La Vita in Cristo e nella Chiesa
Mensile di formazione liturgica e Informazione 

 

 

La domenica
“dell’incontro con il Risorto”

3a di Pasqua - 25 aprile 2004

 Roberto Soprano

 Colletta

"Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello spirito, e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale, così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione".

Il termine giovinezza, oggi desueto, evoca, forse più facilmente, il ricordo di una famosa canzone del "ventennio"; allora, la giovinezza, era qualificata come primavera di bellezza, legata quindi alla fisicità e non tanto alla dimensione spirituale. Anche oggi l'ambizione di molti è di essere giovani e di rimanerlo il più a lungo possibile. Sono pochi, tuttavia, coloro che ambiscono a rimanere giovani dentro, alla primavera dello spirito, quella di cui tratta la preghiera che introduce l'odierna liturgia. Il fondamento della gioia e della freschezza spirituale è che Dio, come dono, ci ha resi i suoi figli. Abitualmente, tendiamo più a darci gioia attraverso le nostre opere piuttosto che facendo tesoro di quanto riceviamo in dono da Dio. La vera primavera dello spirito, però, è data proprio a coloro che sanno ricevere e stupirsi, a qualunque età; che non si preoccupano di quanto riescono a fare o per quello che saranno, perché contano solo su quanto possono ricevere, sempre in dono, dal Padre.

Prima lettura: At 5,27b-32.40b-41

Gli apostoli sono arrestati, sono interrogati come lo fu il Signore. Anche loro sono accusati di turbare l'ordine pubblico propagando il messaggio del loro Maestro. La risposta di Pietro è netta: "È necessario obbedire a Dio piuttosto che agli uomini". Altrettanto netta è la condanna: fustigazione, divieto di continuare qualsiasi genere di predicazione. Apparentemente assurda la reazione di questi innocenti perseguitati: "Se ne andarono felici d'aver sofferto a motivo del loro maestro". Perché stupirsene? Lui stesso l'aveva predetto: "Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt 5,11-12). Emerge con chiarezza quanto è diverso il Pietro della lettura di oggi dal discepolo pauroso che rinnega per tre volte il suo Maestro, e questa trasformazione non è certo opera umana ma dono gratuito divino, azione dello Spirito.

Seconda lettura: Ap 5,11-14

Giovanni ha scorto in visione e ha sentito il mondo celeste dove l'Agnello immolato è termine di lode, di rendimento di grazie e di adorazione. Quel mondo celeste non è lontano dalla Chiesa terrena: essa nella fede già vi prende parte e ne riceve la forza per la predicazione, la pazienza, la fiducia; ed è per questo che, giustamente, a lui può rivolgersi la lode piena di gratitudine di tutte le creature.

Vangelo: Gv 21,1-19

Gesù, apparendo risorto sulla riva del lago di Tiberiade, incontra di nuovo i suoi discepoli. È un incontro che si svolge nel loro ambiente di lavoro, dove li aveva incontrati la prima volta. E, come allora, per inviarli in missione verso un mare più vasto ed ampio, userà le immagini del loro quotidiano: la rete, i pesci, la pesca. E' una nuova alba nella storia del mondo. Essi non hanno ancora preso nulla, ma sulla parola dell'uomo comparso a riva getteranno di nuovo la rete in mare, senza dubbi e domande. Il miracolo della pesca allude alla missione che senza la sua presenza può essere vana come la fatica notturna dei pescatori. Così come la Parola di Gesù ha riempito la rete, così è unicamente la sua Parola che rende efficace il lavoro apostolico dei discepoli. Il numero 153 è un numero di misteriosa perfezione, atto ad indicare il successo della missione ed il suo carattere universale. E', dunque, la Parola del Signore che garantisce alla chiesa il successo, l'universalità e l'unità. Alla Chiesa non resta che l'obbedienza, carica di fiducia, come fu il gesto dei discepoli che calarono la rete nonostante la precedente esperienza di fallimento. Pertanto, "i pescatori di uomini", spesso scoraggiati, sono invitati a guardare in avanti, a partire per nuove destinazioni, portatori di un annuncio potente che non può restare chiuso nei cuori.

Parole dalla Parola

Gesù risorto è presente anche nei pastori della Chiesa; nel Vangelo di Giovanni è Pietro ad essere costituito sacramento di Gesù, pastore originario. Le pecore non sono di Pietro, appartengono al Signore, il quale ha dato la sua vita per loro: il Signore, misteriosamente ma realmente, esprime la propria cura pastorale mediante Simone di Giovanni, al quale domanda come premessa l'amore, un amore più intenso di quello di tutti gli altri. L'amore di Pietro era sincero: tale da cancellare l'incertezza nel momento della passione, il rinnegamento venuto dalla paura durante le ore delle tenebre. E lo verificherà il martirio, la morte con cui avrebbe glorificato Dio, quando un altro lo avrebbe cinto e condotto all'imitazione reale della morte di Gesù. Il Vangelo descrive il ministero ed il primato di Pietro nella Chiesa e, necessariamente, dei suoi successori. Pietro è abilitato all'esercizio di questo ministero anche in virtù di una professione di fede, "Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio" e di una professione di amore,"Tu sai che ti amo". Quello di Pietro non è un ministero qualunque, si potrebbe meglio definire come una rappresentanza, comunque particolare, perché la persona rappresentata non è assente, è risorto e vivo ed è lui stesso che, col suo Spirito, continua a guidare la Chiesa. Le pecore restano di Gesù (Pasci le "mie" pecore!); egli deve rappresentare in mezzo alla Chiesa e per la Chiesa la presenza del Risorto, di colui che ha dato la vita per le sue pecore e, pertanto, Pietro è colui che rende visibile l'amore con cui Gesù ha amato la sua Sposa. Le pecore non sono affidate all'amore che Pietro può avere o non avere per esse, ma all'amore di Cristo che passa e si esprime attraverso Pietro. Non ci deve stupire che il segno scelto per una missione così grande, sia così piccolo: un uomo con i limiti di ogni uomo. È lo stile di Dio di ottenere effetti straordinari con mezzi umilissimi, perché si veda che la potenza viene da lui e "nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio". L'autorità di Pietro e dei suoi successori è, dunque, un'autorità che scaturisce dall'amore (Mi ami tu?) e Gesù ha rivelato in anticipo, con una parola, come si chiama e come si esercita un'autorità che scaturisce dall'amore: servizio. E tale servizio o ministero, si comprende e si esplicita attraverso due verbi e due immagini che il Vangelo odierno ci offre: pescare (gettate le reti) e pascere (pasci i miei agnelli). Pietro in altre parole, unitamente a chi condivide la sua missione, deve pascere chi ha pescato proclamando la Parola della verità, nutrire con la dottrina e i sacramenti coloro che si sono accostati al Vangelo. E il primo e fondamentale compito del vicario di Cristo è stato e sempre sarà, a qualunque costo, la testimonianza della sua fede in Gesù, il Cristo, morto e risorto.

Tabga, chiesa del primato di Pietro sul lago di Tiberiade.   

 

Preghiera della famiglia attorno alla mensa

Spirito Santo, noi ti lodiamo perché sei Dio, ti
ringraziamo perché sei amore copioso, ti invochiamo
perché la nostra umanità è vuota senza
le tue perfezioni. Raggiungi ogni piega del
nostro essere, le cattive inclinazioni, i moti
scomposti dell'inconscio e tutto riconduci sotto
il controllo dell'uomo nuovo, rinato col Battesimo.
Colma la distanza che ci separa dall'umanità
di Gesù ed allenaci ad una fedeltà che vince
ogni tentazione.
Lode e gloria a te. Amen.
Dario e Antonella

 

Celebrare la bellezza

La liturgia della 3a domenica di Pasqua permette alla comunità, radunata nel nome del Signore, di sperimentare la dimensione cosmica del proprio essere Chiesa: cielo e terra, in una sinfonia di voci, acclamano a colui che è il vivente: "Essa unisce il cielo e la terra. Comprende e pervade tutto il creato. Il Figlio di Dio si è fatto uomo per restituire tutto il creato, in un supremo atto di lode, a Colui che l'ha fatto dal nulla… Davvero è questo il mysterium fidei che si realizza nell'Eucaristia: il mondo uscito dalle mani di Dio Creatore torna a lui redento da Cristo". ( Ecclesia de Eucharistia, 8).

"Fatti voce di ogni creatura …uniti agli angeli e ai santi esultanti cantiamo", anche noi Chiesa pellegrina mentre camminiamo nella fede, nella speranza e nell'amore partecipi della grazia della conversione e del perdono dei peccati che Dio in Cristo Gesù ha donato al mondo. "E' un aspetto dell'Eucaristia che merita di essere posto in evidenza: mentre noi celebriamo il sacrificio dell'Agnello, ci uniamo alla liturgia celeste, associandoci a quella moltitudine immensa che grida: "la salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello!" (Ap 7,10). L'Eucaristia è davvero uno squarcio di cielo che si apre sulla terra! E' un raggio di gloria della Gerusalemme celeste, che penetra le nubi della nostra storia e getta luce sul nostro cammino". (Ecclesia de Eucaristia, 19). Una partecipazione che ci rende testimoni franchi e coraggiosi nell'annuncio e nell’accoglienza delle sofferenze per Cristo e per il Vangelo. Il Signore si rende presente ai suoi, manifestandosi come colui che ha cura in quanto dà personalmente da mangiare ai suoi, ripetendo ancora una volta il gesto di prendere e dare e affidando il ministero di esprimere questa sua cura. Tale preoccupazione e vicinanza di Cristo assume il segno sacramentale nel pane e nel vino consacrati: "l'Eucaristia è vero banchetto, in cui Cristo si offre come nutrimento…e l'efficacia salvifica del sacrificio si realizza pienamente quando ci si comunica ricevendo il corpo ed il sangue del Signore" (Ecclesia de Eucaristia, 16) e nella persona dei pastori: "il ministero dei sacerdoti che hanno ricevuto il Sacramento dell'Ordine, nell'economia di salvezza scelta da Cristo, manifesta che l'Eucaristia, da loro celebrata, è un dono che supera radicalmente il potere dell'assemblea ed è comunque insostituibile per collegare validamente la consacrazione eucaristica al sacrificio della croce ed all'ultima cena". (Ecclesia de Eucharistia, 29).

La celebrazione eucaristica di oggi ci permette di evidenziare che la comunità celebrante: - esprime e partecipa di tutte le voci del creato e le conduce nel cammino di santificazione insieme a tutte le realtà celesti. Oggi si potrebbe preparare un cantico di lode sulla falsa riga di quello di san Francesco, dando voce non solo al mondo naturale ed animale, ma anche a tutte quelle realtà che il progresso ha messo a nostra disposizione, perché possano essere accolte ed offerte a Dio, in un unico canto di lode e di ringraziamento.

Oggi il presidente della celebrazione potrebbe pregare il canone romano; accogliere con gratitudine profonda i doni eucaristici ed il dono dei ministri ordinati.

Doriana Giarratana

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal venerabile Giacomo   Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro