La Vita
in Cristo e nella Chiesa

   

 

 

 

 

 

MENSILE DI FORMAZIONE LITURGICA E INFORMAZIONE

 
 

 


Maria Santissima Madre di Dio

1° gennaio 2006

Prima lettura: Nm 6,22-27 Salmo responsoriale: Sal 66,2-3.5-8
Seconda lettura: Gal 4,4-7 • Vangelo: Lc 2,16-2

L’ascolto obbediente della Madre

La liturgia odierna, che funge da portale d’ingresso del nuovo anno, è teologicamente densa di temi e motivi. Una chiave di lettura dell’insieme ci viene indicata nell’orazione iniziale, che recita: «Padre buono, che in Maria, vergine e madre, benedetta tra tutte le donne, hai stabilito la dimora del tuo Verbo fatto uomo tra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta la nostra vita nel segno della tua benedizione si renda disponibile ad accogliere il tuo dono».
Possiamo riflettere su alcuni elementi caratteristici: come avviene normalmente nella celebrazione liturgica, la preghiera inizia con il riferimento a Dio, qui chiamato «Padre buono». Che si celebri un aspetto del mistero di Cristo, o di Maria, o la vita di un santo, si riconosce comunque e sempre che il principio della vita è Dio Padre. Questo aspetto ritorna nella seconda lettura che descrive sinteticamente il momento dell’Incarnazione: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio».
L’insistenza su Dio che è Padre situa la nostra esistenza e la nostra preghiera in un contesto non determinato dal caso, dal caos, dal fato, o da quant’altro, ma la inserisce in un orizzonte positivo, in una famiglia. In altri testi si parlerà di Dio come Re, sarà chiamato Onnipotente, o in altri modi, ma l’esperienza più radicale che noi facciamo di lui è quella della paternità. Questo vale senz’altro per il Nuovo Testamento, nel quale troviamo la preghiera per eccellenza, il Padre Nostro, che ci viene consegnata già in tenera età, ma è vero anche per l’Antico Testamento. Si tratta dunque di un dato originario e costante della rivelazione di Dio, non deducibile dall’esperienza umana, al quale far riferimento nei momenti difficili, oscuri dell’esistenza. Qualunque situazione, anche la più dolorosa, dovrebbe essere vissuta ricordando che Dio è Padre, e affidandoci a lui.
All’inizio dell’anno la liturgia ci consegna, nella prima lettura, una preghiera di benedizione. Tipico del padre è benedire il figlio, come leggiamo varie volte nella Scrittura. Possiamo ricordare la storia di Giacobbe, che venne benedetto dal padre Isacco (cf Gen 27); a sua volta Giacobbe benedirà, alla fine della sua vita, i due figli di Giuseppe (cf Gen 48) e Mosè, padre spirituale d’Israele, benedirà il popolo prima di morire (cf Dt 33).
Nel brano del libro dei Numeri si chiede la benedizione di Dio sugli Israeliti. Dio dice ad Aronne e ai suoi figli, tramite Mosè, «Voi benedirete così gli Israeliti; direte loro: Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace».
Il Signore dona pace, benedice; non c’è doppiezza in Dio che è Padre. Il suo volto è luminoso, non incute timore. La sua rivelazione è univoca, ad essa ci dobbiamo convertire sempre, ma soprattutto all’inizio di un nuovo anno. Può essere interessante notare che nel mondo si festeggia l’ultimo giorno, anzi, l’ultima notte dell’anno, si fa il veglione di Capodanno, una festa trasgressiva, che intende forse esorcizzare le paure legate alla fine di un periodo, un anno appunto. Ci si augura a vicenda «buon anno», un anno ricco di soldi, salute, scevro di problemi, o almeno, sereno. La Chiesa invita piuttosto a celebrare il primo giorno dell’anno nuovo e lo mette in relazione con Dio Padre, unica sorgente della vita alla quale tutti noi aneliamo.
