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MENSILE DI FORMAZIONE LITURGICA E INFORMAZIONE |
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Il dono dell’anno liturgico Introduzione D io, per sua iniziativa misericordiosa, cerca e raggiunge con la sua salvezza l’uomo, nel tempo e nello spazio, coordinate in cui l’uomo vive. L’anno liturgico è dunque «il luogo» concreto in cui l’uomo è salvato, qui, oggi. Dio rispetta tanto l’uomo che entra nel suo tempo e nel suo spazio per poterlo salvare. Il Signore Gesù, Figlio di Dio e di Maria per opera dello Spirito Santo, è il Messia Salvatore dei giudei e dei pagani, di tutti poiché tutti eravamo peccatori e perciò tutti sotto la misericordia di Dio. Cristo Gesù è la salvezza di Dio: la sua mirabile incarnazione rende visibile il fatto che egli riempie tutto il tempo e lo spazio che sono creati e ordinati per lui e in vista di lui; la sua Persona umano-divina è «forma» per ogni uomo, egli è l’«uomo» tornato alla prima santità e comunione con Dio rotta dal peccato. Il Signore Gesù è nato a Betlemme di Giuda, è vissuto a Nazaret di Galilea, ha patito sotto Ponzio Pilato, è morto, sepolto, risuscitato a Gerusalemme, è asceso al cielo, siede alla destra del Padre, intercede per noi peccatori, manda lo Spirito Santo senza misura, tornerà nella gloria quando consegnerà il mondo al Padre per dare inizio a cieli e terra nuovi e noi saremo sempre con lui. Tutto questo «mistero» rivelato, tutta la grazia salvifica contenuta negli eventi della vita del Signore, tutto ci è dato di vivere lungo lo svolgersi dell’anno liturgico. L’anno della salvezza, per la Chiesa, ha oggi una precisa struttura, formatasi nei secoli: esso ha inizio con la prima domenica di Avvento e si conclude nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo. Così lo ha ormai fissato e strutturato la grande riforma liturgica scaturita dal Concilio Ecumenico Vaticano II. L’anno liturgico è ripetitivo: ogni anno infatti torniamo sugli stessi eventi della vita del Signore; è ripetitivo come il rito liturgico ma proprio questa «divina» ripetitività permette all’anno come al rito di essere sempre nuovi… mai uguali a se stessi. Si tratta di un ritorno a salire come in una spirale con cerchi sempre più stretti attorno al centro che è il Signore, Cristo Gesù morto e risorto. La realtà unica che l’anno liturgico ci fa «rivisitare», cioè celebrare e frequentare, è il Risorto. Lo scopo dell’anno liturgico è «formare» Cristo nell’uomo, trasfigurarlo, deificarlo, cristificarlo, insegnargli ad essere discepolo, ad andargli dietro passo passo, a pensare come lui, volere quello che vuole lui, avere la stessa carità… sino a che Cristo sia perfetto in noi (cf Gal 4,19). L’anno liturgico non fa che ripetere all’uomo quanto Dio è carità, quanto lo ama! Ricordiamo che ciò che distingue inequivocabilmente i cristiani da ogni altra religione tra gli uomini è l’incarnazione e la risurrezione, opera del Dio unico, Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo è necessario affermarlo, in tempi in cui sempre più ci confrontiamo con altre religioni e i cristiani sono tentati di qualunquismo e perciò devono avere chiara la propria identità.
