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Cristo nei suoi Misteri
La domenica di “Gesù Via, Verità e Vita”
5a di Pasqua - 28
aprile 2002

Interno della chiesa abbaziale del monastero
benedettino Maria Laach
(presso Francoforte – Germania): nel catino
dell’abside il Signore che viene: Via, Verità e Vita
di Emmanuela Viviano
La Via per andare al Padre
(Vangelo: Gv 14,1-12)
Lo sguardo della Chiesa, in questa quinta
domenica del tempo pasquale, è ancora concentrato sul Signore risorto,
mentre presenta se stesso come Via, Verità e Vita.
La pericope del Vangelo di
oggi è inserita nel contesto dei discorsi di addio di Gesù, riferiti solo
dall’evangelista Giovanni.
Gesù,
nell’imminenza di passare da questo mondo al Padre, esorta i discepoli
alla fiducia, a rafforzare la fede in Lui, Via sicura ed unica che conduce
al Padre.
Il
discorso non è semplice e immediato per la comprensione dei discepoli e
Tommaso, il discepolo “concreto”, domanda: “Signore,
non sappiamo dove vai. Come possiamo conoscere la via?” Per Tommaso la
via è una strada da percorrere per raggiungere un determinato luogo, mentre
Gesù si riferisce alla sua mediazione per raggiungere il cuore del Padre: “Io
sono la Via, la Verità e la Vita”. Egli è la Via, la rivelazione
totale del Padre (Verità) e mette noi credenti in comunione con il Padre
(Vita).
Gesù
è epifania del Padre, sua
manifestazione visibile, tra Lui e il Padre c’è una perfetta comunione di
vita e una mutua conoscenza. Ma anche Filippo non comprende nonostante la
lunga convivenza con Gesù:
“Signore,
mostraci il Padre e ci basta”.
E Gesù si meraviglia che i suoi apostoli non
l’abbiano ancora riconosciuto come l’inviato del Padre malgrado i segni
evidenti detti con le parole e manifestati ancor più nelle opere: “Chi
ha visto me
ha visto il Padre, io e il Padre siamo una cosa sola”.
Per
vedere e credere non sono sufficienti gli occhi della carne, occorre sempre
il salto qualitativo della fede di chi crede anche senza vedere (cf Gv
20,29)ed è beato per questo.
Si possono compiere
migliaia di pellegrinaggi ma allontanarsi dalla Via; si possono frequentare
tutte le università e studiare anche tutta la vita ma senza lasciarsi
illuminare dalla Verità; si possono fare tutte le esperienze più appaganti
di questo mondo ma non avere il cuore pieno di Colui che solo possiede la
pienezza della Vita.
Chiediamo,
oggi, di custodire in noi Colui che è il segreto, la chiave d’oro di
accesso alla comunione piena con il Padre: il nostro unico Maestro Via,
Verità e Vita.
I
ministeri nella Chiesa
(1a lettura: At 6,1-7)
Il cammino della prima
comunità cristiana continua pur in mezzo alle fatiche e alle difficoltà;
è necessario per ciò farsi guidare dallo Spirito Santo per vivere la
comunione ed essere un solo corpo pure nella molteplicità e diversità dei
carismi.
La tensione venutasi a
creare tra giudei ed ellenisti viene risolta con l’investitura dei
“sette”. Possiamo, così, intravedere una prima differenziazione dei
ministeri nella Chiesa: agli apostoli è affidato il servizio della Parola
di Dio, ai sette discepoli scelti il servizio delle mense.
Così la Chiesa rende
presente nel tempo e nel mondo la grazia del Risorto attraverso i diversi
ministeri esercitati nello spirito del “servizio” (diakonìa)
prendendo a modello lo stesso Signore Gesù, servo fino alla croce. Per
mezzo della Chiesa la Parola di Dio cresce, come il seme, e si diffonde nel
campo del mondo e delle anime.
Il
sacerdozio della comunità cristiana
(2a lettura: 1 Pt 2,4-9)
Mentre
la lettera agli Ebrei ci parla del sacerdozio di Cristo, la lettera di
Pietro ci parla del sacerdozio della comunità cristiana.
Un
immagine importante che viene presentata nel brano di oggi è l’immagine
della pietra. Non si tratta, però, di una realtà appartenente alla natura
morta perché questa pietra preziosa è Cristo vivo, fondamento
dell’edificio spirituale che è la Chiesa. “Stringendovi
a Lui, (Cristo), pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa
davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la
costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire
sacrifici spirituali a Dio graditi, per mezzo di Gesù Cristo”.
Anche
di noi, credenti, si dice che siamo “pietre vive” perché a costruirci
è il Divino architetto. Ora, una pietra da sola non fa’ la casa, non
fa’ un Tempio, ma occorrono tante pietre. Così che pietra su pietra viene
su una grande casa che è quella di Dio e quella dello Spirito Santo. E’
la comunità cristiana, la famiglia di Dio fatta da pietre vive, da persone,
non da mura. Per essere la Chiesa di Dio viva è necessario lasciarci
formare dal Divino architetto.
Ricordiamo,
però,
che ci avviciniamo a Colui che è la pietra scartata, Colui che non
ha avuto l’applauso, l’approvazione degli uomini. Avvicinandoci a Lui
sappiamo di avere lo stesso suo destino, di essere preziosi davanti a Dio ma
rifiutati dagli uomini. Lasciamoci costruire da Dio; le pietre non si
costruiscono da sole ma vengono lavorate altrimenti restano ammassi informi.
E’ una passività molto attiva quella di lasciarci fare da Dio. Dio ha un
progetto su di noi come lo ha avuto su Gesù. Dio ha lasciato che Gesù
fosse abbandonato e disprezzato, ucciso fuori dalle mura di Gerusalemme; ma
il terzo giorno lo ha risuscitato.
Noi
siamo chiamati a cantare il canto nuovo nel Tempio nuovo della nostra vita
fatta di amore visibile e concreto, altrimenti celebriamo vuote liturgie.
Deponiamo tutto ciò che rompe la carità. (cf Rm 12: offrire i corpi, la
vita come liturgia)
La
missione è l’ultima parola di questo brano, cioè l’evangelizzazione
perché Dio sia il Dio di tutti. “Voi
siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, il popolo che Dio si è
acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamati
dalle tenebre alla sua ammirabile luce.”
Siamo chiamati ad
annunciare le gesta di Colui che dalle tenebre ci ha chiamati alla sua
ammirabile luce. Noi che abbiamo creduto in Gesù Cristo siamo tutto questo,
a noi appartengono tutti gli attribuiti che un tempo erano riservati solo ad
Israele. Non siamo più “non-popolo”, ma popolo di Dio chiamati ad
annunciare che siamo oggetti della sua misericordia.
Nell’assemblea eucaristica esprimiamo e realizziamo la dignità di
nuovo popolo di Dio, animato dalla grazia del Figlio, dall’amore del Padre
e dalla comunione dello Spirito Santo.

Mosaico: particolare dell'abside nella Chiesa abbazziale
di Maria Laach
Preghiera
della famiglia attorno alla mensa
Signore,
noi ci rendiamo conto che tra il Vangelo e la vita di ogni giorno c’è
come una spaccatura. Non è difficile dire in cosa manchiamo: come va il
mondo così andiamo noi. Siamo restii ad affrontare la corrente in senso
contrario.
Tu
sei una via più dura da percorrere di quelle aperte dalle civiltà
dell’uomo. Ma non ce n’è una più bella, più degna d’essere bagnata
di sudore e lacrime. Vogliamo
essere con te “pietre vive”. Amen.
Dario e Antonella
Celebrare
nella bellezza
*
“Mostraci il Padre e ci basta!” Anche noi
avvertiamo dentro la domanda di Filippo. In realtà la presenza del Signore
nel celebrare liturgico ci avvolge: egli è realmente presente nella Parola,
nel Pane e nel Vino, nella comunità, nel sacerdote che presiede. Segni
della sua presenza sono il libro dei Vangeli (Evangeliario), la porta,
l’edificio-chiesa; inoltre il povero, ogni fratello e sorella.
Gesù
risorto è il Vivente e Presente, è Colui da viene da sempre.
Camminare
alla luce della Presenza è quanto dobbiamo imparare e che ci riempie di
gioia. Però oggi, se possiamo fare una bellissima icona (immagine),
fissando il suo volto riascoltiamo la risposta di Gesù a Filippo: “Chi
ha visto me ha visto il Padre!”
*
L’icona si incensa, si venera, si bacia proprio perché rende presente
Colui che rappresenta.
*
La prima lettura oggi richiama una bella immagine di Gesù servo: il Dio con
noi. Oggi la Chiesa è più ricca della presenza che non si limita alla
liturgia ma alla cura pastorale dei malati, dei carcerati, al servizio dei
poveri ed anche della cultura. Spesso i diaconi con la loro famiglia sono a
capo di piccole comunità senza presbitero e guidano l’attività
pastorale.
*
Nella preghiera universale vi sia attenzione per loro, perché la loro
formazione sia forte e come uomini realizzati nella vocazione si facciano
compagni di ogni povertà anche di quella liturgica. Il loro servizio non è
importante perché mancano i preti ma perché manifesta la differente
ministerialità della Chiesa: esistono per il benessere della Chiesa non per
l’efficienza.
*
Se diminuisce, come è vero, il numero dei presbiteri questo fatto può
servire nelle mani della Provvidenza a che tutti assumiamo le nostre
responsabilità e fioriscono nel popolo di Dio i ministeri diversi che come
dono lo spirito distribuisce.
*
Gesù è sempre umile, “il più piccolo”! oggi dice che chi crede il lui
compie le sue opere e anche di più grandi: effettivamente egli poté
annunciare il Regno camminando per le strade della sua terra, oggi i suoi
discepoli possono annunciarlo sulle autostrade elettroniche di internet, con
i satelliti e le fibre ottiche. Preghiamo perché ciò accada e sia arginato
il male che si fa con i grandi mezzi di comunicazione di massa.
Insinuazione, morbosità, cattivo gusto, bugia, lassismo e assenza di regole
morali… e soprattutto assenza di Dio al di fuori dei pilotati interventi o
rubriche religiose. Il nostro non è rigorismo: è dolore per l’uomo,
soprattutto per quello di domani che oggi è bambino, ragazzo, giovane.
C.C.
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