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La quaresima di Gesù

 

1a domenica di Quaresima  -  anno B - 9 marzo 2003

 Corrado Maggioni

Gn 9,8-15: L'alleanza tra Dio e Noè liberato dalle acque del diluvio.
Sal 24: Le vie del Signore sono verità e grazia.
1Pt 3,18-22: L'arca è figura del battesimo che salva.
Mc 1,12-15: Gesù, tentato da satana, è servito dagli angeli.

 

La vita cristiana è percorsa da un dinamismo incessante: il battesimo nella Pasqua di Cristo è un "transito" sempre da rinnovare perché il nostro pellegrinaggio non soccomba alla tentazione dell'arresto né svii per strade secondarie che aggirano il centro, costringendo sempre in periferia.
Per rettificare i nostri passi, ogni anno ci viene incontro la Quaresima con l'ammonimento ad abbandonare quei percorsi che portano ai soliti giri dell'oca, impedendoci d’imboccare la direzione giusta per far Pasqua con Gesù. A chi invoca sinceramente l'orientamento, Dio non fa mancare la sua risposta: "Egli mi invocherà e io lo esaudirò; gli darò salvezza e gloria, lo sazierò con una lunga vita" (antifona d'ingresso).
Con questo spirito si apre la celebrazione eucaristica: c'è un cammino da fare dietro a Gesù, seguito a vista da chi vuol essere suo discepolo: "concedi a noi di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita" (colletta).

 

Nel deserto

Venuto tra noi come "maestro", il Figlio di Dio ha percorso per primo la via del discepolato. Proprio così ci ha offerto la sua magistrale "lezione". In effetti non ha disdegnato di condividere la nostra fragilità e si è sottoposto alla tentazione facendo brillare nella nostra carne la libertà di scegliere Dio e non il contrario.
Nell'esordio del suo Vangelo, Marco presenta Gesù nella veste di "discepolo" chiamato ad abbracciare una "disciplina" per manifestarsi obbediente al volere del Padre. Appena uscito dall'acqua del Giordano, dove l'Innocente è stato battezzato da Giovanni tra i peccatori, lo Spirito che l'ha consacrato per la missione lo spinge nell'ambigua solitudine del deserto.
Dal silenzio Gesù imparerà a proferire parole che riconciliano i discendenti di Adamo; dall'austerità apprenderà a mostrarsi solidale con ogni smarrito di questa terra; passando per la tentazione si armerà interiormente per vincere tutto ciò che mortifica l'amore del Padre. Rispetto agli altri evangelisti, il racconto di Marco è essenziale, scandito da tre sobrie affermazioni colme di senso.
Anzitutto dice che lo Spirito sospinse Gesù nel deserto: qui comincia la missione del Cristo, liberatore perché integralmente libero dal male.

Il deserto di Giuda: qui Gesù si prepara alla sua missione.

Come l'antico Israele attraversate le acque del mar Rosso intraprese la strada del deserto, così anche il primogenito del nuovo Israele. L'Unto di Spirito Santo non si appartiene più: si lascia condurre senza opporre resistenza, essendosi totalmente consegnato alla mano di Dio. 

Tentato da satana 

Marco annota quindi il tempo e il motivo della destinazione di Gesù al deserto: vi rimase quaranta giorni, tentato da satana. Il numero quaranta è da intendere al di là del computo cronologico: è il tempo sufficiente e necessario a sondare e formare nel "consacrato dallo Spirito" la qualità dell'adesione a quanto esce dalla bocca di Dio (cf canto al Vangelo).
E' facile farsi accendere come paglia dal fuoco che viene dal cielo; più difficile è perseverare nel farsi consumare l'intera esistenza dalle sue vampe incandescenti. Passare quaranta giorni tentato da “satana" (trascrizione dall'aramaico, che significa l'accusatore, colui che divide), equivale ad esporsi ad una verifica che raschia il fondo del cuore.
Anche Mosè dovette attraversare una quaresima per stringere il suo al cuore di Dio (cf Es 34,28); e il popolo d'Israele peregrinò quarant'anni nel deserto per maturare l'ingresso nella terra promessa; e il profeta Elia raggiunse il monte di Dio dopo essersi trascinato per un cammino di quaranta giorni (cf 1Re 19,16).
Fin dall'antichità, la Chiesa scorse in questi modelli il modo di accompagnare i catecumeni alle acque del battesimo, facendo percorrere ad essi quaranta giorni di preparazione interiore ed esteriore: così è sorta e si è organizzata la Quaresima.
Segnata dalla dimensione battesimale (per i catecumeni) e penitenziale (per i peccatori convertiti), ha conservato nei secoli tali caratteristiche, invitando tutti - catecumeni e battezzati - a scoprire o riscoprire la grazia e l'impegno della rinascita in Cristo.

 Servito dagli angeli

 Infine, senza dire quali tentazioni dovette patire - tutta la vita del Cristo fu una prova ininterrotta, fino alla croce - Marco evoca in due battute la sconfitta inferta a satana da Gesù: stava con le fiere e gli angeli lo servivano. La pacifica convivenza con le bestie selvatiche è segno del ristabilimento delle relazioni paradisiache. Se tentato Adamo cadde, rovinando il rapporto con Dio e il creato, non così Gesù: il deserto lo rivela quale nuovo Adamo, principio dell'umanità fedele al suo Creatore. Perciò è servito dagli angeli come "Signore".
Sarà la risurrezione dai morti a svelare definitivamente che Gesù è il Signore vittorioso su satana. La quaresima nel deserto fa da prologo alla missione che l'attende e che sarà perfetta il mattino di Pasqua.
Dal deserto, dunque, Gesù si erge come "il più forte" ed intraprende la predicazione del lieto annunzio: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo". Le medesime parole Egli rivolge "oggi" a noi (le ascoltiamo anche mentre riceviamo le ceneri nel mercoledì che inaugura la Quaresima). Non c'è tempo di rinviare l'accoglienza del regno di Dio a giorni decisi da noi. L'annuncio evangelico non porta a concludere: "poiché ci siamo pentiti, Dio viene dunque a noi"; porta invece ad affermare: "Dio è venuto a noi, perciò pentiamoci! Il regno ci è dato in Gesù, perciò crediamo al Vangelo!"

 Imitato da noi

 Dalle acque del diluvio purificatore riemerge un'umanità amata da Dio: il segno della benevolenza è l'arco ormai appeso sulle nubi del cielo, memoriale dell'alleanza di pace giurata con tutta la terra: non ci saranno più le acque del diluvio per distruggere ogni carne (prima lettura). In verità, dall'umanità pasquale di Gesù scorreranno soltanto le acque vivificatrici che rigenerano i credenti alla vita eterna. Infatti, come scrive san Paolo, l'arca che salvò Noè è figura del battesimo che ora salva voi; esso non è rimozione di sporcizia del corpo, ma invocazione di salvezza rivolta a Dio in virtù della risurrezione di Gesù Cristo, il quale ha ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze. Purificati dall'obbedienza di Gesù, morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurci a Dio (seconda lettura), siamo noi, battezzati in Lui, l'umanità nuova. E lo siamo nella misura in cui, mossi dallo Spirito che ci ha consacrati, condividiamo la quaresima di Gesù mortificando quanto - pensieri, parole, opere, omissioni - tenta di separarci dal Vangelo. Riconoscendo che "le vie del Signore sono verità e grazia” (ritornello), interiorizziamo l'accorata invocazione del salmo: "Fammi conoscere, Signore, le tue vie, guidami nella tua verità ed istruiscimi, ricordati di me nella tua misericordia". E' in questo movimento di supplica, animata dal desiderio d’imitare Cristo, che la Chiesa eleva a Dio la propria voce celebrando l'offerta eucaristica: "Si rinnovi, Signore, la nostra vita e con il tuo aiuto s’ispiri sempre più al sacrificio che santifica l'inizio della Quaresima, tempo favorevole per la nostra salvezza" (sulle offerte). Partecipare al Corpo e al Sangue di Cristo significa credere che mediante i santi misteri si riversa in noi il regno di Dio, ossia Cristo stesso, e dunque convertire al Vangelo la nostra vita. Alimentata dal "pane vivo e vero" diventi testimonianza di fede, speranza e carità (cf dopo la comunione).

 

L’Arca di Noè è figura del Battesimo che salva.

 

 

Celebrare con arte e competenza

 Un messaggio da comunicare
"L'annuale cammino di penitenza della Quaresima è il tempo di grazia, durante il quale si sale al monte santo della Pasqua. Infatti la Quaresima, per la sua duplice caratteristica, riunisce insieme catecumeni e fedeli nella celebrazione del mistero pasquale. I catecumeni sia attraverso l'elezione e gli scrutini sia per mezzo della catechesi vengono ammessi ai sacramenti dell'iniziazione cristiana; i fedeli, invece, attraverso l'ascolto più frequente della Parola di Dio e una più intensa orazione vengono preparati con la penitenza a rinnovare le promesse del battesimo" (Cerimoniale dei vescovi, 249). Se questo è il programma della Quaresima dove stanno le ragioni per rivestire di mestizia questo tempo liturgico? Forse che sobrietà significa tristezza? Forse che convertirsi a Cristo e al suo Vangelo, diventare cristiani, recuperare con la penitenza la propria libertà dal peccato non è un motivo d’intima gioia? L'indole penitenziale della Quaresima non significa che questo tempo di grazia sia assimilabile ad un corteo funebre. Si tratta invece di un sobrio ed essenziale itinerario verso una vita cristiana più seria e più coerente al Vangelo, per quanto possibile. L'itinerario proposto dal lezionario per l'anno B pone in particolare evidenza la conversione in riferimento a Cristo. Si tratta cioè di un itinerario fortemente cristocentrico: convertirsi significa riconoscere la centralità di Cristo (cf i Vangeli della III, IV e V domenica). Come ogni anno la Quaresima inizia solennemente con il presentare nella prima domenica la vittoria di Cristo su quelle tentazioni che sono sempre in agguato per ogni cristiano e per la Chiesa. Non si tratta tanto di rinunciare (che pur resta una conseguenza!), quanto piuttosto di fare scelte corrette e coraggiose alla luce di una corretta gerarchia di valori secondo il Vangelo. Si tratta di fare un po' di deserto per liberarci da quei condizionamenti che ci fanno dimenticare l'autentico valore delle cose. Si tratta di ritrovare ciò che è veramente essenziale. E questo non è un motivo di mestizia, ma un impegno esaltante, anche se faticoso.

 Un rito da valorizzare
Per ovvie ragioni pastorali è invalsa qui e là la prassi di trasferire l'imposizione delle ceneri in questa prima domenica di Quaresima, quando l'assemblea eucaristica è senz'altro più numerosa che non al mercoledì precedente. Apparentemente e al primo impatto questa potrebbe sembrare anche una buona soluzione. Tuttavia è significativo che nel rito romano nessuna norma faccia riferimento a questa possibilità. Si tratta, infatti, di un rito fortemente penitenziale e strettamente legato al digiuno, che male si accorda con lo spirito della domenica, comprese le domeniche di Quaresima che restano pur sempre Pasqua settimanale, memoria della risurrezione. Varrebbe invece la pena di accogliere il suggerimento della Congregazione per il culto divino: "La domenica I di Quaresima segna l'inizio del segno sacramentale della nostra conversione, tempo favorevole per la nostra salvezza. Nella Messa di questa domenica non manchino gli elementi che sottolineano tale importanza: per esempio la processione d'ingresso con litanie dei santi"(Preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 23). Ovviamente questo rito sostituisce l'atto penitenziale e la Messa prosegue con il saluto del presidente e la colletta. Inoltre non si dimentichi che là dove esiste il catecumenato per gli adulti e per i ragazzi dai sette anni in su, questa prima domenica di Quaresima è, di norma, il tempo previsto per il rito dell'elezione, cioè il rito con il quale il vescovo, o il suo delegato, ammette i catecumeni (che diventano "eletti") all'ultima preparazione per ricevere i tre sacramenti dell'iniziazione cristiana nella prossima veglia pasquale (cf RICA 139).

 Uno spazio da predisporre
"In Quaresima non sono ammessi i fiori sull'altare" (Cerimoniale dei vescovi, 252). Se da un lato questa norma intende essere un segno visibile di austera sobrietà, non soltanto liturgica ma di vita, dall'altro costituisce un'opportunità per restituire all'altare la sua originaria e semplice bellezza, almeno là dove l'altare non è un semplice trabiccolo, ma si presenta in qualche modo evocando la pietra angolare e insieme la mensa del pane di vita. Non dimentichiamo che la spogliazione dell'altare che ha luogo il Giovedì santo, subito dopo la Messa in Coena Domini, non è che la testimonianza ininterrotta dell'antica e abituale prassi che dopo ogni Messa lasciava l'altare nella sua spoglia nobiltà. La Quaresima potrebbe essere l'occasione opportuna per liberare l'altare da tanti oggetti che ne fanno una specie di credenza; sovente oggetti l fuori luogo. Anche là dove l'altare rivolto al popolo è ancora una troppo semplice struttura provvisoria, la Quaresima potrebbe costituire l'occasione di un doveroso ripensamento per una più nobile soluzione. Non è superfluo riportare alcune norme riguardanti l'altare. "Sull'altare non si devono collocare né statue, né immagini di santi"(Progettazione di nuove chiese, 8). Così le precisazioni della CEI nel Messale Romano: "Si faccia attenzione a non ridurre l'altare ad un supporto di oggetti che nulla hanno a che fare con la liturgia eucaristica. Anche i candelieri e i fiori siano sobri per numero e dimensione. Il microfono per la dimensione e collocazione non sia tanto ingombrante da sminuire il valore delle suppellettili sacre e dei segni liturgici" (n 14). Gli stessi candelieri possono essere collocati non sopra, ma accanto all'altare "tenuta presente la struttura sia dell'altare sia del presbiterio in modo da formare un tutto armonico e non impediscano ai fedeli di vedere comodamente ciò che si compie o viene collocato sull'altare"(PNMR 269).

 Un testo per pregare in famiglia
Quale eco della parola ascoltata nella prima domenica di Quaresima perché non proporre come preghiera quotidiana per tutta la settimana la colletta propria del messale in lingua italiana? "Dio paziente e misericordioso, che rinnovi nei secoli la tua alleanza con tutte le generazioni, disponi i nostri cuori all'ascolto della tua Parola, perché in questo tempo che tu ci offri si compia in noi la vera conversione. Per Cristo nostro Signore. Amen".

Silvano Sirboni

  

 

 

       
       

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal venerabile Giacomo Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro