Cristo
nei suoi Misteri

Monte degli ulivi dove si trova la
memoria dell'Ascensione del Signore
di Emmanuela
Viviano
La solennità dell’Ascensione
attrae e fissa gli sguardi delle nostre anime verso la figura splendida e
luminosa del Signore che s’innalza nel cielo. Gli occhi restano abbagliati
e il fulgore diventa mistero. Ma la nostra gioia rimane e si fa coscienza,
parola, canto. Il cielo è lo sfondo festoso di tutta la liturgia odierna,
basta far attenzione alle preghiere proposte: "Accogli, Signore, il
sacrificio che ti offriamo nella mirabile ascensione del tuo Figlio, e per
questo santo scambio di doni fa che il nostro spirito si innalzi alla gioia
del cielo" (Orazione sulle offerte);
"Dio onnipotente e misericordioso, che alla tua Chiesa pellegrina
sulla terra fai gustare i divini misteri, suscita in noi il desiderio della
patria eterna, dove hai innalzato l’uomo accanto a te nella gloria".
(Orazione dopo la comunione)
Sebbene sottratto alla nostra
esperienza sensibile il Signore risorto, il buon Pastore dell’umanità, il
Maestro e Salvatore del mondo rimane con noi fedele alla sua promessa: "Io
sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).
Portiamo oggi nell’anima il mistero di questa festa per vivere "escatologicamente",
cioè tesi verso quella speranza che non delude, così come ci fa pregare la
colletta: "Esulti di santa gioia la tua Chiesa, Signore, per il
mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché in Cristo asceso al
cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo
corpo, viviamo nella speranza di raggiungere il nostro capo nella
gloria".
La nostra cultura e mentalità
moderna, priva del faro orientatore della speranza cristiana, è
freneticamente impegnata nella conquista del benessere temporale ed
economico, facendo di questo il suo paradiso in terra, rifiutando il disegno
divino inscritto nell’esistenza umana. Il
cristiano, invece, pellegrino nel tempo, in virtù del suo
"insonne" amore al Cristo glorioso dell’aldilà, sa scoprire il
Cristo bisognoso dell’aldiquà, lo sa vedere degno di totale dedizione nel
povero, nel piccolo, nel sofferente dove Egli s’incarna.
E’ con
noi fino alla fine del mondo
(Vangelo: Mt 28,16-20)
Siamo alla conclusione del
Vangelo di Matteo, dove ci viene presentata l’ultima apparizione del
Risorto agli Undici. La vicenda terrena di Gesù sta per concludersi, ha
inizio il tempo della Chiesa, il tempo della missione apostolica: "Andate
in tutto il mondo e fate discepole tutte le nazioni, battezzandole nel nome
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo…".
Il Vangelo di Matteo si era aperto con l’annuncio
della nascita dell’Emmanuele Dio-con-noi; ora si chiude con lo stessa
buona novella, la promessa dell’Emmanuele di rimanere con i suoi tutti i
giorni, fino alla consumazione dei secoli. Gesù è presentato nel pieno
possesso della sua autorità (exousía) per affidare ai discepoli l’incarico
di prolungare la sua attività nel mondo, battezzando e facendo discepole
tutte le genti.
Diventa ora invisibile il Maestro nostro, ma non assente, è il Dio con noi
per chi è attento a cogliere i segni della sua presenza nella Parola, nella
realtà sacramentale, nella Chiesa suo Corpo. Non si può dire come cita un
noto proverbio: "Lontano dagli occhi, lontano dal cuore", anzi
diremo: "Lontano dagli occhi, presente nel cuore".
Il nuovo popolo di Dio, la Chiesa, potrà godere della shekinàh nel
suo cammino fino al compimento, perché grazie a questa Presenza la
storia umana sfocerà necessariamente nell’eternità di Dio.
Tra il già»
e il «non ancora»
(1a lettura: At 1,1-11)
Il libro degli Atti forma
un’unica opera insieme al Vangelo secondo Luca; l’autore lo dimostra nel
prologo riportato dalla liturgia odierna, offrendo in esso un riassunto del
ministero terreno di Gesù: "Nel mio primo libro ho già trattato, o
Teòfilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio fino al
giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti
nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo".
Luca, dopo aver presentato tutto il
ministero di Gesù come una salita, un viaggio (prima dalla Galilea a
Gerusalemme, poi da Gerusalemme al cuore del Padre) descrive ora
dettagliatamente il compimento di questo viaggio. Sul monte degli Ulivi,
nella profetica promessa della missione dello Spirito Santo e della corsa
della Parola di Dio fra tutti i popoli, alla presenza degli angeli,
testimoni che il cielo ormai si apre sulla terra, Gesù si distacca dalla
terra e scompare. Paolo VI direbbe: «Da quel giorno i nostri occhi bruciano
dell’ insonne desiderio di rivederlo. Egli si è nascosto affinché noi lo
cercassimo; l’arte che ci abilità a questa ricerca è la fede».
"Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù,
che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo
stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo".
E’ il Padre che deciderà il compiersi della Parusia quando ci
sarà l’ultima ascensione, quella dell’umanità nell’eternità.
Ecco che l’Ascensione di Cristo in cielo illumina, guida e sorregge il
nostro cammino in terra, gioire di questo mistero non vuol dire fuga ed
evasione dalla storia perché prima di ascendere Cristo si incarnato in
questa meravigliosa storia. Guardiamo pure in alto per non smarrire la meta
ma senza distogliere l’attenzione dalla storia di tutti i giorni.
La speranza
della Chiesa
(2a lettura: Ef 1,17-23)
La ragione della nostra
speranza risiede in Cristo salito al cielo per farci partecipi della sua
vita divina. L’apostolo Paolo prega Dio che illumini gli occhi della mente
dei cristiani per comprendere questa speranza alla quale siamo stati ha
chiamati, la quale non è un rifugio nell’aldilà ma un invito ad aprire
la mente nella giusta valutazione delle cose terrene.
Cristo asceso alla destra del Padre è
capo di tutta la creazione e della Chiesa; l’assente dal mondo si fa
presente attraverso la testimonianza della Chiesa "la quale è il
suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le
cose". La sua gloriosa elevazione al cielo è l’icona da
contemplare per vivere come lui ha vissuto. Ogni cristiano ha il mondo
"a carico" ed è chiamato a comunicare a tutti la speranza certa
che tuttonella vita è destinato alla gloria.
Preghiera della
famiglia attorno alla mensa
Signore Gesù, sappiamo
che sei vicino, che l’essere salito al cielo non ti ha allontanato da noi.
Piuttosto siamo noi, testardi, a tenerti a debita distanza.
Di te abbiamo accettato una parte minima, quella che ci lascia indisturbati
a vivere una vita qualsiasi. Dacci coraggio, "illumina gli occhi della
nostra mente", perché impariamo a non accontentarci di un
cristianesimo tanto flebile.
Pensiamo di essere bravi e invece …Vieni Signore Gesù, perché qui c’è
bisogno di te.
Dario e Antonella

"… fu elevato in
alto sotto i loro occhi" (cf
At 1,9)
"Io sono la vite, voi
i tralci" (1Gv 15
Celebrare nella bellezza
*
Gesù per quaranta giorni si è manifestato ai suoi risorto, ha mangiato e
bevuto con loro, per confermarli nella fede, ora scompare alla loro vista e
rimane con loro sempre, sino alla fine dei tempi, in ogni luogo.
Quaranta giorni è un tempo necessario e sufficiente per formare i discepoli
e renderli testimoni della risurrezione: ora, l’opera del Signore,
continua in loro che scendono da Gerusalemme sino ai confini della terra a
portare il vangelo. Prima tuttavia attendono che si compia la promessa di
Gesù e venga l’altro Consolatore, lui infatti è il primo, e apra le loro
menti a comprendere la persona di Gesù a partire dalla sua risurrezione e
ascensione al Padre.
*
Da oggi la Chiesa, i Dodici con Maria e gli altri discepoli, sono la
continuazione visibile dell’opera di Gesù che risana e salva il mondo.
Questa domenica dunque segna per la Chiesa un inizio. Essa comincerà
intanto a desiderare ardentemente che il Signore torni. Di qui l’atteggiamento
dell’orante con cui viene rappresentata Maria nell’icona dell’Ascensione
e nelle absidi delle chiese. Spesso è il nostro atteggiamento nella
preghiera, specialmente al Padre nostro.
*
Il rito dell’aspersione sottolinea oggi il carattere fortemente
pasquale di questa domenica.
*
L’incenso, con il suo profumo che sale, sottolinea la consacrazione
dello spazio liturgico: dell’altare, delle offerte, della croce, dei
presenti e del cero pasquale.
*
Il cielo è aperto: la nostra umanità siede in Cristo alla destra del
Padre; la terra è penetrata nei cieli poiché il cielo è sceso. La
"preda", noi, strappati alla morte, siamo già vivi nei cieli.
Tutta la liturgia eucaristica è colma di questa realtà e il rito, nel suo
complesso linguaggio simbolico con i suoi ritmi e finissima pedagogia, ci
prende per mano per condurci a fare l’esperienza di questa realtà. Il
presupposto unico è che non mortifichiamo nulla, nessun gesto o parola
perché possa dire il di più del detto e visto.
Ecco: celebrare bene, con misura e bellezza, nella luce, nella preghiera,
nella pulizia e nell’ordine, nella semplicità.
Anche il suono e il canto possono essere poveri ma eleganti e belli; fare
ciò che è possibile ma con dignità. Evitare la solennità affettata e le
lungaggini: se il canto è per accompagnare, ad esempio l’aspersione o la
processione di ingresso, quando questa è finita si taccia, ad ogni cosa il
suo tempo e non di più né di meno.
Rendere sopportabile il celebrare, scorrevole e bello Normalmente, se non vi
è un altro sacramento nella Messa, la misura della sua durata, che
psicologicamente i fedeli reggono, è 45/50 minuti.
*
Oggi nella chiesa cattolica,
fuori d’Italia si prega per l’evangelizzazione con i mezzi di
comunicazione sociale, la Chiesa italiana terrà questa giornata in
ottobre; sempre tuttavia dobbiamo pregare perché il Vangelo sia recato a
tutti e con urgenza perciò con tutti i mezzi più rapidi che il progresso
umano fornisce. Nessun mezzo la Chiesa disdegna per predicare Cristo Gesù
(vedi in questo numero a p 5).
*
Nelle nostre comunità con speranza e amore si festeggiano le mamme. E’ l’occasione
per pregare per le donne responsabili e custodi della vita umana e dell’umanità
e comunione della famiglia.
La mamma che aiuta il figlio, aiuta tutta l’umanità.
C.C.
L’attesa
del Dono
In questa 7ª settimana di
Pasqua, dall’Ascensione alla Pentecoste, la Chiesa rivive la preghiera del
cenacolo dove si erano riuniti i discepoli di Gesù con Maria in attesa del
Dono promesso. Come abbiamo detto altrove, già i libri liturgici guidano ed educano a
questa preparazione; per solennizzare e arricchire la celebrazione della
preghiera serale dei Vespri, suggeriamo il ricordo di sette profezie di
Gesù , nelle quali egli annunzia la venuta del Consolatore, al modo di
un invitatorio.
La preghiera inizia come al
solito:
O Dio, vieni a salvarmi …
Gloria … Alleluia
Il coro o il cantore
propone l’invocazione in canto e l’assemblea la ripete per sette volte:
Rit. Manda, manda o
Padre il tuo Spirito Santo
Lettore:
1.
Io pregherò il Padre e darà un altro Consolatore,
perché lo Spirito di verità rimanga con voi, alleluia
(Gv 14,16)
Rit. Manda, manda o
Padre il tuo Spirito Santo
Lettore:
2.
Lo Spirito di verità voi lo conoscete Perché egli dimora presso di voi
E sarà in voi, alleluia
(Gv 14,7b)
Rit. Manda, manda o
Padre il tuo Spirito Santo
Lettore:
3.
Il Consolatore, lo Spirito Santo Che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa
e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto, alleluia Gv 14,26)
Rit. Manda,
manda o Padre il tuo Spirito Santo
Lettore:
4.
Quando verrà il Consolatore Che io manderò dal Padre, lo Spirito di verità che
procede dal Padre, egli mi renderà
testimonianza, alleluia
(Gv 15,26)
Rit. Manda,
manda o Padre il tuo Spirito Santo

Lettore:
5.
E’ bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà il Consolatore;
ma quando me ne sarò andato ve lo manderò, alleluia
(Gv 16,7)
Rit. Manda,
manda o Padre il tuo Spirito Santo
Lettore:
6.
E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al
giudizio, alleluia
(Gv 16,8)
Rit. Manda,
manda o Padre il tuo Spirito Santo
Lettore:
7.
Quando verrà lo Spirito di verità Egli vi guiderà alla
verità tutta intera, e vi annunzierà le cose
future, alleluia
(Gv 16,13)
oppure
Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e
ve l’annunzierà, alleluia
(Gv 16,14)
Rit. Manda,
manda o Padre il tuo Spirito Santo
Chi presiede dice:
La luce dello spirito
Santo, che il Signore risorto
manda su noi, rischiari le tenebre del
cuore e infiammi il nostro
spirito.
Tutti:
Amen
Segue l’
Inno
" Vieni, Spirito creatore"
e i Vespri proseguono come al
solito.