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La grande veglia
della
notte pasquale
10
aprile 2004
Andreina Alfero
La notte più splendida del sole
La
più grande solennità cristiana, come del resto quella ebraica, avviene
nella notte. E' una notte unica, che ci introduce in un mistero unico, che
si prolunga nella nostra vita di credenti, di gente che entra nella notte
della morte con Cristo per risorgere con lui in un giorno senza tramonto.
Viviamo una notte che risplende, una notte singolare dunque, rispetto alle
altre, perché Cristo è risorto. In essa tutto è nuovo: il fuoco,
all'inizio, che accende la novità di Dio nella storia, il Figlio risorto,
simboleggiato dal cero ritto in piedi, luminoso e illuminante, che guida
l'assemblea che entra nell'aula liturgica, come l'antico Israele nella
terra della libertà, sotto la guida della colonna di fuoco che illumina e
riscalda le notti di quarant'anni di deserto, come noi abbiamo
attraversato la Quaresima di quaranta giorni. Innalziamo "il canto al
Signore risorto" che trionfa e coinvolge "tutta la terra,
inondata da così grande splendore". Questa è la notte che
cancella il debito della colpa antica lavandola nel sangue del vero
agnello, che libera gli schiavi e li fa passare attraverso l'acqua illesi.
I battezzati (i neofiti), sono questo nuovo popolo, noi siamo questo nuovo
popolo che nasce in questa notte per cantare l'immensità del tuo amore
per noi, che per riscattare lo schiavo hai sacrificato il tuo Figlio. Lo
splendido inno del preconio
pasquale conosce
il suo vertice nel proclamare “felice la colpa che ci ha meritato un
così grande redentore e felice la notte che sola ha meritato di conoscere
il tempo e l'ora della risurrezione”.
L'Eucaristia che celebriamo in questa notte è nuova ed anche noi
rinasciamo nel ricordo (memoriale) del nostro Battesimo, accogliendo
questa novità e lasciandoci ancora stupire dall'azione di Dio che rinnova
i suoi prodigi lungo il cammino dell'umanità.
La dimensione della veglia è da riscoprire, soprattutto ora che,
specialmente i giovani, sono diventati "il popolo della notte",
perché è questo il tempo forte delle esperienze-limite, e quella che ci
prepariamo a vivere in questa "notte di veglia di Dio per il suo
popolo" ci conduce ai limiti del suo mistero e del nostro, di
umanità redenta.
Di notte, nel sonno dell'uomo, simbolo della sua non-conoscenza, avvengono
i prodigi di Dio, nel nascondimento: lasciamo che sia davvero lui il
Signore della nostra vita, sia lui a condurla come fa con la storia del
mondo. Noi non sappiamo tutto, come una certa mentalità contemporanea
vorrebbe farci credere: vediamo, svegliandoci con la luce del giorno,
quello che Dio ha fatto per noi, quello che ha dato ai suoi amici nel
sonno (Sal 126). Per vederlo egli ci dona la luce di Cristo, simboleggiata
dal cero, perché possiamo leggere le Scritture al suo chiarore e al
calore del suo fuoco.

“Questa
è la notte in cui hai vinto le tenebre del peccato con lo splendore della
colonna di fuoco”. (Preconio pasquale)
Ripercorriamo
le tappe della storia della salvezza, per riviverne le esperienze forti e
contemplarne i protagonisti, iniziando dalla creazione del mondo con
Adamo, poi l'elezione di Abramo che offre il figlio nella prova della
fede, quindi il passaggio del Mar Rosso con Mosè, fino all'esilio e al
ritorno del popolo nella Terra, sulla parola dei profeti come Isaia, Baruc
e Ezechiele.
E' questo un lungo e calmo momento di ascolto in cui siamo chiamati a
riappropriarci delle nostre radici dell'esperienza dell'azione di Dio in
nostro favore, della gratuità del suo amore fedele nonostante le nostre
infedeltà o lentezze. Ci prepariamo così a celebrare il mistero
pasquale, chiedendo a Dio di comprendere "l'opera del suo amore
per gli uomini, perché i doni che oggi riceviamo confermino in noi la
speranza dei beni futuri", come preghiamo nella 2a orazione che precede il canto del Gloria. Siamo pronti ora per
quest'inno di lode, che aspettiamo da tutta la Quaresima e poi per
intonare il canto dell'alleluia, che esplode dopo il richiamo alla
realtà del nostro Battesimo, nella gioia e nell'impegno di camminare in
una vita nuova (Epistola, Rm 6,3-1), partecipazione alla risurrezione del
Signore, che vuole vivere risorto in noi.
Celebriamo il Signore, allora, (salmo responsoriale)
in questa notte in cui contempliamo il prodigio della sua misericordia
eterna, l'amore più forte della morte (cf Ct 8,6) e vediamo la sua destra
che compie il prodigio della vita risorta, una meraviglia ai nostri occhi:
questa è l'opera del Signore. Il salmo 117 ci accompagnerà nella
liturgia della Parola dell'ottava di Pasqua, perché un giorno solo è
troppo poco per cantare le grandezze di Dio: la grazia della Pasqua si
estende ai cinquanta giorni del suo tempo, per concludersi nella
Pentecoste, nella pienezza del dono dello Spirito, che viene a compiere il
progetto del Padre realizzato nel dono del Figlio. Questa notte e nel
giorno che verrà il protagonista è Dio: il Padre che risuscita il Figlio
nella potenza dello Spirito.
L’acqua figura del nostro battesimo
Il segno dell'acqua richiama morte e vita, come
l'Eucaristia a cui il Battesimo introduce. Viviamo adesso un'esperienza
forte di comunione con la Chiesa celeste dei santi, cantando le litanie,
ricordando il nome degli amici di Dio. In questa notte non ci sono
separazioni, perché il Risorto ha spezzato i vincoli della morte,
tornando alla vita, e della vita, portandola oltre la morte.
La preghiera per la benedizione dell'acqua, sia nel caso che ci siano
battezzandi o no, ci offre una sintesi mirabile della storia della
salvezza riprendendone gli eventi collegati alla presenza e all'importanza
dell'acqua: alcuni li abbiamo già meditati nel lungo tempo di ascolto
della Parola all'inizio della veglia, come la creazione e il passaggio del
Mar Rosso.
Ora, la luce che abbiamo acceso al cero, al fuoco nuovo, rischiara la
nostra rinnovazione delle promesse battesimali. Non cadiamo
nell'automatismo di questo rito, ma cogliamo quest'occasione propizia per
una riflessione sincera, per una richiesta di aumento di grazia, di
esperienza della vita di Cristo risorto in noi. E' davvero la fede che si
rinnova, che ringiovanisce e cresce nel fatto stesso del manifestarsi
comunitariamente.

“Ravviva in noi, Signore, nel
segno di quest’acqua benedetta, il ricordo del nostro Battesimo”.
(Benedizione dell’acqua lustrale) 
Celebrare
la bellezza
La Veglia pasquale inizia nell’oscurità all’esterno della chiesa e
poi man mano acquista tutta la sua luminosità e festosità fino al suo
centro che è sempre la liturgia eucaristica. L’altare sia ornato a
festa con i fiori e una bella tovaglia, così pure l’ambone e lo spazio
in cui verrà collocato il cero pasquale. L’ambiente tutto sia veramente
festivo, preparato per il banchetto nuziale con lo Sposo che è in mezzo
agli invitati alle nozze pasquali. Il colore dei paramenti deve esprimere
una letizia solenne: dal bianco all’oro. E’ la Pasqua del Signore! In
questa solenne veglia, madre di tutte le veglie, la Chiesa attende la
risurrezione di Cristo e la celebra nei sacramenti. La tradizione
rabbinica distingueva quattro notti fondamentali della rivelazione divina.
La prima notte fu quella della creazione quando le tenebre furono spazzate
via dalla parola divina: “Sia la luce” (Gen 1,3). La seconda notte fu
quella dell’alleanza con Abramo: “Mentre il sole tramontava e si fece
buio fitto il Signore concluse l’alleanza con Abramo” (Gen 15,17-18).
La terza notte è quella dell’esodo, della liberazione dall’Egitto, la
notte della Pasqua e della libertà (Es 12). La quarta e ultima notte sarà
quella messianica, una notte a cui non succederà più il giorno e la
notte, ma sarà luce perenne, giorno unico e continuo, giorno senza
tramonto, poiché il Signore sarà la lampada eterna.
In questa notte si usi ciò che di più bello si ha; se fosse necessario
si facciano confezionare vesti liturgiche proprio per questa celebrazione,
centro di tutto l’anno liturgico, che potranno poi servire anche per le
altre domeniche di Pasqua. Nelle chiese dove è presente il fonte
battesimale lo si adorni con fiori e lo si illumini, poi si inviti la
gente che viene per l’assemblea eucaristica a visitare il battistero
sostandovi un momento, ringraziando il Signore per la grazia battesimale e
rinnovando gli impegni del proprio Battesimo.

Da Pasqua fino a Pentecoste in tutte le nostre chiese arde il cero
pasquale, uno dei simboli più importanti della ricca e solenne liturgia
della grande veglia. Secondo il rito romano all’inizio della veglia il
sacerdote innalza il grande cero, acceso dal fuoco nuovo, presentandolo
per tre volte ai fedeli e accompagnando il gesto con l’acclamazione
“Cristo luce del mondo”. Esso è simbolo di Cristo la cui risurrezione
viene solennemente annunciata all’inizio della celebrazione. Nella
liturgia ambrosiana nell’antico testo del preconio pasquale si legge:
“Ecco: in questa notte beata la colonna di fuoco risplende e guida i
credenti alle acque che danno salvezza. Vi si immerge il Maligno e vi
affoga, ma il popolo del Signore salvo e libero ne risale. Come ai magi la
stella, a noi si fa guida nella notte la grande luce di Cristo risorto,
che il sacerdote con apostolica voce oggi a tutti proclama”. Il cero
viene paragonato alla colonna di fuoco dell’Esodo che condusse il popolo
eletto, attraverso il mar Rosso, dall’Egitto alla terra promessa. Allo
stesso modo la luce del cero conduce i nuovi redenti alle acque di
salvezza del Battesimo, dove entriamo nella morte e risurrezione di
Cristo. Il cero è paragonato anche alla stella che condusse i magi
all’incontro con Cristo vero Dio; allo stesso modo conduce la Chiesa
all’incontro con il Risorto.
La veglia di questa notte luminosa, vertice di tutto l’anno liturgico,
invita i fedeli a ripercorrere il cammino dell’esodo lasciandosi guidare
dalla luce divina. Al chiarore della luce del cero che progressivamente si
diffonde sulla Chiesa, ripercorriamo le tappe della storia della salvezza
attraverso le letture bibliche:
Prima lettura:La
creazione del mondo (Gen 1,1-2;2,2).
Seconda lettura: Il
sacrifico di Abramo nostro padre nella fede (Gen 22,1-18).
Terza lettura:L’esodo
dall’Egitto e la Pasqua mosaica (Es 14,15;15,1).
Quarta lettura:L’affetto
perenne del Signore nostro redentore (Is 54,5-14).
Quinta lettura:Venite
a me e vivrete, stabilirò per voi un’alleanza eterna (Is 55,1-11).
Sesta lettura:Cammina
allo splendore della luce del Signore (Bar 3,9-15.32;4,4).
Settima lettura: Vi
apergerò con acqua pura, e vi darò un cuore nuovo (Ez 36,16-28).
Epistola:Cristo
risuscitato dai morti non muore più (Rm 6,3-11).
Salmo responsoriale: Sal
117 - In questa notte più chiara del giorno, più splendida del sole, più
bianca della neve, la Chiesa canta al suo Signore l’inno della lode,
facendo suo il grido di esultanza dell’antico Israele: alleluia,
alleluia, alleluia!
Vangelo:Lc
24,1-18 - In questa notte, la Chiesa si fa mirofora per rendere culto al
Signore, riceve l’annunzio che la rende, lungo la storia, icona
epifanica del Risorto.
E.V. |