La Vita in Cristo e nella Chiesa
Mensile di formazione liturgica e Informazione 

 

 

La domenica del

“comandamento nuovo”

5a di Pasqua - 9 maggio 2004

Roberto Soprano

Colletta

"O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo, guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l'eredità eterna".

Troppo impegnati nella comprensione di quanto dobbiamo fare, trascuriamo spesso di prestare attenzione a quanto abbiamo ricevuto in dono da Dio. Per questo motivo, probabilmente, la liturgia ci ricorda chiaramente che, proprio come dono, abbiamo ricevuto il Salvatore e lo Spirito Santo. Lo abbiamo ricevuto e continuiamo a riceverlo, senza accorgercene, perché, sebbene figli adottivi, seguitiamo ad averne bisogno: per il presente ci viene garantita quella libertà tipica di chi è stato posto nella condizione di affrancarsi dalle varie schiavitù e per il futuro siamo sollevati dall'angoscia ed incertezza del domani e del nostro destino eterno.

Prima lettura: At 14,21-27

Questa lettura ci fa comprendere che, inspiegabilmente, è questo nuovo comandamento di Gesù quello che porta alla Chiesa tante tribolazioni. Gli uomini non sono preparati ad affrontarle perché cercano, prevalentemente, il proprio vantaggio spirituale o materiale. L'amore di cui sono capaci è ancora troppo contrassegnato e viziato dalla ricerca di se stessi e, perciò, come paralizzato. Paolo e Barnaba devono rincuorare i cristiani ricordando che è necessario attraversare queste tribolazioni per entrare nel regno di Dio. Come il Cristo ha dovuto percorrere la via senza luce della passione e della croce, così anche il discepolo deve muoversi sul sentiero aspro, spinoso e sassoso della prova e della persecuzione. Chi accetta questo itinerario, vede aprirsi quella porta che conduce all'amore senza confini, dove ogni uomo può superare la propria limitatezza.

Seconda lettura: Ap 21,1-5°

Lo sguardo dell'autore si posa su una città che, gradatamente, acquista i lineamenti di una sposa felice che si avvia verso il suo uomo nel giorno delle nozze. Da questa città, grazie alla presenza di Dio, sono eliminate le cose di prima, causa di tristezza ed infelicità. Prende forma, finalmente, quel progetto originario che Dio aveva in mente quando iniziò il grande atto creativo e che l'uomo ha, successivamente, stravolto. È questo il progetto che Dio vuole ancora ricomporre e donare all'uomo ed è a questo progetto che collabora l'uomo della speranza, l'uomo che crede al sorgere dell'aurora dopo la notte della paura e del dolore, nonostante l'incomprensione e l'ostilità di molti.

Vangelo: Gv 13,31-33a.34-35

L'uscita di Giuda dal Cenacolo permette a Gesù la consegna del nuovo comandamento, quello dell'amore. Perché Gesù chiama nuovo un comandamento ben noto fin dall'Antico Testamento e, altrove, lo definisce anche il suo comandamento? Perché solo ora, con lui, questo comandamento diventa possibile. Prima si potevano amare gli amici, i parenti, ora anche chi ci perseguita e non ci ama. Il prossimo non comprende più solo chi ti è vicino ma anche ogni uomo al quale tu puoi farti vicino. Pertanto, la norma del comandamento non è più l'uomo (Amerai il prossimo tuo come te stesso) ma Gesù stesso: "Come io vi ho amati". Amatevi a vicenda… Da questo e solo da questo tutti sapranno che siete miei discepoli. Solo l'amore vissuto e irradiato dai cristiani sarà la dimostrazione per tutti gli insegnamenti, per tutti i dogmi e le prescrizioni morali della Chiesa.

Parole dalla Parola

L'amore con cui Gesù ama diventa il nuovo parametro e la nuova norma dell'amore. Col suo comportamento, col suo stile di vita e di rapporti, con la rinuncia ad interessi e gloria personali, con la capacità di amare senza limiti, all'uomo prigioniero della sua pochezza Gesù apre un nuovo orizzonte. Nuovo, rinnovato, diventa anche l'uomo che accetta l'invito a lasciarsi coinvolgere in questo progetto straordinario; diventa capace di qualcosa che supera i limiti imposti dalla natura umana, gravemente penalizzata dalle conseguenze del peccato. Ormai nessuno può sentirsi escluso dalla possibilità di amare come Gesù ama, come Dio ci ama. Nessuno può dire aprioristicamente non è nelle mie possibilità, non ne sono capace. Oltre alla capacità, il Signore ci ha dato l'esempio, ci ha dimostrato concretamente come si deve amare, lui che per primo ha amato tutti indistintamente, anche e soprattutto quelli che lo avrebbero rinnegato e tradito, gratuitamente, senza aspettarsi nessun tipo di umana gratificazione, da quanti beneficava con la sua presenza e amicizia, fino all'offerta suprema della sua stessa vita. Per tutti parole e gesti di comprensione, di perdono, senza attendere la benché minima scusa. Un perdono incondizionato, anticipato, per tutto il male di cui sarebbe stato oggetto e che si sarebbe riverberato nel tempo e nella storia. Un atteggiamento sconvolgente per chi, a mala pena, riesce a perdonare coloro che, manifestamente pentiti del male arrecato, chiedono scusa e si impegnano a non replicare il male compiuto. Gesù attende l'uscita di Giuda dal cenacolo per poter consegnare questo comandamento. Non avrebbe potuto farlo con Giuda ancora presente perché il suo atteggiamento di rifiuto era inconciliabile con quella proposta. Giuda non voleva e non poteva più capire quanto il Maestro stava per consegnare ai suoi e non poteva essere compreso nell'appellativo affettuoso di figlioli. Tanti Giuda continuano a rifiutare questa proposta e ad indurre il sospetto che quanto Gesù propone sia un illusione, un sogno effimero quanto irrealizzabile. La differenza è che ora noi sappiamo come potrebbe essere la nostra vita se ci amassimo, perciò vale la pena lottare e sperare. E se la comunità dei discepoli vivrà il nuovo comandamento dell'amore, sarà anche possibile l'avvento di nuovi cieli e una nuova terra, di una nuova Gerusalemme, perché l'amore contiene la forza dinamica di fare nuove tutte le cose.

 


Un semplice gesto di tenerezza può esprimere l’amore di Dio.

 

Preghiera della famiglia attorno alla mensa

 Signore, tu ci hai insegnato che la fede non è un
tesoro da nascondere o un rifugio da usare solo
nei tempi difficili, ma il fondamento di tutta
quanta la vita.
La fede ci procura gli occhi per gustare la tua
luce, apre il cuore alla gratitudine ed al servizio,
rende desiderabili i sacramenti che dispensano
la guarigione.
Aumenta la nostra fede fino al punto che non
possiamo concepire altro modo d'essere che l'amore.
Amen.
Dario e Antonella

Celebrare la bellezza

* La celebrazione eucaristica di questa quinta domenica di Pasqua risplende di una luce particolare, una luce soffusa che lascia intuire il cuore stesso del mistero celebrato. La celebrazione eucaristica è il luogo teologico nel quale, a partire dal dono totale di Cristo al Padre e ai fratelli, ciascuno di noi è introdotto per imparare a diventare discepolo e poter annunciare e testimoniare l'amore di Cristo. L'Eucaristia è il banchetto dell'amore, donato e ricevuto, che ancora oggi per noi si realizza. Un banchetto che ha come sfondo le tenebre del non amore, del tradimento, del mistero di morte che, con tutta la sua realtà di drammaticità, fa cogliere il senso profondo di come e quanto Cristo ci ha amato e ci ama e nello stesso tempo ci da la misura di come dev’essere il nostro amore. Nella prima lettura la realtà dell'amore è concretizzata nel ministero degli apostoli che si prendono cura dei fratelli, sostenendoli nella fede e nella prova. L'amore vero è tenace e forte, perché si fonda sull'amore stesso di Dio, e nello stesso tempo è chiamato, però, a passare attraverso il vaglio della tribolazione.

* L’enciclica di Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia sottolinea con forza che non bisogna dimenticare che, se l'Eucaristia è un convito di festa, è soprattutto il memoriale dell'amore supremo del Cristo che sulla croce ci ha rivelato pienamente lo spessore e l'intensità del suo amore. La celebrazione eucaristica diventa, oggi, per l'assemblea celebrante richiamo forte che l'amore ha come fondamento e sorgente il mistero pasquale di Cristo. Celebrando l'Eucaristia scopriamo la vera realtà dell'amore e ne diventiamo capaci di viverla. L'assemblea, riunita nel nome del Risorto, è segno sacramentale della dimora di Dio con gli uomini, immagine della Gerusalemme futura, primizia della realtà nuova, nella quale l'alleanza tra Dio ed il suo popolo è pienamente realizzata.

* Oggi possiamo mettere in risalto la preghiera eucaristica aiutando i fedeli a riscoprirne, attraverso la struttura, il valore e la ricchezza; è il cuore stesso della celebrazione con la quale, con Cristo e per Cristo, siamo condotti a vivere lo spessore e la gioia del mistero pasquale e poter realizzare la sua Parola: "Amatevi come io ho amato voi".

Doriana Giarratana

Rit. Salmo responsoriale

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal venerabile Giacomo   Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro