La Vita
in Cristo e nella Chiesa

   

 

 

 

 

 

MENSILE DI FORMAZIONE LITURGICA E INFORMAZIONE

 
 

 


La domenica delle guarigioni

5 febbraio 2006
5a del t.o. - anno B - 5 febbraio 2006

Chi ha sperimentato la salvezza di Dio si pone subito al servizio del prossimo.

 

Prima lettura: Gb 7,1-4.6-7 • Salmo responsoriale: Sal 146,1-2,3-4,5-6
Seconda lettura: 1 Cor 9,16-19.22-23 • Vangelo: Mc 1,29-39

Interpretare

Vangelo

Particolarmente in Marco la malattia e la morte sono realtà assunte per significare visibilmente l’impero del demonio. Non dimentichiamo che il brano di questa domenica fa ancora parte del primo capitolo dove Gesù annuncia che il regno di Dio è presente (1,15) e dove Giovanni indica il Messia come uno più forte di lui (1,7). Le guarigioni vengono quindi presentate da Marco come prova di queste due affermazioni. Tuttavia deve apparire chiaramente che le guarigioni prodigiose non sono lo scopo ultimo della missione di Gesù; esse sono soltanto i segni che accreditano l’identità di Gesù presso il popolo. Per questo Marco si preoccupa di sottolineare che Gesù «non permetteva ai demoni di parlare», cioè di fare pubblicità a partire da questi prodigi con il rischio di identificare la sua missione con i miracoli. Per la stessa ragione aveva già messo a tacere in quello stesso giorno anche l’indemoniato all’interno della sinagoga (1,25). La massima manifestazione della sua identità e missione avrà luogo sulla croce quando, senza vedere miracoli, il centurione pagano esclamerà: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio» (Mc 15,39). Quando tutti lo cercano per ottenere miracoli, Gesù, dopo essersi posto in preghiera davanti al Padre per ritrovare le giuste dimensioni della sua missione, se ne va altrove affermando che il suo compito è di annunciare l’Evangelo di Dio. La stessa guarigione della suocera di Pietro è messa in stretta relazione con il fatto che «essa si mise a servirli » (in greco è usato il verbo diakonèo). La risposta di chi ha sperimentato la salvezza di Dio è il servizio all’Evangelo cioè essere una «buona notizia» per il prossimo rivelando con le azioni la presenza del regno di Dio.

Prima lettura e salmo
La malattia, la sofferenza e la morte mettono a dura prova la fede di ogni credente. Con immagini pregnanti il libro di Giobbe manifesta questa nostra comune situazione. Tuttavia Giobbe non esprime la tragica disperazione del pagano e si rivolge al Dio della vita con realismo, ma anche con fiducia: «Ricordati che un soffio è la mia vita ». Dio è madre e, come tale, non dimentica i suoi figli (cf Is 49,15). Un giorno questi nostri occhi contempleranno Dio (cf Gb 19,27). La sofferenza di Giobbe, come quella di ogni persona umana, trova piena espressione nel grido di Gesù sulla croce: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46), parole che sono all’inizio del salmo 22 che termina con una professione in quel Dio che non nasconde il suo volto ed esaudisce il grido d’aiuto (v 25). È una difficile professione di fede e una supplica fiduciosa quella che l’assemblea è invitata a fare con il salmo 146 cantando: «Risanaci, Signore, Dio della vita».

Seconda lettura
Sebbene sia il risultato della lettura semicontinua della prima lettera ai Corinzi, il brano odierno è facilmente riconducibile ad una delle tematiche presenti nel brano evangelico: l’impegno di annunciare la «bella notizia» da parte di chi ha incontrato Cristo e sperimentato la sua salvezza. Infatti Marco sottolinea come la suocera di Pietro, appena guarita, si metta immediatamente a servizio di Gesù e dei suoi discepoli, cioè della prima comunità ecclesiale. Si è battezzati, salvati, per salvare. È annunciando l’Evangelo che si diventa veramente partecipi della salvezza: «Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe con loro». L’apostolo intende chiaramente porsi come modello di ogni cristiano nella consapevolezza che servire l’Evangelo di Dio è già di per sé una ricompensa, un onore che rende preziosa la nostra vita nel tempo e per l’eternità.

Annunciare
L’esperienza dell’umana fragilità e precarietà è la condizione perché ciascuno di noi arrivi a comprendere che c’è un solo Dio e solo a lui dobbiamo servire, rendere culto. Non basta ringraziare Dio per la buona salute e pregare di conservarcela. La vita, le forze, ci sono donate per essere messe al servizio dell’Evangelo. Con il dono del battesimo e della fede noi siamo stati liberati per liberare. Significativamente la colletta propria del Messale italiano ci fa pregare così: «O Dio, che con il tuo amore di Padre, ti accosti alla sofferenza di tutti gli uomini e li unisci alla Pasqua del tuo Figlio, rendici puri e forti nelle prove perché sull’esempio di Cristo impariamo a condividere con i fratelli il mistero del dolore, illuminati dalla speranza che ci salva».

Insegnare
Gesù non intende presentarsi come un distributore di miracoli. D’altra parte molte persone che vanno alla continua ricerca di fatti prodigiosi non è detto che poi vivano da autentici cristiani. Anzi, capita sovente che non poche persone propense ad una visione miracolistica della vita, di fatto non vivono secondo le fondamentali esigenze del messaggio cristiano. Gesù non compie prodigi per dare spettacolo e avere dei fans. Se il gesto di Gesù che prende per mano la suocera di Pietro evoca quel Dio che solleva i suoi fedeli prendendoli con la sua mano destra (cf salmo 73,23), tale gesto assume una dimensione esemplare per ogni cristiano che, ad immagine e somiglianza di Dio, è chiamato a «sollevare» dalla sofferenza e dalla tristezza il prossimo con la forza dell’amore.

Esortare
Non si è pienamente cristiani semplicemente per il fatto che si è battezzati. Il battesimo è una chiamata (cf CCC 1396). Veri cristiani si diventa giorno per giorno, trasformando la nostra vita in un perenne sacrificio a Dio gradito, cioè facendo di tutte le nostre attività un continuo annuncio dell’Evangelo. Così scrive l’apostolo Paolo nel brano della lettera che la liturgia oggi proclama: «Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti... mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli». Non dimentichiamo mai che l’indifferenza verso il prossimo è rifiuto di Dio.

Introdurre al mistero
È nei momenti di preghiera che Gesù rinnova continuamente le sue scelte fondamentali, fatte all’inizio della sua predicazione dopo i 40 giorni di penitenza nel deserto, cioè la scelta di servire il Padre, di cercare non la propria gloria, ma quella del Padre. È nella celebrazione dell’Eucaristia che siamo continuamente posti di fronte alle esigenze della Parola di Dio e all’esempio di Gesù che ha offerto se stesso per tutti sulla croce e che per tutti si è fatto cibo e bevanda spirituale. È la celebrazione eucaristica che, di domenica in domenica, ci riconduce alle fondamentali scelte battesimali affinché possiamo ritrovare continuamente la nostra identità e le caratteristiche fondamentali della nostra missione.                         Silvano Sirboni

Per celebrare
Nella festa della Presentazione del Signore (2 febbraio)

All’ora stabilita, il popolo si raccoglie in un luogo adatto fuori della chiesa o in prossimità della porta d’ingresso. Giunto il sacerdote che presiede la celebrazione, si accendono le candele, mentre si canta un canto adatto.
Guida:
Oggi celebriamo la festa della Presentazione del Signore all’antico tempio di Gerusalemme. Oggi l’antico Israele, rappresentato da Simeone ed Anna, incontra nel tempio colui che è la presenza di Dio nella storia. Oggi il vero sommo sacerdote che riconcilia il cielo con la terra è riscattato come i primogeniti d’Egitto, per essere il primogenito tra molti fratelli quando riscatterà l’umanità dal suo nemico, la morte. Confidiamo in Dio Padre datore di ogni bene, perché in Gesù Cristo, per mezzo dello Spirito, ci venga incontro la sua misericordia dentro il santo tempio che è questa assemblea.
Saluto Sac.:
Fratelli e sorelle, possiate oggi incontrare colui che è luce dei popoli e gloria di Israele, e la pace del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi.
Tutti:
E con il tuo spirito.
Sac.:
Sono passati quaranta giorni dalla solennità del Natale. Anche oggi la Chiesa è in festa, celebrando il giorno in cui Maria e Giuseppe presentarono Gesù al tempio. Co
n quel rito il Signore si assoggettava alle prescrizioni della legge antica, ma in realtà veniva incontro al suo popolo, che l’attendeva nella fede. Guidati dallo Spirito Santo, vennero nel tempio i santi vegliardi Simeone e Anna; illuminati dallo stesso Spirito riconobbero il Signore e pieni di gioia gli resero testimonianza. Anche noi qui riuniti dallo Spirito Santo andiamo incontro al Cristo nella casa di Dio, dove lo troveremo e lo riconosceremo nello spezzare il pane, nell’attesa che egli venga e si manifesti nella sua gloria.
Il sacerdote benedice le candele mentre dice la seguente orazione:
Sac.:
Preghiamo. O Dio, fonte e principio di ogni luce, che oggi hai rivelato al santo vecchio Simeone il Cristo, vera luce di tutte le genti, benedici questi ceri e ascolta le preghiere del tuo popolo, che viene incontro a te con questi segni luminosi e con inni di lode; guidalo sulla via del bene, perché giunga alla luce che non ha fine. Per Cristo nostro Signore.
Tutti:
Amen. Senza dire nulla il sacerdote asperge le candele con l’acqua benedetta. Poi prende la propria candela e dà avvio alla processione verso l’altare dicendo:
Sac.:
Andiamo in pace incontro al Signore.

PREGHIERA UNIVERSALE

Sac.: Mossi anche noi dallo Spirito Santo, invochiamo il Cristo, luce gioiosa del Padre immortale:
R/.
Ascoltaci, o Cristo, luce del mondo.
- Cristo Gesù, salvezza preparata dal Padre davanti a tutti i popoli, ti benediciamo per aver reso la tua Chiesa segno e strumento dell’incontro fra te e ogni uomo: sostienila con la tua presenza, tutti i giorni, sino alla fine del mondo.
- Cristo Gesù, speranza e certezza dei santi Simeone e Anna, ti benediciamo per le persone anziane che ci arricchiscono della loro esperienza umana e cristiana: trovino in te la speranza per guardare al futuro e in noi aiuto e sostegno per affrontare il presente.
- Cristo Gesù, bambino forte, pieno di sapienza e grazia, ti benediciamo per il dono della vita: fa’ che le nostre famiglie lo accolgano e lo coltivino nella fede, nella speranza, nella carità.
- Cristo Gesù, servo del Padre, ti benediciamo per coloro che dedicano tempo, energia e competenza alla nostra comunità parrocchiale: sostienili nell’impegno di servizio e nei momenti di scoraggiamento, convincili che c’è più gioia nel dare che nel ricevere.
- Cristo Gesù, luce per illuminare le genti, ti benediciamo per averci riuniti a celebrare in fraternità quest’Eucaristia, sacramento del tuo amore per noi: insegnaci a camminare con altrettanto amore sulla strada del servizio per essere riconosciuti servi buoni e fedeli quando tornerai alla fine dei tempi.
Sac.:
È giusto e santo che in ogni tempo celebriamo te, Figlio di Dio, perché con il mistero della tua presentazione manifesti visibilmente l’incontro fra l’antica e la nuova alleanza: fa’ che la tua Chiesa sperimenti, come Maria la gioia messianica e ogni uomo cammini nello splendore della tua luce. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Tutti:
Amen.                                 E.V.

 

 

       
       
       

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal beato Giacomo Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro