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MENSILE D'INFORMAZIONE E FORMAZIONE LITURGICA |
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Il
battesimo: Silvano Sirboni
Introduzione “Il significato e la grazia del sacramento del battesimo appaiono chiaramente nei riti della sua celebrazione. Seguendo con attenta partecipazione i gesti e le parole di questa celebrazione, i fedeli sono iniziati alle ricchezze che tale sacramento significa e opera in ogni nuovo battezzato” (CCC 1234). Tale autorevole affermazione non vale soltanto per il battesimo, ma anche per la cresima e, ovviamente, per tutti i sacramenti. Si tratta del recupero della più importante e originaria catechesi della Chiesa, la catechesi detta mistagogica, usata normalmente nell’ epoca patristica e rimessa al primo posto dalle riforma del Vaticano II. “La Chiesa volge attente premure affinché i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma, comprendendolo bene per mezzo dei riti e delle preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente” (SC 48). Ciò che è detto per la messa vale ovviamente per tutte le azioni liturgiche. La stessa costituzione conciliare afferma che “benché la liturgia sia principalmente culto della maestà divina, contiene tuttavia anche una ricca istruzione per il popolo fedele” (SC 33). Queste autorevoli affermazioni hanno radicalmente cambiato il nostro rapporto con la celebrazione liturgica che non si riduce ad un semplice strumento funzionale per ottenere “altro”: il battesimo per cancellare il peccato originale; la cresima per diventare testimoni di Cristo; la messa per avere il pane consacrato... La celebrazione è di per sé stessa un valore in quanto realizza il fondamentale incontro con Dio che attualizza oggi, qui, per noi la sua salvezza. E, come in ogni autentico incontro nuziale, Dio comunica ciò che ha di più prezioso nel modo più incisivo e fruttuoso, cioè attraverso i segni, le azioni, l’esperienza. L’amore non si comunica facendo discorsi. “L’esperienza del mistero passa attraverso il rito” (MR, Pres CEI n 5). Una verità che deve condurre ad un profondo cambiamento non soltanto nella gestione della celebrazione liturgica, ma anche della catechesi. Da una catechesi marcatamente nozionistica, fondata principalmente sulla comunicazione verbale, dobbiamo passare ad una catechesi più esperienziale a partire dai riti liturgici, prima scuola e palestra di vita cristiana... La riforma liturgica del Vaticano II non si riduce ad un aggiustamento di carattere cerimoniale; né tanto meno questa riforma è preoccupata di adattarsi alla brevità degli spot pubblicitari o di soddisfare il gusto epidermico di stile new age... Si tratta di rendere chiari e pregnanti i segni per una corretta comunicazione del Vangelo, del deposito della fede: “I riti splendano per nobile semplicità, siano chiari per brevità ed evitino inutili ripetizioni; siano adattati alla capacità di comprensione dei fedeli e non abbiano bisogno, generalmente, di molte spiegazioni” (SC 34). Da qui le reiterate affermazioni dei documenti che la celebrazione è di per sé stessa la prima e più importante forma di annuncio: “Forma piena di evangelizzazione è la celebrazione stessa dei sacramenti” (CEI, Evangelizzazione e sacramenti, 66; SC 59). La liturgia è “catechesi” in atto (cf RdC 113-117); “luogo educativo e rivelativo” della fede (CVMC 49). I SEGNI RIVELATIVI ED EDUCATIVI NEL RITO DEL BATTESIMO Lo stesso catechismo della Chiesa cattolica, diversamente dal vecchio e benemerito catechismo di Pio X, presenta il battesimo non dalla riflessione teologica, ma dalla celebrazione (cf CCC 1234- 1244). Questa parte va sotto il sintomatico titolo: la mistagogia della celebrazione. E' alla luce di questo più corretto approccio al sacramento che diventano più chiare le norme che regolano oggi la celebrazione del rito battesimale sia per gli adulti sia per i bambini. L'assemblea “Il battesimo è il sacramento che incorpora gli uomini alla Chiesa” (IC, Introd. gen. 4). Il battesimo non è quindi una faccenda privata. La fede cristiana è fondamentalmente comunitaria e il cristiano si distingue in quanto capace di comunione. I sacramenti mirano in primo luogo a costituire visibilmente la Chiesa perché sia nel mondo segno visibile del progetto di Dio sull'umanità (cf SC 2). Da qui la norma che in ogni caso cerca di dare sempre un contesto ecclesiale alla celebrazione del battesimo che, se non viene celebrato nel corso della veglia pasquale, viene proposto almeno in domenica (cf RICA 59; RBB 9) e, per quanto possibile, sempre con la presenza della comunità. Non è senza una ragione profonda che si richiede di celebrare il battesimo nella chiesa parrocchiale (cf RBB 1O). La presenza visibile della Chiesa è il contesto fondamentale perché risulti veramente chiaro il significato di tutti gli altri segni. Collegato direttamente a questo segno liturgico è il ruolo della comunità, soggetto primario di ogni azione liturgica. L'itinerario di catechesi in preparazione ai sacramenti dell'iniziazione cristiana è chiamato ad essere fondamentalmente “iniziazione” alla vita della Chiesa (cf Cons. perm. CEI, L'iniziazione cristiana. 2. Orientamenti, nn 26-29). In tale contesto prende particolare importanza il ruolo dei padrini che non si devono limitare ad una presenza cerimoniale, scelta magari all'ultimo momento o comunque con criteri che nulla hanno da vedere con la fede. Essi sono chiamati a costituire una presenza significativa dal punto di vista ecclesiale, quali accompagnatori, educatori e modelli di vita cristiana (cf RICA 43; IC, Introd. gen. 8). Senza un corretto contesto ecclesiale il comunitario rischia di ridursi a collettivo! L'acqua L'universale esperienza umana, ma soprattutto la Scrittura ci offre la possibilità di comprendere il linguaggio simbolico dell'acqua. Non senza ragione Gesù, nel dialogo con la samaritana, parla della salvezza di Dio con l'immagine dell'acqua (cf Gv 4). Un segno che, grazie alla riforma liturgica, è chiamato a ritrovare tutta la sua eloquenza simbolica. Giustamente si raccomanda che l'acqua sia viva e pulita; possibilmente corrente (cf IC, IG 18 e 21). Non solo, ma è stata ristabilita la possibilità dell'immersione per esprimere più chiaramente la nascita dell'uomo nuovo dalle acque dell'utero materno della Chiesa (cf ivi, n 22). Una modalità, forse, non sempre opportuna nella nostra cultura, ma la cui presenza rituale può essere assai utile per la catechesi. Certamente è di cattivo gusto e costituisce una ferita grave al simbolismo compiere un battesimo servendosi delle ampolline della messa!
Parigi, GMG 1997. Il rito del battesimo splende per nobile semplicità.
L'annuncio della Parola “L'annuncio della Parola di Dio illumina con la verità rivelata i candidati e l’assemblea e suscita la risposta della fede, inseparabile dal battesimo. Infatti, il battesimo è in modo tutto particolare il sacramento della fede, poiché segna l'ingresso sacramentale nella vita di fede” (CCC 1236). L’uomo della Bibbia è colui che ascolta la Parola del Signore: “Ascolta, Israele...” (Dt 6). Il primo atteggiamento del cristiano è l'ascolto e l'accoglienza della Parola di Dio. Senza riferimento alla Parola i riti rischiano la magia e la superstizione... Questa Parola è tanto importante che se ci fossero dei bambini che durante il rito ne impediscono l'ascolto, la norma prevede che siano condotti momentaneamente altrove (Cf RBB n). Si tratta anche di un segno programmatico che, nel rito dei bambini, annuncia i contenuti e le modalità fondamentali della catechesi che dovrà seguire. Un itinerario ecclesiale dove la Parola di Dio deve avere il primato (cf Cons. perm CEI, L'iniziazione cristiana. l. Orientam. 23). Anche per questo e non soltanto per radunare più battesimi insieme, è opportuno fissare date battesimali durante l'anno che abbiano un significato nell'itinerario pastorale della comunità... Il cero pasquale Chi non ha mai partecipato ad una veglia pasquale, correttamente gestita, ha certamente più difficoltà a percepire il significato del cero pasquale durante il rito battesimale. Chiedere il battesimo significa avere scoperto quella “luce” che dà pienezza di senso alla nostra vita... Gesù più di una volta si è paragonato alla luce... La presenza del cero nel rito battesimale evoca la veglia pasquale in tutti i suoi aspetti. Essere battezzati significa accogliere Cristo nel contesto della comunità, nell'ascolto della sua Parola, nella partecipazione alla mensa eucaristica per essere capaci di riconoscerlo anche nel prossimo. Non a caso nel rito per i bambini prima dei sette anni le norme prevedono che venga recitato il Padre nostro presso l'altare quale impegno per il neo battezzato a restituirlo un giorno personalmente partecipando all'eucaristia (cf CCC 1396; 1244). Il cero che nel tempo pasquale emerge presso l'altare o presso l'ambone e che durante il resto dell'anno viene posto accanto al fonte battesimale, nel rito battesimale viene consegnato ai padrini che ad esso accendono una candela per il neo battezzato. E' un rito che difficilmente viene osservato come proposto (= consegna del cero pasquale!) sia perché nel rito preconciliare era scomparso il cero pasquale, sia per una certa e abbastanza ovvia scomodità. Resta tuttavia importante questo gesto che sottolinea il compito dei padrini, e di tutta la Chiesa che essi rappresentano, di attingere alla fonte della luce per comunicare il deposito della fede ai nuovi figli così che anch'essi, a loro volta, diventino luce del mondo. La veste bianca “La veste bianca significa che il battezzato si è rivestito di Cristo: egli è risorto con Cristo” (CCC 1243). Merita un accenno questo simbolo perché sovente malinteso nel significato e gestito con cattivo gusto. E' il segno della vita nuova e, in una visione più biblica e patristica, è l'abito nuziale per partecipare al banchetto eterno con lo Sposo che è Cristo. Non è il segno di una non meglio specificata "innocenza" o "purezza" come si sente talvolta dire. Non è del tutto superfluo ricordare che proprio perché è il segno dell'invito nuziale, dell'amore di Dio che unisce la sua vita alla nostra, quindi il segno della festa, in altre tradizioni culturali questa veste può avere un colore diverso. Inoltre, secondo l’opportunità, questo gesto si può anche tralasciare (cf RICA 225).
Il battezzato si affida a Cristo luce del mondo e si riveste di Lui come della veste bianca.
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La
Vita in Cristo e nella Chiesa |
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