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Assunzione della beata Vergine Maria
Donatella Scaiola
15 agosto
2003
Prima lettura:
Ap 11,19a;12,1-6a.10ab
Salmo responsoriale: Sal 44,10-12.15b-16
Seconda lettura: 1Cor 15,20-26
Vangelo: Lc 1,39-56
La
donna vestita di sole
La solennità
dell'Assunzione della beata Vergine Maria è così importante che la liturgia
ci offre molti testi su cui riflettere, dal momento che è prevista una messa
della vigilia e poi quella del giorno.
La liturgia del giorno si apre, nella prima lettura, con il testo del cap 12
dell'Apocalisse, uno dei brani più studiati di tutto il Nuovo Testamento. La
visione comincia mostrando l'arca dell'alleanza nel tempio del cielo
(11,19), il che ci permette di leggere quanto segue a partire da questa
categoria teologica fondamentale.
Nel cielo, luogo della trascendenza, abitazione simbolica di Dio, appare
un segno grande. Siamo all'interno della teologia giovannea, là dove
"segno" non significa "portento", uno spettacolo straordinario da ammirare,
ma un messaggio che va interpretato. Il "segno" è una realtà sotto gli occhi
di tutti, che, tuttavia, per essere compresa e letta in profondità, deve
essere decifrata. Questo segno riguarda una donna, sposa e madre. La donna
fa pensare al popolo di Dio, al rapporto sponsale fra Dio e il suo popolo.
Questa donna è vestita di sole, e richiama alcuni testi profetici,
per esempio, Is 52,1 e 61,10, in cui si dice che Dio riveste di abiti e di
gioielli la sua sposa. Dio, in un contesto di amore, di fidanzamento, di
alleanza, riveste il suo popolo. Oltre al sole, si dice che la donna ha
la luna sotto i suoi piedi: la luna permetteva di fissare i mesi, era un
punto di riferimento imprescindibile nella determinazione dei tempi
liturgici e del tempo in generale. La donna, dominando la luna, domina la
successione del tempo, non è intaccata dallo svolgersi delle vicende umane.
Infine la donna porta una corona di dodici stelle, cioè è collocata
idealmente al punto di arrivo di una trafila terrestre che si suppone
conclusa in modo positivo (la corona è, infatti, simbolo della vittoria).
In sintesi, si può dire che la donna, figura del popolo di Dio, viene
presentata in modo del tutto positivo, rivestita da Dio di tutto il meglio,
circondata da segni positivi che sono conseguenza dell'alleanza sponsale
alla quale ella corrisponde pienamente.
Il testo prosegue (v 2) mostrando un altro aspetto di questa donna-sposa. Si
parla adesso non tanto della situazione escatologica, ma della vita storica
di questa donna, che è impegnata nel parto. C'è nella donna una gestazione
continuata, un figlio che deve nascere. Il popolo di Dio, di cui Maria è
figura, ha già, ma insieme non ancora concluso la sua missione: ha in
gestazione qualcosa che dovrà dare alla luce. La donna viene presentata poi
in uno stato di tensione, urla per il travaglio, che è lungo e
particolarmente doloroso. Ma la donna dell'Apocalisse non è sopraffatta
dalle doglie del parto, vuole partorire, si impegna con tutte le sue energie
per riuscire a dare alla luce il figlio.
Questa donna-chiesa è
minacciata, in questo momento così delicato, dal drago enorme, figura del
male che richiama satana e il serpente di Gen 3. Tuttavia, per quanto feroce
e violento, il drago non riesce ad impedire alla donna di generare il
figlio, il quale viene rapito verso Dio. È questo un messaggio di speranza
che viene dato a noi che leggiamo, perché ci viene detto che il male non
avrà l'ultima parola, anzi, non riuscirà né a far del male al bambino né
alla donna.
Non
ha conosciuto la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore
della vita.
Maria
figura della Chiesa
Questo testo si può leggere in
senso personale, facendo riferimento alla vicenda di Maria, o in senso
ecclesiale, perché, come dicevamo, la donna è figura del popolo di Dio. In
realtà, non si tratta di due letture alternative, perché Maria nel Nuovo
Testamento viene presentata come figura della Chiesa, come persona concreta
che incarna ed esprime i valori della fede, che tutti noi siamo chiamati a
vivere, in modo eminente. Per la prima comunità dei discepoli di Gesù,
infatti, Maria fu una che si collocava dalla parte dei credenti, anzi, fu la
credente (Lc 1,45), la prima che, più e meglio di tutti, aveva accolto e
compreso la parola evangelica di Dio fatta carne in Gesù. Di qui il suo
sforzo di generare continuamente, e non una sola volta, il Cristo al mondo,
di farlo crescere fino a giungere alla pienezza della sua presenza in noi.
Maria è stata inoltre la memoria meditativa della prima Chiesa (Lc 2,19.51),
madre di sicura tradizione orale e di sapienza meditata, il ponte tra il
Risorto, asceso al cielo, e i Dodici. Maria, poi, è stata, come dice il
testo dell'Apocalisse, la donna che ha vissuto nel deserto (Ap 12,6).
La Chiesa, come la donna, si trova oggi nel deserto. È questo un segno
ecclesiale, un segno di Dio. Non dobbiamo uscire dal deserto prima che sia
venuto il tempo nel quale il Signore ci condurrà fuori. Stare nel deserto
significa affrontare una certa situazione di esilio, trovarsi emarginati. In
questa condizione sono necessarie le virtù proprie del tempo del deserto: la
povertà, la fiducia assoluta in Dio solo, la speranza e l'attesa del
compimento delle promesse. E che cosa si fa nel deserto?
Il testo del Vangelo ci presenta Maria che si mette in viaggio per aiutare
la cugina Elisabetta, anziana e incinta.
Nel deserto si vive il servizio, si esprime la disponibilità nei confronti
delle persone in difficoltà, si canta il Magnificat, riconoscendo
quello che Dio fa nella storia di chi è piccolo e si accetta come tale ("ha
innalzato gli umili"). Si canta perché, al di là di ogni previsione e di
ogni calcolo umano, si sperimenta che Dio "ha disperso i superbi nei
pensieri del loro cuore e ha rovesciato i potenti dai troni". Si loda il
Signore, se ne riconosce la grandezza, perché si testimonia che il drago
enorme è stato reso inefficace, e lo si afferma anche quando si vive ancora
in mezzo al male, rendendo testimonianza, nella fede, alla potenza di vita
del Dio invisibile. Nel deserto si fa come Maria che "conservava tutte
queste cose, meditandole nel suo cuore" (Lc 2,19.51).
Maria non ha compreso sempre tutto. Per questo, ella si ripeteva le cose e
le parole, vi rifletteva in silenzio e le custodiva nel suo cuore. Per
vivere con dei punti interrogativi, (e come si potrebbe vivere senza di essi
alla presenza del Signore?), bisogna rimanere in silenzio.
Maria andava diligentemente confrontando gli eventi che le si presentavano
con quello che ella conosceva delle Scritture, e questo non è solo un modo
di riflettere, ma anche di pregare. Vi sono dei punti interrogativi, delle
cose che, sul momento, non si comprendono, ma che bisogna custodire
scrupolosamente nel cuore, per far crescere in noi la Parola, per generare
il Cristo al mondo, come Maria.

Gerusalemme, chiesa della dormitio di Maria

Celebrare nella bellezza
"Nello
svolgimento del tempo ordinario spicca, per i suoi molteplici significati
teologici, la solennità dell'Assunzione della beata Vergine Maria (15
agosto). Essa è memoria antica della Madre del Signore, cifra e sintesi di
molte verità della fede”. (Direttorio su pietà popolare e liturgia)
*
Nella pietà popolare la festa mariana del 15 agosto è molto sentita. In
molti luoghi essa è ritenuta la festa per antonomasia della Vergine: il
giorno di santa Maria. In alcuni luoghi è diffusa la consuetudine di
benedire erbe aromatiche il 15 agosto, o di spargere mentuccia, erba
profumata dei campi alla portata dei poveri, per la processione con l'icona
della Dormizione di Maria. La solennità è ricca di due formulari di Messa.
C'è una "vigilia" che celebra Maria come Arca santa, abitata dal Signore e
il suo corpo santo vestito di incorruttibilità: beata, Maria perché ha
portato in grembo il Salvatore, ma soprattutto perché ha ascoltato e fatto
la Parola di Dio che in lei si è incarnata.
Le Chiese cristiane lungo la storia hanno celebrato in vario modo questa
veglia: spesso con una processione, come accade ancor oggi a Gerusalemme,
dove la Comunità cristiana ortodossa scende nella valle del Cedron alla
tomba della Vergine; altrove si accendono fuochi, si usano profumi ecc...
La Messa del giorno orienta alla contemplazione del santuario del cielo,
della celeste Gerusalemme e fa risuonare alle orecchie attente della Chiesa
il cantico di Maria che esprime l'esultanza per la meravigliosa salvezza
operata da Dio in favore della sua umile e piccola serva, immagine e
specchio della Chiesa e dell'umanità redenta.
* La sera della vigilia si potrebbe celebrare l’Ufficio delle letture e
venerare l’immagine della Madre di Dio con ceri, profumi e fiori, poi
lasciarla in mezzo all’assemblea per tutto il giorno della festa in modo che
i fedeli la possano venerare.
* Oggi nel Credo che recitiamo nella liturgia della Messa, hanno particolare
senso le parole: "aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che
verrà. Amen".
* Invitiamo i nostri lettori a riprendere in mano anche il n 7 di "La Vita
in Cristo e nella Chiesa" dello scorso anno, 2002, per lo schema ricco e
bello della veglia per la Pasqua di Maria (cf pp 25-40). Si può anche
preparare il bouquet adatto alla liturgia di questo giorno, come abbiamo più
volte suggerito su queste pagine.
C.C.
Due
pavoni, simbolo d'immortalità, si abbeverano alla sorgente della vita che è
Cristo. |
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