Cristo
nei suoi Misteri
Domenica
delle Palme
e della Passione del Signore
24
marzo 2002
Con rami di palma o d'ulivo benedetto, i fedeli fanno
memoria dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme per morire e risorgere
di Roberto
Soprano
Orazione
“Dio
onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo
Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,
fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione,
per partecipare alla gloria della risurrezione”.
La
gloria della risurrezione non è solo quella eterna ma è pure quella della
nostra vita presente. Oggi, infatti, come figli del Risorto, siamo impegnati
con lui a far emergere dai fatti della vita e dallo svolgimento della storia
il lievito della risurrezione deposto da Gesù nella pasta della nostra
umanità. La preghiera ci chiede di aver sempre presente l’insegnamento
della sua passione. Non è soltanto il richiamo ad una imitazione
dettagliata degli atteggiamenti di Gesù sofferente, ma l’impegno ad
assumercene le disposizioni interiori: accettare l’insuccesso, vivere la
passione del cuore, anche nel tradimento delle persone più care.
Prima
lettura (Is 50,4-7)
In
questa lettura davanti ai nostri occhi appare la figura di un torturato. Non
sappiamo chi sia: il profeta Isaia in quattro celebri canti del suo libro
l’ha chiamato solo “Servo del
Signore”, un titolo che di per sé in Oriente è onorifico e glorioso.
Eppure questo personaggio misterioso, in cui la tradizione giudaica e
cristiana vedrà i lineamenti del Messia, è un ultimo della terra. È
percosso, è circondato da disprezzo, è sottoposto a violenze e torture.
Non corrisponde, certamente, all’identikit del Messia così come
immaginato.
Seconda
lettura (Fil 2,6-11)
La
vicenda vissuta dal Messia, scrive Paolo alla chiesa greca di Filippi, è
stato uno sprofondarsi nel baratro della miseria e del vuoto: spogliarsi,
umiliarsi, morire, essere crocifisso sono quasi i gradini di questa discesa
agli inferi del Cristo. Ritroviamo nell’inno paolino la parola “Servo” che questa volta indica soltanto la miserabile condizione
dello schiavo, premiato però per la sua fedeltà da Dio che lo ha
glorificato e reso Signore.
Vangelo (Mt
26,14-27,66)
Dalla
lettura della Passione, come l’intero Vangelo pagina di speranza, emerge
innanzi tutto la determinazione di Gesù di fare la volontà del Padre, di
assumere e aderire al suo progetto, fino all’estrema conseguenza di
lasciarci come testamento il suo Corpo ed il suo Sangue; risalta poi la sua
umanità, con l’amarezza e la paura della morte. Per contro è svelata
anche la viltà dell’uomo, con i suoi tradimenti e rinnegamenti, con le
sue incertezze e menzogne. Nonostante questo, Dio non si arrende e continua
ad incoraggiare l’uomo d’ogni tempo ad andargli incontro per mezzo del
Figlio. Ecco perché la monizione che precede la benedizione dei rami ci
esorta: “Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso
nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per
essere partecipi della sua risurrezione”.
È
la domenica della regalità di Gesù, riconosciuta nell’”Osanna al
Figlio di Davide” come una regalità che porta la pace, che non esalta ma
contesta potere e violenza. È una regalità proclamata quasi sommessamente,
quasi nell’attesa che sia compiuta sulla croce, da dove Dio ha deciso di
regnare.
Le
palme, che oggi rallegrano la liturgia, ci portano il messaggio della
testimonianza, o della necessità del martirio, che è poi la disponibilità
a seguire quotidianamente il Cristo col suo carico ingombrante che,
istintivamente, noi come Lui, cerchiamo di allontanare dal nostro orizzonte.
Parole dalla
Parola
Quando
Gesù iniziò il suo ultimo viaggio verso Gerusalemme che si sarebbe
concluso con la morte, uno degli apostoli disse agli altri che erano
titubanti: “Andiamo anche noi a morire con lui” (Gv 11, 16). È
con questo sentimento nel cuore che ogni cristiano dovrebbe iniziare la
settimana santa,
La
lettura della Passione offre molteplici spunti di riflessione e tra questi,
certamente, il tradimento degli apostoli ed in particolare quello di Pietro
e quello di Giuda. Per capire fino in fondo la storia del rinnegamento di
Pietro bisogna leggerla in parallelo con quella del tradimento di Giuda. Di
Pietro, si legge che Gesù passando “lo guardò” (Lc 22,61); con
Giuda fece di più: lo baciò. Ma l’esito, come ben sappiamo, fu diverso.
Pietro scoppiò a piangere, Giuda andò a togliersi la vita. Due storie che
ci riguardano da vicino. Quante volte, infatti, abbiamo fatto anche noi come
Pietro, trovandoci nella condizione di dare ragione della nostra fede, delle
nostre convinzioni e abbiamo preferito non esporci, non qualificarci come
“praticanti”. Abbiamo detto, quindi, con i fatti o con il nostro
silenzio: “Non conosco questo Gesù di cui parlate!”.
Anche
la storia di Giuda, a pensarci bene, ci è familiare. Don Primo Mazzolari
tenne una predica famosa, un venerdì santo, su “nostro fratello Giuda”,
facendo vedere come ognuno di noi avrebbe potuto essere al suo posto. Giuda
vendette Gesù per trenta denari: e chi può dire di non averlo tradito a
volte anche per molto meno? Tradimenti aggravati dal fatto che noi sappiamo,
meglio di Giuda, chi è Gesù. Appurato il fatto che tutte e due le storie,
in qualche modo, ci riguardano, facendo un passo avanti verifichiamo che pur
avendo un comune denominatore, esse hanno un finale diverso. Il denominatore
è che entrambi si pentirono per il tradimento, ma la differenza è che solo
Pietro ebbe fiducia nella misericordia di Cristo. La stessa fiducia che ebbe
uno dei crocifissi accanto a Gesù e che fu immediatamente premiata con la
garanzia del paradiso.
Viene allora da pensare che non c’è modo più sicuro per entrare nel
cuore della passione che vederla come la suprema manifestazione della
misericordia di Dio, l’espressione più alta del suo amore per noi. Ed è
proprio il suo amore, come abbiamo avuto occasione di ripetere più volte,
che può risvegliare in noi il desiderio di cambiamento, di riconciliazione
piena con Dio e con i fratelli. Proviamo a dire anche noi, allora, come quel
giorno l’apostolo Tommaso: “Andiamo anche noi a morire con lui”...Per
risorgere, a Pasqua, a vita nuova.
Preghiera
della famiglia attorno alla mensa
Santissima Trinità,
questa è la settimana in cui la tua vicinanza al genere umano supera
qualunque attesa. Sarebbe assurdo non lasciarsi piegare da tanta carità! Un
Dio che soffre e muore per riaverci merita d’essere celebrato in eterno. Vogliamo
comprendere a fondo il mistero della passione, contemplarne il dramma,
gustarne il felice epilogo. A te la lode riconoscente
di ogni uomo.
Dario e Antonella
Celebrare
nella bellezza
*
Con la processione delle palme iniziano le celebrazioni della Settimana
Santa, non solo cronologicamente ma anche e soprattutto “sacramentalmente”.
Tutto ciò che la Chiesa vive nei giorni santi, cioè la passione e la
morte del Signore, viene introdotto e anticipato simbolicamente nel rito
della processione delle palme. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme è,
infatti, una profezia della passione e del trionfo del Signore, un cammino
che porta alla gloria attraverso la croce. Il canto dei salmi 23 e 46 aiuta
a seguire in questo cammino il Crocifisso Re.
*
Curare oggi le letture con particolare attenzione specialmente al
mirabile brano della Passione secondo l’evangelista Matteo, nella forma
integra, escludere la forma breve per il bene dell’assemblea e perché
ogni evangelista ha caratteristiche sue proprie che si perderebbero nella
lettura incompleta.
*Si
cerchi di unire le piccole comunità per realizzare una più dignitosa
celebrazione che non sia condizionata da nessuna fretta. Notificando
in maniera chiara le celebrazioni dei prossimi giorni si inviti a
partecipare ed a recarsi là dove esse avranno luogo. I cristiani sapranno
portarsi là dove ci sono riunioni di più comunità, in orari adatti,
preparate con ogni cura con le persone necessarie, il coro e il canto
adatto…
*
Domani, essendo il lunedì santo, non si celebra la solennità
dell’Annunciazione del Signore che viene trasferita al secondo lunedì di
Pasqua, l’8 aprile.
*
Soprattutto in occasione della Pasqua, fare sempre la carità di
aprire lo scrigno del rito liturgico e quella parola che ogni mattina sazia
e consola, come il pane e il vino di cui ogni volta cresce la fame.
La Lettera Circolare della Congregazione del
Culto che regola la celebrazione di questa grande e santa settimana i
nostri lettori che ne avessero bisogno la possono chiedere alla redazione
per via e-mail, così pure i canti di A. Porfiri per la Domenica delle
Palme.
C.C.