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MENSILE D'INFORMAZIONE E FORMAZIONE LITURGICA

 

Cristo nei suoi Misteri

 

Veglia pasquale “madre di tutte le veglie”

30 marzo 2002


 I sei giorni della creazione; il riposo di Dio, il peccato, il lavoro della terra, il sacrificio di Abele e Caino: la miniatura illustra bene la prima lettura e il mistero di questa Notte pasquale.
“Creazione del mondo”, miniatura del XIII sec. (Parigi, Bibl. De l’Arsenal)

di Roberto Soprano

La fede ci assicura che, anche nella Pasqua di quest’anno, l’evento che commemoriamo si compirà nella nostra esistenza e la speranza ci ha insegnato ad attendere con fiducia. Questa notte germoglia il seme che l’inverno ha fatto marcire.

L’esperienza ecclesiale della veglia, strutturata con letture bibliche e preghiere, liturgia battesimale e celebrazione eucaristica è antichissima. Già agli inizi del III secolo, nella Tradizione Apostolica, Ippolito di Roma conserva queste disposizioni: “…Trascorreranno tutta la notte nella veglia; verranno loro fatte delle letture e saranno istruiti… Al canto del gallo si pregherà dapprima sull’acqua… in primo luogo verranno battezzati i fanciulli… Al momento fissato per il battesimo, il vescovo renderà grazie sull’olio… Il sacerdote, rivolgendosi ad ogni battezzando, gli ordinerà di rinunciare… Dopo aver pregato e dato il bacio di pace, i diaconi presentino l’offerta al vescovo. Questi faccia la benedizione sul pane e sul calice di vino… Spezzi poi il pane e ne distribuisca un pezzetto ad ognuno…” (c 21).

La veglia pasquale è il momento nel quale la Chiesa ricorda le iniziative salvifiche di Dio, dalla creazione fino alla parusia, le celebra ritualmente nei sacramenti che fondano, compongono, orientano l’esistenza cristiana e nello stesso tempo costituiscono e manifestano la Chiesa stessa come istituzione di salvezza.

La densità e la complessità dei messaggi espressi dalle letture bibliche e dalle azioni rituali, altamente simboliche, richiedono una preparazione remota ed immediata. Il simbolo, infatti, comunica nella misura in cui si è disponibili ad interpretare il senso e ad accogliere la realtà da esso evocata e donata. È notte di “iniziazione”, cioè d’introduzione consapevole ad una realtà che ci viene donata e ci accoglie, il mistero di Cristo. Perciò è “iniziazione cristiana”, non esaurita nella ricezione dei sacramenti che la significano e realizzano, ma in continua crescita di comprensione nella fede e di adesione con la carità. Non si è mai “iniziati” sufficientemente, dato che il mistero di Cristo è inesauribile e la nostra esperienza storica, personale ed ecclesiale, è sempre in movimento. Questa notte ci può riservare una scoperta, per la quale diventiamo sempre più “di Cristo” con fede più consapevole, con speranza più illuminata, con carità più donata.

Liturgia della Parola

Le prime tre letture bibliche (Gen 1,1-2,2; Gen 22,1-18; Es 14,15-15,1) proposte per questa veglia vengono da una tradizione precristiana (Le quattro notti, targum su Es 12); sono seguite da quattro letture profetiche (la nuova Gerusalemme sposa: Is 54,5-14; l’offerta della salvezza da parte di Dio: Is 55,1-11; la fonte della sapienza: Bar 3,9-15.32-4,4; il cuore nuovo e lo spirito nuovo: Ez 36,16-17a.18-28) che introducono la lettura del Nuovo Testamento (il battesimo come partecipazione alla morte-risurrezione di Cristo: Rm 6,3-11)) e il Vangelo della Risurrezione del Signore (Mt 28,1-10).

Ciascun testo dell’AT dà luogo ad un’unità rituale costituita da lettura-canto-orazione, secondo la classica liturgia della Parola, ascoltata, meditata, acclamata e pregata. Non si tratta, quindi, di ricordare fatti passati, quanto di accogliere la Parola vivente di Dio nel nostro oggi, per comprenderne il messaggio e corrispondervi per quanto è possibile.

Liturgia battesimale

Per il suo chiaro significato pasquale – si muore e si risorge con Cristo – il battesimo cristiano ha trovato in questa veglia il suo ambiente idoneo, sino a comunicare a questa celebrazione notturna la sua impronta sacramentale. In ogni chiesa che ha il fonte battesimale si benedica l’acqua, come segno che ogni battesimo trae il suo senso da tutto ciò che in questa notte viene rievocato e vissuto. Anzi, proprio in questa celebrazione approfondiamo il significato del fondamento e dell’orientamento, in senso pasquale, dell’esistenza cristiana, sino ad assumerci pubblicamente i conseguenti impegni.

Liturgia eucaristica

Come nel giorno della sua risurrezione, il Signore risorto è in mezzo ai suoi discepoli invitandoli a mangiare con lui. Il convito al quale partecipiamo è ripetizione della mensa del Signore, istituita nella Pasqua, ma è anche memoria dei pasti del Risorto con i suoi discepoli. In un certo senso anche noi possiamo dire “abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti” (At 10,41).

Parole dalla Parola

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva”(1 Pt 1,3).

È probabile che Pietro abbia rivolto queste parole ai primi cristiani proprio durante la veglia pasquale, per ricordare la morte-risurrezione di Cristo e per amministrare il battesimo ai catecumeni: rigenerati per una speranza viva grazie alla risurrezione di un uomo da morte. Possiamo solo provare ad immaginare quale effetto potesse provocare una simile affermazione; per gli uomini stanchi di una logorante ed infruttuosa ricerca della verità o per coloro che, fino allora, erano rimasti del tutto indifferenti a qualunque tipo di proposta religiosa, si dischiudeva una nuova sorgente di luce. Da allora, sono passate circa duemila veglie pasquali per la Chiesa ed è legittimo domandarsi se possiamo rivivere, ed in quale modo, quel sentimento di “speranza viva” di cui diceva Pietro.

Le donne che si recarono al sepolcro, la mattina di Pasqua, erano preoccupate per come avrebbero fatto a spostare la pietra sepolcrale. Passati duemila anni, abbiamo forse lo stesso problema anche noi, togliere quella pietra che ci impedisce di vedere il Risorto. Una pietra appesantita dal tempo e dagli avvenimenti che se da un lato hanno rivelato sempre meglio Cristo alla Chiesa, dall’altro ci hanno allontanato da lui. La pietra che occulta Cristo oggi, può essere fatta di abitudine, di conformismo, d’indifferenza. A forza di proclamare ad ogni Messa la sua morte e risurrezione, finiamo per non stupircene più.

La Parola di Dio, nel corso della storia, ci ha insegnato a scorgere il legame tra la Pasqua e speranza: una storia che risale la notte stessa dell’esodo. Il rito pasquale celebrato nella notte dagli ebrei, casa per casa, fu il segno ed il via ad un’immensa speranza, la libertà dalla schiavitù. Subito dopo, una speranza realizzata ne ha fatto nascere altre più grandi: la terra promessa e, successivamente, l’alleanza nuova ed eterna. Questa speranza era alimentata dal ricordo di ciò che Dio fece in passato ai padri, quando condusse il suo popolo fuori dell’Egitto; perciò essa si ravvivava ad ogni festa di Pasqua che, di quel gesto di Dio, è il memoriale (Es 12,14). Si diffuse così la certezza che la salvezza promessa sarebbe avvenuta anch’essa in una notte di Pasqua come la prima liberazione: “La notte di Pasqua è la notte fissata e riservata per la salvezza di tutte le generazioni di Israele” (Targum a Es 12,42).

Nell’ultima Pasqua celebrata da Gesù si sciolse la lunga attesa: assicurò che il suo sangue stabiliva la nuova ed eterna alleanza e concedeva quella remissione dei peccati che i profeti avevano annunciato. Con la certezza della risurrezione, la speranza riguarda ora solo noi ed il suo contenuto è: “Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali”(Rm 8,11). Non è soltanto speranza di una risurrezione che avverrà, anche per noi, un giorno lontano ed imprecisato, è la speranza che lo Spirito del Risorto, riversato nei nostri cuori, ci permetta, in un crescendo, di qualificare il nostro rapporto con Dio, diventando sempre maggiormente capaci di essere amati e di amare.

 

Celebrare nella bellezza

* Uno sforzo pastorale si impone per preparare una buona celebrazione di questa santa Veglia perché tutti possano cogliere il ricchissimo  significato di questa Notte.

* In questa santa Notte si proclama nella Parola la Salvezza che Dio offre all’umanità, che culmina con l’annuncio della Resurrezione del Signore. Questa stessa salvezza si celebra nei Sacramenti del  Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia.

*  L’intera liturgia si svolge di notte anche perché le parole che si dicono corrispondano alla verità.

Questa notte è speciale, non è come la notte di Natale;  la Veglia può cominciare quando è notte buia, anche verso le ore 21 o 22.

*  La celebrazione prevede 4 momenti:

1. inizio solenne: il lucernario e l’annuncio pasquale (canto del Praecomio)

2. la liturgia della Parola (nove letture, questa notte)

3. la liturgia battesimale

4. la liturgia eucaristica (culmine di tutta la celebrazione).

*  La liturgia della Parola culmina nel canto dell’alleluia e del Vangelo della risurrezione.

     La liturgia battesimale precede il canto delle litanie dei Santi, la benedizione del fonte, il battesimo e la cresima dei catecumeni o la rinnovazione delle promesse battesimali da parte dei fedeli con l’aspersione dell’acqua.

     La liturgia eucaristica culmina nella comunione al Corpo e al Sangue del Signore.

* Le letture devono essere ben preparate, i salmi cantati con interventi dell’assemblea; il cantico di Mosè che segue la lettura del passaggio del mare andrebbe sempre cantato.

Questa notte è bene cantare il prefazio e scegliere la preghiera eucaristica I con le varianti previste.

Il congedo in canto, con l’alleluia che ritorna nella risposta dei fedeli.

* Il congedo in canto, con l’Alleluia che ritorna nelle risposte dei fedeli.

* Una fraterna agape per scambiarsi gli auguri di pace può unire festosamente al termine la Comunità.

* Invitiamo le parrocchie che da sole non potrebbero preparare e celebrare una bella Veglia, ad unirsi tra loro nell’una e nell’altra chiesa e celebrarne una soltanto con tutta la solennità, le letture, i segni, i ministri, il tempo e le persone che sono necessari.

* Tredici canti per la Veglia pasquale sono stati pubblicati dalle Paoline Audiovisivi e fanno parte della collana dei “Canti per la Messa - Liturgia della Parola” o anche da Celebriamo, ed. Carrara AAVV “Gioia Pasquale”

C.C.

 

       
       

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal venerabile Giacomo Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro