La Vita in Cristo e nella Chiesa
Mensile di formazione liturgica e Informazione 

 

 

La domenica
“della fede di Tommaso”

2a di Pasqua - 18 aprile 2004

 Roberto Soprano

 Colletta

Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del tuo popolo, accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l'inestimabile ricchezza del battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del sangue che ci ha redenti.

L'intervento di Dio nella nostra storia è magistralmente sintetizzato e racchiuso da tre verbi: rigenerati, purificati, redenti. Dio ha già fatto tutto per noi, e questo soltanto per il suo amore gratuito. Tutto abbiamo ricevuto in dono, ricchezza perfettibile che può essere ulteriormente arricchita da chi l'ha donata. A quanti pensano ancora che l'impegno cristiano si risolva in una generosa e fedele pratica religiosa, la preghiera suggerisce la riflessione di cui sopra: in tutto siamo dono di Dio che ci ha immesso nella sua stessa vita. Fatta questa considerazione, come non cercare un grande amore di riconoscenza che permetta di contemplarci, innanzitutto, nell'amore creativo di Dio.

Prima lettura: At 5,12-16

La prima lettura racconta alcuni miracoli della Chiesa primitiva, comunità che ascolta la dottrina degli apostoli, che attualizza quel potere di risurrezione e di vita donatole da Gesù. Si tratta di guarigioni fisiche e spirituali avvenute al semplice passaggio di Pietro, di cui si prende nota senza ostentazione, perché è più importante considerare la forza di vita spirituale della Parola di Dio annunciata dalla Chiesa che lasciarsi conquistare dal sensazionale. L'intervento degli apostoli è necessario affinché il Signore, mediante la loro collaborazione, dimostri la sua forza; ancora più efficace quando associato alla manifesta debolezza dei suoi ministri. Gli apostoli, quindi, mostrano realmente di avere gli stessi poteri di Cristo, anzi compiono opere anche più grandi; basta la loro ombra.

Seconda lettura: Ap 1,9-11a.12-13.17-19

L'Apocalisse è il libro in cui Gesù si rivela nei suoi poteri di Risorto. Il brano racconta la prima rivelazione avuta da Giovanni, prigioniero di un carcere speciale romano nell'isola di Patmos, durante un'estasi avvenuta di domenica, nel giorno del Signore, come per ricordarci che ogni domenica la Chiesa è chiamata, nel corso dell'assemblea eucaristica, a proclamare sempre di nuovo la sua fede nella signoria di Cristo; in questa rivelazione si definiscono in modo inequivocabile le caratteristiche del Risorto: ha la pienezza della vita, ha potere come dimostrato risorgendo da morte e come dimostrerà con la risurrezione degli eletti. Questa pagina dell'Apocalisse si risolve in un invito a collocare la Pasqua al centro della nostra fede, della liturgia, della storia e dell'esistenza, a riappropriarci di una spiritualità autentica e, quindi, lontana da una religiosità folcloristica, sentimentale e abitudinaria.

Vangelo: Gv 20,19-31

Il Signore già durante la sua vita si era definito come la risurrezione e la vita e, apparendo ai suoi discepoli, salutandoli e mostrando le proprie ferite, conferma quanto già rivelato. Il brano scelto per questa liturgia suggerisce di fissare l'attenzione su tre punti di fondamentale importanza. Emerge, prima di tutto, il potere che il Cristo ha ottenuto con la risurrezione e che è trasmesso ai discepoli. In secondo luogo, è proposto il criterio per aderire alla fede: non si tratta di toccare e vedere, ma di accogliere un annuncio che è dato. Ultimo elemento è il chiarimento dell'obiettivo che l'evangelista si è prefisso nella stesura del suo Vangelo: ottenere la fede in Gesù riconoscendolo Cristo e Figlio di Dio e adoperandosi affinché, tramite questa fede, tutti possano tendere a conseguire la vita eterna.

Parole dalla Parola

"Beati quelli che pur non avendo visto crederanno". Per arrivare alla fede si può passare anche attraverso un itinerario tormentato o incerto ma accessibile a tutti, anche a chi è ancora un po' giudeo come Tommaso che ha bisogno dei segni per credere. Proprio per questo lo sentiamo vicino, affine alla nostra sensibilità, conforto per quanti procedono a fatica nella galleria, spesso oscura, che conduce alla ricerca di Dio. Era l'unico degli undici a non essere nel cenacolo la domenica di Pasqua, quando il Signore si mostrò vivo; ed ora, la seconda domenica di Pasqua, otto giorni dopo, come dice Giovanni, eccolo protagonista di un incontro memorabile. I suoi amici gli dicono “abbiamo visto…”, ma Tommaso replica: "Se non vedo… non crederò". Come biasimarlo? Probabilmente, avremmo fatto la stessa cosa… Il vedere è il modo più semplice per conoscere, ed anche il modo più semplice per credere. Anche il discepolo che si era recato al sepolcro vide e credette, Maria Maddalena vide il Signore e poi lo riconobbe. Persino il cieco nato prima vide il Signore e poi credette in lui. La fede nasce da un'esperienza, come la conoscenza. Si può parlare solo di quello che si è visto e sentito. Perciò il desiderio di vedere è naturale, ovvio, un'esigenza che può essere considerata quasi alla stregua di un diritto. Il problema si pone perché, per qualche motivo che non sappiamo, la sera di quel memorabile primo giorno dopo il sabato, in quello stesso luogo dove erano riuniti tutti gli altri, lui non c'era e l'assenza impedisce l'esperienza. Tommaso non ha potuto credere non perché fosse duro e testardo, incredulo e poco sensibile, come a volte è dipinto, ma semplicemente perché, a differenza dei suoi amici più fortunati, non c'era. Tutti gli altri credono perché hanno visto; prima di aver visto erano esattamente come lui. Quando Gesù gli appare, in realtà non lo rimprovera per aver desiderato vedere, ma lo invita a fare un salto di qualità che agli altri non era stato chiesto: "Metti qua il tuo dito guarda…". Il problema di Tommaso ed eventualmente nostro, agli occhi del Signore, non è di aver desiderato vedere, ma di non aver creduto prima di vedere. Gesù non mette il credere contro il vedere, non mette la fede contro l'esperienza, non invita ad una fede cieca. Invita, piuttosto, a credere per riacquistare la vista, esattamente come aveva fatto con il cieco nato. In altre parole Tommaso ragionava dicendo: bisogna vedere per credere. Gesù contesta questa logica contraddicendolo: bisogna credere per vedere. Gesù non disapprova il desiderio di vedere, ma rifiuta la pretesa di farlo senza fede. L'esperienza di Tommaso sottolinea il passaggio dalle cristofanie alla testimonianza, dai segni all'annuncio. Nel tempo della Chiesa, credente è chi, superata la pretesa di vedere, accetta la testimonianza autorevole di chi ha veduto. Nel tempo di Gesù visione e fede erano abbinate, ma ora, nel tempo della Chiesa, la visione non deve essere più pretesa, il segno che conduce alla fede si è trasformato; non è più oggetto di visione diretta ma di testimonianza. Provvidenzialmente, però, nella Chiesa non c'è posto solo per i poveri ed i malati nel corpo ma anche per chi vive una crisi di fede o ha una fede ancora immatura ed imperfetta. E' sufficiente che costoro non blocchino il loro desiderio di ricerca e la loro attesa. Alla fine, anche per loro, potrà capitare quello che accadde quella sera a Tommaso.
soprano@fastwebnet.it

    “Metti qua il tuo dito... stendi la tua mano... non essere più incredulo ma credente”.

Cima da Conegliano, Galleria dell’Accademia di Firenze.

  

Preghiera della famiglia attorno alla mensa

Trinità beata, grazie per averci creati e redenti.
Ci piacerebbe vedere la tua pace riempire i villaggi
del mondo, la tua potenza piegare in un
momento la resistenza di ogni male, morale e
fisico. Ci piacerebbe vedere da subito il tuo giorno
e godere in comunione con te la gioia della
riconciliazione universale.
Aiutaci ad essere annunciatori coerenti del tuo
amore per l'uomo. Amen.
Dario e Antonella

Celebrare la bellezza

La seconda domenica di Pasqua conduce la comunità celebrante dallo stupore alla gioia della scoperta che il Signore è presente in mezzo ai suoi e continua ad operare per mezzo della sua Chiesa. Contemplare Cristo implica saperlo riconoscere dovunque egli si manifesti, nelle sue molteplici presenze, ma soprattutto nel sacramento vivo del suo Corpo e del suo Sangue. La Chiesa vive del Cristo eucaristico, da lui è nutrita, da lui è illuminata. L'Eucaristia è mistero di fede ed insieme "mistero di luce" (Ecclesia de Eucharistia, 6). E' Cristo che si rende presente mediante il sacrificio eucaristico, realizzando nell'oggi della Chiesa la salvezza, una salvezza che vuole raggiungere tutti gli uomini ed ogni uomo nella totalità. Il Cristo è il Signore della storia e dell'universo, il Primo e l'Ultimo, il Vivente: è questo che proclama la Chiesa ogni volta che celebra.

Anche oggi nella nostra assemblea celebrante risuoneranno le parole del Cristo Risorto: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace". L'abbondanza dei beni messianici che scaturiscono dal mistero pasquale di Cristo, diventa dono per la Chiesa, un dono da ricevere e da condividere. La comunione con il Cristo fonda il mandato missionario per la Chiesa: "La missione della Chiesa è in continuità con quella di Cristo: «come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi»” (Ecclesia de Eucharistia, 22).

La fede nel Signore risorto passa inevitabilmente nell'esperienza della sua passione e morte, nel mettere il proprio dito in quel mistero profondo d'amore. Nell'atto di fede c'è un aspetto di accoglienza di una testimonianza ecclesiale: "Abbiamo visto il Signore" ed un aspetto di esperienza personalissima che conduce il credente ad esclamare: "Mio Signore e mio Dio!".

Nella celebrazione eucaristica di oggi, che ancora una volta ci fa contemplare le meraviglie dell'amore di Dio, si possono sottolineare tre momenti: - l’ atto penitenziale, che vivremo in atteggiamento di profonda gratitudine. E' l'espressione dell'amore di Cristo, attento alle nostre debolezze e fragilità, che ha donato alla sua Chiesa il potere di rimettere i peccati nel suo nome, specialmente con il sacramento della Penitenza. - la professione di fede(Credo): dove il numero delle persone lo consente si potranno preparare dei cartoncini in cui viene riportato il testo del Credo. Dopo l'omelia il presidente della celebrazione, introducendolo con una breve monizione, potrà far rivivere la consegna del Credo, per far sperimentare il significato dell'apostolicità della fede. - lo scambio della pace che oggi potrà essere data solamente dal celebrante.

Doriana Giarratana

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal venerabile Giacomo   Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro