La
sera di Pasqua, di quel primo giorno della settimana, finalmente i discepoli
lo videro e gioirono. Il tempo scorreva segnato dalla paura: avevano visto
morire il Signore e con lui ogni loro attesa, desiderio, speranza. Ora
finalmente lo vedono: egli è vivo!
Questa gioia vogliamo sperimentare ora, nella contemplazione del dono
stupendo dell’Eucaristia che ci ha lasciato. La sua presenza trasfiguri la
nostra vita, trasformi questo nostro cenacolo da casa della paura in «casa
dell’amore».
Contemplando lui desideriamo passare dall’isolamento alla comunione. È un
desiderio audace, forse anche arduo per quanti come noi soffrono la paura di
restare soli, di sentirsi abbandonati.
Non possiamo farcela da soli o contare sulle sole nostre forze: abbiamo
bisogno della sua forza, della sua presenza. Per questo lui ci viene
incontro, in ogni uomo e in ogni tempo, per rassicurarci, per dirci ancora
una volta: «Non temere, sono io!». Lui abilita i nostri occhi a
riconoscerlo, i nostri cuori a gioire per la sua venuta.
Invitatorio
Canto:
Ostende nobis, Domine,
misericordiam tuam. Amen! Amen! Maranathà! Maranathà!
(Canone di Taizè)
Sac.:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutti:
Amen.
Sac.:
La pace sia con voi.
Tutti:
E con il tuo spirito.
Sac.:
Fratelli e sorelle, attendiamo con intima gioia l’avvento del
Signore. Lui è venuto: ha piantato la sua tenda tra noi e ha assunto la
nostra carne perché ogni uomo fosse figlio di Dio. Verrà alla fine dei tempi
nel giorno del Signore, inaugurando la domenica senza tramonto. Ora lui
viene nell’Eucaristia e ci dona di contemplare la sua presenza nel suo
corpo.
Non siamo soli: con lui il nostro cenacolo diventa «casa dell’amore», il suo
cuore è la sorgente della vera comunione da cui attinge vita la comunità dei
credenti. Facciamo nostra la preghiera del salmo 4.
Tutti:
Dio, mia giustizia, io grido, rispondimi: dall’angustia
portami in liberi spazi; la tua pietà mi rinfranchi: conforto mi doni il
sapermi esaudito.
Sac.:
Fino a quando, uomini, adorerete il nulla? Cultori di
illusioni, fino a quando offenderete la mia gloria?
Uomini:
Cose prodigiose compie il Signore per il suo fedele,
sappiatelo: appena io grido, il Signore ascolta. Trepidate sgomenti e più
non peccate, sui vostri giacigli meditate in silenzio, coricatevi quieti
nelle vostre stanze.
Donne:
Offrite degni sacrifici di lode; nel Signore riposi la vostra
fiducia. Molti vanno gridando: chi mai potrà mostrarci come essere felici?
Risplenda, Signore, su di noi il tuo volto, nella tua luce conosceremo il
bene.
Tutti:
Tu hai colmato di gioia il mio cuore più di quando abbondano
vino e frumento a pieno raccolto. Così attendo sereno la notte, Signore, e
in pace subito il sonno mi coglie: solo tu mi fai riposare tranquillo.
(Salmo 4 - trad. di David M.Turoldo)
Guida:
Ora il sacerdote che presiede la preghiera espone sull’altare
la santissima Eucaristia. Accogliamo il dono della presenza del Signore nel
sacramento. Cantiamo l’inno «È il giorno del Signore!». Le strofe
raccontano le apparizioni pasquali del Risorto. Gesù si fa riconoscere dai
suoi nel giorno di Pasqua, nel suo giorno, nell’ora dell’agape, nel
tempo memoriale della sua risurrezione. La terza strofa racconta
l’apparizione ai discepoli nel cenacolo di Gerusalemme: è l’annuncio del
tema di questa nostra preghiera di adorazione.
Canto: È IL GIORNO DEL SIGNORE
(Inno del Congresso Eucaristico Nazionale - Testo di A. Ladisa, musica di
A. Parisi)
Oggi il Cristo ha vinto la morte,
dona ai credenti la vita immortale,
attorno alla mensa raduna i fratelli,
li manda nel mondo a donare la pace.
Giorno di gioia, giorno d’amore,
giorno di speranza per la vita d’ogni uomo
è il Giorno del Signore.
Le porte chiuse, i cuori impauriti,
sole e speranza morivano uniti;
donò lo Spirito, fonte di pace,
coraggio e gioia divennero brace.
«L’abbiamo visto: il Signore è vivente!»
con fede viva noi oggi diciamo;
riuniti attorno all’altare t’accogliamo:
Vangelo e amore ti rendono presente.
PRIMO MOMENTO: ANNUNCIO DELLA PAROLA
Guida:
I
discepoli pensavano di vedere un fantasma, non credevano a causa della
paura. Il dolore stava soffocando la loro fede nel Signore, rinchiudendoli
in una stanza, soli, isolati. Il dono che il Signore fa a ciascuno è la pace
intima. Lui entra nel cenacolo, ma ancor più entra nella nostra solitudine:
dove siamo più soli, sperimentiamo che siamo più amati.
Dal Vangelo secondo Luca (24,35-49)
I due di Emmaus poi fecero ritorno a Gerusalemme e riferirono agli Undici e
agli altri che erano con loro ciò che era accaduto lungo la via e come
l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di
queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché
siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani
e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha
carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i
piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano
stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare? ». Gli offrirono una
porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi
disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi:
bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè,
nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle
Scritture e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare
dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti
la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di
questo voi siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il Padre mio
ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza
dall’alto».
Per la riflessione e la preghiera personale (È bene che questa
riflessione sia letta personalmente in un clima di silenzio adorante)
Cleopa e l’amico tornarono a Gerusalemme di corsa e andarono a
raccontare agli altri quello che avevano visto, chi avevano incontrato.
Entrarono nella casa dell’amore - il cenacolo - per consegnare ai fratelli
il loro tesoro: l’amore ritrovato, il Signore non più morto ma vivente.
Tu oggi sei qui, come nel cenacolo! Hai trovato il tesoro: il tesoro
dell’amore di Dio. Ora sai dov’è, ma non sei ancora pronto a possederlo
pienamente. Tanti affetti continuano ad agitarti, tante paure…
Per possedere pienamente il tuo tesoro, devi nasconderlo nel campo dove
l’hai trovato, andare pieno di gioia a vendere ogni cosa che possiedi e poi
tornare a comprare il campo. Puoi essere davvero felice di aver trovato il
tesoro, ma non devi essere così ingenuo da pensare di possederlo già… Aver
trovato il tesoro ti spinge nuovamente alla ricerca del tesoro stesso. La
vita spirituale, il discernimento vocazionale, il cam- Apparizione di
Cristo durante la cena degli apostoli. mino di fede, sono una ricerca
lunga e spesso ardua di quello che hai già trovato. Puoi cercare Dio
soltanto quando lo hai già trovato, perché è lui che ti conduce nella
ricerca. Il desiderio dello sconfinato amore di Dio è il frutto dell’essere
stati toccati da quell’amore. E, dato che trovare il tesoro è soltanto
l’inizio della ricerca, devi stare attento. Se esponi il tesoro ad altri
senza possederlo pienamente, potrai far del male a te stesso e persino
perdere il tesoro. Un amore appena trovato ha bisogno di essere nutrito in
uno spazio tranquillo e intimo. Trovare il tesoro senza essere ancora pronto
a possederlo pienamente ti renderà inquieto. È l’inquietudine della ricerca
di Dio. È la via verso la santità. È il cammino verso il luogo in cui potrai
riposare. «La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato,
mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per
timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a
voi!”» (Gv 20,19).
Il cenacolo è lo spazio tranquillo e intimo dove i discepoli hanno scoperto
il tesoro, dove hanno conosciuto e sperimentato la grandezza e la profondità
dell’amore del Signore. Ora però hanno paura! Stanno insieme ma in realtà
sono soli, isolati… le porte sono chiuse ermeticamente dall’interno come i
loro cuori! Negli occhi e sul volto la paura di fare la stessa fine del
Signore, il timore di un domani ormai incerto, buio, misterioso.
In questa luce, considera tre parole importanti: essere soli - isolamento
- solitudine. Tu, io, tutti siamo soli. L’essere solo è un fatto
naturale: nessun altro nel mondo è come me. Sono unico. Nessun altro vive le
esperienze del mondo come le vivo io. Sono solo! Come affrontare questo
«essere soli»? Se lo consideri un isolamento, sperimenti il tuo esser solo
come una ferita, qualcosa che ti fa male, ti rende infelice e ti fa gridare:
«C’è qualcuno che possa aiutarmi?».
Come cristiani - come gli apostoli nel cenacolo - siamo chiamati a
trasformare il nostro isolamento in solitudine. Siamo chiamati a
sperimentare l’esser soli non come una ferita, ma come un dono di Dio che ci
fa scoprire quanto profondamente siamo amati da lui. In questo ci aiuta il
Signore: lui entra nel cuore e gli dona la pace! Dona, ancor più, la
consapevolezza di essere figli amati, veramente amati! Infatti è proprio là
dove siamo più soli, più unici, più noi stessi, che Dio ci è più vicino. In
questa intimità sperimentiamo Dio come Padre amorevole, che ci conosce
meglio di quanto noi conosciamo noi stessi.
Prova a sperimentare la tua solitudine in questa prospettiva: ti renderai
conto che dove sei più solo, sei più amato da Dio. Vissuta così, la tua
«solitudine» è una qualità del cuore, una qualità interiore che ti aiuta ad
accettare con amore il tuo essere solo come dono di Dio. Per questo il
Risorto entra a porte chiuse: lui vuole abitare ogni singolo «cuore solo» e
ridestare in esso il desiderio della comunione con lui e con gli altri. Il
dono di amore che Dio ha fatto a te non può restare chiuso in te: deve
diventare amore fraterno, amore universale.
Nel cenacolo - spazio tranquillo e intimo dove i discepoli hanno vinto la
paura di restare isolati - anche tu accogli il dono di Dio, l’amore!
Nell’amore ogni attività diventa attività per l’altro. Se accettiamo il
nostro essere soli come dono di Dio, e lo trasformiamo in profonda
solitudine, allora da quella solitudine abitata da lui possiamo andare verso
gli altri, possiamo riunirci in comunità: non ci aggrapperemo l’uno
all’altro per vincere la paura di restare da soli.
Prova ad inchinarti dinanzi alla solitudine dell’altro, ci riconosceremo a
vicenda come gente chiamata all’amore dall’unico Dio. Se io trovo Gesù nella
mia solitudine e tu trovi Gesù nella tua solitudine, allora il Risorto ci
chiama a stare insieme, e possiamo diventare amici, sperimentando la gioia
di vivere nel Signore. «Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse:
“Pace a voi!”. E i Duccio di Boninsegna, museo dell’Opera del Duomo (Siena).
discepoli gioirono al vedere il Signore» (Gv 20,19-20).
Canto: NULLA TI TURBI
(T. LADISA-A. PARISI-J. BERTHIER, Vivere d’amore, Vallisa - Bari)
Rit.:
Nulla ti turbi, nulla ti
spaventi,
chi ha Dio, nulla gli manca.
Nulla ti turbi, nulla ti spaventi,
solo Dio basta.
Io ti voglio lodare, mio Dio,
perché eterno è il tuo amore.
Rivestito di gloria e splendore,
come in un manto sei avvolto di luce.
Sono grandi su tutta la terra
le tue opere, o Signore.
Con sapienza hai creato l’universo:
tutto ci parla di Te, o Creatore.
Rit.:
Se tu apri la mano, Signore,
ogni bene tu doni ai viventi.
Manda il tuo Spirito e sono creati
e rinnovi tutta la terra.
A Te voglio cantare, Signore,
voglio lodarti finché esisto.
Ti sia gradito, Signore, il mio canto,
la mia gioia in te io pongo. Rit.:
SECONDO MOMENTO: LA PAROLA DEL TESTIMONE
Guida:
Gesù entra nel cenacolo, la «casa dell’amore» e dice agli apostoli: «Non
temete, sono io!». Abbiamo tutti bisogno di questo invito rassicurante,
di questa parola di pace da parte del Risorto. Abbiamo bisogno di andare
oltre l’apparenza del pane, l’opacità della carne per riconoscere Dio di
fronte a noi, per riconoscerlo in noi e in chi ci è vicino.
Da: «La via della Pace» di Henri Nouwen, sacerdote
Entrare nella casa dell’amore. Gesù ci parla nel Vangelo con parole molto
incisive. Attraverso il Vangelo udiamo: «Non temere». È questo che
Gabriele dice a Zaccaria. È questo che Gabriele dice a Maria. È questo che
gli angeli dicono alle donne al sepolcro: «Non temere». Ed è questo
che il Signore stesso dice quando appare ai discepoli: «Non temete, sono
io. Non temete, sono io! La paura non viene da Dio. Io sono il Dio
dell’amore, un Dio che invita a ricevere; a ricevere i doni di gioia, di
pace e di gratitudine dei poveri, e a lasciare da parte le vostre paure
affinché possiate cominciare a condividere quello che avete paura di
perdere». L’invito di Cristo è l’invito a uscire dalla casa della paura
per entrare nella casa dell’amore: a uscire dal luogo della prigionia verso
il luogo della libertà. «Venite a me, venite nella mia casa che è la casa
dell’amore» - dice Gesù. In tutto l’Antico Testamento troviamo questo
invito: «Oh, quanto vorrei dimorare nella casa del Signore. Il Signore è
il mio rifugio, il Signore è la mia dimora, il Signore è la mia tenda, il
Signore è la mia sicurezza». «Dove abiti?» - chiedono i discepoli.
«Venite e vedrete » - dice il Signore; ed essi rimasero con lui. La
Parola è diventata carne e ha piantato la sua tenda fra noi affinché Dio
potesse dimorare tra noi nella casa dell’amore. «Io me ne vado al Padre
per prepararvi una dimora, un luogo per voi, perché nella casa del Padre mio
vi sono molte dimore. Vivete nel nome del Signore: il nome del luogo dove
dovete dimorare. Dove siete? Siete nel nome del Signore, nel suo nome, nel
luogo dell’amore?». Così, fratelli e sorelle, l’impegno per la pace
affidatoci dal Signore la sera di Pasqua nel cenacolo, comincia ogni volta
che usciamo dalla casa della paura verso la casa dell’amore. Voi e io saremo
in un certo modo spaventati; ma se teniamo lo sguardo fisso su Colui che
dice: «Non temete, sono io», saremo gradualmente capaci di lasciare
da parte la paura e diventare abbastanza liberi da vivere in un mondo senza
frontiere, da vedere le sofferenze degli altri, da portare e ricevere la
buona notizia.
Per la riflessione e la preghiera personale
(È bene che questa riflessione sia
letta personalmente in un clima di silenzio adorante)
Signore Gesù, tu eterna Parola del
Padre, Dio da Dio, Luce da Luce, uno col Padre, mi hai mostrato il tuo
divino amore assumendo la carne umana, vivendo la nostra vita umana, morendo
di una morte umana: la morte su una croce. Ma il tuo amore è più forte della
morte! Il tuo amore divino fa irruzione nella prigione della morte e della
distruzione e diviene manifesto di nuovo nel tuo corpo risorto. O Signore,
tu sarai sempre capace di comprendere il cuore nel quale il tuo amore divino
diventa carne! Di nuovo guardo a te. Sei risorto dai morti e ora mi appari.
Tu mi dici: «Pace a te!» e mi mostri le tue mani ferite, i tuoi piedi forati
e il tuo costato trafitto. Sì, le ferite della tua croce sono visibili sul
tuo corpo risorto. Guardo a te, e so che i segni del tuo amore che si dà
totalmente hanno trovato per sempre un posto nel cuore glorificato col quale
tu ascendi al Padre tuo e Padre mio. Vedo ora che tutti coloro che tu tieni
nel tuo cuore, uomini e donne sofferenti di ogni età e di ogni luogo su
questa terra, sono elevati con te, non soltanto sulla tua croce, ma anche
nella tua risurrezione e ricevono così qui e ora un posto nel tuo Regno dove
tu vivi per sempre. Contemplando il dono della tua Presenza, ora io
comprendo che anche se lottiamo in questo mondo, siamo già con te, perché tu
intercedi per noi presso il Padre tuo. Là dove sei tu, siamo noi, per sempre
nascosti e presenti a Dio. Il tuo cuore è la casa dell’amore: in te non c’è
paura, dubbio, pericolo di morte… Il tuo cuore è la nostra patria
permanente, il luogo del nostro riposo, il nostro rifugio e la nostra
speranza. O Signore, ogni volta che supero la paura delle mie stesse ferite
e delle ferite della gente intorno a me, e oso toccarle con dolcezza, gioia
e pace vengono a me in modi che non avrei mai sognato. Talvolta si tratta
soltanto di stare in silenzio e lasciare che la mia solitudine sussista;
talvolta semplicemente di ascoltare un estraneo che mi ha rivelato la sua
angoscia; talvolta si è trattato di sedere accanto a una donna sola finché
la morte l’ha liberata; talvolta di guardare in silenzio un dipinto con un
amico; talvolta di piangere molte lacrime tenendomi stretto a qualcuno che
non aveva paura di me. O Signore, così spesso mi sono perso in posizioni
sicure: posizioni alte, potenti, di prestigio, del tutto visibili. Ma spesso
vi ho provato uno strano isolamento, mentre le persone intorno a me erano
diventate fantocci e tu un estraneo distante da me. Ed ogni volta che ho
scelto di ritornare da te, il mio cuore ha cominciato ad ardere, e una pace
indefinibile è venuta a me, una pace che sgorgava dalle ferite che avevo
toccato. Signore Gesù, tu mi chiami sempre più vicino al tuo cuore ferito e
vuoi che io vi conosca la vera gioia e la vera pace. Grazie, o Gesù, per il
dono della tua presenza. Grazie per la tua vita risorta. Grazie perché mi
mostri il tuo cuore e mi fai entrare nell’intimità della tua casa, del tuo
amore. Grazie perché mi aiuti a credere ogni giorno di più. Grazie perché mi
aiuti ad amare ogni giorno di più. Grazie perché mi aiuti a sperare ogni
giorno di più. Il mio cuore è assai piccolo, pauroso e timido. Sarà sempre
così! Ma tu dici: «Vieni a me. Io sono mite e umile e ho il cuore spezzato
come il tuo. Non avere paura. Vieni e lascia che il tuo cuore trovi riposo
nel mio e abbi fiducia che tutto andrà bene!» Voglio venire, Gesù, e stare
con te. Eccomi, Signore, prendi il mio cuore e fa’ che divenga un cuore
pieno del tuo amore.
(HENRI J.M. NOUWEN, Da cuore a cuore, Queriniana)
Canto: COME L’AURORA VERRAI
(GEN VERDE, Cerco il tuo volto, Città Nuova)
Come l’aurora verrai
le tenebre in luce cambierai
tu per noi, Signore,
come la pioggia cadrai,
sui nostri deserti scenderai:
scorrerà l’amore.
Tutti i nostri sentieri percorrerai
tutti i figli dispersi raccoglierai
chiamerai da ogni terra
il tuo popolo
in eterno ti avremo con noi.
Re di giustizia sarai
le spade in aratri forgerai
ci darai la pace.
Lupo e agnello vedrai
insieme sui prati dove mai
tornerà la notte.
Dio di salvezza tu sei
e come una stella sorgerai
su di noi per sempre
e chi non vede, vedrà
chi ha chiusi gli orecchi sentirà
canterà di gioia.
Riflessione del sacerdote che presiede la
preghiera. Dopo la riflessione del sacerdote tutti, stando in piedi, pregano
con queste parole:
Tutti:
O
Cristo, immagine radiosa del Padre, Principe della Pace, che riconcili Dio
con l’uomo e l’uomo con Dio, Parola eterna divenuta carne, e carne
divinizzata nell’incontro sponsale, in te soltanto abbracceremo Dio. Tu che
ti sei fatto piccolo per lasciarti afferrare dalla sete della nostra
conoscenza e del nostro amore, donaci di cercarti con desiderio, di credere
in te nell’oscurità della fede, di aspettarti ancora nell’ardente speranza,
di amarti nella libertà e nella gioia del cuore. Fa’ che non ci lasciamo
vincere dalla potenza delle tenebre, sedurre dallo scintillìo di ciò che
passa, per incontrarti sul nostro cammino e trovare dimora nel tuo cuore,
fonte di perenne amore. Amen!
Mentre il sacerdote fa l’offerta dell’incenso,
tutti restano in ginocchio e cantano:
Canto: PADRE MIO
(GEN ROSSO, Dove tu sei, Città Nuova)
Padre mio, mi abbandono a Te,
di me fai quello che ti piace.
Grazie di ciò che fai per me
spero solamente in Te.
Purché si compia il tuo volere
in me e in tutti i miei fratelli.
Niente desidero di più:
fare quello che vuoi Tu.
Rit.:
Dammi che ti riconosca dammi che
ti possa amare sempre più dammi che ti resti accanto dammi d’essere l’amor.
Fra le tue mani depongo la mia anima
con tutto l’amore del mio cuore,
mio Dio, la dono a Te,
perché ti amo immensamente.
Sì, ho bisogno di donarmi a Te,
senza misura affidarmi alle tue mani,
perché sei il Padre mio,
perché sei il Padre mio.
Ancora qualche istante di silenzio. Contempliamo
e adoriamo il Signore presente nell’Eucaristia. Il sacerdote che presiede dà
la benedizione eucaristica. Poi invita tutti a pregare con queste parole:
Tutti:
Padre onnipotente, che in ogni domenica illumini l’universo con lo splendore
della risurrezione del tuo Figlio e chiami tutti gli uomini alle sorgenti
della vita: noi ti benediciamo. Signore Gesù, che nella celebrazione
eucaristica ci nutri alla mensa della Parola e del Pane di vita, e ci doni
la grazia di servire i fratelli nella carità: noi ti ringraziamo. Spirito
Santo, che nella Pasqua settimanale raccogli la Chiesa nell’unità e la
sospingi sulle strade del mondo per edificare, con tutti gli uomini la
società nella giustizia e nella pace: noi ti invochiamo. Vergine Maria
Odegitria, donna eucaristica, a te affidiamo la Chiesa tutta, e nell’attesa
della domenica senza tramonto, guardiamo a te, che brilli come stella sul
nostro cammino. Amen.
Canto: ESULTEREMO DI GIOIA
(SEMPRINI-GALLIANO, in «Maranathà, Vieni Signore», Paoline)
Esulteremo di gioia alla tua venuta,
e canteremo per te, Salvatore del mondo.
Canteremo il tuo nome, Signore Gesù.
Consolerai chi è nel pianto
di un dolore immenso.
T’invoca dal profondo,
e tu l’esaudirai.
Ti loderà per sempre, Signore.
Annuncerai a chi è povero
che è vicino il regno.
Ti chiama col suo grido,
e tu l’esaudirai.
Ti loderà per sempre, Signore.
Libererai chi è schiavo
di un potere oscuro.
Ti attende nel silenzio,
e tu l’esaudirai.
Ti loderà per sempre, Signore.
Mimmo Castellano