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Nel solco
dell’anno liturgico
Sempre ricordando quanto
dice la Costituzione conciliare sulla liturgia al n 102, quando parla
dell’anno liturgico, proseguiamo nel vivere i momenti significativi e
forti del nostro cammino lungo l’anno della Chiesa: «La santa Madre
Chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria in giorni
determinati nel corso dell’anno l’opera della salvezza del suo Sposo
divino. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di domenica,
fa memoria della Risurrezione del Signore, che ogni anno, unitamente
alla sua beata Passione, celebra a Pasqua, la più grande delle
solennità. Nel corso dell’anno poi, distribuisce tutto il mistero di
Cristo, dall’Incarnazione e dalla Natività fino all’Ascensione, al
giorno di Pentecoste e all’attesa della beata speranza e del ritorno
del Signore. Ricordando in tal modo i misteri della Redenzione, essa
apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del
suo Signore, in modo tale da renderli come presenti a tutti i tempi,
perché i fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della
grazia della salvezza».
Il mese di agosto
Il
mese di agosto orienta, ogni anno, il nostro sguardo in alto; ci conduce sul
monte con il Trasfigurato e poi al cielo con l’Assunzione della Beata
Vergine Maria. In quest’anno 2006, la luminosa festa della Trasfigurazione
cade in domenica ed avrà, pertanto, una degna celebrazione, tutti i fedeli
la potranno vivere comunitariamente.
L’evento salvifico della Trasfigurazione del Signore è di grande importanza
nella liturgia e nella vita spirituale dell’Oriente; sant’Efrem Siro e san
Giovanni Crisostomo (sec. IV) la cantano con inni e testi mirabili entrati
anche nella divina liturgia.
In Occidente la festa si diffuse in Spagna e in Gallia, soprattutto per
opera di Cluny; il papa Callisto III la introdusse nella liturgia di Roma
nel 1457 a seguito della vittoria a Belgrado sui turchi.
La liturgia propone due volte, nell’anno, l’Evangelo della Trasfigurazione:
nella II domenica di Quaresima, in tutti e tre i cicli del Lezionario e
quindi nei tre racconti di Matteo, Marco e Luca e il 6 agosto. Questa data
si colloca a 40 giorni dal 29 giugno in cui si faceva memoria della teofania
del Sinai e pertanto della «Trasfigurazione» di Mosé e 40 giorni prima
dell’Esaltazione della santa croce.
Il significato per Gesù
La
Trasfigurazione nella vita del Maestro si colloca al termine del ministero
in Galilea e, nei Vangeli, tra due annunci della Passione. Gesù, sull’alto
monte, riceve una «conferma» dal Padre suo che si «compiace» di lui, gli fa
assaporare la risurrezione, lo consola e lo aiuta ad intraprendere il
cammino verso Gerusalemme per la passione e la morte; tutte le Scritture,
cioè Mosè e i Profeti, sono d’accordo: è scritto che il Messia debba patire
e morire e poi risorgere. Tutte le Scritture illuminano Gesù e, d’altra
parte egli illumina e porta a compimento tutto ciò che è scritto.
Lo Spirito che come nube dal Padre, sta su Gesù, gli dona la forza per
affrontare il suo sacrificio a Gerusalemme.
Il significato per noi
Questa festa è per noi! È un evento di salvezza. In Quaresima ci fa guardare
verso la Pasqua, passaggio doloroso e glorioso di Gesù da questo mondo al
Padre; il 6 agosto ci fa fissare di più lo sguardo sul volto del
Trasfigurato in cui si manifesta Dio che è la nostra irriducibile nostalgia.
Il Trasfigurato è il nostro destino e la nostra forma, proprio come la
risurrezione. Tutta la nostra iniziazione cristiana, la carità, l’offerta di
sacrificio della nostra esistenza ha come termine questa luce
indefettibilmente partecipata e che si manifesterà; a volte essa traspare
dai volti belli degli innocenti e degli spirituali già in questa vita magari
come frutto di una vita pulita e di preghiera, caratterizzata da una ascesi
austera e sana.
Come animare
Sarebbe bello entrare nella festa, al di là della Messa festiva del sabato,
con una bella e solenne liturgia vigiliare, almeno nelle comunità religiose,
in quest’anno che cade in domenica.
Alcuni monasteri collocano in questa festa la professione monastica dei loro
membri. L’Ufficio delle letture introdotto dal lucernario e prolungato con
la solenne proclamazione del Vangelo della Trasfigurazione prepara la
comunità ad entrare nella festa lasciando che essa plasmi la loro esistenza
cristiana.
Un’icona posta al centro dell’aula liturgica, ornata, illuminata, profumata
ed incensata, celebra e fa «vedere» ai nostri occhi di fede, il mistero che
celebriamo rendendoci come protagonisti e parte di esso. La stessa santa
croce gloriosa può essere illuminata, incensata e venerata.
Quali canti possono accompagnare le nostre assemblee nei tre momenti rituali
in cui vi sono processioni da accompagnare col canto: l’ingresso che celebra
la «condiscendenza di Dio, la sua divina misericordia, il suo incarnarsi e
venire tra noi…; l’offertorio o presentazione dei doni che celebra la nostra
comunione, l’amore fraterno e la carità che ci abita o la processione per la
comunione che è il momento in cui la nostra assemblea è tesa e proiettata ai
beni del cielo di cui ha la caparra?
Conoscendo per esperienza la generale povertà canora delle nostre assemblee,
ne suggeriamo tre alla maniera di esempio con testi che rispettano
l’identità dei tre momenti rituali e il mistero celebrato in questa festa.
Per l’ingresso (cf OGMR, 39 e 47), dalla raccolta «La famiglia cristiana
nella Casa del Padre», repertorio regionale delle Chiese del Piemonte,
suggeriamo il Salmo 1, numero 83 della raccolta, con l’Antifona 2, esso fa
riferimento all’invito del Padre: «Ascoltatelo!». Per la
presentazione dei doni suggeriamo il numero 96 con riferimento al volto del
Signore trasfigurato che noi cerchiamo secondo il salmo 26. Per la
processione di comunione il salmo 41, numero 104, esprime la tensione
escatologica cioè verso i beni promessi, propria di questo momento rituale.
Volesse il cielo che si tornasse a cantare i salmi nella Messa o comunque la
Parola di Dio come è indicato anche dai testi del Messale! Il canto allora
sarebbe come un tornare, a cerchi concentrici sulle mille sfaccettature del
Mistero del giorno per viverlo in tutte le sue potenzialità.
Suggeriamo inoltre di non omettere, nella Preghiera dei fedeli, il ricordo e
la supplica per l’unità di tutte le Chiese cristiane che celebrano insieme
oggi il mistero della Trasfigurazione del Signore. Sempre ci auguriamo che
ai fedeli sia partecipato anche il calice glorioso, coppa del sacrificio,
fuoco dello Spirito, anche nella forma più semplice, per intinzione.
Partecipando al corpo e al sangue del Signore come battezzati e crismati,
intendiamo partecipare al sacrificio del Signore, al sacrificio immane
dell’umanità sofferente ed al nostro… esso salva, in Cristo, sino alla fine
dei secoli.
L’Assunzione di Maria
«La Madre di Gesù, come in cielo glorificata ormai
nel corpo e nell’anima, è immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il
suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al
peregrinante Popolo di Dio quale segno di sicura speranza e consolazione,
fino a quando non verrà il giorno del Signore»
(Lumen gentium, 68).
La Chiesa guarda Maria e vede in lei ciò che essa tutta spera di essere e
diventare. La solennità dell’Assunzione è la Pasqua di Maria, in lei la
redenzione è totale. La Chiesa d’Oriente ha sempre professato la fede
nell’esaltazione di Maria, la Chiesa di Roma ha solennemente definito questa
verità di fede con papa Pio XII, il 1° novembre del 1950.
La festa ebbe origine a Gerusalemme; infatti nella valle del Cedron accanto
al Getsemani si trova la memoria della tomba di Maria, custodita oggi dai
cristiani ortodossi e dove ogni anno, il 15 agosto, scende una processione
di popolo per ricordare la Dormizione o Transito di Maria;
un’altra basilica si trova, sempre a Gerusalemme, sulla Sion cristiana,
accanto al Cenacolo, custodita da una comunità di benedettini.
La data della festa fu fissata con un editto dell’imperatore d’Oriente
Maurizio I Tiberio (582-602); fu introdotta in Occidente da Papa Sergio I
(687-701) che, insieme alle altre tre feste di origine gerosolimitana, la
Presentazione del Signore il 2 febbraio, l’Annunciazione il 25 marzo e la
Natività di Maria l’8 settembre, caratterizzò con una processione.
Il Messale di Paolo VI (1970), ha arricchito la liturgia del 15 agosto
aggiungendovi il formulario di una Messa vigiliare dove Maria è celebrata
come arca santa, luogo che racchiude la manna nuova che è il corpo di Cristo
e le tavole della nuova legge, lo Spirito Santo; di lei si dicono
meraviglie, ella è beata perché ha «ascoltato» la Parola, in lei si mostra
già la vittoria di Cristo sul pungiglione della morte.
La Messa del giorno celebra Maria come la Donna dell’Apocalisse 11-12,
immagine della Chiesa e suo destino. Anche la Chiesa dove arriva porta gioia
e canta il cantico di Maria cioè la salvezza del Signore già sperimentata.
La liturgia delle ore estende il mirabile quadro di questa contemplazione
che consola e istruisce la Chiesa.
L’animazione
Anche in questa solennità, le comunità cristiane farebbero bene a radunarsi
e vegliare la sera della vigilia pregando e celebrando o con l’Ufficio delle
letture o con l’Eucaristia magari precedute o seguite da una solenne
processione con l’icona di Maria e flambeaux… al canto delle litanie o di
laudi mariane; in qualche luogo, nelle processioni campestri di questa
festa, si spargeva mentuccia profumata… e la tuberosa è il profumo di questa
solennità in Oriente.
La sobria e splendente bellezza della liturgia sarà supportata da una
attenta presidenza ed una accurata omelia sui testi biblici, dal canto
festoso, dall’ornato e da tanta attenzione all’assemblea che in Maria si
specchia e contempla il suo stesso destino. Nulla sia lasciato
all’improvvisazione, specialmente nei santuari e nei luoghi di villeggiatura
affollati in questi giorni. I pastori con i loro preziosi e buoni
collaboratori, dovranno prevedere e preparare per tempo con tanta cura.
Forse per qualcuno è una preziosa occasione di evangelizzazione.
Le domeniche del Pane di Vita
In questo mese, nelle domeniche, celebriamo la
moltiplicazione dei pani e il discorso di Cafarnao sul pane di vita, tratto
dall’Evangelo secondo Giovanni al capitolo 6 che per 5 domeniche completa la
lettura dell’evangelista Marco. Sono domeniche estive e le parrocchie,
specie in città, sono semideserte ma si curerà dunque la celebrazione nei
luoghi di vacanza perché nulla vada perso di questa preziosa opportunità.
Sono le domeniche dalla XVII alla XXI rispettivamente il 30 luglio, il 13,
il 20 e il 27 agosto, quest’anno se ne omette una perché la Trasfigurazione
cade in domenica ma nulla vieta che si legga il 13 agosto il brano omesso.
Il mese di settembre
Feste particolari del mese di settembre sono: la Natività di Maria, l’8,
l’Esaltazione della Santa Croce, il 14 e la Beata Vergine Maria Madre di Dio
Addolorata, il 15. L’origine della festa dell’Esaltazione della Santa Croce
risale al IV secolo, alla dedicazione delle basiliche costantiniane
edificate sul luogo della crocifissione e della risurrezione del Signore, il
Martyrium e l’Anastasis, avvenuta nel 335.
La pellegrina Egeria racconta che, a Gerusalemme si ricordava il
«ritrovamento» della croce di Gesù. A Roma questa festa si celebrò, dal VI
secolo sino al 1960, il 3 maggio; dopo che papa Sergio I (687-701) portò, da
Costantinopoli a Roma, una reliquia della croce ebbe più solennità il 14
settembre, data rimasta nel nuovo calendario.
La liturgia della croce ha grande spazio e solennità nei riti orientali, nel
Calendario e Messale romano abbiamo due momenti intensi attorno alla santa
croce: l’adorazione del venerdì santo nell’ambito della celebrazione della
Passione del Signore dove, per l’adorazione, il Messale propone anche un
magnifico inno di Venanzio Fortunato, scrittore cristiano del sec. VI che
celebra il trionfo della croce. La festa del 14 settembre riprende la
ricchezza di quella adorazione e celebra la potenza di salvezza della santa
croce. Noi innalziamo lo sguardo alla croce su cui è intronizzato ed
esaltato il nostro Salvatore come il popolo di Israele, morso da serpenti
velenosi, elevava lo sguardo al serpente innalzato da Mosè, figura del
Signore Crocifisso, per rimanere in vita.
Quello che noi vorremmo ricordare in questa contemplazione della croce e del
Crocifisso è che egli era là per noi e con noi! È come dire che la croce è
il nostro destino, non solo perché siamo da essa redenti e da essa segnati
nel battesimo ma perché siamo battezzati, cioè immersi nella morte del
Signore e crocifissi con lui, chiamati ad essere sacrificio spirituale come
tutta l’umanità sino al termine della storia.
La nostra vita di cristiani crismati, segnati cioè dalla santa unzione dello
Spirito è per vivere la croce di Gesù nel nostro corpo, in parole più
semplici per vivere l’amore.
La festa di Maria ai piedi della croce, all’indomani, non è che la primizia
della verità di quanto detto. Oh! Quante feste per me! Direbbe Gregorio di
Nazianzo, il teologo.
Cristina Cruciani

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