La Vita in Cristo e nella Chiesa
Mensile di formazione liturgica e Informazione 

 

 

La domenica
“del Signore risorto”

11 aprile 2004

Andreina Alfero

Prima lettura: At 10,34.37-43
Salmo responsoriale: Sal 117,1-2.16-17.22-23
Seconda lettura: Col 3,1-4
Vangelo: Gv 20,1-9

Egli doveva risuscitare dai morti

Noi corriamo il rischio di essere come le donne (Lc 24,1-12), che vogliono ancora fare qualcosa, dopo il riposo del sabato, in cui sono state attive nel cuore, nel desiderio. Vanno al sepolcro di Gesù per dare il loro contributo, ma non ce n'è bisogno perché il suo corpo non c'è più: saranno loro indicate le "strade" per la loro "buona volontà" (Lc 24,9: "tornate dal sepolcro, annunziarono…"). Ora occorre solo essere aperte alla luce sfolgorante che ci inonda, per non continuare a cercare tra le realtà segnate dalla morte, il Vivente. In questi giorni, forse non sempre abbiamo dato importanza a come ci ha parlato, al fatto che ci abbia o meno toccato con la sua Parola, lasciando in noi una traccia profonda. All'inizio del nostro cammino di sequela, come le donne in Galilea, anche noi abbiamo ascoltato perplessi quando Gesù cercava di far capire il progetto del Padre: il Figlio dovrà essere consegnato da Dio, soffrire, morire sulla croce e risorgere. Le donne lo sapevano, ma come i discepoli, non avevano capito e avevano timore di chiedere spiegazioni (Lc 9,44-45).
Gli undici, chiamati così per "mettere il dito sulla piaga", la "ferita" del tradimento di Giuda, non credono alle loro parole, come le donne non avevano compreso quelle di Gesù: sono così assimilate al suo destino di Maestro incompreso. Pietro, si staglia ancora una volta sul gruppo, come del resto si era messo in evidenza nella passione del Signore (Lc 22,54ss). Va al sepolcro: anche lui cerca ancora il morto nella morte, vede solo le bende, l'aspetto marginale del mistero. Non aveva ancora capito che doveva risorgere, che questo era il piano del Padre e del Figlio. Certo lo scandalo della morte in croce è il sasso (scandalon) che ha fatto inciampare tutti, anche lui, Pietro, Kefa, la roccia su cui si fonderà la fede della Chiesa (Mt 16,13 ss). C'è in lui come un'inquietudine, uno stupore, ma non bastano ancora alla fede, alla cui nascita e crescita la liturgia battesimale, che segue l'omelia, è ordinata.
Come comunità celebriamo questo giorno di Cristo risorto (
salmo responsoriale della Messa del giorno), nell'esultanza di lui, veramente risorto (antifona d'ingresso e sequenza), vittima sacrificata per noi, a cui innalziamo il sacrificio di lode. Se veramente anche noi siamo risorti con lui, (seconda lettura) allora rivolgiamo lo sguardo, la tensione del cuore, a lui che vive in un ordine diverso e ci chiede di incarnare uno stile diverso nel mondo, lasciando che egli trasformi il nostro modo di pensare, giudicare, agire con la potenza dello Spirito, dono del Risorto (Gv 20,22). Così saremo davvero, esistenzialmente, i testimoni della sua risurrezione, vivendo in comunione con lui, non solo l'esperienza sacramentale di bere e mangiare alla sua presenza (prima lettura): è questa la qualifica del nostro essere annunciatori del Risorto con le parole.
Sostiamo in questo tempo nel sepolcro vuoto, contemplando il mistero dell'amore fedele di Dio, al suo Figlio e all'umanità. Non restiamo fuori come Maria di Magdala, (Gv 20,1-8) che cerca ancora un morto, che qualcuno può portarle via. Nessuno ci può prendere l'esperienza del Risorto, perché è lui che ci ha presi e nascosti in lui (
seconda lettura). Entriamo nel sepolcro col discepolo amato da Gesù, prediletto anche nell'esperienza della fede che vede e crede, perché illuminata dall'amore di chi ha compreso il cuore di Dio, palpitante nel Figlio incarnato, perché gli ha consegnato la sua testa, nella cena dell'addio (Gv 13,25), deponendo in lui la sua vita. Allora possiamo anche noi entrare nel cuore del Maestro, cuore che la morte non ha distrutto, che il sepolcro non ha potuto trattenere, come la nostra fede di discepoli, che è chiamata a crescere nella comprensione delle Scritture, "piene di Cristo" dove lui stesso ci spiega che doveva risuscitare dai morti, doveva sopportare queste sofferenze (Vangelo della Messa Vespertina), per entrare nella sua gloria e condurci con sé.

Cristo risorto e le Marie al sepolcro. Affresco del Beato Angelico, convento di S. Marco (Firenze).

 

Ti lodiamo o Padre,
per Cristo nostra Pasqua,
immolato per noi come vero agnello,
venuto a togliere il peccato del mondo
prendendolo su di sé,
venuto a morire per distruggere la morte
e risorgere per ridarci la vita.
Per mezzo di lui
rinascono a vita nuova
i figli della luce
e si aprono ai credenti
le porte del regno dei cieli.
In lui morto è redenta la nostra morte,
in lui risorto, tutta la vita risorge.
Egli continua ad offrirsi per noi
e intercede come nostro avvocato:
sacrificato sulla croce non muore più
e con i segni della passione
vive immortale.
Egli è il vincitore del peccato e della morte
ed in lui tutto l'universo risorge e si rinnova
e noi ritorniamo ad attingere
con abbondanza
alle sorgenti della vita.
Offrendo il suo corpo sulla croce,
Cristo diede compimento ai sacrifici antichi
e donandosi per la nostra redenzione,
divenne altare, vittima e sacerdote.
Nella pienezza della gioia pasquale,
partecipiamo all'esultanza della tua Chiesa
su tutta la terra.
(dai prefazi pasquali)

 

Preghiera della famiglia attorno alla mensa

Signore, noi siamo il tuo popolo radunato dalla
buona notizia. Crediamo alla testimonianza di
Maria di Magdala, di Pietro, di Giovanni…, ed
alla ininterrotta fede della Chiesa: tu sei veramente
risorto! Vogliamo sempre portare questa
certezza nel cuore e con essa interpretare
ogni avvenimento della vita. Non ci potrà mai
mancare la gioia. Lode a te che hai vinto il negativo
della storia. Amen.
Dario e Antonella

 

Celebrare la bellezza

Con la veglia pasquale la comunità ha celebrato il mistero centrale della sua fede: il passaggio dalla morte alla vita del suo Signore e Maestro. Dopo aver ripercorso con lui le tenebre della notte, di ogni notte, con la potenza della Parola e del sacramento, la Chiesa è entrata nell'ottavo giorno, nel giorno senza tramonto, l'alba della risurrezione, come ci fanno cantare alcuni inni della liturgia delle ore.  

“Sfolgora il sole di Pasqua, risuona il cielo di canti, esulta di gioia la terra. Dagli abissi della morte Cristo ascende vittorioso insieme agli antichi padri. Accanto al sepolcro vuoto invano veglia il custode il Signore è risorto” (Inno delle lodi del giorno di Pasqua) “O giorno primo ed ultimo, giorno radioso e splendido del trionfo di Cristo. Il Signore risorto promulga per i secoli l’editto della pace. Pace fra cielo e terra, pace tra tutti i popoli, pace nei nostri cuori. L’alleluia pasquale risuoni nella Chiesa pellegrina nel mondo, e si unisca alla lode armoniosa e perenne dell’assemblea dei santi”.
(Inno delle lodi, domeniche t.o.)

All'unisono con la testimonianza di Pietro anche la comunità convocata oggi per la celebrazione eucaristica è testimone di ciò che è avvenuto. L'esperienza della fede nel Risorto si fonda in quell'aver mangiato e bevuto con lui dopo la risurrezione. E' proprio nella celebrazione e con la celebrazione eucaristica che si manifesta e trova il suo centro dinamico di crescita l'essere morti e risorti con Cristo, che il Battesimo ha realizzato sacramentalmente nell'esistenza del cristiano. Il sepolcro vuoto ed il ricordo della Parola di Gesù aprono allo stupore la mente e il cuore dei discepoli portandoli a scoprire, nell'assenza, la presenza del Risorto che in modo definitivo resta in mezzo ai suoi. La liturgia celebra la presenza nuova del Signore Gesù nella vita della Chiesa e nella storia, una presenza viva, efficace e molteplice (cf SC 7).

Il primo elemento da sottolineare nella celebrazione eucaristica di oggi è quello della presenza della comunità celebrante: è il segno che manifesta la Pasqua del Signore, è l'umanità nuova sgorgata dalle acque abbondanti del mistero pasquale!

Altro elemento è il fonte battesimale insieme al segno di croce. La comunità può essere invitata a prepararsi alla celebrazione eucaristica raccogliendosi intorno al fonte battesimale; dopo il canto d’ingresso, il presidente inviterà la comunità a prendere coscienza di ciò che significa iniziare ogni celebrazione eucaristica col segno della croce, quindi, bagnando le dita nell'acqua del fonte, si segnerà e dirà ad alta voce la formula a nome di tutti; dopo inviterà i fedeli a fare il segno di croce con l'acqua benedetta. Ci si avvierà verso l'altare mentre si potrà eseguire un canto che richiami l'identità ecclesiale.

Un’altra possibilità alternativa può essere il rito dell’aspersione con l’acqua, benedetta nella veglia della notte. Dopo il saluto il celebrante introduce il rito con queste parole: “Fratelli e sorelle, l’annuncio della risurrezione che proclamiamo di nuovo in questo santissimo giorno, rinnova l’eco gioioso dei canti, delle preghiere e del messaggio di vita che abbiamo celebrato nella notte trascorsa. Nuovo è il fuoco della speranza, che brilla ancora nella fiamma del cero pasquale, nuovi i cuori che continuano a cantare l’alleluia pasquale. L’aspersione con l’acqua, solennemente benedetta nella veglia che ha preceduto l’alba di questo giorno, ci confermi nella fede battesimale per recare, in novità di vita, il Vangelo della risurrezione e magnificare il Signore”.

Attenzione particolare sarà data al momento della liturgia della Parola e al ministero del diacono all'interno della celebrazione eucaristica. Per questo motivo, oggi, sarebbe bello poter proclamare il santo Vangelo in canto.

Il mangiare e bere al banchetto eucaristico rende la comunità celebrante testimone della risurrezione di Cristo. Si possono invitare i fedeli a salutare le persone, che si incontreranno dopo la celebrazione eucaristica, con l'espressione Cristo è risorto piuttosto che con l'abituale formula di buona Pasqua.

Doriana Giarratana

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal venerabile Giacomo   Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro