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MENSILE D'INFORMAZIONE E FORMAZIONE LITURGICA

 
 

 

Pane spezzato,

sangue versato

 

Traccia per l’Adorazione eucaristica
nella solennità del Corpo e Sangue del Signore

 

Sotto il segno del pane e del vino Gesù dona la vita che non ha fine.

La solennità del Corpo e Sangue del Signore

 

Il giovedì che segue la solennità della santissima Trinità la Chiesa celebra la solennità del sacratissimo Corpo e Sangue del Signore. La festa, estesa nel 1264 da papa Urbano IV a tutta la Chiesa latina, da una parte costituì una risposta di fede e di culto a dottrine ereticali sul mistero della presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, dall'altra fu il coronamento di un movimento di ardente devozione verso l'augusto Sacramento dell'altare. La pietà popolare, dunque, favorì il processo istitutivo della festa del Corpus Domini; a sua volta, questa fu causa e motivo del sorgere di nuove forme di pietà eucaristica nel popolo di Dio. Per secoli, la celebrazione del Corpus Domini è stata il principale punto di convergenza della pietà popolare verso l'Eucaristia. Nei secoli XVI-XVII, la fede, ravvivata dal bisogno di reagire alle negazioni del movimento protestante, e la cultura - arte, letteratura, folclore - hanno concorso a rendere vive e significative molte espressioni della pietà popolare verso il mistero dell'Eucaristia. La devozione eucaristica, così radicata nel popolo cristiano deve tuttavia essere educata a cogliere due realtà di fondo: - che supremo punto di riferimento della pietà eucaristica è la Pasqua del Signore; la Pasqua infatti, secondo la visione dei Padri, è la festa dell'Eucaristia, come, d'altra parte, l'Eucaristia è anzitutto celebrazione della Pasqua, ossia della passione, morte e risurrezione di Gesù; - che ogni forma di devozione eucaristica ha un intrinseco riferimento al sacrifico eucaristico o perché dispone alla sua celebrazione o perché prolunga gli orientamenti cultuali ed esistenziali da essa suscitati. Perciò il Rituale Romano ammonisce: "I fedeli, quando venerano Cristo presente nel Sacramento, ricordino che questa presenza deriva dal sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e spirituale".

L'adorazione eucaristica L'adorazione del santissimo Sacramento è una espressione particolarmente diffusa di culto all'Eucaristia, a cui la Chiesa vivamente esorta i pastori e i fedeli. La sua forma primigenia si può far risalire all'adorazione che, il Giovedì santo, segue la celebrazione della Messa in coena Domini e la reposizione delle sacre Specie. Essa è altamente espressiva del legame esistente tra la celebrazione del memoriale del sacrificio del Signore e la sua presenza permanente nelle Specie consacrate. La conservazione delle sacre Specie, motivata soprattutto dalla necessità di poter disporre di esse in ogni momento per amministrare il Viatico agli infermi, fece sorgere nei fedeli la lodevole consuetudine di raccogliersi davanti al tabernacolo per adorare Cristo presente nel Sacramento. Infatti, "la fede nella presenza reale del Signore conduce naturalmente alla manifestazione esterna e pubblica di quella fede medesima (...). La pietà, dunque, che spinge i fedeli a prostrarsi presso la santa Eucaristia, li attrae a partecipare più profondamente al mistero pasquale e a rispondere con gratitudine al dono di colui che con la sua umanità infonde incessantemente la vita divina nelle membra del suo Corpo. Trattenendosi presso Cristo Signore,

 

TRACCIA PER L’ADORAZIONE EUCARISTICA

* L’Eucaristia è un sacramento il cui significato sta al di là di quello che scorgono i nostri occhi. Per raggiungere la profondità del suo mistero, bisogna partire da ciò che si vede, per arrivare a ciò che si crede ed entare in comunione con ciò che è. Ciò che si vede: il pane e il vino, realtà umane che il Cristo prende e dà agli uomini da mangiare e da bere. Anche realtà bibliche: il pane dell’esodo mangiato in fretta, il vino che evoca il banchetto del regno. Ciò che si crede: il sacrificio che Gesù ha prefigurato nella cena. Sotto il segno del pane e del vino eucaristici, Gesù, Parola efficace di Dio, dona la propria vita agli uomini perché dalla sua Pasqua essi ricevano ogni grazia e ogni bene. Ciò che è: bisogna fare l’esperienza della vita col Cristo per cogliere ciò che veramente è l’Eucaristia, Corpo spezzato, sangue versato, torrente di grazia e salvezza per la vita che non ha fine. * La preghiera di adorazione è essenzialmente una preghiera di ascolto, di dialogo personale con Dio, destinata a coinvolgere la mente e il cuore, per poi incidere sulle nostre abitudini di vita. Nella preghiera di adorazione le parole non sono necessarie. * Il seguente schema può aiutare chi volesse vivere comunitariamente o singolarmente un’ora di adorazione, lasciandosi guidare dalla Parola di Dio e dal silenzio. Esso si articola in quattro momenti, di un quarto d’ora ciascuno. L’adorazione ha inizio con il canto per l’esposizione del Santissimo Sacramento (quello proposto a p 38 o altro). Accanto all’Eucaristia, sia esposto sulla mensa anche il libro della Parola di Dio, aperto.

 

PRIMO MOMENTO:

entrare nel clima di preghiera

“Signore, insegnaci a pregare!”. E’ importante disporre la mente e il cuore alla preghiera, per entrare in dialogo con il Dio che si spezza per noi. Egli, durante la celebrazione eucaristica, ha manifestato il suo amore intrerpellandoci con la sua Parola, offrendosi nel segno di un pane spezzato e di una coppa donata. Può essere utile introdursi alla preghiera ascoltando un brano dell’Antico Testamento che anticipa il mistero del Pane di vita, poi iniziare nel segno della Trinità, lasciando spazio all’invocazione silenziosa e personale dello Spirito Santo. Un lettore rompe il silenzio proclamando un brano dell’Antico Testamento. essi godono della sua intima familiarità e dinanzi a lui aprono il loro cuore per loro stessi e per tutti i loro cari e pregano per la pace e la salvezza del mondo. Offrendo tutta la loro vita con Cristo al Padre nello Spirito Santo, attingono da quel mirabile scambio un aumento di fede, di speranza e di carità. Alimentano quindi così le giuste disposizioni per celebrare, con la devozione conveniente, il memoriale del Signore e ricevere frequentemente quel Pane che ci è dato dal Padre”. L'adorazione al santissimo Sacramento, in cui convergono forme liturgiche ed espressioni di pietà popolare di cui non è facile distinguere nettamente i confini, può rivestire diverse modalità: - la semplice visita al santissimo Sacramento riposto nel tabernacolo: breve incontro con Cristo suggerito dalla fede nella sua presenza e caratterizzato dall'orazione silenziosa; - l'adorazione dinanzi al santissimo Sacramento esposto, secondo le norme liturgiche, nell'ostensorio o nella pisside, in forma prolungata o breve; - la cosiddetta Adorazione perpetua e quella delle Quaranta Ore, che investono un'intera comunità religiosa, o un'associazione eucaristica, o una comunità parrocchiale, e forniscono l'occasione per numerose espressioni di pietà eucaristica. Per questi momenti di adorazione i fedeli dovranno essere aiutati a servirsi della Scrittura quale impareggiabile libro di preghiera, a utilizzare canti e preci idonee, a familiarizzarsi con alcune strutture semplici della Liturgia delle Ore, a seguire il ritmo dell'anno liturgico, a sostare in preghiera silenziosa. In tal modo essi comprenderanno progressivamente che durante l'adorazione del Santissimo Sacramento non si devono compiere altre pratiche devozionali in onore della Vergine Maria e dei santi. Tuttavia, per lo stretto vincolo che unisce Maria a Cristo, la recita del rosario potrebbe aiutare a dare alla preghiera un profondo orientamento cristologico, meditando in esso i misteri dell'incarnazione e della redenzione. (dal Direttorio su pietà popolare e liturgia, 160-161-164)

IL RICORDO DELL’AMORE DI  Dio

Dal libro del Deuteronomio (8,2-20) Come Israele nel deserto sperimentiamo ogni giorno la nostra fame e la nostra povertà. Dio si fa presente con la sua provvidenza e misericordia nel segno della manna. Giorno dopo giorno egli offre ai suoi figli il pane del cielo, per quarant’anni.

Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant` anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l`uomo non vive soltanto di pane, ma che l`uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant`anni. Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore tuo Dio corregge te. Osserva i comandi del Signore tuo Dio camminando nelle sue vie e temendolo; perché il Signore tuo Dio sta per farti entrare in un paese fertile: paese di torrenti, di fonti e di acque sotterranee che scaturiscono nella pianura e sulla montagna; paese di frumento, di orzo, di viti, di fichi e di melograni; paese di ulivi, di olio e di miele; paese dove non mangerai con scarsità il pane, dove non ti mancherà nulla; paese dove le pietre sono ferro e dai cui monti scaverai il rame. Mangerai dunque a sazietà e benedirai il Signore Dio tuo a causa del paese fertile che ti avrà dato. Guardati bene dal dimenticare il Signore tuo Dio così da non osservare i suoi comandi, le sue norme e le sue leggi che oggi ti dò. Quando avrai mangiato e ti sarai saziato, quando avrai costruito belle case e vi avrai abitato, quando avrai visto il tuo bestiame grosso e minuto moltiplicarsi, accrescersi il tuo argento e il tuo oro e abbondare ogni tua cosa, il tuo cuore non si inorgoglisca in modo da dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d`Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz`acqua; che ha fatto sgorgare per te l`acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri, per umiliarti e per provarti, per farti felice nel tuo avvenire. Guardati dunque dal pensare: La mia forza e la potenza della mia mano mi hanno acquistato queste ricchezze. Ricordati invece del Signore tuo Dio perché Egli ti dá la forza per acquistare ricchezze, al fine di mantenere, come fa oggi, l`alleanza che ha giurata ai tuoi padri. Ma se tu dimenticherai il Signore tuo Dio e seguirai altri dei e li servirai e ti prostrerai davanti a loro, io attesto oggi contro di voi che certo perirete! Perirete come le nazioni che il Signore fa perire davanti a voi, perché non avrete dato ascolto alla voce del Signore vostro Dio.

Silenzio

G.: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Tutti: Amen.

G.: Fratelli e sorelle, siamo qui raccolti davanti al segno sacramentale che ci rivela il volto del Padre, la totale obbedienza del Cristo, la via dell’amore a cui lo Spirito ci forma. Sostiamo in ginocchio in prolungato silenzio, chiedendo allo spirito che è in noi, di aiutarci a pregare con semplicità di cuore.

Ognuno invoca in silenzio lo Spirito. Poi la guida invita alla preghiera con queste parole:

G.: Dopo aver invocato personalmente il dono dello Spirito, uniamo ora le nostre voci in un’unica preghiera.

RIT. Vieni Santo Spirito, vieni, vieni padre dei poveri, vieni, luce dei cuori vieni, dona vita nuova

(M.: F. Schermidori, Meraviglioso Dio, Canti per la preghiera di lode, San Paolo)

T.: Vieni Spirito santo:
tu dimori nel mio cuore
e non cessi di rivelarmi il volto del Padre.

Apri la mia mente al mistero del Pane di vita,
schiudi il mio cuore
perché esso possa trovarvi dimora,
plasma la mia volontà perché sia ad esso conforme.

Santo e divino Spirito, aiutami a sfiorare
il dono totale del Cristo
di fronte alla volontà del Padre.

Spirito d’amore,
vinci le mie resistenze
allontana le mie distrazioni
perché il mio stare qui sia povero e sereno,

sia semplice e orante
sia disarmato e raccolto.

(si ripete il ritornello in canto)

SECONDO MOMENTO:

ascoltare Cristo, Parola di vita.

Dopo aver orientato l’attenzione a Gesù-Eucaristia, siamo ora invitati a metterci in ascolto della sua Parola ripercorrendo una pagina eucaristica del Nuovo Testamento. La guida, dopo un atto di venerazione alla Parola, si porta all’ambone per proclamare un brano del Nuovo Testamento.

Si canta l’Alleluia con il seguente versetto:

“Io sono il pane vivo disceso dal cielo, dice il Signore, chi mangerà di me vivrà in eterno”.

L’ULTIMA CENA

Dal Vangelo secondo Marco (14,12-16.22-26)

Nella notte del dono supremo il Cristo ci offre la totalità della sua presenza nell’umile e fragile segno del pane eucaristico. Spezzò il pane: un gesto di cui è pecepibile il rumore, il dolore, il prezzo. Il mistero che adoriamo è mistero di un pane spezzato! Il primo giorno degli azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d`acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov`è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua. Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell`alleanza versato per molti. In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio». E dopo aver cantato l`inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Terminata la proclamazione del brano la guida ripone il libro sacro sulla mensa mentre tutti siedono. Dopo una pausa di silenzio invita i presenti a lasciar risuonare la parola, l’espressione o la frase dalla quale ognuno si è sentito maggiormente interpellato.

TERZO MOMENTO: adorare Cristo, Pane di vita.

Quando la Parola scende nel cuore, suscita lode, adorazione, richiesta di perdono. Siamo invitati ad esprimere tali sentimenti con un gesto, compiuto in silenzio davanti a Gesù vivente nel segno povero di un pezzo di pane.

IL GESTO DEL LIBRO SACRO

Chi lo desidera, in silenzio, si accosta a baciare il libro posto sull’altare, oppure può appoggiare la fronte sul libro e sostare un momento come segno di adesione vitale a quella Parola che il Signore ha detto per me.

Gesù sfama l’umanità con la sua Parola e con la sua stessa vita. Parola ed Eucaristia sono un tutt’uno per il cristiano. La prima si compie nella seconda. L’accoglienza della Parola trova la sua prova di autenticità in un comportamento sempre più conforme a quello di Cristo.

IL GESTO DEL GRANO

Ai piedi dell’altare viene preparato un sacco colmo di grano e sull’altare un cesto vuoto. Chi lo desidera può esprimere la propria adesione alla logica eucaristica, prendendo una manciata di grano dal sacco e deponendola nella cesta. Sia un atto di affidamento pieno e silenzioso a Dio.

Ogni seme, per essere fecondo, deve essere deposto nella terra, permettere alla vita di spezzarne il guscio, quindi germogliare, maturare, essere reciso, macinato. In un piccolo seme è racchiuso un grande mistero: il mistero dell’Eucaristia, espressione che evoca il dono, la gratitudine, la festa, ma anche il sacrificio, la morte, l’offerta.

IL GESTO DELL’INCENSO

Ai piedi dell’altare viene collocato un incensiere e un vassoio con grani d’incenso. Chi lo desidera può esprimere il suo atto di adorazione ponendo un po’ di’incenso nell’incensiere e sostando per qualche istante in adorazione davanti all’altare. L’offerta dell’incenso, da sempre, è segno di adorazione.

Non si dimentichi che è con questo gesto che i magi d’Oriente si chinano davanti al mistero dell’incarnazione.

All’inizio dell’Adorazione viene consegnato un piccolo lume. Chi lo desidera può in questo momento accenderlo alla lampada che arde accanto al Santissimo solennemente esposto e deporlo ai piedi dell’altare o in altro luogo indicato. Può essere significativo comporre, attraverso i lumini, il disegno di una croce o di una coppa, o il disegno stesso dell’ostia.

La luce è un simbolo carico di significato. Nella liturgia cristiana esso esprime la risurrezione, la vita, la Presenza. Tali doni non ci appartengono: possono solo essere attinti da Cristo, luce del mondo.

QUARTO MOMENTO: pregare in Cristo nostra vita per intercessione di Maria

G.: Il Sacramento che esprime la pienezza del dono di sè non può non tradursi in un dono per gli altri. Con Maria nostra Madre, vergine del silenzio e dell’ascolto, contempliamo il quinto mistero della luce: l’istituzione dell’Eucaristia. A Maria affidiamo ogni genere di fame presente nelle situazioni della nostra umanità, soprattutto la fame di Cristo, unico Salvatore e pane di vita del mondo.

“O Madre di Dio,

il tuo corpo si fece mensa

per custodire il pane celeste,

del quale chiunque mangerà non morirà”.

Padre nostro - 10 Ave – Gloria

G.: O Dio, prima di consegnarsi alla morte, il tuo unico Figlio affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio, convito nuziale del suo amore: fa' che dalla partecipazione a così grande mistero attingiamo pienezza di carità e di vita. Per Cristo nostro Signore.

Conclusione

G.: Fratelli e sorelle, Cristo presente a noi nel segno del suo Corpo e del suo Sangue, si offre al Padre per la salvezza del mondo intero. Deponiamo in questa sua offerta le persone e le situazioni che ci stanno maggiormente a cuore, pensando non solo alle nostre famiglie, ma al mondo intero, non solo alla nostra comunità cristiana ma a tutta la Chiesa, non solo alle situazioni di bisogno, ma anche ai tanti semi di speranza che per crescere hanno bisogno di grazia e di preghiera. Ad ogni intenzione spontanea rispondiamo: Padre, ascoltaci!

Seguono le intenzioni spontanee dei presenti. Al termine la guida invita a pregare con queste parole: (ad ogni intervento si canta il ritornello)

Rit. Dal cielo sei disceso come manna di luce, in croce sei salito come agnello di pace. Il tuo corpo è per noi il pane della vita, il tuo sangue è per noi il vino della gioia.

(T.: T. Ladisa - M.: A. Parisi, Cristo ieri, oggi e sempre, Paoline)

G.: Ecco, sei arrivato Tu, Signore, dalla morte. Sei giunto con il tuo vero Corpo nel cuore della notte portando i pani per l’amico importuno e affamato: le tue mani perforate dai chiodi spandevano fragranza in un amore spinto oltre l’impossibile nel gioco infinito del dono. Rit.

G.: Con lo sguardo fisso su di Te, Maestro, consumerò la mia vita di discepolo/a, amando. Mi metto all’ombra dei tuoi piedi là dove vivono i poveri, gli umili, i perduti e depongo notte e giorno ogni peso del mondo nel tuo cuore trafitto. Rit.

G.: In questa Eucaristia, ultima pienezza dell’esistenza umana riempirò il mio cuore di silenzio adorante in attesa della tua Parola guardandoti nel mistero del pane sull’altare, con le vesti impolverate del lavoro umano e il sudore sulla fronte. Rit.

Pane per la vita! Pane per la Chiesa sposa e pellegrina! Pane della dignità! Pane offerto, spezzato e condiviso! Pane per tutte le fami del mondo nell’abisso del mistero pasquale. Rit.

Dove l’Adorazione continua si rimane in silenzio, altrimenti mentre si canta l’ultimo ritornello si ripone il Santissimo Sacramento. Se è presente un sacerdote o un diacono si può concludere con la Benedizione eucaristica.

 

 

 

       
       

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal venerabile Giacomo Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro