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La domenica del lebbroso
12 febbraio 2006
6a del t.o. - anno B - 12 febbraio 2006

Gesù sana il lebbroso. Miniatura di Cristoforo de Predis,
Torino, biblioteca reale.
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Prima lettura:
Lv
13,1-2.45-46 •
Salmo
responsoriale:
Sal 31,1-2,5,11
• Seconda
lettura:
1 Cor 10,31-11,1 •
Vangelo:
Mc 1,40-45
Interpretare
Vangelo
Il racconto della guarigione del
lebbroso fa ancora parte di quel primo capitolo in cui Marco, con uno stile
sobrio che non si attarda in descrizioni secondarie, intende rivelare
l’identità e lo stile della vita di Gesù. L’evangelista sottolinea che Gesù
è «mosso a compassione». Non è un particolare secondario. Il
com-patire è caratteristico del comportamento di Gesù, anzi è lo scopo
dell’incarnazione che mira a rivelare il volto e il cuore di Dio come pure
il senso di questa nostra vita. Una compassione così forte che supera le
strettoie della semplice legge. Infatti, come risulta anche dalla prima
lettura odierna dal libro del Levitico, non solo il lebbroso deve restare in
luoghi isolati, lontano dai centri abitati, ma neppure dev’essere toccato.
Nel brano evangelico sono in due a disobbedire alla legge: il lebbroso e
Gesù. Il lebbroso guarito disobbedisce anche all’ingiunzione di tacere. Non
sono particolari casuali. La fede e la carità superano la legge. Gesù invia
il lebbroso guarito al sacerdote non tanto perché questi ne constati la
guarigione, come previsto dalla legge, e lo reintegri nella comunità, ma
«a testimonianza per loro!». È la stessa espressione che nell’originale
greco si trova anche in Mc 6,11, ma tradotta «in testimonianza contro di
loro!» Il significato non cambia: si tratta di portare sotto gli occhi
della casta sacerdotale incredula un fatto che manifesta chiaramente la
presenza del regno di Dio. L’espressione, che in italiano è tradotta con
«ammonitolo», nell’originale greco si riferisce a un Gesù piuttosto
«seccato». Marco intende ribadire un certo ritegno da parte di Gesù nel
compiere prodigi. Per questo Gesù «se ne stava fuori in luoghi deserti»
anche se la gente andava «a lui da ogni parte».
Prima lettura e salmo
È evidente lo stretto rapporto con il
brano evangelico per evidenziarne il contrasto. Infatti i dottori della
legge tendevano a fare una lettura «teologica» di queste comprensibili norme
igieniche. Il povero lebbroso era considerato immondo, cioè maledetto da
Dio, posseduto dal demonio. Nell’impossibilità di una lettura scientifica,
la malattia veniva percepita come il frutto di una qualche colpa che
deformava nell’uomo, anche fisicamente, l’immagine e la somiglianza con Dio.
È nel contesto di questa lettura che il gesto di Gesù assume un significato
dirompente e scandaloso per i suoi contemporanei. Gesù è veramente venuto a
salvare ciò che era perduto e la sua salvezza non ha confini. Il salmo
responsoriale presuppone inevitabilmente la lettura rabbinica della
malattia, ma la lettura cristiana assume la lebbra come segno forte per
esprimere le conseguenze di quel peccato che deforma in noi l’immagine di
Dio e separa dalla comunità dei redenti. Per questo il responsorio fa
cantare: «La tua salvezza, Signore, mi colma di gioia».
Seconda lettura
Continuando la lettura della prima lettera
ai Corinzi, la liturgia di questa domenica ci fa ascoltare poche righe che
trovano il loro culmine nell’esortazione di Paolo ad essere suoi imitatori
come lui lo è di Cristo. Ora, seguire Cristo, insieme con Paolo, significa
fare scelte di vita non per gratificare noi stessi, i nostri gusti, i nostri
desideri di emergere, ma per rendere gloria a Dio perché lui sia conosciuto
e amato. Per una corretta comprensione del brano è opportuno tenere presente
che queste parole di Paolo concludono il discorso dell’apostolo sulle carni
immolate agli idoli, dalle quali è bene astenersi non perché contengano
qualcosa di realmente demoniaco, ma per non dare occasione di scandalo agli
altri poiché anche se «tutto è lecito, ma non tutto è utile e non tutto
edifica» (cf 1 Cor 10,23).
Annunciare
L’amore non ha orari. La compassione di
Gesù non si ferma di fronte alle formalità della legge. La compassione di
Gesù è persino più forte del suo stesso proposito di non lasciarsi
trascinare dall’entusiasmo popolare che chiedeva miracoli. La compassione è
un atteggiamento interiore che Marco cerca di far emergere continuamente nel
comportamento di Gesù. Viene così continuamente ribadito che il cristiano è
un guarito per guarire; un perdonato per perdonare; un riconciliato per
riconciliare. Il cristiano non può tacere la sua fede e non può neppure
tenere egoisticamente per sé la salvezza di cui è stato fatto partecipe. È
sintomatico che l’antica prassi penitenziale della Chiesa escludesse il
pubblico peccatore dalla comunità, un po’ come un lebbroso, ma con ben altro
spirito. La comunità, infatti, lo accompagnava con la preghiera e la
penitenza e attraverso la solenne riconciliazione da parte del vescovo, lo
reintegrava nell’assemblea dei salvati, segno visibile della sua conversione
e guarigione. La Chiesa, ogni cristiano, non divide, ma unisce; non
emargina, ma accoglie.
Insegnare
L’originario rito dell’imposizione delle
mani, come avviene ancora oggi nel rito delle ordinazioni e nella cresima,
prevedeva un vero e proprio contatto, proprio come fece Gesù con il
lebbroso. In alcune celebrazioni liturgiche, come nel sacramento della
penitenza e nell’unzione degli infermi, questa imposizione delle mani si
compie per lo più senza un vero e proprio contatto, ma il significato è lo
stesso: la salvezza di Dio raggiunge l’uomo attraverso la materialità
dell’umana natura. La liturgia, quale complesso di segni sensibili (cf SC
7), è un’azione paradigmatica, esemplare che ci ricorda continuamente come
la salvezza passi attraverso la testimonianza, il contatto con le persone,
l’esperienza dell’amicizia, della solidarietà, del dono di sé...
Esortare
Se uno è veramente cristiano non ha
bisogno di ribadire continuamente a parole questa sua identità, né di
ostentarla ai quattro venti con vistosi gesti religiosi e devoti. Sono le
sue azioni che devono parlare, azioni improntate alla giustizia, alla
verità, al perdono, alla solidarietà... Non sono sufficienti i distintivi
esteriori per essere cristiani.
Introdurre al mistero
Stando alla cronologia di Marco la
guarigione del lebbroso avviene nel primo giorno della settimana, il giorno
dopo il sabato, cioè nel giorno che in seguito sarà per sempre segnato dalla
risurrezione di Gesù e per questo sarà chiamato dies dominica, cioè
giorno del Signore. Non è così marginale far notare anche questa
coincidenza. La celebrazione eucaristica non è forse quell’evento
sacramentale che ci guarisce dalla lebbra del nostro peccato, «cancella i
peccati veniali e ci preserva in futuro dai peccati mortali»(cf CCC
1393-1395)? Non senza ragione le parole che precedono la comunione
eucaristica evocano quelle del centurione pagano: «Signore, io non sono
degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio
servo sarà guarito» (Mt 8,8).
Silvano Sirboni

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Per celebrare
Giornata Mondiale del malato (11 febbraio)
* Sabato 11 febbraio, memoria liturgica
della Beata Vergine Maria di Lourdes, la Chiesa celebra la 14ª
Giornata Mondiale del malato. Tale evento quest’anno si svolgerà
ad Adelaide, in Australia, e le manifestazioni culmineranno con la
celebrazione eucaristica nella cattedrale dedicata a san Francesco
Saverio, infaticabile missionario delle popolazioni dell’Oriente.
La Chiesa invita a mettersi in ascolto e «alla scuola del
malato» (tema scelto per la giornata). Ciò significa
soprattutto mettersi alla scuola di colui che, assumendo su di sé
ogni nostro limite umano, la nostra sofferenza e la nostra stessa
morte, ci apre l’orizzonte e la certezza di una guarigione
definitiva e di una salute-salvezza piena.
Anche Benedetto XVI, sulla scia del suo predecessore, ha voluto
rivolgere un Messaggio per questa giornata: «Ricordando
l’attenzione che il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II
riservava a questa annuale ricorrenza, anch’io, cari fratelli e
sorelle, vorrei rendermi spiritualmente presente alla Giornata
Mondiale del malato, per soffermarmi a riflettere in sintonia con
i partecipanti sulla situazione dei malati di mente nel mondo e
per sollecitare l’impegno delle comunità ecclesiali a testimoniare
loro la tenera misericordia del Signore. [...] Duc in altum!
Questo invito di Cristo a Pietro ed agli apostoli lo rivolgo alle
comunità ecclesiali sparse nel mondo e, in modo speciale, a quanti
sono al servizio dei malati, perché, con l’aiuto di Maria
Salus infirmorum, testimonino la bontà e la paterna
sollecitudine di Dio. La Vergine santa conforti quanti sono
segnati dalla malattia e sostenga coloro che, come il buon
samaritano, ne leniscono le piaghe corporali e spirituali.
* Suggeriamo di ricordare nella preghiera universale tutti
coloro che, soprattutto nella comunità, soffrono per la malattia e
l’anzianità. Si potrebbe utilizzare il seguente schema:
Sac.: Fratelli e sorelle, rivolgiamo la nostra preghiera al
Padre che è nei cieli, per intercessione di Maria, perché rivolga
il suo sguardo di misericordia su tutti noi, doni un segno di
benevolenza alle membra sofferenti del corpo mistico di Cristo e a
quanti, per amore di Dio, si dedicano al loro sollievo corporale e
spirituale.
R/. Ascolta, o Padre, la nostra supplica.
- O Padre, il cui unico Figlio ha preso su di sé la povertà e
la debolezza di tutti gli uomini, fa’ che la tua Chiesa sappia
chinarsi su ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versarvi
l’olio della consolazione e il vino della speranza.
- Tu che in ogni tempo susciti uomini e donne che per vocazione e
professione dedicano la vita a servizio dei malati nelle case e
negli ospedali, fa’ che nel loro quotidiano impegno si ispirino
all’esempio di Cristo, Maestro e Signore.
- Tu che nella passione del tuo Figlio ci hai rivelato il valore
cristiano del patire, fa’ che non manchi mai ad ogni infermo il
conforto della Parola e dei sacramenti
nella fede.
- Tu che conosci i tempi e i momenti della nostra vita, fa’ che,
quando saremo visitati dalla prova e dal dolore, possiamo
sperimentare la solidarietà
di chi, per tua grazia, gode buona salute.
- Tu che ci inviti a riscoprire il nostro volto di fratelli e
sorelle intorno all’unica mensa del corpo e sangue del tuo Figlio,
affretta il giorno in cui sarà asciugata ogni lacrima e potremo
finalmente sederci a tavola con te nella pace ritrovata.
Il sacerdote impone le mani su tutti gli infermi presenti o su
ciascuno di loro mentre pronuncia la seguente preghiera di
benedizione:
Sac.: Signore Dio nostro, che hai mandato nel mondo il
tuo Figlio a portare il peso dei nostri dolori e delle nostre
infermità, ascolta la preghiera della tua Chiesa per questi nostri
fratelli e sorelle: fa’ che, fortificati nella pazienza dalla tua
benedizione, raccolgano ai piedi della croce il frutto della
speranza. Per Cristo nostro Signore.
Tutti: Amen.
* È il giorno indicato per visitare gli ammalati nelle loro case,
per pregare assieme a loro e portare il bene più prezioso:
l’Eucaristia. E.V.
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«Non lasciarci soli»
Preghiera per la 14a
Giornata Mondiale del Malato
Maria, Madre di Dio e Madre nostra,
non lasciarci soli nel nostro cammino, ma vieni in nostro aiuto
nelle situazioni che ora viviamo. Nessuno di quelli che si sono
rivolti a te è rimasto deluso e senza risposta. Presenta con il
tuo amore di Madre, la nostra preghiera al Signore perché ci renda
capaci di affidarci sempre, con totale fiducia ai suoi disegni di
salvezza e di impegnarci ogni giorno per trasformare il mondo
della salute, della malattia e della sofferenza, in una scuola di
nuova umanità, di relazione fraterna e di aiuto, di amore, di
salute piena e di speranza. Amen
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