che sia anche adatto all’adorazione e alla
preghiera personale, in modo che i fedeli possano con facilità e con
frutto venerare, anche con culto privato, il Signore presente nel
Sacramento. E’ più facile raggiungere questo scopo, se si prepara una
cappella separata dal corpo centrale della chiesa, specialmente nelle
chiese in cui si svolgono frequenti celebrazioni di matrimoni e di
funerali o che sono meta di pellegrinaggi o di visite per i loro tesori di
arte e di storia”.
“La
santissima Eucaristia si custodisca in un tabernacolo solido, non
trasparente e inviolabile. Di norma ci sia in ogni chiesa un solo
tabernacolo o posto sopra un altare o collocato, a giudizio
dell’Ordinario del luogo, fuori di un altare, ma in una parte della
chiesa che sia davvero nobile e debitamente ornata. La chiave del
tabernacolo in cui è conservata l’Eucaristia deve essere custodita con
la massima cura dal sacerdote o dal diacono responsabile della chiesa o
dell’oratorio o dall’accolito o dal ministro straordinario a cui è
stata concessa la facoltà di distribuire la santa Comunione”.
“La presenza della santissima Eucaristia nel tabernacolo venga indicata
dal conopeo o da altro mezzo idoneo, stabilito dall’autorità
competente. Secondo la tradizione, arda sempre davanti all’altare una
lampada ad olio o un cero, segno di onore reso al Signore”.
Come si
può constatare nulla di specifico è detto sulla forma del tabernacolo;
esso in realtà è una custodia, una teca, per così dire, può assumere
qualsiasi forma, essere lavorata artisticamente e preziosa. C’è però
una tradizione nelle nostre chiese, che cioè il tabernacolo abbia la
forma di un piccolo tempio, una chiesa in miniatura, spesso anzi è la
miniatura dell’edificio-chiesa che lo contiene. Per la verità è questa
la forma che sembra preferire l’epoca post-tridentina sulla scia delle
indicazioni date da
san Carlo Borromeo, il quale si prestò anche a dettare le decorazioni
adatte.
(Si confronti il libro di recente pubblicazione: Instructionum fabricae
et supellectilis ecclesiasticae, Libri II, Caroli Borromei (1577),
Collana Monumenta Studia Instrumenta Liturgica, (a cura di) Manlio
Sodi e Achille Maria Triacca, Libreria Editrice Vaticana, Città del
Vaticano 2000, pp 37-38).
Noi di
gran lunga ameremmo che i tabernacoli fossero proprio così: la miniatura
della chiesa cui appartengono, proprio perché il messaggio è più
eloquente: Dio abita in mezzo, nel suo popolo. Il popolo di Dio è
l’edificio e il tempio di Dio, costruito e fondato sulla pietra
angolare, scartata dai costruttori, che è Cristo Maestro risorto, vero
Tempio.
Se non è possibile realizzare questa forma si possono adattare quelle
forme che rimandano all’ottagono, al quadrato, al tondo…
Normalmente il conopeo sta ad indicare la Presenza eucaristica, a meno che
il tabernacolo sia monumentale o di particolare valore artistico. Accanto
ad esso è prescritta una lampada che onora e indica la Presenza
eucaristica.
Considerazioni come qui da noi si ritrovano nelle due Note pastorali della
Commissione episcopale per la liturgia della CEI La progettazione di
nuove chiese del 1993 al n 13 e L’adeguamento delle chiese
secondo la riforma liturgica del 1996 al n 20. Sono previsti
aggiornamenti a queste due Note ma sul nostro argomento non si prevedono
grosse novità.
La
Vita in Cristo e nella Chiesa
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal venerabile Giacomo
Alberione nel 1951
Editrice: Provincia italiana Pie
Discepole del Divin Maestro |
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