|
|||
|
MENSILE D'INFORMAZIONE E FORMAZIONE LITURGICA |
|||
|
Cristo nei suoi Misteri La domenica del “Risorto sulla via di Emmaus” 3a di Pasqua - 14 aprile 2002
di Emmanuela Viviano La liturgia ci fa vivere il tempo
pasquale come “laetissimum spatium” dei 50 giorni, inaugurato
nella veglia pasquale e culminante nella domenica di Pentecoste. Questi 50
giorni sono celebrati nella letizia e nell’esultanza come un sol giorno di
festa, anzi come una grande domenica. Perché appaia più evidente
che si tratta di un sol giorno, le domeniche del tempo pasquale non si
chiamano più “domeniche dopo Pasqua” ma “domeniche di Pasqua”. I testi della liturgia di questa terza
domenica ben evidenziano quello che la Chiesa continua a fare ogni domenica,
radunata attorno alla mensa della Parola e del pane spezzato,
l’Eucaristia. Anche per noi, oggi, il Risorto si fa
compagno di viaggio, apre il tesoro delle Scritture di cui egli stesso è il
compimento e spezza il pane eucaristico invitandoci a sedere alla sua
tavola. Ogni celebrazione eucaristica, infatti, ripropone il cammino dei
discepoli di Emmaus: dai riti iniziali all’ascolto della Parola, alla
liturgia eucaristica, fino al congedo si attua l’incontro sempre più
profondo e reale con Gesù crocifisso e risorto.
“Lo riconobbero
nello spezzare il pane” Mentre le donne annunciano la resurrezione di Gesù (cf Lc 24,1-12) due dei discepoli scappano dal loro discepolato, hanno la sensazione di aver sbagliato tutto, vivono l’esperienza del fallimento. Eppure sono due che avevano ascoltato dalle donne l’annuncio che il Signore era vivo, facevano parte del gruppo dei seguaci di Gesù, avevano visto i suoi miracoli e udito i suoi insegnamenti. Mentre sono in cammino verso un villaggio di nome Emmaus, avvolti da un senso di tristezza che traspare anche nel loro volto e discutendo animatamente, a un certo punto il cuore di pietra si trasforma in un cuore di carne riscaldato dal fuoco della Parola. Uno “sconosciuto”, amabilmente, si
accosta (come aveva fatto il buon samaritano con il malcapitato,
sulla strada che andava da Gerusalemme a Gerico) ai due viandanti, afflitti
per quanto è accaduto il venerdì santo e sul punto di perdere la fede e la
speranza: “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele…”. E’ il Signore, che, nelle opache
sembianze del compagno di viaggio, si unisce ai loro passi, li rimprovera e
apre loro le Scritture spiegandone il senso salvifico. L’incontro con il
Signore risorto non è un fatto intellettuale ma una relazione d’amore
dove il cuore viene quasi ”incendiato”. Il Signore entra delicatamente nella
situazione dei due discepoli, non è invadente, li prende proprio in quel
momento di tristezza e delusione, condivide il loro disorientamento. Ma gli
occhi dei due non sono ancora nell’orizzonte della fede pasquale: “I
loro occhi erano incapaci di riconoscerlo”. Gesù li interroga ed essi
fanno il loro racconto del kerigma ma a metà, raccontano fatti
salvifici ma interpretati in modo distorto, come un dramma che finisce nella
tristezza: “… con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste
cose sono accadute”; “… Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e
hanno trovato come avevan detto le donne. Ma lui non l’hanno visto”. Allora Gesù completa il kerigma
e corregge la loro deformazione della croce e della sua opera salvifica: “Schiocchi
e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il
Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? E
cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture
ciò che si riferiva a lui.” Man mano che il Signore spiega le Scritture comincia a guarire i due dalla sclerosi del cuore, li aiuta a inserirsi nuovamente nel disegno di Dio e della storia della salvezza, li rende capaci di accoglienza e ospitalità, capaci di diventare comunità. Arrivati al villaggio dove erano
diretti Gesù “fa finta” di dover proseguire; ed ecco l’invito
insistente: “Rimani con noi perché si fa sera…”. Allo spezzare
del pane i loro occhi si aprono e lo riconoscono ma Egli scompare dalla loro
vista di carne per rimanere dentro il cuore: “Non ci ardeva il cuore
nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino?” Il Signore non
è più uno sconosciuto ma è il Maestro, il Pane vivo sempre presente in
mezzo ai suoi. Ecco che ora i due discepoli fanno
ritorno, senza indugio, a quel luogo da cui stavano scappando, Gerusalemme,
per portare l’annunzio: “Il Signore è veramente risorto”,
ritrovano la loro identità e la comunità, non hanno più paura di perdere
la vita per il nome di Gesù, accettano di essere quel lievito che fermenta
la pasta del mondo. Cristo Gesù Risorto è il Signore del
tempo e della storia, chiave e segreto per leggere le Scritture. E noi
sappiamo leggere i segni del Risorto nella nostra vita? La fede pasquale è
saper leggere e guardare le cose in un altro modo, non è evasione e fuga
dai problemi e dalle situazioni, perché la stoltezza della croce non è
questione di logica ma di amore. Cristo risorto
adempie le Scritture Nella prima lettura
l’apostolo Pietro ci aiuta a comprendere l’evento pasquale alla luce
delle Scritture giunte al loro compimento. Pieno di Spirito Santo, nel
giorno di Pentecoste, Pietro annuncia il kerigma della Chiesa al cui
centro c’è la resurrezione di Gesù: “Dio l’ha risuscitato dalle
