La Vita
in Cristo e nella Chiesa

   

 

 

 

 

 

MENSILE DI FORMAZIONE LITURGICA E INFORMAZIONE

 
 

 


Chiamati a un incontro d’amore

Celebrazione penitenziale

INTRODUZIONE

Canto: VIENI AL SIGNOR (Rinnovamento)

Benedici il Signor anima mia
quanto è in me lo benedica.
Non dimenticare i suoi benefici,
quanto è in me lo benedica.

Egli perdona tutte le tue colpe,
buono e pietoso è il Signore, lento all’ira.
Vieni al Signor, ricevi il suo amor.

Salva dalla fossa la tua vita
e t’incorona di grazia.
Come il cielo è alto sopra la terra,
così è la sua misericordia.

Ma la grazia del Signor dura in eterno
per quelli che lo temono.
Benedici il Signor anima mia
quanto è in me lo benedica.

 

Cel.: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito

Santo.

Tutti: Amen.

Cel.: Grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore nostro Gesù Cristo, che ha dato la vita per i nostri peccati.

Tutti: E con il tuo spirito.

Guida: Carissimi, in questo giorno il Signore ci invita a vivere l’incontro di riconciliazione con lui, un incontro d’amore profondo. Dio è amore e misericordia infinita! Per fare davvero esperienza di questo amore misericordioso in noi occorre stabilire un rapporto fiducioso e filiale col Padre che, per primo, ci viene a cercare per liberarci dalla schiavitù del peccato e ridonarci quella pace del cuore che troppe vicende quotidiane offuscano.

Cel.: Preghiamo. Padre di misericordia e Dio di ogni consolazione, che non vuoi la morte del peccatore ma che si converta e viva, soccorri i tuoi figli perché tornino a te e vivano. Concedici di ascoltare sempre la tua voce, di lasciarci guidare dal tuo Spirito e di progredire in tutto e sempre nell’adesione a Cristo tuo Figlio che è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli.

Tutti: Amen.

PRIMO MOMENTO

Guida: Il cuore dell’uomo è un abisso e Dio è profondamente innamorato del cuore dell’uomo; per questo è sempre lui che prende l’iniziativa e cerca l’uomo per donargli, ancora una volta, il suo amore di Padre, anche se spesso l’uomo pensa che sia lui a cercare Dio. Adamo ed Eva hanno rifiutato tale amore: hanno creduto di poter bastare a se stessi e disporre di propria iniziativa nel paradiso del loro cuore. Ma Dio non ha abbandonato l’uomo: «Adamo, dove sei?». Dio non si vergogna della nostra nudità, delle nostre fragilità, difetti, incorrispondenze ma ci viene a cercare per entrare nella nostra casa e portare nella nostra vita la festa e una nuova forza per ricominciare.

Lettore: Dal libro della Genesi (3,1 24) 1Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». 2Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». 4Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! 5Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». 6Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. 7Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. 8Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. 9Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». 10Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto ». 11Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». 12Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». 13Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». 14Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. 15Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». 16Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà». 17All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. 18Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. 19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!». 20L’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi. 21Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì. 22Il Signore Dio disse allora: «Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!». 23Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. 24Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita.

Canto: E TI VENGO A CERCARE (F. Battiato)
 
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(chi desidera ricevere il filmato può richiederlo all’indirizzo e mail: vitaincristo@pddm.it)

Cel.: Dal Vangelo secondo Luca (15,11 32) 11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. 22Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. 23Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. 25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Breve omelia

SECONDO MOMENTO

Guida: Cuore mio, dove sei? La riconciliazione comincia da se stessi, perché a volte è più facile amare gli altri che se stessi. Proprio dal riconciliarsi con se stessi comincia la riconciliazione vera e propria… Bisogna essere consapevoli e accettare i propri limiti, accettazione che non va confusa con la passività e il dire di «no» ad una certa fantasia nel progettare la propria vita. È, innanzitutto, riconoscersi come un «miracolo di Dio» e riconoscere che la propria vita è un dono! Occorre guardarsi con gli stessi occhi con cui ci guarda Dio che ci ama e per questo non abbiamo paura di togliere via ogni maschera per aderire totalmente alla sua verità. Se dovessi guardare il mio cuore, a quale oggetto lo paragonerei?

BIGLIA: separata dalle altre, individualista, indifferente, autosufficiente: la sua bellezza sembra incantare, crede di poter fare tutto da sé… «Io non ho bisogno degli altri, io so tutto e gli altri non hanno niente da insegnarmi. Io la vita la conosco, faccio tutto per conto mio e se è necessario anche sulla pelle degli altri».

FOGLIA SECCA: mi sento morto dentro, senza un po’ di linfa vitale né un pizzico di speranza e di fiducia… un po’ per i miei errori, insuccessi, perché credo che nessuno più mi comprende, dalla vita non mi aspetto niente. Deluso dagli amici, perdente negli studi, nel lavoro, tradito in amore, credo anche di essere stato abbandonato da Dio.

SABBIA: la mia fede è inconsistente come la sabbia del mare: basta un’onda che passa e subito ogni orma, ogni scritta è cancellata… Prego poco, mi ricordo di Dio solo quando sono nei guai. Gli esempi negativi subito mi abbattono e non mi accorgo dei «piccoli santi» che mi vivono accanto.

PIETRA: quante pietre che ho scagliato contro gli altri, senza rendermi conto di quelle volte che sono stato io «pietra di inciampo» per gli altri a causa della mia incoerenza e tiepidezza… «Non bisogna avere pietà di chi sbaglia: perché dovrei perdonare chi mi ha ferito?».

AGHI DI PINO: sono irascibile, intollerante, ferisco tutti quelli che mi passano accanto… il mio cuore è chiuso come un riccio: ho paura di amare e di lasciarmi amare! Confessioni individuali – Nel prepararmi alla confessione mi faccio guidare da alcuni scritti del beato Giacomo Alberione: Anima, io sto alla porta del tuo cuore e busso… Lasciami entrare. Se tu mi apri io entrerò, per dimorare con te, nel tuo cuore. Siete disposti ad accogliere Gesù, solo Gesù nel vostro cuore? Il cuore sia veramente tutto di Dio. Potete affermare che il vostro sia tutto e solo suo? È veramente così puro che non v’è niente da togliere? Si crede ancora poco, troppo poco alla sapienza di Dio, alla sua bontà, al suo amore! Il Signore ha bisogno e va in cerca di anime che credano in lui, che abbiano fiducia, che si abbandonino… La conoscenza di noi stessi unita alla conoscenza di Dio significa: vuotare un recipiente (che siamo noi), che con il bene ricevuto ha pur tanto di scoria, per riempirlo di ogni bene che è Dio, che è il sommo bene e l’eterna felicità. Allora si farà il pieno… e in quanto svuotiamo del male il recipiente, tanto facciamo posto al bene infinito, verità, grazia, santità, felicità. Al termine della confessione, ognuno può recarsi ai piedi dell’altare dove è preparato un cuore. Potrà mettervi dentro quell’oggetto che crede meglio paragonato al suo cuore (biglia, foglia secca, sabbia…): nel cuore di Dio è contenuto tutto il nostro cuore, con le sue ferite, i suoi difetti e i suoi pregi!

TERZO MOMENTO

Cel.: L’incontro con Dio Padre, mediante il sacramento della riconciliazione, ci ha ridonato la dignità di figli ricevuta nel battesimo. Egli ci abilita ora a riconoscerlo come nostro Padre e a riconoscerci tra noi fratelli. A lui ci rivolgiamo con la preghiera che ci ha insegnato il suo Figlio Unigenito, donato a noi come mediatore di salvezza e riconciliazione. Padre nostro... (in canto)

CONCLUSIONE

Cel.: Preghiamo. Ti benediciamo e ti lodiamo Dio perché, ancora una volta, riveli il tuo amore per noi donandoci il tuo perdono. Aiutaci a vivere con forza l’impegno ad essere messaggeri di salvezza e di pace; rendici disponibili a costruire ogni giorno il tuo regno d’amore in mezzo ai fratelli. Per Cristo nostro Signore.

Tutti: Amen.

Canto: SEMPRE CANTERÒ (Rinnovamento)

Sempre canterò la grazia tua o Dio, ogni tempo la tua fedeltà. Tu hai detto che nei cieli è fondato senza fine il tuo amor. Ho stretto un’alleanza col mio eletto ed ho giurato a lui: «La tua casa e il tuo trono saldi per sempre saran». Quelli che ti amano, o Signore, e i cieli applaudono a te. Chi sulle nubi ti è rivale, chi è uguale a te? Beato il popolo che sa acclamarti: trova luce in te. Tu sei la gloria e il nostro coraggio: noi speriamo in te. Io ho parlato al mio eletto e lui confida in me. Donerò a lui amore eterno, nel mio nome vivrà. Lui mi invocherà: «Mio padre, mio Dio», lo farò primogenito. Mai ritirerò la mia promessa, ma nella mia gloria verrà.

Le Novizie pddm

«Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino»
 
(Sal 119, 105)

XXI Giornata Mondiale della Gioventù

Anche quest’anno, secondo il tradizionale percorso, nella domenica delle Palme si celebra la XXI Giornata Mondiale della Gioventù. Le Giornate Mondiali della Gioventù sono diventate una grande e affascinante testimonianza che i giovani danno di loro stessi, un mezzo potente di evangelizzazione. Nei giovani c’è, infatti, un immenso potenziale di bene e di possibilità creative. Abbiamo bisogno dell’entusiasmo dei giovani e della loro gioia di vivere. In essa si riflette qualcosa della gioia originaria che Dio ebbe creando l’uomo. Proprio questa gioia i giovani sperimentano in loro stessi. Essa è la medesima in ogni luogo, ma è anche sempre nuova, originale. I giovani la esprimono a modo loro. È proprio questa l’esperienza che i giovani fanno alle giornate mondiali; a tale proposito è significativo ricordarne una del tutto particolare: quella dei giovani della Terra Santa a Colonia lo scorso agosto (circa 300 giovani da Nazaret e 430 da tutta la Palestina). Abbiamo incontrato questo gruppo nel pellegrinaggio in Terra Santa, sulla via della pace, dal 30 dicembre 2005 all’8 gennaio 2006, organizzato dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile e dall’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese (CEI). In questi giovani si coglie una grande forza, oltre a una grande fede, per cui, anche se provati da molti problemi, i loro cuori sono animati. Pur essendo una piccola minoranza, i giovani cristiani in Terra Santa si possono, con ragione, paragonare al lievito evangelico. A conclusione dell’incontro, manifestando molta contentezza per l’esperienza di Colonia, ci hanno detto con soddisfazione: «Per una volta nella vita ci siamo sentiti la maggioranza!». Possiamo concludere affermando che ogni GMG costituisce per i giovani una preziosa occasione per vivere una feconda esperienza di Chiesa. Il Papa Benedetto XVI ha sottolineato in modo particolare la costitutiva natura vocazionale missionaria delle GMG. Ai giovani è stato affidato il compito e la necessità di seguire Cristo e di farsi partecipi della missione della Chiesa. Rimane tuttavia urgente pensare e attuare una pastorale giovanile realizzata dalla comunità cristiana tutta, luogo storico dell’incontro con Cristo, chiamata a lasciarsi guidare dalla luce della sua Parola: «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Sal 119, 105). Myriam Manca

 

 

       
       
       

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal beato Giacomo Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro