I cinquanta giorni che si succedono dalla domenica di risurrezione alla
domenica di Pentecoste si celebrano nell’esultanza e nella gioia come un
solo giorno di festa, anzi come «la grande domenica», dice sant’Atanasio.
Sono i giorni nei quali, in modo del tutto speciale, si canta l’Alleluia.
Le domeniche di questo tempo vengono considerate come domeniche di Pasqua
e, dopo la domenica di risurrezione, si chiamano domeniche II, III, IV,
V, VI e VII di Pasqua. Questo sacro tempo dei cinquanta giorni si conclude
con la domenica di Pentecoste.
I primi otto giorni del tempo pasquale costituiscono l’ottava di Pasqua
e si celebrano come solennità del Signore (cf Norme generali per
l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario, 22-26).
In questi giorni continua la catechesi ai neobattezzati, che sono aiutati a
muovere i primi passi nella vita cristiana con la preghiera e la spiegazione
dei sacramenti che hanno ricevuto. Si tratta del cosiddetto «tempo della
mistagogia»: con questo termine si indica appunto una introduzione più
profonda al mistero della loro rigenerazione. I nuovi battezzati saranno
invitati poi a ricordare ogni anno la loro Pasqua, l’anniversario del loro
battesimo.
Il Lezionario
Il Tempo pasquale è caratterizzato dalla
lettura del Vangelo secondo Giovanni, il più pasquale dei Vangeli,
come è stato definito, sia nei giorni feriali (ad eccezione di alcuni
giorni dell’ottava di Pasqua quando si leggono le apparizioni del
Risorto), sia nelle domeniche, esclusa la III che propone il brano
lucano dei discepoli di Emmaus.
Gli Atti degli Apostoli si leggono in lettura continua nei giorni
feriali e nelle domeniche; come seconda lettura nel ciclo A, B e C, si
leggono rispettivamente la prima Lettera di Pietro, la prima Lettera
di Giovanni e il Libro dell’Apocalisse.
Come si può notare, nel Tempo pasquale non si legge l’Antico
Testamento e questo potrebbe dirsi una sorta di povertà per l’attuale
Lezionario, tanto quello è pieno già della risurrezione e la postula e
pertanto risulterebbe prezioso per comprendere Gesù risorto.
Dalla proposta di letture il Tempo pasquale si caratterizza veramente
come tempo esemplare per la Chiesa. Propone infatti la comunità di
Gesù dopo la sua risurrezione, la sua fede battesimale e la sua
tensione escatologica, mentre essa gode della presenza del Risorto.
In alcune domeniche pasquali
La II domenica di Pasqua in cui si legge
sempre l’apparizione di Gesù «otto giorni dopo», si può intitolare
la domenica di Tommaso; per volontà del servo di Dio papa Giovanni
Paolo II, in questa domenica si celebra la Divina Misericordia.
In realtà in ogni azione liturgica ed in ogni tempo si celebra il
Signore misericordioso ma forse era necessaria un’accentuazione, visto
che l’uomo moderno non sa perdonare neanche se stesso e la vendetta è
una catena, una sorta di spirale infernale che va spezzata con l’amore
di misericordia. Proprio la Pasqua ci fa fare l’esperienza della
insondabile misericordia del nostro Dio che ha donato se stesso nel
Figlio quando noi eravamo ancora peccatori. La misericordia è un
«super dono», è l’amore per chi degno di amore non è. Questi è il
nostro Dio! Questa è la Pasqua!
Nella IV domenica di Pasqua, la domenica del Buon Pastore, la
Chiesa prega per i chiamati a essere, in mezzo al popolo, immagine del
Pastore Grande delle pecore, Gesù morto e risorto. È tradizione voluta
da Paolo VI, ed ogni anno, nella comunità cristiana, si rinnova la
memoria di non scordare la compassione di Gesù per le folle che sono
come pecore senza pastore e, secondo il suo comando, pregare perché il
Padre mandi operai nel suo campo che è il mondo.
La VII domenica, in Italia ed in altre nazioni, si celebra
l’Ascensione del Signore; tradizionalmente è la solennità del
quarantesimo giorno dalla risurrezione, secondo il racconto degli Atti
degli Apostoli, trasferita però dal giovedì alla domenica. Quaranta è
il numero simbolico per dire che la prima comunità cristiana ha fatto
un’esperienza piena della presenza del Risorto che ora è intronizzato
nei cieli, alla destra del Padre, come colui al quale il Padre ha
affidato tutto.
Da tutto questo scaturisce la «pienezza» della Pasqua: la Pentecoste,
il cinquantesimo giorno. Il Salvatore Gesù, una volta compiuta la sua
«discesa» è «salito» per effondere, dal Padre, lo Spirito Santo su
tutto e su tutti, come per una nuova creazione che scaturisce dalla
sua Pasqua. Dall’Ascensione alla Pentecoste, la Chiesa trascorre una
intensa settimana di preghiera nel clima del cenacolo dove i discepoli
erano unanimi in preghiera con Maria la Madre di Gesù e i suoi
fratelli (cf At 1,14 ); si prepara a rivivere il nuovo Sinai allorché
la Legge nuova, data per mezzo del nuovo Mosè, viene scritta non su
tavole di pietra ma nei cuori di carne: essa è lo Spirito che d’ora in
avanti guiderà i credenti in Gesù così come ha condotto lui.
La liturgia, sia nell’Eucaristia sia nella preghiera delle ore,
propone la «novena» liturgica più bella e adatta, senza cercare altre
forme, per una robusta preparazione. Siamo tutti invitati a viverla
intensamente e ad aprire il cuore e la mente al Dono che edifica la
Chiesa e la rende sempre forte, nuova e profetica nel mondo.
La solennità di Pentecoste ha inizio la sera del sabato che la
precede, con la Messa vigiliare per la quale sono proposte alcune
significative letture; ciascuna di esse rivela l’azione salvifica
dello Spirito Santo. Le letture sono a scelta ma le nostre assemblee
possono essere invitate a vegliare in preghiera ascoltandole tutte per
gioire delle meraviglie di Dio preparate da sempre. In questo contesto
possono essere celebrati ancora i sacramenti del battesimo e della
cresima.
Le nostre chiese in questo giorno saranno molto belle; il colore rosso
dei paramenti potrà essere ripreso dalla composizione floreale,
esplosiva e missionaria ed eventualmente anche l’altare, da cui
scaturiscono per noi le sorgenti dello Spirito, può essere vestito di
rosso.
La sera di Pentecoste, con i secondi vespri, termina il Tempo
pasquale: il dono dello Spirito ha reso pasquali i fedeli ed ora essi
possono condurre una vita pasquale… cioè cristiana!
Il cero che ha illuminato le nostre assemblee ed ha reso presente il
Risorto, trova posto nel luogo pasquale dove muoiono e nascono i figli
a Dio e alla Chiesa: il battistero.
Concludendo la liturgia dei secondi vespri di Pentecoste o
l’Eucaristia vespertina, può aver luogo un saluto al cero, come
proposto negli anni passati su questa rivista.

Tempo pasquale e mese mariano
La cinquantina pasquale coincide con il
tempo della primavera e con il mese di maggio che la pietà dei fedeli
consacra particolarmente alla Madre di Gesù. Dalla croce al cenacolo,
Maria sta all’inizio e al termine di questo lietissimo tempo divenendo
il tipo della Chiesa, la sua immagine e la sua forma.
Sebbene la gentile tradizione di dedicare il mese di maggio a Maria è
probabilmente sorta per sublimare e cristianizzare l’uso di offrire
fiori alle ragazze, il mese mariano appare una preziosa opportunità
che i pastori hanno sempre saputo indirizzare alla catechesi e alla
preghiera. In Maria tutto è relativo a Cristo e tutto da lui dipende (cf
Marialis cultus, 25): vivere la risurrezione con Maria e così
l’Ascensione, dove anche nell’iconografia ella diviene l’immagine
della Chiesa che attende il ritorno del Signore; poi la Pentecoste
dove si impara come si invoca e si accoglie lo Spirito Santo che
continua ad animare la Chiesa e a farne una comunione, vuol dire
considerare Maria strettamente unita ai misteri del Figlio e coltivare
una devozione cristologico- mariana preziosa. Le pratiche devozionali,
i pii esercizi di questo tempo traggono dalla liturgia la loro vera
forza e vanno con essa armonizzati.
Cristina Cruciani