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MENSILE D'INFORMAZIONE E FORMAZIONE LITURGICA

 
 

 


Gesù guarisce il sordomuto

 DONATELLA SCAIOLA

23a del t.o. - 7 settembre 2003

 Prima lettura: Is 35,4-7
Salmo responsoriale:
145,7-10
Seconda lettura:
Gc 2,1-5
Vangelo:
Mc 7,31-37

 

Apriti alla salvezza!

“Egli viene a salvarvi!": il grido di speranza del profeta, pronunciato in un momento di grave pericolo per il suo popolo, un grido di speranza adornato dalle immagini più utopiche che il cuore possa sognare, trova in Gesù il suo compimento inaudito. Gesù si fa presente in maniera incredibile come potenza d'amore alla quale nulla resiste.
Il rinnovamento di cui parla Isaia interessa le debolezze del corpo mutilato, la debolezza dell'animo avvilito, la debolezza della natura incolta. Una corrente di gioia attraversa, irriga e vivifica tutto. E la ragione della gioia è la gloria del Signore, la sua ricompensa, la sua redenzione. La Gloria del Signore non è confinata a Gerusalemme: può andare in esilio (Ez 1) e apparire nel deserto, o in terra straniera, come dirà il Vangelo.
La guarigione dell'uomo avviene infatti in una terra pagana. Questa circostanza geografica viene evidenziata dallo strano percorso di Gesù che offre a Marco l'occasione per menzionare i territori pagani limitrofi della Galilea: Tiro, Sidone, la Decapoli. Per scendere da Tiro verso il lago di Galilea, Gesù va al nord attraverso la regione di Sidone; è come se, per andare da Firenze a Roma, uno passasse per Bologna! Ciò che importa non è la logica geografica, ma il suo significato: Gesù si aggira in territorio pagano, facendo miracoli, guarendo e moltiplicando i pani. Il tema del brano è la chiamata dei pagani alla salvezza. Il sordomuto guarito e reintegrato nelle sue facoltà diventa il rappresentante della primizia di salvezza nel mondo degli esclusi. Il racconto di questo miracolo, che si trova solo in Marco, sorprende per i gesti curiosi e strani di Gesù. Questi gesti e l'atteggiamento di Gesù sostituiscono in questo caso il dialogo con l'ammalato che è una componente essenziale dei miracoli evangelici. Con gesti che ritorneranno in occasione della guarigione del cieco di Betsaida, racconto anch'esso proprio di Marco (8,22-26), Gesù tira l'uomo in disparte dalla folla, mette della saliva nelle sue orecchie e gli tocca la lingua; poi, alzando gli occhi al cielo, come prima di benedire i pani (6,41), dice: "Effatà". La citazione in ebraico sottolinea l'aggancio storico e insieme il carattere determinante ed efficace della parola di Gesù. Come tutti i miracoli, anche questo, ancora più esplicitamente degli altri, significa quanto il Signore vuole operare in ogni ascoltatore. Questo miracolo, poi, ha la struttura dell'esorcismo battesimale in uso dalla Chiesa antica fino ai nostri giorni. In questo racconto vediamo anche le tappe del nostro itinerario di fede. Il discepolo, come tutti, divora tante chiacchiere, ma è sordo e inespressivo davanti alla Parola. Gesù lo guarisce perché possa far parte di quel popolo che risponde al Signore e ne canta le lodi. Gesù è proclamato come colui che "ha fatto belle tutte le cose: fa udire i sordi e parlare i muti". La prima affermazione lo riconosce velatamente come il Dio Creatore, che fece tutto e vide che era bello (Gen 1,3.12.18.21.25.31). La Parola che in principio comandò alla luce di emergere dalle tenebre, alla vita di emergere dal caos, all'amore di emergere dalla solitudine, la Parola
potente di Dio apre la chiusura di quest'uomo e gli permette di ascoltare e rispondere, cioè di entrare in relazione con il suo Dio.
Di fronte a quello che il Signore fa, i presenti sono immersi nello stupore, poi esprimono la loro meraviglia riprendendo le parole di Isaia che annunciava le guarigioni straordinarie che avrebbero accompagnato la venuta del Messia. Con questo segno, dunque, Gesù, in terra pagana si presenta come il Messia Salvatore e viene riconosciuto come tale.
Interessante notare che tutto questo episodio avviene senza menzionare i discepoli. Essi sembrano essere assenti, ma tutto è destinato al loro insegnamento. Il loro cuore indurito (6,52), il loro spirito senza comprensione (6,52; 7,18), non possono aprirsi alla potenza messianica del Signore, se non accettando il suo dominio sulle forze del male. La parola può venire restituita solo se anch'essi acconsentiranno a lasciarsi toccare le orecchie e la lingua da colui che ha fatto bene tutte le cose. Nel frattempo, sperimentano l'azione di Gesù solo come spettatori.
Anche noi, discepoli di Gesù Messia, possiamo aprirci alla lode, come hanno fatto coloro che hanno assistito al segno miracoloso, e unirci alle parole del salmo responsoriale: "Il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, ecc.".
L'intero salmo viene pronunciato dall'orante in prima persona, parlando al Signore o del Signore. Dio viene lodato a partire dai suoi titoli (mio Dio, mio re, ecc.), dai suoi attributi (grande, clemente, compassionevole, buono, giusto, misericordioso, ecc.), e soprattutto a partire da quello che ha fatto. Noi siamo invitati ad assumere i sentimenti del salmista, a personalizzarli a partire dalla nostra esperienza, a riconoscere la presenza del Signore nel nostro vissuto, di poveri, ai quali è stata data, per grazia, la possibilità di essere salvati dall'incontro con Lui.
Questa Parola potente, questa Parola vicina, straordinariamente vicina a noi, come potremo udirla oggi?
La seconda lettura, tratta dalla lettera di Giacomo, ci dà qualche indicazione in questo senso. Il pensiero generale di questo brano è chiaro: i cristiani, che sono stati liberati dalla loro chiusura, dall'incapacità di ascoltare la Parola e di rispondervi, non possono ammettere nel loro comportamento pratico un favoritismo che usi riguardi verso le persone che si distinguono per il loro tenore di vita socio-economico. Il favoritismo non è solo un sentimento o uno stato d'animo, ma un modo di agire contrario alla fede, che si palesa nei rapporti sbagliati verso le persone socialmente diverse.
Il discorso di Giacomo interpella anche il lettore attuale perché affronta problemi che sono ancora oggetto di riflessione, per esempio, il rapporto che intercorre tra la fede cristiana e la prassi sociale, che è un modo per rendere concreta la propria scelta battesimale. Se, infatti, con il battesimo dichiariamo di rinunciare a giudicare le cose e le persone secondo criteri troppo mondani, dobbiamo poi esprimere questo orientamento nelle scelte più operative della vita, quelle che riguardano appunto la prassi sociale. Il problema attuale del favoritismo è più complesso e non si può risolvere con alcune regole sull'accoglienza delle persone nell'assemblea cristiana. Il criterio che deve essere decisivo per una scelta cristiana è il confronto con la Parola di Dio che va letta in modo creativo, nella situazione storica, lasciandosi plasmare e trasformare dal Vangelo.

 Abbiamo bisogno di qualcuno che ci educhi all’ascolto e sciolga la nostra lingua. “Cristo dà la parola ad un muto”.  Miniatura di Liberale da Verona, libreria Piccolomini del duomo di Siena.  

Celebrare nella bellezza

* Nel rito del battesimo c'è un gesto singolare detto dell' "Effatà". Per i bambini è posto dopo il battesimo e i riti esplicativi cioè la consegna della veste bianca e della luce: il sacerdote tocca, con il pollice, le orecchie e le labbra dei singoli battezzati, dicendo: Il Signore Gesù, che fece udire i sordi e parlare i muti, ti conceda di ascoltare presto la sua parola e di professare la tua fede, a lode e gloria di Dio Padre. L'assemblea risponde: Amen. Nel rito per l'iniziazione cristiana degli adulti, questo gesto è compiuto sui battezzandi nei riti preparatori, cioè dopo la riconsegna del Simbolo, prima della scelta del nome cristiano e dell'unzione con l'olio dei catecumeni. Tutti questi riti sono normalmente compiuti il Sabato santo mattina. Il testo della rubrica al n 200 dice: "Con questo rito, in forza del suo proprio simbolismo, si sottolinea la necessità della grazia perché uno possa ascoltare la Parola di Dio e professarla per la propria salvezza”. Dopo la lettura del Vangelo che è il testo di oggi (Mc 7,31-37), il celebrante, toccando col pollice l'orecchio destro e sinistro dei singoli eletti e la loro bocca chiusa, dice: Effatà, cioè Apriti, perché tu possa professare la tua fede a lode e gloria di Dio. Come si può vedere la formula è un poco diversa. * Sordi e muti lo siamo tutti; se non è la grazia dello Spirito Santo ad aprire gli orecchi del nostro cuore e le nostre labbra alla professione di fede, nessun uomo è abilitato da solo a poterlo fare, non lo sa più fare per il peccato che lo abita.

* La Chiesa va annunciando il Vangelo nella certezza che Dio fa cadere il seme in un cuore buono e poi lo fa germogliare, crescere, portare frutto. Essa è solo serva della Parola che nella sua infinitezza si fa umile e povera, si lascia portare, opera poi senza forzare il cuore di nessuno: adoriamo, Signore l'annientamento della tua Parola; perdona lo spreco che di essa possiamo fare lasciandola cadere invano.

* Quando qualcuno ascolta e fa la professione di fede è giunto il tempo messianico, l'ultimo, quello predetto da Isaia: "... griderà di gioia la lingua del muto per ciò che ha udito… scaturiranno acque nel deserto… la terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti d'acqua". Il Signore è fedele.

* Dato che parliamo di ascolto, approfittiamo per tornare su di una questione disputata: foglietti si, foglietti no! L'ascolto nella liturgia è fondamentale: occorre allenarsi. La Parola che risuona nella nostra assemblea, o dovrebbe risuonare, ben proclamata, da lettori preparati e microfoni funzionanti, va ascoltata. Il foglietto, come quello, assai diffuso, chiamato La Domenica e simili sono un sussidio utile per prepararsi alla liturgia, per rileggere la Parola, per gli spunti e le attenzioni che suggeriscono. Durante la lettura però tutti debbono deporlo e ascoltare; a meno che uno non sia del tutto fisicamente sordo o, come purtroppo spesso accade, il lettore non legge bene e il microfono non funziona. Ascoltare, far scendere la Parola e aderire con il cuore, memorizzare, lasciarsi ammaestrare e istruire, domenica dopo domenica… Per educare all'ascolto, il lettore potrà anche dire, sino a che sia necessario: ora deponiamo i foglietti e ascoltiamo: … Dal libro del profeta Isaia…!

* Gli animatori hanno anche un altro compito: quello di far aprire la bocca al canto e alla preghiera tutti i presenti. C'è a volte una certa indolenza e persino pigrizia o timore: l'assemblea canta poco, risponde poco, soprattutto in certe occasioni come nei matrimoni o funerali. Il motivo è anche perché in tali circostanze si riuniscono persone che non frequentano abitualmente l'assemblea domenicale ma anche perché persiste una mentalità che il rapporto con Dio è solo personale, una questione che riguarda me e lui, perché scomodarsi? Davvero la comunità disturba, fa uscire da se stessi e molti non sono disposti a fare ciò; con la comunità ci si converte e questo è troppo duro!

* La riforma della liturgia fu attuata dal Concilio Vaticano II, come disse Paolo VI a chiusura della prima sessione, promulgando, 40 anni orsono, la Costituzione sulla Sacra Liturgia, "perché il popolo aprisse le mute sue labbra alla lode di Dio…".

* Domani è la festa della Natività di Maria: l'Aurora che precede il Sole, come canta la tradizione orante della Chiesa; nove mesi dopo l'Immacolata Concezione, l'otto dicembre. E' una delle feste mariane più belle di tutto l'anno liturgico che accomuna le Chiese d'Oriente e d'Occidente. Lo si ricordi negli avvisi e si inviti a partecipare alla Liturgia eucaristica e delle Ore.
C.C.
 

    Rito dell’effatà nel Battesimo.   

Preghiera della famiglia attorno alla mensa

Signore Gesù, tu fai bene ogni cosa,
tu sei il porto sicuro nel quale rifugiarci,
eppure con tanta facilità ci allontaniamo
dai tuoi insegnamenti.
Desideriamo credere in te, senza riserve o
misure, desideriamo essere tuoi
in pienezza e verità, per accogliere la tua parola
senza fraintendimenti.
Ti chiediamo umiltà per seguirti
e luce per comprendere ciò che ci chiedi;
rendici come tu vuoi perché il tuo Spirito possa
operare in noi per il progetto di salvezza.
Oggi ti doniamo la nostra volontà di essere tuoi
operatori, certi che ciò che tu compi è perfetto.
Sia lode al Signore, portatore di salvezza e di
amore. Amen.

Dario e Antonella

 

 

 

       
       

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal venerabile Giacomo Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro