La Vita
in Cristo e nella Chiesa

   

 

 

 

 

 

MENSILE DI FORMAZIONE LITURGICA E INFORMAZIONE

 
 

 

 


N. 10 - Dicembre 2006

In copertina:

Il Santuario di Greccio (Rieti)

Greccio e gli altri santuari della Valle di Rieti (Poggio Bustone, Fontecolombo e La Foresta) rappresentano momenti significativi per la vita di san Francesco d’Assisi.
A Greccio, borgo medievale a 705 metri di altitudine, nel mezzo della catena boscosa dei monti Sabini, si erge il Santuario del Presepe, uno dei monumenti più importanti della storia del francescanesimo. Si tratta del luogo nel quale, la notte di dicembre 1223, san Francesco volle che si rappresentasse la poverà del luogo in cui nacque nostro Signore Gesù Cristo. Nella Grotta si conserva un affresco di scuola giottesca del XIII secolo che rappresenta il Natale di Betlemme e il Natale di Greccio.
Percorrendo uno stretto corridoio si arriva ai luoghi abitati dal santo e dai primi frati: il refettorio, il dormitorio e la roccia su cui dormiva san Francesco. Salendo al piano superiore si può visitare la prima chiesa dedicata a san Francesco dopo la sua canonizzazione, avvenuta nel 1228 a soli due anni dalla morte.
Le fonti francescane narrano che Francesco aveva scelto proprio questi luoghi per vivere in solitudine e rielaborare la regola. Era infatti seriamente preoccupato per l’organizzazione e l’orientamento dell’Ordine che andava crescendo di numero. La regola sarà portata a termine solo nel novembre 1223.
La rappresentazione dal vivo della povertà del presepe recherà a Francesco una grande consolazione spirituale. Il santo chiese all’amico Giovanni Velita, signore di Greccio, di preparare il necessario per rappresentare la nascita di Gesù. «Francesco voleva vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si trovava per la mancanza di quanto occorre ad un neonato e soprattutto le difficoltà che la Madre poverella dovette affrontare» (TOMMASO DA CELANO, primo biografo del santo).
La notte di Natale, Francesco, rivestito dei paramenti diaconali, canta il Vangelo: «Quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava “il Bambino di Betlemme” e quel “Betlemme” lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, pronunciando un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva “Bambino di Betlemme” passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole» (Vita prima, capitolo XXX, 86-87).
Da allora numerose sono state le rappresentazioni della natività di Gesù in tutto il mondo e la Chiesa incoraggia questa diffusa consuetudine che ravviva la memoria dell’incarnazione del Verbo e alimenta la pietà cristiana. La preparazione del presepe nelle abitazioni domestiche in cui sono coinvolti particolarmente i bambini, «diviene occasione perché i vari membri della famiglia si pongano in contatto con il mistero del Natale, e si raccolgano talora per un momento di preghiera o di lettura delle pagine bibliche riguardanti la nascita di Gesù» (Direttorio su pietà popolare e liturgia, 104).
Con questo caro ricordo della rappresentazione del presepe la nostra Redazione augura a tutti Buon Natale!


 

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Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal beato Giacomo Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro