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MENSILE D'INFORMAZIONE E FORMAZIONE LITURGICA |
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Cristo
nei suoi Misteri La
domenica ”di Lazzaro” 5a
di Quaresima 17
marzo 2002
di Roberto Soprano Orazione“Vieni
in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire
sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi”. La
liturgia di oggi, nell’imminenza della Pasqua, ricordando Gesù che offre
la sua vita per noi, suggerisce quella carità che spinge a dare la vita.
Volendo impostare l’esistenza intera in tale ideale, nasce immediatamente
l’esigenza di chiedere al Signore quell’aiuto indispensabile, che
supplisca la nostra incapacità a raggiungere, con le nostre sole forze,
questa altissima ed eroica meta. Per realizzare l’obiettivo è anche
necessario crescere nella convinzione che la vita non si vive solo per sé,
ma per gli altri. Questa considerazione aiuta anche quando la noia,
l’amarezza per il peso della vita, tende a prendere il sopravvento. La
vita è dono e come tale va generosamente donato. Prima lettura (Ez 37,12-14)Questa
prima lettura fa veramente da preludio al brano evangelico. È la nota
visione delle ossa aride. Il profeta Ezechiele ha una visione: vede
un’immensa distesa di ossa rinsecchite e capisce che esse rappresentano il
morale del popolo che è a terra. La gente è disperata e ad essa è rivolta
la promessa di Dio di aprire i sepolcri. Non si tratta della risurrezione
finale dei corpi, ma della risurrezione attuale dei cuori alla speranza.
Quei cadaveri poi tornati in vita rappresentavano il popolo d’Israele che
tornava a sperare dopo l’esilio. Seconda lettura (Rm 8,8-11)Questo
brano della lettera ai Romani indica la perfetta realizzazione della
profezia di Ezechiele di cui sopra. Ad ogni cristiano è stato donato lo
Spirito, in virtù del quale è diventato nuova creatura e garanzia che
proprio tramite questo Spirito, Dio “darà la vita anche ai nostri corpi
mortali”. Il presupposto è che ci lasciamo condurre non da ciò che è
umano e passeggero ma da questo Spirito, attraverso il quale già vive in
noi il germe della vita eterna e abbiamo ricevuto il biglietto d’ingresso
per la vita di Dio. Vangelo (Gv 11,1-43)Il
rapporto che lega Gesù agli “amici di Betania”, è un’amicizia tanto
profonda da non aver bisogno di troppe parole per comunicare la situazione
critica di Lazzaro e il conseguente invito a visitarlo. L’amicizia
autorizza anche Marta, dopo la morte del fratello, ad usare nei confronti di
Gesù un tono di rimprovero, addolcito subito dopo da un’espressione di
grande fiducia nell’amico e Maestro. Stupisce, inevitabilmente, la
commozione di Gesù che, avviandosi al sepolcro, scoppiò in pianto. Un Dio
che piange la morte dell’amico, che non nasconde i propri sentimenti, che
non si vergogna di apparire umano, convince quanto il Dio che richiama in
vita colui che è morto da quattro giorni. Anche quelle lacrime sono un
grande miracolo. “Si commosse
profondamente, si turbò…” Due verbi che rendono il Maestro assai
vicino alle nostre angosce, al nostro sgomento di fronte al dolore, alla
nostra protesta contro la morte. Da un Dio che non si rassegna facilmente ai
distacchi affettivi, che ama in modo tanto umano, c’è da aspettarsi di
tutto. Eppure Gesù ha permesso che il suo amico morisse e questa sembra una
contraddizione che peraltro gli è stata subito contestata da alcuni dei
presenti. Per
capire meglio lo svolgimento della scena, occorre fare riferimento alla
consuetudine della visita di condoglianze che, secondo i costumi giudaici,
si praticava con molta attenzione ed era fortemente raccomandata dai
rabbini. Il cerimoniale per consolare i superstiti iniziava dopo la
sepoltura e continuava per sette giorni, durante i quali sempre nuovi
visitatori si recavano presso i parenti. Gesù sembra voler arrivare di
proposito “in ritardo”, soltanto per dare le condoglianze. Col suo
comportamento, in apparenza contraddittorio, Gesù vuol indicare che la
morte e la sofferenza non sono un segno dell’abbandono di Dio, ma
rientrano in un progetto di salvezza. In
altre parole, l’amore di Dio non è solo per alcuni (Lazzaro) ma è per
tutti. Gesù, come detto, prova dolore e tristezza ma non resta prigioniero
di questi sentimenti. Sa vedere il significato della sua morte, di quella di
Lazzaro e della nostra: un significato di redenzione e di risurrezione. Parole
dalla Parola Anche
questa domenica merita di essere menzionato il prefazio proprio che recita
così: “Vero uomo come noi, egli,
Gesù, pianse l’amico Lazzaro; Dio e Signore della vita, lo richiamò dal
sepolcro; oggi egli stende a tutta l’umanità la sua misericordia e con i
suoi sacramenti ci fa passare dalla morte alla vita”. Prima
di penetrare nel mistero liturgico della Pasqua, la Chiesa ci invita a
considerare che quanto avvenne per Lazzaro singolarmente, cioè il suo
passaggio dalla morte alla vita, la Pasqua di Cristo lo opera per tutta
l’umanità; la sua morte vince la morte dell’uomo; la sua risurrezione
è pegno della risurrezione dell’uomo. Quello che avvenne sulla tomba di
Lazzaro fu un segno, fu l’inizio di un miracolo che Gesù continua ad
operare anche oggi nella Chiesa e nel mondo. Egli provò gli stessi
sentimenti anche per me, il giorno che, nel battesimo, mi chiamò dalla
morte alla vita, dalle tenebre alla luce; mi dimostra ancora il suo amore
ogni volta che dal male e dalla caduta mi risolleva con il suo perdono.
Anche in questo momento egli sta dinanzi a noi, come stava davanti alla
tomba di Lazzaro e ci grida come al suo amico: Vieni fuori! Vieni fuori
dalla tua indifferenza, dal tuo egoismo, dalla disperazione, dal disordine
in cui vivi. Si può essere morti anche prima di morire, mentre siamo ancora
in questa vita e non soltanto a causa del peccato che provoca la morte
dell’anima; si può verificare anche quello stato di totale assenza di
energia, di speranza, di voglia di lottare e di vivere che possiamo definire
la morte del cuore. Allora possiamo comprendere meglio quel comando di Gesù
rivolto ai suoi discepoli: “Guarite
gli infermi, risuscitate i morti” (Mt 10,8). Cosa
intendeva dire Gesù che dobbiamo risuscitare fisicamente dei morti? Se
fosse così pochi santi sono riusciti a mettere in pratica questo desiderio
di Gesù. No, intendeva i morti del cuore, come quel figlio, della celebre
parabola, che era morto ed è tornato in vita. Se è così allora una moglie
o un marito può risuscitare, con un gesto affettuoso, il partner
amareggiato e sfiduciato per l’ennesimo litigio familiare; una telefonata
può sollevare un anziano od ammalato che soffre di solitudine… Tra le
opere di misericordia ce n’è una che invita a seppellire i morti; adesso
sappiamo che c’è anche quella di “risuscitare i morti”. Preghiera della famiglia attorno alla mensaSignore Gesù, ti ringraziamo perché sei un Dio vicino, una guida che si prende cura di noi; per la fede nel Vangelo sappiamo e crediamo di essere chiamati a vita eterna presso di te. Rendici capaci di riempire questo tempo di grazia con pensieri ed azioni degni del tuo amore. Fa che anche gli indifferenti possano cogliere nei nostri occhi un raggio della tua bellezza. Amen. Dario
e Antonella
Celebrare nella bellezza *
Oggi, le Chiese che hanno catecumeni, pregano ancora con loro e
per loro celebrando il terzo scrutino con la preghiera di esorcismo e
l’imposizione delle mani sugli eletti con la seguente preghiera: “Signore
Gesù, (RICA, 178) Dopo che i catecumeni sono congedati prosegue la Messa con la preghiera dei fedeli, cioè di quelli che restano perché già battezzati; essa è universale, esprime la carità della Chiesa specialmente verso i bisognosi dell’umanità, della comunità e verso i catecumeni. *
Un segno per noi, oggi, potrebbe essere proprio il battistero la
cui acqua sarà nuova e benedetta la notte di Pasqua: esso è la stata la
nostra tomba e la nostra madre. Noi siamo rinati dopo essere
stati sepolti nelle acque della morte con Cristo Gesù e siamo vivi tornati
dai morti. La risurrezione di Lazzaro ne è il segno come è segno della
risurrezione di Gesù. Come sono,
allora, le nostre opere? Se siamo risorti, ci sarà detto il giorno di
Pasqua, viviamo da risorti: cercate le cose di lassù, non quelle della
terra (cf …). *
Martedì è la solennità di S. Giuseppe sposo della B.V. Maria,
ricordarlo ai fedeli e invitarli a partecipare alla liturgia anche se non è
festa di precetto. C.C.
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La
Vita in Cristo e nella Chiesa |
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