angosce della morte perché non era possibile che questa lo tenesse in suo
potere”. L’apostolo si serve del salmo 15 identificando l’orante
con Cristo che prega il Padre: “Tu non abbandonerai la mia vita nel
sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione”. Egli
(Pietro) attribuisce al salmo un significato che porta ad una vita eterna,
segno della potenza vittoriosa di Dio sulla morte. Il Dio della vita non può
lasciare trionfare la morte sui suoi amici; tanto più su Gesù di Nazareth,
suo Figlio diletto. Ecco che tutta la Scrittura diventa trasparente alla
luce dell’esperienza di Cristo. Siamo stati
comprati a caro prezzo Nella seconda lettura
l’autore fa riferimento al misterioso disegno di Dio Padre realizzato da
Cristo mediante la redenzione da lui compiuta a prezzo, non di cose
corruttibili quali l’argento e l’oro, ma a prezzo del suo sangue
prezioso, di Agnello senza macchia. I destinatari di questo disegno
d’amore del Padre siamo noi. Preghiera della famiglia attorno alla mensa Padre nostro, ti ringraziamo per il
pane che è sulla nostra tavola e per quello divino che ci ha nutrito in
chiesa. L’uno e l’altro ci è necessario. Dario e Antonella Celebrare nella
bellezza * “Acclamate al Signore da tutta la terra, cantate un inno al suo nome… rendetegli gloria, elevate la lode, alleluia”. Sono gli imperativi innici del salmo 65 che formano il canto d’ingresso. Ancora in questa domenica siamo chiamati a lodare Dio e stupirci per la risurrezione del Signore. * Oggi poniamo attento ascolto alle letture dove risuona la Parola del Signore Gesù che ci parla e fa ardere il nostro cuore mentre rischiara la situazione di non speranza in cui ci troviamo. E’ deludente per i pastori e i loro collaboratori la scarsa risposta dei fratelli, l’aggressività degli idoli moderni del denaro, tecnologia, materialismo, piacere, libertinaggio sembra vanificare ogni sforzo di annuncio. Proprio in questa situazione Gesù sta, si ferma, prende posto a tavola con noi. *
Questo è oggi in questa Eucaristia: le Scritture accolte e spiegate,
il pane offerto e condiviso sono la maniera della sua Presenza. Lasciamoci
consolare da Gesù Risorto. *
Proprio perché i fratelli nelle piccole e grandi assemblee, possono
cogliere questa presenza e fare l’esperienza gioiosa dei due discepoli di
Emmaus che diventano missionari e raccontano ciò che è a loro successo,
gli operatori con il presbitero che presiede devono aver molto pregato e poi
preparato tutto bene: la Parola e poi il pane e il vino, un pane che si veda
e si spezzi, un vino distribuito a tutti. *
Liberati dal sangue prezioso del Signore siamo stati tratti nel regno della
luce della resurrezione. *
Oggi la preghiera Eucaristica (= canone, cioè regola, norma per
benedire, ringraziare Dio, offrire, consacrare) può essere proprio la V in
una delle sue versioni, per esempio la V/a (cf Messale Romano p 899) che
rammenta proprio l’esperienza di Emmaus. *
Ricordiamo ancora una volta che nulla potremmo comprendere di Gesù, della
sua morte e risurrezione se non leggiamo tutte le Scritture: Mosè, i
profeti e i Salmi che sono pieni di Lui. *
Un segno particolare oggi può essere proprio la frazione del pane,
spezzando come dice l’introduzione al Messale n 283
un certo numero di ostie e prolungando il gesto mentre si ripete la
litania “Agnello di Dio che togli i peccati del mondo…” finché
è necessario, anche 6 o 7 volte (cf sempre l’IGMR n 56). Per comodità
riportiamo i due testi insieme al n 7 delle precisazioni CEI. “Poiché la celebrazione eucaristica è convito pasquale, conviene che, secondo il comando del Signore, i fedeli che sono ben disposti ricevano il suo Corpo e il suo Sangue come cibo spirituale. A questo mirano la frazione del pane e gli altri riti preparatori, che dispongono immediatamente i fedeli alla Comunione (IGMR 56) “La natura di segno esige che la
materia della celebrazione eucaristica si presenti veramente come cibo.
Conviene quindi che il pane eucaristico, sebbene azzimo e confezionato nella
forma tradizionale, sia fatto in modo che il sacerdote nella Messa celebrata
con il popolo possa spezzare davvero l’ostia in più parti da distribuire
almeno ad alcuni dei fedeli. Le ostie piccole non sono comunque affatto
escluse, quando il numero dei comunicandi o altre ragioni pastorali lo
esigano. Il gesto della frazione del pane, con cui l’Eucaristia veniva
semplicemente designata nel tempo apostolico, manifesterà con maggior
chiarezza l’importanza espressiva del segno dell’unità di tutti in un
unico pane e del segno della carità, per il fatto che un unico pane è
distribuito tra i fratelli” (IGMR 283) “Perché il segno della
partecipazione «all’unico pane spezzato» abbia chiara evidenza è bene
compiere il gesto della « frazione del pane» in modo veramente espressivo
e visibile a tutti. Conviene quindi che il pane azzimo, confezionato nella forma tradizionale, sia fatto in modo che il sacerdote possa davvero spezzare l’ostia in più parti da distribuire almeno ad alcuni fedeli. Al momento della «frazione» si dispongano, se necessario, le specie consacrate in varie patene e in vari calici per una più agevole distribuzione, nel rispetto delle norme liturgiche e dell’opportunità pastorale” (Precisazioni CEI n 7). C.C.
|
|||
|
|
|
|
|
|
La
Vita in Cristo e nella Chiesa |
|
||