Quando si nomina il Padre, si fa riferimento anche al Figlio, del quale si parla nella seconda lettura e nel Vangelo. Tutto quello che noi sappiamo di Dio Padre, ci viene dalla rivelazione che il Figlio ne ha fatto, questo Figlio che venne in mezzo a noi nella «pienezza del tempo». Si tratta di un’espressione insolita e solenne, che letteralmente recita: «Quando venne il riempimento del tempo», e accenna ad un momento unico, lungamente preparato da Dio. Paolo intende parlare di una filiazione divina in senso forte e fa riferimento ad un paradosso: il Figlio di Dio è «nato da donna, nato sotto la legge».
Il Figlio di Dio non è soltanto un uomo, ma un uomo assoggettato alla legge, ad una norma esteriore. Questo fatto non va interpretato in modo negativo perché la finalità di questo paradossale processo è espressa subito dopo in termini per noi positivi: «Perché ricevessimo l’adozione a figli». Il Figlio di Dio è nato da una donna perché i figli di donna potessero diventare figli di Dio. Si tratta inoltre di un processo dinamico, collegato allo Spirito: «E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!». L’appartenenza a Dio, l’essere figli, è un dato, un modo di essere che noi riceviamo da Dio attraverso Gesù, ma la corrispondenza a questo stato, a questa nuova «natura», si realizza in modo dinamico, aderendo allo Spirito che è stato riversato nei nostri cuori. Ci troviamo perciò in una condizione che ci è stata donata, siamo stati fatti oggetto di una benedizione, direbbe la prima lettura, ma adesso siamo invitati a comportarci da figli. Non ci viene detto come realizzare questa vocazione, ma viene indicato l’esempio da imitare: Gesù, il Figlio. Il nuovo anno è dunque posto sotto il duplice segno di un dono, grande e immeritato, da accogliere, e di una responsabilità, ugualmente grande, da assumere.
Il Vangelo aggiunge altri elementi a questo progetto, descrivendo, ad esempio, il comportamento assunto dalla Madre. Di fronte agli eventi che stavano accadendo, Maria assume un atteggiamento contemplativo: «Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore».
Significativo è il silenzio attento, accogliente, di Maria. Tradisce la sua disponibilità all’accoglienza, come atteggiamento fondamentale; accoglienza della Parola che Dio le ha rivolto, accoglienza del Figlio, accoglienza di quello che succede attorno a lei. Un’accoglienza che richiede che si faccia spazio dentro di sé, perché se siamo colmi di noi stessi, dei nostri problemi, sogni, fantasie, preoccupazioni e quant’altro, non abbiamo posto, quasi fisicamente, per altro. Di fronte agli eventi che stavano accadendo, anche Maria avrebbe potuto lasciarsi prendere dall’ansia da prestazione, avrebbe potuto coltivare in sé un monologo interiore, in ultima analisi, sterile. Invece conserva nel suo cuore tutto ciò che le è successo, sforzandosi di comprenderne il senso.
Il suo sforzo di comprensione è articolato all’osservanza della legge. Non cerca di capire in maniera astratta, puramente introspettiva, ma mantenendo un dialogo con la Parola, obbedendo in maniera concreta a quanto la legge prescriveva. L’osservanza della legge diventa la via di accesso alla comprensione del mistero che si stava snodando giorno per giorno: «Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù». Ritroviamo dunque nel racconto evangelico quel misto di straordinarietà e di normalità che abbiamo già riscontrato nella seconda lettura. Maria vive momenti eccezionali, ma questi non inaugurano giorni epici, bensì rimandano ai gesti ordinari della vita quotidiana, vissuti all’insegna dell’obbedienza alle prescrizioni della legge.
Queste indicazioni sono significative anche per noi, possono aiutarci ad affrontare il nuovo anno che inizia ponendoci in atteggiamento di ascolto della Parola, di obbedienza alla vita quotidiana nelle sue componenti religiose e non. Nelle singole situazioni capaci di benedire Dio, di dire bene di lui, rendendoci disponibili ad accogliere il suo dono.
Sarà sufficiente un anno per vivere tutto questo?                    Donatella Scaiola

Per celebrare

Il nuovo ordinamento dell’anno liturgico in questa giornata non presenta una celebrazione univoca, ma assomma tre elementi: l’Ottava di Natale, la celebrazione di Maria Madre di Dio e il ricordo dell’imposizione del Nome di Gesù1.
A questi si potrebbero aggiungere altri due elementi estrinseci alla liturgia: il capodanno e la Giornata Mondiale per la Pace.
Nella scelta dei canti per l’odierna Eucaristia si dovrà prestare attenzione a mantenere l’autentico spirito della presente solennità che celebra la nascita del Figlio di Dio incarnato, volgendo lo sguardo a Maria invocata col titolo di Santissima Madre di Dio.
L’accento è posto sulla maternità di Maria; in lei si manifesta il mistero umano-divino dell’Incarnazione del quale è esponente, garante e baluardo2.
Come la Marialis cultus afferma al n 5b, oggi «la comune attenzione (deve) essere rivolta alla ripristinata solennità di Maria Santissima Madre di Dio; essa… è destinata a celebrare la parte avuta da Maria in questo mistero di salvezza e ad esaltare la singolare dignità che ne deriva per la “Madre santa... per mezzo della quale abbiamo ricevuto... l’Autore della vita”»3.
L’antifona d’ingresso sintetizza l’intenzione della Chiesa in questa celebrazione proponendo un testo di Sedulio, autore della prima metà del V secolo. Seguendo l’interpretazione dei Padri, propone il salmo 44,2.11.12 come annuncio dell’Incarnazione di Cristo e come contemplazione in Maria delle avvenute nozze del Figlio di Dio incarnato con la Chiesa.
Si suggeriscono, per il canto d’ingresso, Madre di Dio e dell’umanità (Natale-1 gennaio-Epifania, Ed. Paoline); Madre del Salvatore (Nella Casa del Padre 584); Madre santa (Nella Casa del Padre 585).
Richiamiamo le puntualizzazioni che papa Paolo VI ha fatto per armonizzare con la celebrazione odierna la preghiera per la pace. Nel primo Messaggio, pubblicato il 7 dicembre 1967, si esprime così: la Giornata mondiale della pace «non deve alterare il calendario liturgico che riserva il “Capo d’anno” al culto della divina Maternità di Maria e al nome beatissimo di Gesù; anche queste sante e soavi memorie devono proiettare la loro luce di bontà, sapienza e di speranza sopra l’implorazione, la meditazione, la promozione del grande e desiderato dono della pace, di cui il mondo ha tanto bisogno… Lo facciamo perché la pace è nel genio della religione cristiana, poiché per il cristiano annunciare la pace è proclamare Gesù Cristo: “Egli è la nostra pace”; il suo è “Vangelo di pace”»4.
Per quanto riguarda il canto di comunione, il Messale romano propone due antifone.
La prima antifona riprende il testo della lettera agli Ebrei 13,8: «Gesù Cristo è sempre lo stesso ieri, oggi e nei secoli eterni». È un utile spunto per poter vivere nel Signore l’inizio del nuovo anno civile.
La seconda antifona richiama il testo evangelico e il tema mariano odierni: «Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19).
Il cuore, in cui prende dimora la Parola, è il luogo da cui «dobbiamo ritornare a lui in quel segreto recesso donde mosse verso di noi, scendendo prima nel seno della Vergine, dove si unì alla creatura umana»5. Così, come fu per Maria, nel cui cuore rimane spiritualemente presente l’evento che, sotto l’aspetto corporale, si era chiuso con la nascita di Gesù, anche per ciascuno di noi è il luogo in cui l’anima e il Verbo si incontrano6.
Oggi l’incontro con Gesù, al momento della comunione, impegna il singolo credente nel cammino verso la piena età di Cristo nella comunità della Chiesa, nel cui seno è nato alla nuova vita attraverso la Parola di Dio pronunciata nel Battesimo7.
In questo senso il canto di comunione deve, in modo particolare, aiutare a focalizzare l’attenzione sul rapporto con il mistero della venuta nella carne del Figlio di Dio. Si suggeriscono i seguenti canti: Ave verum, Adeste fideles (Nella Casa del Padre 484); Gioiscono gli angeli (Nella Casa del Padre 7); Pane del cielo (Cantinfesta 273); Nato per noi (Nella Casa del Padre 479); È nato un bimbo in Betlehem (Nella Casa del Padre 476). D.P.
 

NOTE
1 Cf OLM Praenotanda, p XV, n 12.
2
Cf WOLFGANG B., Il culto di Maria oggi, Cinisello Balsamo (MI), p 164.
3
Messale Romano, 1º gennaio, ant. d’ingresso e colletta.
4
AAS 59 (1967), 1100-1101.
5
SANT’AGOSTINO, Confessioni, IV,2.
6
Cf WOLFGANG B., Op. Cit., p 170.
7
Cf Ibid., p 172.
 

 

 

       
       
       

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal beato Giacomo Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro