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MENSILE D'INFORMAZIONE E FORMAZIONE LITURGICA

 

Cristo nei suoi Misteri

 

La domenica di Gesù “Buon Pastore”

4a di Pasqua - 21 aprile 2002


Il Buon Pastore – bellissimo dipinto nelle catacombe di Priscilla (Roma), 
cubicolo della “velatio”, metà del III secolo. 

 

di Emmanuela Viviano

Il Buon Pastore è la Porta dell’ovile 
(Vangelo: Gv 10,1-10)

La liturgia di questa quarta domenica di Pasqua ha come sfondo  la figura di Cristo risorto, Buon Pastore, guida del suo gregge, Porta dell’ovile, passando per la quale si ha la salvezza e la vita eterna. La comunità pasquale dei discepoli, la Chiesa, segue il Buon pastore che ha offerto e continua ad offrire la vita per le sue pecore. Egli è il nuovo tempio, la “Tenda di carne” della divina Presenza ed è mediazione indispensabile per raggiungere il Padre. Chi passa attraverso la sua mediazione trova pascolo sicuro e pienezza di vita.
Gesù presentando se stesso come Buon Pastore si ricollega a una lunga tradizione biblica familiare ai suoi discepoli e ascoltatori. Infatti, il Dio d’Israele si era manifestato come il Pastore buono del suo popolo. Nel libro del profeta Ezechiele troviamo come sarà Dio stesso a impegnarsi in prima persona per guidare il suo gregge (cf Ez 34,15-16). Così in Gesù, Egli (il Padre) continua ad essere guida amorevole e sicura per la sua Chiesa.
C’è un evidente contrapposizione, nel testo giovanneo, tra Gesù Pastore buono e coloro che vengono definiti ladri e briganti, cioè tutti coloro che sono venuti per compiere una missione opposta a quella del Cristo. Costoro hanno a cuore solo i propri interessi e non gli importa nulla del gregge: “il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere...”
Il servizio del pastore è legato, invece, al sacrificio e all’immolazione ed esclude ogni forma di potere e autoritarismo: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.
Il pastore entra per la porta mentre il ladro vi sale da un’altra parte; il pastore chiama le pecore per nome ed esse conoscono la sua voce perché c’è una relazione intima di amore, a differenza del ladro di cui le pecore non conoscono la voce e fuggono.
La voce del Pastore è la Parola di Dio che è viva, perché è la presenza stessa di Gesù nella Chiesa. Questa voce che chiama in modo unico e personale viene celebrata oggi come fatto ecclesiale, in quanto, come Chiesa, viviamo la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Il Pastore continua, infatti, a chiamare chi voglia collaborare con lui a compiere la sua stessa missione. Nella comune vocazione ad essere cristiani ognuno di noi è chiamato a svolgere una funzione particolare per l’attuarsi del regno di Dio, mettendo a servizio della Chiesa e dell’umanità i doni ricevuti.

La vita nuova nel “nome di Gesù” 
(At 2,14.36-41)

La lettura del libro degli Atti ci presenta oggi la continuazione del discorso di Pietro a Gerusalemme, in occasione della Pentecoste (cf domenica scorsa).
Notiamo un forte contrasto tra quanto hanno fatto i Giudei e quanto ha fatto Dio: “la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta pietra angolare” (cf Sal 117) Colui che Israele ha respinto e condannato a una morte infame Dio lo ha costituito Signore e Cristo, due titoli che esprimono la verità del Crocifisso, Messia e Signore della gloria.
Ecco che la Parola di Dio come sempre è una spada a doppio taglio, trafigge il cuore degli ascoltatori, invita al discernimento suscitando la domanda: “che cosa dobbiamo fare, fratelli?”. Pietro risponde indicando tre tappe fondamentali della vita cristiana: il pentimento, il battesimo, il dono dello Spirito Santo. In primo luogo il pentimento, cioè un cambiamento radicale di vita che nasce dal mettere al centro il Cristo; ne deriva il battesimo nel nome di Gesù, unico nome nel quale possiamo essere salvati; poi il dono dello Spirito che il Risorto effonde sulla comunità dei credenti per abilitarli alla missione.
Anche per noi questa Parola è invito a prendere coscienza del nostro battesimo per camminare in modo autentico e spedito dietro l’unico Maestro e Pastore delle anime nostre. 

Il Buon Pastore ci ha dato l’esempio 
(1a lettura: 1 Pt 2,20-25)

Anche nella seconda lettura l’apostolo Pietro invita noi discepoli, Chiesa di Gesù, a seguire lo stesso cammino del nostro Maestro. E’ la strada del servo sofferente descritto dal Deuteroisaia al capitolo 53: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Non griderà, né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà la canna incrinata, non spegnerà il lucignolo fumigante….”
Il Signore Gesù ha sofferto per noi per lasciarci un esempio affinché ne seguiamo le orme. Tuttavia l’apostolo non vuole suggerirci un’idea stoica o masochistica di sofferenza (non è stato così per Cristo); vuole dirci che anche la sofferenza ingiusta, se sopportata con pazienza, nella consapevolezza della fede, può essere gradita a Dio.
Gesù, servo sofferente, ha portato i nostri peccati sul suo corpo, sul legno della croce per distruggerli tutti in una sola volta. Egli è l’unico pastore e guardiano delle nostre anime che con la sua morte e resurrezione ci ha radunati, da gregge disperso, nell’unico ovile del Padre suo.

 


Io sono la porta: se uno entra attraverso me, sarà salvo (cf Gv 10,7) Nella foto: icona di Silvia e Alberto.

 

Preghiera attorno alla mensa

Buon Pastore, tu ci hai dato prove innegabili d’amore. Solo chi ti crede una favola può respingerti.
Noi sappiamo invece che ci sei, che sei più vero di questo cibo e di questa casa, più fedele di un genitore o di un amico, più potente della scienza e della morte, più vicino del nostro stesso corpo.
Confidiamo in te, glorioso buon pastore.

Dario e Antonella

Celebrare nella bellezza

* Oggi celebriamo Gesù Cristo che ha detto “Io sono la porta: se uno entra attraverso me, sarà salvo, entrerà e uscirà e troverà pascolo” (cf Vangelo)

Invitiamo i nostri amici animatori ad ingrandire, fotocopiare con l’icona che qui proponiamo, per i ragazzi le pp 24-25.

* Gesù è la porta! Persino le porte della nostra chiesa lo ricordano perché tutta la costruzione parla di lui e di noi suo corpo edificato in lui come pietre vive (cf 1 Pt 2,5). Com’è la porta centrale della nostra chiesa? Quando la oltrepassiamo pensiamo a Gesù porta che ci introduce al pascolo buono e all’ovile sicuro che è il Padre.

* Oggi è la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, il problema dei problemi perché infatti se mancano gli evangelizzatori, i missionari, i preti che spezzano la Parola e danno i sacramenti della salvezza, noi tutti ridiventiamo pagani e torniamo agli idoli che ci schiavizzano e conducono alla morte.

* Gesù ha detto di pregare e noi obbediamo al suo comando chiedendo al Padre il dono di misericordia che sono i chiamati e mandati. Che i nostri giovani e ragazzi possano conoscere la voce del Signore e dicano si, come Gesù, come Maria, Giuseppe, gli apostoli e tanti che hanno donato la propria vita al Signore e ai fratelli perché fossero salvati

* Le famiglie siano generose nel dare qualcuno dei propri figli: è un dono fatto a tutta la famiglia.

* La comunità parrocchiali, gli animatori e i catechisti parlino della chiamata di Gesù anche ai bambini e agli adolescenti. Che non succeda che qualcuno non risponde perché non abbiamo avuto il coraggio della proposta, diceva don Alberione. A volte se non si aiutano da adolescenti alcuni, per esperienza, non si troveranno più. Chi risponde a Gesù da giovanissimo dovrà trovare buoni e pazienti educatori, che li sappiano accompagnare con amore attendendo che crescano; i giovani avranno molto tempo per la formazione e da adulti saranno molto ricchi per i fratelli. Bisogna investire per le vocazioni anche se molto è a perdere.

* Chi volesse consultare i centri di accoglienza vocazionale della Famiglia Paolina può domandarlo alla redazione che è lieta di fornire indirizzi anche per settimane vocazionali e liturgiche o campi scuola estivi.

C.C.

 

       
       

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal venerabile Giacomo Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro