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L’imposizione delle mani
su pane
e vino
S. Babolin
Riflettiamo sul gesto, spesso marcato dal suono
del campanello, dell'imposizione delle mani sul pane e sul vino,
gesto che precede la proclamazione delle parole di consacrazione: "Questo
è il mio corpo… Questo è il calice del mio sangue". E i fedeli si
comunicheranno con il corpo e sangue di Cristo, non certo con il corpo e
sangue del sacerdote!
Nel momento centrale dell'azione eucaristica le mani del sacerdote eseguono
le parole che escono dalla sua bocca: l'invocazione dello Spirito Santo
sulle offerte è significata e attuata dalle sue mani distese sopra di esse,
come per comunicare l'energia celeste che provocherà la transustanziazione.
Il sacerdote prenderà poi solennemente in mano il pane e il calice, in
sincronia perfetta con il racconto dell'ultima cena, ripetendo così lo
stesso gesto del Signore: l'esercizio del sacerdozio ministeriale per il
quale Cristo, unico e sommo sacerdote, si dona ai discepoli radunati nel suo
nome, raggiunge l'apice nell'offrire a Dio Padre e all'assemblea dei
santificati il Corpo spezzato e il Sangue versato. Ci troviamo così di
fronte ad un momento d’intenso simbolismo, che coniuga in drammatica
tensione la parola, che consacra, e il gesto, che sigilla, affinché il dono
della salvezza sia gesto divino d'amore irreversibile.
Simbolica religiosa della mano
Già di per se stessa, la mano dell'uomo è carica
di significato ed è simbolo di potere e strumento di linguaggio in tutte le
culture, al punto che le stesse lettere dell'alfabeto provengono da gesti
ancestrali espressi dalla mano: la scrittura è proprietà intrinseca della
mano. Ora, per non caricare di troppe sottigliezze la presente riflessione,
mi limito a sottolineare la sua simbolica religiosa e, più particolarmente,
tre significati fondamentali: la potestà, la differenza e l'abbandono.
In tutte le tradizioni religiose la mano esercita una funzione
insostituibile e fortemente espressiva: i testi, l'iconografia e i riti
fanno della mano una specie d'intermediario tra l'uomo e Dio. Nella Bibbia
la mano e il braccio di Dio esprimono la sua potenza creatrice e la sua
trascendenza: “Il cielo è il mio trono, la terra lo sgabello dei miei
piedi; - queste cose ha fatto la mia mano ed esse sono mie" (Is 66,
1-2). Perciò la creazione è la prima manifestazione (da mani-festare =
eseguire con le mani) della grandezza di Dio, la sua prima scrittura; e
dalle sue mani s’irradiano la luce e la vita sugli uomini. Così nelle
cerimonie religiose la mano spesso assume la funzione di uno strumento, per
il quale Dio trasmette un potere e una salvezza che soltanto Lui possiede e
può donare. Qui sta il significato profondo dell'imposizione delle mani nei
gesti di benedizione; e su questo percorso si determina pure il significato
dell'imposizione delle mani sul pane e sul vino nel rito eucaristico.
La mano può essere destra o sinistra e può esibire la parte palmare o
dorsale; di qui la simbolica della differenza: tra bene e male, tra prendere
(tenere) e ricevere (contenere). La destra benedice, la sinistra maledice;
la destra è misericordia, la sinistra giustizia; "il cuore del saggio va
a destra, il cuore dello stolto va a sinistra" (Qo 10, 2). Le mani, in
forma di reliquiario, e i talismani, in forma di mano, mettono in evidenza
l'aspetto positivo della destra e il suo potere di difenderci dal male:
soltanto la destra protegge e libera dalla cattiva sorte. Infine si deve
notare che la parte dorsale rende la mano organo della presa e perciò
esprime la nostra capacità di comprendere (di sciogliere gli enigmi), mentre
la parte palmare ci rende capaci di toccare lasciandoci toccare, di
accarezzare e di costruire relazioni affettive o di amicizia.
La mano nella mano significa la condivisione e l'unione di vita tra i due
che si tengono per mano nel calore palmare della presa; nelle cerimonie,
come nel rito di vassallaggio, le mani nelle mani significano sottomissione,
abbandono, consegna della propria libertà a colui che prende le mani delle
sue mani; e questo provoca sottomissione e protezione: "Le anime dei
giusti sono nelle mani di Dio; il tormento non le toccherà" (Sap 3, 1).
Nelle mani del Padre
Il significato spirituale, che suggerisce come
partecipare attivamente al sacrificio di Cristo, proprio nel momento in cui
egli si fa nostro "pane vivo", emerge dalle parole con cui egli prese
congedo da noi sulla croce: "Padre, nelle tue mani consegno il mio
spirito" (Lc 23,46). Infatti l'Eucaristia attua anche per noi il momento
in cui consegnare il nostro spirito, la nostra libertà, al Signore, per
restare liberi: "Cristo ci ha liberati, perché restassimo liberi"
(Gal 5,1), capaci di amare e di crescere nell'amore. Anche su Gesù, nel
battesimo al Giordano, scese lo Spirito Santo, tanto che poté applicare a
sé, nella sinagoga di Nazaret, le parole del profeta: "Lo Spirito del
Signore Dio è su di me" (Is 61,1; Lc 4,18); e questo vale anche per noi,
in quanto il dono di salvezza è sempre disponibile, proprio perché lo
Spirito del Figlio di Dio, per la croce, è ora comunicabile ed è sempre su
di noi.
Ora, perché la celebrazione eucaristica diventi efficace e ci faccia
inoltrare nella via della salvezza, sembrano necessarie alcune operazioni
interiori, con le quali possiamo accompagnare il rito della consacrazione,
dall'invocazione dello Spirito Santo sulle offerte (prima epiclesi) fino
all'identica invocazione sull'assemblea (seconda epiclesi); ne indico tre:
metterci nelle mani del Signore, intenerire il cuore e invocare forza
dall'Alto.
Consegnarci a Cristo nella verità di noi stessi, col nostro positivo e
negativo, per essere pure noi "un solo corpo e un solo spirito"
(preghiera eucaristica terza), significa accettare senza condizioni o
riserve il suo dono: impossibile donarsi a qualcuno senza accogliere un suo
dono. Il dono della salvezza è per tutti, poiché Dio vuole che tutti siano
salvi; però la salvezza raggiunge soltanto coloro che l'accettano (o almeno
non la rifiutano); e più lasciamo entrare la salvezza nella nostra vita, più
partecipiamo alla gioia del nostro Signore. Perciò, mentre il sacerdote
stende le sue mani sulle offerte, facciamoci offerta pure noi rinnovando la
nostra adesione a Cristo e invocando su di noi lo Spirito che consacrerà il
pane e il vino; e saremo veri discepoli del Signore. Intenerire il cuore
significa purificare le nostre mani (le nostre azioni e opere) e renderle
meno indegne di ricevere il corpo del Signore; e questo avviene accogliendo
una nuova capacità di amare, di relazionarci con gli altri rispettando la
loro alterità. Un amore nuovo, che si rinnova, sgorga da una libertà
interiore, che riesce a favorire la libertà altrui rianimando sempre le
relazioni, in cui ci troviamo coinvolti, mediante il perdono sempre
disponibile come amore che rigenera: "siate misericordiosi com'è
misericordioso il Padre vostro celeste" (Lc 6,36).
Prima di salire in cielo, Gesù rivolse agli apostoli questa promessa che è
anche per noi: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e
mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra" (At 1,8). In
ogni celebrazione eucaristica ci è data la possibilità di avere questa forza
dall'Alto, che rende possibile l'impossibile, poiché la Chiesa del Signore
non è un'azienda e non nasce né cresce con le sole forze umane: "Il regno
di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia
nello Spirito Santo" (Rm 14,17). È la presenza di questa divina energia
che, come il sale negli alimenti, dà sapore alla nostra fede liberandoci da
quella tiepidezza che rende nauseante la testimonianza: "Conosco le tue
opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma
poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla
mia bocca" (Ap 3,15-16). È l'azione dello Spirito Santo che rende
attraente la salvezza che Cristo ci offre, portando alla pienezza la vita
umana, in tutti i suoi aspetti, corroborandoci nelle gioie e consolandoci
veramente nel dolore.
Abbiamo così una possibilità unica nel cuore dell'Eucaristia: lasciarci
consacrare come pane, che ci corrobora nella debolezza, e come vino, che
tonifica le tappe della vita con quella "sobria ebbrezza dello Spirito" che
dona e custodisce la pace profonda del cuore, segno inconfondibile della
presenza del Signore. Nella partecipazione all'Eucaristia, cerchiamo di non
lasciarci sfuggire i pochi minuti della consacrazione: l'imposizione delle
mani sulle offerte e il tocco del campanello ci ricordano che il momento è
importante; ora sappiamo come pregarlo e come viverlo, per esporsi al Sole
di giustizia che sta per divampare dall'altare.
Imposizione
delle mani sulle offerte: invocare dall’alto la forza dello Spirito rende
possibile l’impossibile!
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