La Vita
in Cristo e nella Chiesa

   

 

 

 

 

 

MENSILE DI FORMAZIONE LITURGICA E INFORMAZIONE

 
 

 


La salvezza nel tempo

Il dono dell’anno liturgico

Introduzione

Dio, per sua iniziativa misericordiosa, cerca e raggiunge con la sua salvezza l’uomo, nel tempo e nello spazio, coordinate in cui l’uomo vive. L’anno liturgico è dunque «il luogo» concreto in cui l’uomo è salvato, qui, oggi. Dio rispetta tanto l’uomo che entra nel suo tempo e nel suo spazio per poterlo salvare. Il Signore Gesù, Figlio di Dio e di Maria per opera dello Spirito Santo, è il Messia Salvatore dei giudei e dei pagani, di tutti poiché tutti eravamo peccatori e perciò tutti sotto la misericordia di Dio. Cristo Gesù è la salvezza di Dio: la sua mirabile incarnazione rende visibile il fatto che egli riempie tutto il tempo e lo spazio che sono creati e ordinati per lui e in vista di lui; la sua Persona umano-divina è «forma» per ogni uomo, egli è l’«uomo» tornato alla prima santità e comunione con Dio rotta dal peccato. Il Signore Gesù è nato a Betlemme di Giuda, è vissuto a Nazaret di Galilea, ha patito sotto Ponzio Pilato, è morto, sepolto, risuscitato a Gerusalemme, è asceso al cielo, siede alla destra del Padre, intercede per noi peccatori, manda lo Spirito Santo senza misura, tornerà nella gloria quando consegnerà il mondo al Padre per dare inizio a cieli e terra nuovi e noi saremo sempre con lui. Tutto questo «mistero» rivelato, tutta la grazia salvifica contenuta negli eventi della vita del Signore, tutto ci è dato di vivere lungo lo svolgersi dell’anno liturgico. L’anno della salvezza, per la Chiesa, ha oggi una precisa struttura, formatasi nei secoli: esso ha inizio con la prima domenica di Avvento e si conclude nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo. Così lo ha ormai fissato e strutturato la grande riforma liturgica scaturita dal Concilio Ecumenico Vaticano II. L’anno liturgico è ripetitivo: ogni anno infatti torniamo sugli stessi eventi della vita del Signore; è ripetitivo come il rito liturgico ma proprio questa «divina» ripetitività permette all’anno come al rito di essere sempre nuovi… mai uguali a se stessi. Si tratta di un ritorno a salire come in una spirale con cerchi sempre più stretti attorno al centro che è il Signore, Cristo Gesù morto e risorto. La realtà unica che l’anno liturgico ci fa «rivisitare», cioè celebrare e frequentare, è il Risorto. Lo scopo dell’anno liturgico è «formare» Cristo nell’uomo, trasfigurarlo, deificarlo, cristificarlo, insegnargli ad essere discepolo, ad andargli dietro passo passo, a pensare come lui, volere quello che vuole lui, avere la stessa carità… sino a che Cristo sia perfetto in noi (cf Gal 4,19). L’anno liturgico non fa che ripetere all’uomo quanto Dio è carità, quanto lo ama! Ricordiamo che ciò che distingue inequivocabilmente i cristiani da ogni altra religione tra gli uomini è l’incarnazione e la risurrezione, opera del Dio unico, Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo è necessario affermarlo, in tempi in cui sempre più ci confrontiamo con altre religioni e i cristiani sono tentati di qualunquismo e perciò devono avere chiara la propria identità.

L’anno liturgico è come una sorgente perenne, dalla quale attingiamo con abbondanza la vita cristiana.

La domenica origine dell’anno liturgico

L’anno liturgico è nato dalla domenica, giorno dopo il sabato, primo giorno della settimana, ottavo giorno, giorno della risurrezione, giorno che ha fatto il Signore, giorno delle apparizioni del Risorto, festa primordiale della Chiesa (cf SC, 106), Pasqua della settimana. La domenica che cade dopo il plenilunio di marzo è la Pasqua annuale; essa è celebrata in maniera esemplare per gettare così la sua luce su ogni domenica ed azione liturgica della Chiesa: anche la domenica fa l’identità dei cristiani.

Il Triduo del Signore morto, sepolto e risuscitato

Nella primavera, quando la vita rinasce dopo i rigori dell’inverno, almeno nell’emisfero nord, la luce cresce e la notte, nel plenilunio, risplende come il giorno, si celebra in maniera unica la risurrezione del Signore. La domenica di Pasqua è un tutt’uno con il sabato che la precede e il venerdì: è il Triduo santo del Cristo che patisce, muore, è sepolto e risuscita. Questi tre giorni, in un susseguirsi di eventi, ora per ora, formano un’unità che genera tutto l’anno della Chiesa. La Veglia nella notte pasquale è il cuore del Triduo santo, è la notte che sola ha meritato di contemplare il Risorto, è la notte nuziale della Chiesa, in cui nelle acque della creazione nuova nascono i nuovi figli, è la notte che non conosce tenebre, è la notte della liberazione in cui Cristo, passando dalla morte alla vita, ci ha travolti con sè nella risurrezione e ci ha fatti sedere nei cieli… Non si finirebbe mai di fare l’elogio di questa notte! Nella notte di Pasqua i catecumeni sono battezzati, unti e profumati dal sacro crisma, sono cristificati dallo Spirito e partecipano insieme ai peccatori riconciliati, che siamo tutti, alla mensa divina del convito imbandito dal Risorto: «chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,54). Questo evento pasquale è preparato da un tempo di quaranta giorni, numero simbolico che indica un tempo necessario e sufficiente per fare esperienza della salvezza di Dio. Il numero quaranta evoca numerosi e profetici eventi biblici ed evangelici. La domenica di Pasqua si estende a tutta la settimana che segue, come se la Chiesa non volesse staccarsi da questo giorno che è il suo giorno, il sacramento del tempo in cui è entrata per la risurrezione del Signore: è una settimana come un giorno solo, solenne. Ma una settimana non basta alla Chiesa: essa prolunga il «lietissimo spazio» per sette settimane più un giorno e al cinquantesimo giorno celebra la pienezza della Pasqua, la Pentecoste, il dono dello Spirito che il Signore risorto e asceso alla destra del Padre, effonde con pienezza su tutti i credenti.

Le domeniche di Quaresima (ciclo B)

Il tempo santo della Quaresima, nella liturgia romana, inizia con il mercoledì delle ceneri, poiché nel numero dei quaranta giorni penitenziali non sono comprese le domeniche. Per antica tradizione la domenica è proibito fare penitenza perché è il giorno dell’indicibile gioia per la risurrezione del Signore e per la liberazione, il giorno che appartiene già al tempo nuovo. Ciclo esemplare della Quaresima è il ciclo A del Lezionario; esso, nelle ultime tre domeniche, è strutturato proprio sulla catechesi sacramentale impartita ai penitenti e soprattutto ai catecumeni. Le letture sono proprie per i riti catecumenali che accompagnano i battezzandi alla notte pasquale; esso è obbligatorio nelle comunità dove ci sono catecumeni. È possibile poi che una comunità scelga di celebrarlo sempre, o per un certo numero di anni, al fine di aiutare i fedeli nella riscoperta del proprio battesimo. Lo caratterizzano infatti i brani giovannei della samaritana (Gv 4,5-42) del cieco nato (Gv 9,1-41) e della risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45), dalla più antica catechesi battesimale. Il battesimo infatti dà l’acqua viva che è lo Spirito Santo del Padre e del Figlio, dona la fede che illumina il credente e fa vedere le realtà invisibili come fossero visibili, è la vita nuova e divina in noi che da morti che eravamo siamo rinati e siamo figli di Dio in Cristo Gesù. Il ciclo B, detto cristologico o dell’alleanza, nelle prime due domeniche celebra Gesù tentato e trasfigurato secondo il racconto dell’evangelista Marco; nelle domeniche terza, quarta e quinta è caratterizzato dai Vangeli di Gesù vero Tempio (III), dono del Padre innalzato come il serpente nel deserto per attirare e salvare tutti (IV), il chicco che muore per dare la vita (V), mentre le letture dell’Antico Testamento raccontano l’alleanza con Noè e la promessa della nuova alleanza (vedi lo schema dettagliato alla pagina seguente).

Suggerimenti pastorali

I domenica: Gesù tentato (Mc 1,12-15)
Appena battezzato e investito della sua missione di Messia-Servo-Figlio, Gesù è spinto, quasi sbattuto, nel deserto per rimanervi un tempo compiuto di quaranta giorni. Egli ripercorre il cammino di Israele, tentato per tre volte, all’inizio, a metà e al termine del suo cammino di liberazione. Il Signore vince con la forza della Parola e stava con le belve e gli angeli lo servivano, segno dei tempi messianici davvero incominciati; là dove termina Giovanni il Battista, ha inizio il ministero di Gesù, la novità di Gesù. Dopo il diluvio, profezia dell’acqua del battesimo che distrugge il peccato, Dio si riconcilia con l’uomo e con il creato e pone il suo arco nel cielo e la sua alleanza alla quale rimarrà indefettibilmente fedele (cf prima lettura). Se ci sono catecumeni, questa prima di Quaresima è la domenica dell’iscrizione del nome nel libro dei battezzandi o illuminandi secondo le indicazioni del Rito dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti (RICA nn 133- 151). È obbligatorio il ciclo A del Lezionario. Ricordiamo che gli «eletti», cioè i catecumeni, che sono stati scritti per ricevere i sacramenti nella notte di Pasqua, vengono congedati dopo la preghiera su di loro, prima della preghiera dei fedeli, questo anche nella terza, quarta e quinta domenica dopo il rito degli esorcismi. Nella liturgia vi sono i segni di una sobria, elegante e bella austerità: le vesti del celebrante sono di colore viola (ma non si può vestire di viola né l’altare né l’ambone perché luoghi pasquali e monumenti della risurrezione per eccellenza, essi sono sempre rivestiti di bianco, oro e qualche volta di rosso, con lino, seta, canapa…). Sull’altare non si pongono fiori, si può preparare accanto all’ambone o in altro luogo adatto una composizione sobria e piena di speranza con rami verdi. Il suono degli strumenti è contenuto per quel tanto che è utile a sostenere il canto che non manca anche in questo tempo. La Chiesa ha salmi e inni che accompagnano questo sacro tempo. La liturgia eucaristica inizia con la memoria del battesimo nel rito della benedizione e aspersione dell’acqua (cf Messale Romano, p 1031). La Quaresima è tempo di maggior ascolto della Parola di Dio: il libro dei Vangeli sarà recato con solennità nella processione d’ingresso e posto sulla mensa dell’altare da cui verrà preso al momento della proclamazione. Può anche restarvi al di fuori della celebrazione come cibo sempre pronto per i fedeli. Valorizzare il segno di croce iniziale e finale e così pure il Padre nostro come memoria del battesimo e segno distintivo dei discepoli di Gesù. L’invito alla conversione sarà sostenuto dagli appuntamenti per l’ascolto comunitario della Parola di Dio in parrocchia, dalla cura nel preparare la domenica e dall’invito a celebrare il sacramento della penitenza dando gli orari in cui i fedeli possono trovare i sacerdoti disponibili e organizzando una celebrazione penitenziale. La preghiera, le opere di penitenza, (come il digiuno almeno il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo per chi vi è tenuto), la carità, nelle forme più opportune, debbono essere proposte alla comunità. È bene che ci si impegni ad un’opera concreta di carità parrocchiale o diocesana. Alle porte della chiesa si potrà organizzare la vendita della Bibbia ed altri libri utili alla crescita nella fede e alla preghiera. Ricordiamo che nel tempo di Quaresima si rimandano tutti i battesimi, per quanto è possibile, alla notte di Pasqua (cf Premesse al Rito del Battesimo dei Bambini, 9) o almeno a una domenica del tempo pasquale; anche il matrimonio cristiano, essendo una celebrazione pasquale del «grande sacramento» di Cristo e della Chiesa, non può essere celebrato solennemente in Quaresima ed è proibito il venerdì santo e il sabato santo (cf Premesse al Rito del Matrimonio, 2004, n 32).

II domenica: Gesù trasfigurato (Mc 9,2-10)
Gesù riceve, nella Trasfigurazione, la prova della fedeltà del Padre suo, la conferma che lo sosterrà nell’affrontare a Gerusalemme la passione, la morte e la sepoltura facendogli pregustare la risurrezione. Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti ricevono luce e consistenza dal Trasfigurato e trovano in lui il compimento. Tutte le Scritture sono piene di lui e il Nuovo Testamento compie ogni lettera dell’Antico Testamento. Gesù è il nuovo Isacco, il figlio amato che il Padre sacrifica e dona per noi (cf prima lettura). In questa domenica si prega per i «confermandi» e «confermati» che possono essere presentati alla comunità: la nostra cresima è infatti, come per Gesù la Trasfigurazione, il dono che il Padre ci fa dello Spirito Santo perché possiamo, come il Figlio suo, essergli fedeli anche nelle prove. La cresima è il sacramento che ci rende capaci di partecipare all’Eucaristia offrendo noi stessi e di spenderci nella carità. Senza la cresima non sappiamo e non possiamo portare avanti, per esempio, una fedeltà coniugale, una pazienza a tutta prova o sopportare la malattia. In questa domenica si può porre particolare attenzione alla croce presente nell’aula liturgica, ornarla di fiori, illuminarla, incensarla quando si incensano le offerte e i fedeli. Anche una icona del volto del Signore o della sua gloriosa Trasfigurazione può servire come spunto per l’omelia che non è mai moralismo ma celebrazione del Signore.

III domenica: Gesù vero Tempio (Gv 2,13-25)
Gesù entra nel tempio a Gerusalemme e come gli antichi profeti, Geremia, Neemia, il salmista... è preso dallo zelo per la casa del Padre suo e vuole che sia casa di preghiera. Il gesto di Gesù che caccia i venditori dal Tempio è fortemente provocatorio, gli permette di rivelare un senso e un contenuto nuovo all’espressione «Tempio del Signore»: ormai è lui il vero tempio, il luogo dove bisogna adorare, dove si incontra Dio, gli si rende culto e si può essere salvati. Al testo giovanneo è accostato, come prima lettura dall’Antico Testamento, il brano della promulgazione del Decalogo che reca la firma incontestabile del Signore: «Io sono il Signore» (cf Es 3,14) che ha compiuto prodigi, che ama e libera l’uomo che non si deve lasciare asservire e rendere schiavo dagli idoli. Il segno che Dio è con noi è il crocifisso, l’epifania più sconvolgente dell’amore sconfinato di Dio per noi: la croce è stoltezza, è vera sapienza. Altra salvezza non c’è. In questa terza domenica di Quaresima, le Chiese sorelle di rito Bizantino celebrano proprio l’esaltazione della croce che viene onorata dai fedeli ai quali viene consegnato un fiore o un rametto profumato perché portino con sé il profumo della croce. Una tradizione orientale dice che essa fu proprio rinvenuta accanto ad una pianta di basilico (la pianta del re!). La croce e il libro delle divine Scritture hanno oggi tutta la nostra attenzione. Se è vero che il nostro tempio è il Signore Gesù, è altrettanto vero che anche noi siamo il tempio di Dio in quanto sue membra. Le nostre chiese-edifici, sono poi il segno di tutto questo: oggi possiamo perciò onorare la chiesa che ci accoglie accendendo per esempio, le luci dinanzi alle croci della Dedicazione o ponendo qualche fiore o ramo alle pareti o alla porta. Nei giorni che seguono, alla luce del brano evangelico si può organizzare la celebrazione comunitaria del sacramento della penitenza. Per i catecumeni oggi si celebra il primo scrutinio. Scrutinio vuol dire la manifestazione, da parte di chi chiede il battesimo, della volontà di acquistare un profondo senso di Cristo e della Chiesa insieme ad una sincera conoscenza di sé e una seria revisione di vita. Sono aiutati in questo dalla preghiera della Chiesa e dall’aiuto dei loro padrini o madrine (cf RICA nn 160-166).

IV domenica: Gesù dono del Padre, serpente innalzato (Gv 3, 14-21)
«Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Proprio la croce elevata sul mondo è la salvezza; essa rischiara le tenebre di quanti non si oppongono alla verità e vengono alla luce. Gesù compie la figura antica del serpente innalzato da Mosè nel deserto che salvava coloro che erano stati morsi dai serpenti velenosi: egli ci salva dal morso velenoso e mortifero del peccato, nella sua croce. Dio non lascia mancare i profeti che richiamano il popolo sulla retta via, li manda con premura e sempre, anche oggi. Questa domenica è detta anche «Laetare» cioè «esulta, rallegrati», Gerusalemme! La città santa è chiamata a rallegrarsi come una madre che vede tornare i suoi figli dalla terra di schiavitù, è l’esultanza della Chiesa che in questo tempo vede tornare al Signore i peccatori. Oggi è possibile usare il colore rosaceo nelle vesti del celebrante, il suono degli strumenti musicali e porre i fiori accanto o sulla mensa dell’altare. Per i catecumeni ha luogo il secondo scrutinio (cf RICA nn 167-172).

V domenica: Gesù chicco che muore (Gv 12,20-33)
Alcuni greci interpellano gli apostoli perché vogliono «vedere» Gesù, cioè conoscerlo in profondità, oltrepassare l’apparenza…! È l’«ora» di Gesù e l’ora del Padre che rivela il Figlio suo e manifesta la sua gloria. Conoscere la gloria di Dio è vedere come egli è veramente, come ama! Perciò la croce è la gloria: essa infatti è la più alta manifestazione di Dio amore e misericordia. Oggi il segno forte per noi è proprio il pane e la coppa eucaristici: il Salvatore «torchiato » per il «vino nuovo del regno» e chicco morto sotto terra per dare la vita. Il pane eucaristico potrebbe avere maggiormente l’aspetto di pane ed essere distribuito insieme al prezioso calice per intinzione (cf OGMR nn 281-287). I segni sacramentali non possono essere mortificati o resi insignificanti poiché sono un aiuto alla nostra fede sempre provata. Con il prefazio della passione I si potrà pregare con la preghiera eucaristica I o canone romano per il suo accento fortemente sacrificale. Dare importanza alla «frazione del pane», prolungandola e cantando la litania «Agnello di Dio…». La preghiera per i catecumeni oggi consiste nel terzo scrutinio (cf RICA nn 174-180). Se non è stato fatto, occorre stabilire il tempo delle consegne del Credo e del Padre nostro.

La grande e santa Settimana

Con la domenica delle Palme e della Passione del Signore, entriamo nella grande e santa Settimana. In questa domenica celebriamo insieme il trionfo regale di Cristo e l’annunzio della sua passione; si commemora l’ingresso di Gesù a Gerusalemme per morire e risorgere; si ascolta il racconto della Passione secondo Marco, con la lettura del terzo canto del servo sofferente: Isaia 50,4-7. La Quaresima termina il giovedì santo mattina con la Messa crismale; è utile considerare bene i primi tre giorni della Settimana santa con la lettura dei tre primi canti del servo: Is 42,1-9; Is 49,1-6; Is 50,4-7, con i Vangeli dell’unzione di Betania, sei giorni prima della Pasqua, e lo svelamento del traditore.

Il Triduo Pasquale

Rimandiamo a quanto viene indicato nella Lettera sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, aggiungendo soltanto qualche sottolineatura. Il giovedì santo sera nella Messa «nella Cena del Signore», avrà luogo possibilmente l’accoglienza degli oli santi, prelevati in cattedrale dopo la Messa crismale: nella processione d’ingresso sono portati solennemente all’altare, ornati di fiori e incensati e poi riposti nella custodia degli oli che non dovrebbe mancare in nessuna chiesa, magari in prossimità del battistero (cf Pontificale Romano, Benedizione degli Oli, 28). In questa sera le nostre chiese risplendano di luce, del bianco dei paramenti, dello splendore degli altari, del pane e del vino eucaristici. L’altare della reposizione non abbia, nemmeno lontanamente, l’apparenza di un sepolcro. Esso è un luogo pasquale che custodisce solennemente il tesoro che il Signore Gesù ci ha lasciato nell’Eucaristia per la comunione il venerdì in cui non c’è Eucaristia. Non è permessa l’esposizione delle sacre Specie.

Nella notte di Pasqua, il grande cero simboleggia la vittoria del Signore risorto.

Per non distogliere l’attenzione dal santo Triduo della passione, morte, sepoltura e risurrezione, la Santa Sede indica di non fare la prima comunione dei ragazzi in questo giorno (cf Notitiae 434, settembre 2002, p 491). Il venerdì santo, la Chiesa celebra la Passione del Signore con una solenne liturgia, nel pomeriggio o verso sera, nell’ora più adatta alla partecipazione numerosa dei fedeli. Questa solenne azione liturgica è di gran lunga più importante del pio esercizio della «Via Crucis » cara alla nostra devozione. Occorre fare opera di formazione ed aiutare a partecipare alla celebrazione sacramentale che ha come cuore la proclamazione del racconto della passione secondo Giovanni; questo brano viene letto soltanto oggi, giorno della «gloria», cioè della più alta rivelazione di Dio, insieme al quarto canto del servo sofferente: Isaia 52,13- 53,12. Segue la solenne preghiera universale modello di ogni preghiera dei fedeli e della carità della Chiesa. L’adorazione della croce è momento forte e intenso di preghiera, può essere fatta con dignità e solennità, con gesti di venerazione come il bacio, l’inchino o spargendo fiori e profumi. La santa croce, davanti alla quale in questo giorno si fa la genuflessione come dinanzi all’Eucaristia, è lasciata alla venerazione dei fedeli sino alla preparazione della Veglia pasquale. Attorno ad essa verrà celebrato l’Ufficio delle letture e le lodi del sabato santo. La Via Crucis, nel venerdì santo, può aver luogo comunque verso le tre del pomeriggio, l’ora in cui Gesù muore sulla croce e la liturgia della Passione alle ore 21 se questo favorisce la partecipazione del popolo che non deve essere privato della sua sublime ricchezza di grazia salvifica. Nel sabato santo la Chiesa fa il digiuno più grande che si può pensare per lei: digiuna dall’Eucaristia! Essa prega, ora dopo ora, con i salmi e sta in silenzio contemplando il mistero del suo Signore e Sposo racchiuso in un sepolcro: «Sulla terra c’è silenzio, grande silenzio… », esordisce la lettura patristica dell’Ufficio. Come Maria, la Chiesa vive nell’attesa e nella speranza certa che le promesse di lui si compiranno ed aspetta fiduciosa la notte illuminata dalla risurrezione e l’aurora del primo giorno. Ricordiamo che il sabato santo mattina per i catecumeni, se non è stato fatto prima, si celebreranno i riti immediatamente preparatori: la riconsegna del Credo e del Padre nostro, il rito dell’«effatà», la scelta del nome cristiano e l’unzione con l’olio dei catecumeni, anche se, nel tempo del catecumenato, è stata più volte ripetuta come prevista nel RICA n 128. Essi sono così pronti per il battesimo nella notte santa, per l’unzione crismale e per la prima Eucaristia.

La Grande Veglia

Quando cala la notte, le assemblee dei fedeli si radunano per accendere il fuoco e cantare la vittoria del Signore risorto simboleggiata dal grande cero; esse ascoltano le meraviglie della salvezza come una Agghadah, racconto della liberazione del nuovo Israele, nelle nove letture che sono proposte per questa Veglia; poi si battezzano i figli che rinascono per la Chiesa dall’acqua e dallo Spirito. L’apice di questa notte sta poi nell’offerta e nella partecipazione eucaristica. Quattro momenti scandiscono infatti il nostro vegliare. È la notte della risurrezione, centro di tutto l’anno liturgico, la più solenne e vera notte santa che rischiara di luce anche la notte del Natale del Signore. Occorre prepararla con cura e con tanta generosità per aiutare i fedeli a conoscere ciò che è stato fatto per loro, perché sappiano quanto sono amati da Dio. Il giorno di Pasqua è il giorno fatto dal Signore! Da questo giorno che reca a noi l’inestimabile grazia salvifica della risurrezione del Signore, il mondo nuovo è cominciato, tutto è cambiato, nulla è più come prima, la speranza è indefettibile. I credenti in Cristo Gesù sono quelli della risurrezione, quelli della domenica! Incorreggibilmente ottimisti, pronti a rendere ragione della speranza che li abita, certi che la morte non ha l’ultima parola. La celebrazione odierna inizia con l’aspersione con l’acqua benedetta nella notte; l’Alleluia risuona gioioso e i fedeli anche nelle case potranno portare dell’acqua e benedire la loro mensa festiva recitando la preghiera dei figli: «Padre nostro che sei nei cieli…» professando la fede: «Cristo è risorto! Veramente è risorto!».

Settimana della mistagogia

Questo giorno di festa si prolunga, come fosse un giorno solo, per otto giorni. I neobattezzati hanno riunioni per loro e viene aperto alle loro menti lo scrigno dei misteri cui hanno partecipato per la prima volta nella notte di Pasqua. Viene spiegata l’acqua in cui sono stati immersi, l’olio che li ha profumati e il pane e la coppa che li hanno nutriti di Cristo. Per tutto il tempo di Pasqua si estende la cura della Chiesa per i nuovi figli, come indica il RICA ai numeri 235-239. Mistagogia è una parola che indica entrare, essere introdotti dinamicamente a comprendere e vivere il mistero, cioè l’evento salvifico, che si è celebrato. Cristina Cruciani

 

 

       
       
       

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal beato Giacomo Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro