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MENSILE D'INFORMAZIONE E FORMAZIONE LITURGICA |
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DONATELLA SCAIOLA 25a del tempo ordinario 21 settembre 2003 - anno B
Prima lettura: Sap
2,12.17-20 La croce del Figlio, l'unico giusto
La
prima lettura
sembra una predizione diretta della passione di Cristo, e probabilmente,
infatti, gli evangelisti hanno utilizzato questo testo come chiave di
lettura dell'evento della croce. Sullo sfondo del discorso si può
intravvedere l'esperienza del martirio, entrato nella storia del popolo di
Dio nel II sec. a.C., con i Maccabei. A partire da questa persecuzione, gli
Ebrei si sono domandati: com'è possibile che Dio, onnipotente e pieno di
amore verso i suoi, li abbandoni ai persecutori, permetta che vengano uccisi
solo perché sono fedeli a Lui e non accorra a salvarli?
Preghiera della famiglia attorno alla mensa
Dio Padre Onnipotente,
Nel Vangelo il bambino rappresenta chi è povero, chi deve dipendere dagli altri.
Celebrare nella bellezza * Oggi torna il discorso duro della passione, i discepoli non vogliono intenderlo e, come un paradosso, discutono chi di loro sia il più grande. Devono essere rimasti mortificati alla domanda di Gesù: “di che cosa stavate discutendo lungo la via?…”. Infatti tacciono. * In questa domenica possiamo approfittare per una verifica sul nostro servizio a Dio e a i fratelli, all'interno delle nostre comunità parrocchiali. E' chiaro: in parrocchia tutti sono tenuti a dare il proprio contributo secondo le possibilità e i doni ricevuti, è un impegno che deriva dall'iniziazione cristiana. Tutti dobbiamo attivarci per trasmettere la fede nella catechesi, celebrarla nella liturgia, mostrarla nella carità e solidarietà, questo però non perché abbiamo bisogno di essere gratificati, sentirci utili o perché abbiamo tempo da occupare. E' dovere gratuito, compiuto con grande umiltà, paghi solo del privilegio di poter lavorare nella vigna del Signore e servire l'avvento del regno di Dio. La nostra ricompensa è il Signore. Il servizio di Chiesa è da purificare dal protagonismo, dalle gelosie… Nessuno può farsi padrone di nulla, sia pure di un vaso di fiori o un armadio. Ciò che è dato, in tempo, energie, intelligenza, è dato, non mi appartiene più e non deve portare il mio nome. Non è molto cristiano trovare in buona evidenza, sotto uno degli arredi per la liturgia, il nome di chi l'ha donato: "la tua destra non sappia ciò che fa la tua sinistra…" o anche: "il più grande si faccia piccolo e servo",come Gesù. Dovrebbe esserci tra noi cristiani la gara che c'era tra i due amici santi Basilio e Gregorio: "Quando ci manifestammo vicendevolmente le nostre intenzioni e capimmo che l'amore della sapienza era ciò che ambedue cercavamo, allora diventammo tutti e due l'uno per l'altro: compagni, commensali, fratelli. Aspiravamo a un medesimo bene e coltivavamo ogni giorno più fervidamente e intimamente il nostro comune ideale. Ci guidava la stessa ansia di sapere, cosa fra tutte eccitatrice di invidia; eppure fra noi nessuna invidia, si apprezzava invece l'emulazione. Questa era la nostra gara: non chi fosse il primo, ma chi permettesse all'altro di esserlo…. E mentre altri ricevono i loro titoli dai genitori, o se li procurano essi stessi dalle attività e imprese della loro vita, per noi invece era grande realtà e grande onore essere e chiamarci cristiani" (cf Lettura dell’Ufficio del 2 gennaio). * I servizi nella liturgia richiedono disponibilità e sono molti: ne parla anche l'introduzione al Messale Romano ai nn 58- 73, in particolare: "i fedeli si dimostrino pronti a servire con gioia l'assemblea del popolo di Dio, ogni volta che sono pregati di prestare qualche servizio particolare nella celebrazione (cf n 62). Occorre dire che compiendo un qualche servizio ci si arricchisce molto personalmente, la comunità si manifesta adorna dei doni che lo Spirito distribuisce a piene mani e si fa comunione nella diversità. E' lo stile che deve rigorosamente essere quello del servo del Signore, badando sempre di essere comunità aperta, avviando altri, lasciando il posto, pronti ad occupare quello che nessuno vorrebbe perché magari nascosto ma indispensabile. * Che sarebbe la Messa parrocchiale della domenica se il coro non faticasse a prepararsi con adeguate prove di canto? Se qualcuno non pulisse la chiesa, non stirasse la tovaglia, non disponesse i fiori, non preparasse le preghiere, i lettori ecc? L'animazione liturgica è servizio al sacerdozio del popolo di Dio, richiede competenza, preparazione, studio e, lo ripetiamo, tanto dispendio. * Credere al potenziale evangelizzante dell'azione liturgica. In alcuni casi ha custodito la fede di interi popoli. Normalmente i fedeli non partecipano ad alcuna catechesi ma frequentano la Messa domenicale; è questa dunque una chance, una opportunità che abbiamo per istruire anche nella fede e nutrirla. Ecco perché sono importanti i ministeri, la competenza, lo svolgerli nel migliore dei modi. *
Due piccoli richiami vogliamo proporre su due questioni: il momento degli
avvisi e il modo migliore di fare l'esposizione eucaristica dopo la Messa. -
I Principi e norme per l'uso del Messale Romano(= PNMR o IGMR), ai n 123
dicono: "Detta l'orazione dopo la comunione, si possono dare, se occorre,
brevi comunicazioni (o avvisi) al popolo”. E' dunque stabilito il momento di
questo intervento; non è da farsi subito dopo la comunione dove invece si
deve rispettare il prescritto silenzio (cf ibid n 56j). - L'esposizione
dell'Eucaristia subito dopo la Messa va fatta secondo le prescrizioni del
Rito per il culto eucaristico fuori della Messa al n 111: "Se l'esposizione
è solenne e prolungata, l'ostia per la adorazione si consacra nella Messa
che precede immediatamente l'esposizione stessa e si colloca nell'ostensorio
sull'altare dopo la comunione. La Messa termina con l'orazione dopo la
comunione. Si tralasciano quindi i riti di conclusione. Prima di ritirarsi,
il sacerdote, secondo l'opportunità, colloca il Sacramento sul trono e lo
incensa". Se rispettiamo le indicazioni educhiamo il popolo e siamo guidati
a rettamente comprendere ciò che facciamo. Se per noi tutto fa lo stesso,
vanifichiamo i segni e ci impoveriamo, anzi, rischiamo di non capire o
essere devianti. Se prolunga la Messa, l'adorazione prepara anche la
successiva in maniera singolare anzi, ne acuisce il desiderio.
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La
Vita in Cristo e nella Chiesa |
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