L’anno liturgico è come una sorgente perenne, dalla quale attingiamo con abbondanza la vita cristiana. La domenica origine dell’anno liturgico L’anno liturgico è nato dalla domenica, giorno dopo il sabato, primo giorno della settimana, ottavo giorno, giorno della risurrezione, giorno che ha fatto il Signore, giorno delle apparizioni del Risorto, festa primordiale della Chiesa (cf SC, 106), Pasqua della settimana. La domenica che cade dopo il plenilunio di marzo è la Pasqua annuale; essa è celebrata in maniera esemplare per gettare così la sua luce su ogni domenica ed azione liturgica della Chiesa: anche la domenica fa l’identità dei cristiani. Il Triduo del Signore morto, sepolto e risuscitato Nella primavera, quando la vita rinasce dopo i rigori dell’inverno, almeno nell’emisfero nord, la luce cresce e la notte, nel plenilunio, risplende come il giorno, si celebra in maniera unica la risurrezione del Signore. La domenica di Pasqua è un tutt’uno con il sabato che la precede e il venerdì: è il Triduo santo del Cristo che patisce, muore, è sepolto e risuscita. Questi tre giorni, in un susseguirsi di eventi, ora per ora, formano un’unità che genera tutto l’anno della Chiesa. La Veglia nella notte pasquale è il cuore del Triduo santo, è la notte che sola ha meritato di contemplare il Risorto, è la notte nuziale della Chiesa, in cui nelle acque della creazione nuova nascono i nuovi figli, è la notte che non conosce tenebre, è la notte della liberazione in cui Cristo, passando dalla morte alla vita, ci ha travolti con sè nella risurrezione e ci ha fatti sedere nei cieli… Non si finirebbe mai di fare l’elogio di questa notte! Nella notte di Pasqua i catecumeni sono battezzati, unti e profumati dal sacro crisma, sono cristificati dallo Spirito e partecipano insieme ai peccatori riconciliati, che siamo tutti, alla mensa divina del convito imbandito dal Risorto: «chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,54). Questo evento pasquale è preparato da un tempo di quaranta giorni, numero simbolico che indica un tempo necessario e sufficiente per fare esperienza della salvezza di Dio. Il numero quaranta evoca numerosi e profetici eventi biblici ed evangelici. La domenica di Pasqua si estende a tutta la settimana che segue, come se la Chiesa non volesse staccarsi da questo giorno che è il suo giorno, il sacramento del tempo in cui è entrata per la risurrezione del Signore: è una settimana come un giorno solo, solenne. Ma una settimana non basta alla Chiesa: essa prolunga il «lietissimo spazio» per sette settimane più un giorno e al cinquantesimo giorno celebra la pienezza della Pasqua, la Pentecoste, il dono dello Spirito che il Signore risorto e asceso alla destra del Padre, effonde con pienezza su tutti i credenti. Le domeniche di Quaresima (ciclo B) Il tempo santo della Quaresima, nella liturgia romana, inizia con il mercoledì delle ceneri, poiché nel numero dei quaranta giorni penitenziali non sono comprese le domeniche. Per antica tradizione la domenica è proibito fare penitenza perché è il giorno dell’indicibile gioia per la risurrezione del Signore e per la liberazione, il giorno che appartiene già al tempo nuovo. Ciclo esemplare della Quaresima è il ciclo A del Lezionario; esso, nelle ultime tre domeniche, è strutturato proprio sulla catechesi sacramentale impartita ai penitenti e soprattutto ai catecumeni. Le letture sono proprie per i riti catecumenali che accompagnano i battezzandi alla notte pasquale; esso è obbligatorio nelle comunità dove ci sono catecumeni. È possibile poi che una comunità scelga di celebrarlo sempre, o per un certo numero di anni, al fine di aiutare i fedeli nella riscoperta del proprio battesimo. Lo caratterizzano infatti i brani giovannei della samaritana (Gv 4,5-42) del cieco nato (Gv 9,1-41) e della risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45), dalla più antica catechesi battesimale. Il battesimo infatti dà l’acqua viva che è lo Spirito Santo del Padre e del Figlio, dona la fede che illumina il credente e fa vedere le realtà invisibili come fossero visibili, è la vita nuova e divina in noi che da morti che eravamo siamo rinati e siamo figli di Dio in Cristo Gesù. Il ciclo B, detto cristologico o dell’alleanza, nelle prime due domeniche celebra Gesù tentato e trasfigurato secondo il racconto dell’evangelista Marco; nelle domeniche terza, quarta e quinta è caratterizzato dai Vangeli di Gesù vero Tempio (III), dono del Padre innalzato come il serpente nel deserto per attirare e salvare tutti (IV), il chicco che muore per dare la vita (V), mentre le letture dell’Antico Testamento raccontano l’alleanza con Noè e la promessa della nuova alleanza (vedi lo schema dettagliato alla pagina seguente).
Suggerimenti pastorali
I domenica: Gesù tentato
(Mc 1,12-15)
II domenica: Gesù trasfigurato (Mc 9,2-10)
III domenica: Gesù vero Tempio (Gv 2,13-25)
IV domenica: Gesù dono del Padre, serpente innalzato (Gv 3, 14-21)
V domenica: Gesù chicco che muore (Gv 12,20-33) La grande e santa Settimana Con la domenica delle Palme e della Passione del Signore, entriamo nella grande e santa Settimana. In questa domenica celebriamo insieme il trionfo regale di Cristo e l’annunzio della sua passione; si commemora l’ingresso di Gesù a Gerusalemme per morire e risorgere; si ascolta il racconto della Passione secondo Marco, con la lettura del terzo canto del servo sofferente: Isaia 50,4-7. La Quaresima termina il giovedì santo mattina con la Messa crismale; è utile considerare bene i primi tre giorni della Settimana santa con la lettura dei tre primi canti del servo: Is 42,1-9; Is 49,1-6; Is 50,4-7, con i Vangeli dell’unzione di Betania, sei giorni prima della Pasqua, e lo svelamento del traditore. Il Triduo Pasquale Rimandiamo a quanto viene indicato nella Lettera sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, aggiungendo soltanto qualche sottolineatura. Il giovedì santo sera nella Messa «nella Cena del Signore», avrà luogo possibilmente l’accoglienza degli oli santi, prelevati in cattedrale dopo la Messa crismale: nella processione d’ingresso sono portati solennemente all’altare, ornati di fiori e incensati e poi riposti nella custodia degli oli che non dovrebbe mancare in nessuna chiesa, magari in prossimità del battistero (cf Pontificale Romano, Benedizione degli Oli, 28). In questa sera le nostre chiese risplendano di luce, del bianco dei paramenti, dello splendore degli altari, del pane e del vino eucaristici. L’altare della reposizione non abbia, nemmeno lontanamente, l’apparenza di un sepolcro. Esso è un luogo pasquale che custodisce solennemente il tesoro che il Signore Gesù ci ha lasciato nell’Eucaristia per la comunione il venerdì in cui non c’è Eucaristia. Non è permessa l’esposizione delle sacre Specie.
Nella notte di Pasqua, il grande cero simboleggia la vittoria del Signore risorto. Per non distogliere l’attenzione dal santo Triduo della passione, morte, sepoltura e risurrezione, la Santa Sede indica di non fare la prima comunione dei ragazzi in questo giorno (cf Notitiae 434, settembre 2002, p 491). Il venerdì santo, la Chiesa celebra la Passione del Signore con una solenne liturgia, nel pomeriggio o verso sera, nell’ora più adatta alla partecipazione numerosa dei fedeli. Questa solenne azione liturgica è di gran lunga più importante del pio esercizio della «Via Crucis » cara alla nostra devozione. Occorre fare opera di formazione ed aiutare a partecipare alla celebrazione sacramentale che ha come cuore la proclamazione del racconto della passione secondo Giovanni; questo brano viene letto soltanto oggi, giorno della «gloria», cioè della più alta rivelazione di Dio, insieme al quarto canto del servo sofferente: Isaia 52,13- 53,12. Segue la solenne preghiera universale modello di ogni preghiera dei fedeli e della carità della Chiesa. L’adorazione della croce è momento forte e intenso di preghiera, può essere fatta con dignità e solennità, con gesti di venerazione come il bacio, l’inchino o spargendo fiori e profumi. La santa croce, davanti alla quale in questo giorno si fa la genuflessione come dinanzi all’Eucaristia, è lasciata alla venerazione dei fedeli sino alla preparazione della Veglia pasquale. Attorno ad essa verrà celebrato l’Ufficio delle letture e le lodi del sabato santo. La Via Crucis, nel venerdì santo, può aver luogo comunque verso le tre del pomeriggio, l’ora in cui Gesù muore sulla croce e la liturgia della Passione alle ore 21 se questo favorisce la partecipazione del popolo che non deve essere privato della sua sublime ricchezza di grazia salvifica. Nel sabato santo la Chiesa fa il digiuno più grande che si può pensare per lei: digiuna dall’Eucaristia! Essa prega, ora dopo ora, con i salmi e sta in silenzio contemplando il mistero del suo Signore e Sposo racchiuso in un sepolcro: «Sulla terra c’è silenzio, grande silenzio… », esordisce la lettura patristica dell’Ufficio. Come Maria, la Chiesa vive nell’attesa e nella speranza certa che le promesse di lui si compiranno ed aspetta fiduciosa la notte illuminata dalla risurrezione e l’aurora del primo giorno. Ricordiamo che il sabato santo mattina per i catecumeni, se non è stato fatto prima, si celebreranno i riti immediatamente preparatori: la riconsegna del Credo e del Padre nostro, il rito dell’«effatà», la scelta del nome cristiano e l’unzione con l’olio dei catecumeni, anche se, nel tempo del catecumenato, è stata più volte ripetuta come prevista nel RICA n 128. Essi sono così pronti per il battesimo nella notte santa, per l’unzione crismale e per la prima Eucaristia. La Grande Veglia Quando cala la notte, le assemblee dei fedeli si radunano per accendere il fuoco e cantare la vittoria del Signore risorto simboleggiata dal grande cero; esse ascoltano le meraviglie della salvezza come una Agghadah, racconto della liberazione del nuovo Israele, nelle nove letture che sono proposte per questa Veglia; poi si battezzano i figli che rinascono per la Chiesa dall’acqua e dallo Spirito. L’apice di questa notte sta poi nell’offerta e nella partecipazione eucaristica. Quattro momenti scandiscono infatti il nostro vegliare. È la notte della risurrezione, centro di tutto l’anno liturgico, la più solenne e vera notte santa che rischiara di luce anche la notte del Natale del Signore. Occorre prepararla con cura e con tanta generosità per aiutare i fedeli a conoscere ciò che è stato fatto per loro, perché sappiano quanto sono amati da Dio. Il giorno di Pasqua è il giorno fatto dal Signore! Da questo giorno che reca a noi l’inestimabile grazia salvifica della risurrezione del Signore, il mondo nuovo è cominciato, tutto è cambiato, nulla è più come prima, la speranza è indefettibile. I credenti in Cristo Gesù sono quelli della risurrezione, quelli della domenica! Incorreggibilmente ottimisti, pronti a rendere ragione della speranza che li abita, certi che la morte non ha l’ultima parola. La celebrazione odierna inizia con l’aspersione con l’acqua benedetta nella notte; l’Alleluia risuona gioioso e i fedeli anche nelle case potranno portare dell’acqua e benedire la loro mensa festiva recitando la preghiera dei figli: «Padre nostro che sei nei cieli…» professando la fede: «Cristo è risorto! Veramente è risorto!». Settimana della mistagogia Questo giorno di festa si prolunga, come fosse un giorno solo, per otto giorni. I neobattezzati hanno riunioni per loro e viene aperto alle loro menti lo scrigno dei misteri cui hanno partecipato per la prima volta nella notte di Pasqua. Viene spiegata l’acqua in cui sono stati immersi, l’olio che li ha profumati e il pane e la coppa che li hanno nutriti di Cristo. Per tutto il tempo di Pasqua si estende la cura della Chiesa per i nuovi figli, come indica il RICA ai numeri 235-239. Mistagogia è una parola che indica entrare, essere introdotti dinamicamente a comprendere e vivere il mistero, cioè l’evento salvifico, che si è celebrato. Cristina Cruciani
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La
Vita in Cristo e nella Chiesa |
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