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MENSILE D'INFORMAZIONE E FORMAZIONE LITURGICA |
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Gesù si consegna al martirio Corrado Maggioni Domenica delle Palme e della Passione del Signore 13 aprile 2003
Is 50,4-7: Terzo canto del Servo del Signore
La festosità che accompagna l'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme non ha nulla di mondano: è la gloria del "martire" che s’irradia tra i presenti, accende la speranza e dischiude le bocche in grida di lode: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nel più alto dei cieli" (cf Vangelo alla benedizione dei rami, antifone). Il pacifico incedere di Gesù, a dorso di un asinello, lo porterà ad attraversare gli incroci del potere umano, conducendolo fino al trono regale della croce; su di essa vi sarà l'iscrizione con il motivo della condanna: “Il re dei Giudei!”. Nato dalla Vergine per instaurare un regno che non avrà fine, il Re della gloria porta in capo una corona di spine. Così egli apre le porte del regno dei cieli!
Verso la Pasqua
Entrando nella città santa, mentre “molti stendevano i propri
mantelli sulla strada e altri delle fronde tagliate dai campi”, Gesù ha
la via tracciata verso il luogo del Gòlgota: viene nel nome del Signore per
offrire se stesso in sacrificio di salvezza, affinché al potere dell'odio
succeda la signoria della pace. Lo esprime il suo atteggiamento regale ed
umile insieme: cavalcando un asino (come è tradizione dei re d’Israele in
tempo di pace, poiché montare a cavallo è assetto di guerra), procede verso
il combattimento decisivo che lo attende. Ci sarà un mortale contrasto tra
forze avverse - interpretate da persone e fatti descritti nel Vangelo della
Passione -, ma dalle ferite del Crocifisso scorrerà come un fiume
inarrestabile la pacificazione e dall'ombra del sepolcro, sigillato con un
masso davanti all'uscita, sorgerà la luce che non tramonta. Per la nostra salvezza
La morte di croce, ignominiosa ed infame, non è tuttavia l'ultima
parola della vita di Gesù, poiché in essa, nascosto, è racchiuso il segreto
"del terzo giorno". Lo esprime così l'antico inno cristologico riferito da
san Paolo, ascoltato nella seconda lettura e cantato di nuovo
nell'acclamazione che introduce al Vangelo: "Per noi Cristo si è fatto
obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha
esaltato e gli ha dato un nome che è sopra ogni altro nome". Ecco perché
abbiamo bisogno di ascoltare - affinché si imprima nel cuore e passi nelle
opere - la lieta notizia della Passione di Gesù Cristo: spiega il motivo
della sua obbedienza al Padre fino al dono supremo della vita, ossia "per la
nostra salvezza". Lo confessiamo nel Credo: “Per noi uomini e per
la nostra salvezza discese dal cielo… fu crocifisso sotto Ponzio Pilato,
morì e fu sepolto”. Portò il peso dei nostri peccati
Dal Crocifisso, "schernito da quelli che lo vedono, circondato da
un branco di cani, assediato da una banda di malvagi, forato alle mani e ai
piedi, denudato delle vesti" (salmo), riparte il nuovo corso della storia,
verso la risurrezione gloriosa di Adamo. Ha occhi per "vedere" il prodigio
il centurione pagano che ha eseguito la condanna, del quale l'evangelista
osserva: “visto Gesù spirare in quel modo, disse: "Veramente quest'uomo
era Figlio di Dio!”. E’ qui espressa la professione di fede a cui Marco
mira di portare i destinatari del suo Vangelo (cf 1,1).
Celebrare con arte e competenza
Come è noto, l'attuale struttura della celebrazione liturgica nella domenica delle Palme risulta dalla fusione della tradizione di Gerusalemme (la processione con le palme) con la tradizione romana (la lettura della Passione). Fusione avvenuta verso la fine del X secolo. I due momenti rituali restano ancora oggi ben distinti, anche se intimamente uniti nel contenuto celebrato. La regalità di Cristo, infatti, non segue le dinamiche delle potenze politiche, ma si fonda sull'unica forza che vince il mondo: l'amore che si fa dono. Anche dal semplice punto di vista umano soltanto l'amore è in grado di prepararsi un trono nel cuore dell'altro. Ogni altra forza dà vita ad un semplice ossequio formale. All'inizio della Settimana santa viene subito proclamato il cuore del messaggio evangelico che in qualche modo ritornerà in tutte le celebrazioni che troveranno il loro vertice nella veglia pasquale: "Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà" (Mc 8,35). Acclamare alla regalità di Cristo con in mano un ramo di ulivo o di palma significa accogliere questa eroica dinamica di vita evangelica. Il rito che oggi, forse più di altri, merita di essere particolarmente curato per comunicare un corretto messaggio è la commemorazione dell'ingresso del Signore in Gerusalemme. "La processione sia una soltanto e fatta sempre prima della messa con maggiore concorso di popolo, anche nelle ore vespertine, sia del sabato che della domenica. Per compierla si raccolgano i fedeli in qualche chiesa minore o in altro luogo adatto fuori della chiesa, verso la quale la processione è diretta. I fedeli partecipano a questa processione portando rami di palma o di altri alberi. Il sacerdote e i ministri precedono il popolo portando anch'essi le palme. La benedizione delle palme o dei rami si fa per portarli in processione...” (FP 29). Quest'ultima precisazione (tutt'altro che superflua!) ricorda come il primo scopo di questi rami (come le candele il 2 febbraio!) sia rituale, cioè in funzione di un rito preciso. Non devono pertanto ridursi a semplici "oggetti sacri" che si ritirano e si portano a casa, sovente con intenzioni più scaramantiche che di fede. La presenza di questi rami fra le mura domestiche intende essere memoria del rito e segno dell'effettiva accoglienza del messaggio di Cristo. Soltanto così quei rami costituiscono una vera benedizione per la famiglia. Proprio per offrire a tutti la possibilità di dare un corretto significato ai rami di palma e di ulivo, le norme consigliano di fare almeno un ingresso solenne a tutte le messe di questo giorno (cf MR n 17, p.121). “E' necessario tuttavia che i fedeli siano istruiti sul significato della celebrazione, perché sia capito il suo senso. Sarà opportuno, per esempio, ribadire che ciò che è veramente importante è la partecipazione alla processione e non procurarsi soltanto la palma o il ramoscello di ulivo; che questi non vanno conservati a guisa di un amuleto, o a scopo soltanto terapeutico o apotropaico, per tenere lontano cioè gli spiriti cattivi e stornare da case e campi i danni da essi causati, il che potrebbe essere una forma di superstizione” (Dirett. su pietà popolare e liturgia, 139). Per quanto riguarda la seconda parte dell'odierna liturgia è opportuno accennare anche alla lettura della Passione che, sovente, seguendo una prassi invalsa nel tardo Medio evo, viene eseguita con modalità teatrale e distribuita a tre diverse voci secondo i personaggi. Se questa modalità “catechistica" potrebbe anche essere accettata con un'assemblea a maggioranza di fanciulli, oggi non costituisce il modo migliore per comunicare il messaggio ad una normale assemblea di adulti. Sembra meglio una lettura eseguita da lettori diversi e competenti che si suddividono il testo in modo razionale e non secondo i personaggi. Non si dimentichi che la lettura è lunga e per un migliore ascolto è opportuno far sedere l'assemblea (cf MR, Precisazioni CEI, 1). E' altrettanto opportuno, significativo ed emotivamente coinvolgente far alzare l'assemblea e invitarla a mettersi in ginocchio, per quanto possibile, facendo un congruo spazio di silenzio quando si proclama la morte di Gesù. Quella stessa croce "ornata a festa" che ha aperto la processione è bene che sia anche oggi collocata presso l'ambone o anche presso l'altare, magari circondata da rami di palma, che nella tradizione biblica significano la vittoria sulla morte e il possesso della vita senza fine. L'Apocalisse, infatti, descrive i beati nella Gerusalemme del cielo avvolti in vesti candide mentre tengono fra le mani rami di palma (Ap 7,9). Anche un vaso con un congruo ramo di ulivo sarebbe significativo. E' il segno della riconciliazione annunciata dal racconto di Noè, al termine del diluvio (Gn 8,11) e portata a compimento da Gesù con la sua morte in croce. Un testo di preghiera che bene si adatta allo spirito di questi santi giorni potrebbe essere l'inno previsto dalla liturgia delle ore per l'ufficio delle letture.
Creati per la gloria del tuo nome,
Tu spezza le catene della colpa,
Sia lode e onore a te, pastore buono, Silvano Sirboni
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La
Vita in Cristo e nella Chiesa |
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