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MENSILE DI FORMAZIONE LITURGICA E INFORMAZIONE |
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Gesù
istruisce i suoi discepoli 26a domenica del t.o. - anno B - 1 ottobre 2006
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Prima lettura:
Nm
11,25-29 Interpretare Vangelo G esù pronuncia queste parole a Cafarnao, nella casa di Pietro, dopo aver rimproverato i discepoli che discutevano per decidere chi tra loro fosse il più grande. Giovanni, l’apostolo più giovane, come tutti i giovani, non ama le mezze misure e tende ad essere estremista. Pertanto chi non è con noi non può «scacciare i demoni», non può fare del bene! Gesù, invece, afferma che anche un «irregolare» può compiere in suo nome cose buone, anzi, miracoli. Chiunque compie un gesto d’amore nel suo nome, fosse anche dare un semplice bicchiere d’acqua, «non perderà la sua ricompensa». I gesti concreti hanno il sopravvento sulle etichette e bandiere. Per questo, con parole fortissime, Gesù esorta a non essere di scandalo, cioè di ostacolo ai «piccoli che credono». Non si riferisce semplicemente ai bambini, ma ai deboli, ai semplici, ai fragili nella fede. Inoltre, nelle parole che seguono, Gesù non intende esprimere alcun disprezzo verso il corpo, ma richiama all’uso corretto di tutta la persona invitata a fare del proprio corpo lo strumento per far conoscere e sperimentare la presenza e l’azione di Dio. Non dimentichiamo che ciascuno di noi può essere di «scandalo» (letteralmente = ostacolo) non solo per gli altri, ma anche per se stesso. Ciò avviene tutte le volte in cui gli interessi egoistici e materiali prendono il sopravvento. La Geenna è l’antico nome della valle di Hinnon a sud-ovest di Gerusalemme dove, prima dell’arrivo degli Ebrei, aveva luogo un culto a Molok sacrificando anche vite umane (cf 2 Re 16,3; 21,6; 23,10). Questo luogo divenne in seguito la discarica di Gerusalemme dove il fuoco bruciava i rifiuti ininterrottamente. Per questo, nelle parole di Gesù, diventa immagine del fallimento totale dell’esistenza non senza riferimento a Ger 7,31- 34 dove questa stessa valle è assunta come luogo simbolico del giudizio e del castigo di Dio.Prima lettura e salmo responsoriale La tentazione di strumentalizzare la religione per interessi di parte facendone motivo di contrapposizione e di divisione è sempre in agguato, ieri come oggi. Questo brano del libro dei Numeri anticipa l’odierno messaggio evangelico: lo Spirito di Dio agisce anche fuori della tenda dove si era posato sopra i settanta anziani. Eldad e Medad «profetizzano» (= parlano correttamente di Dio) anche se durante l’assemblea erano rimasti fuori dell’accampamento. Fin dall’inizio, anche se non subito compreso, il messaggio di Dio annuncia una salvezza universale che non è prigioniera degli steccati elevati dagli uomini. L’auspicio di Mosè («Fossero tutti profeti nel popolo») trova compimento nella Chiesa dove, attraverso il battesimo, tutti partecipano alla missione profetica di Cristo. Il salmo responsoriale è costituito da alcuni versetti del salmo 18 che è un inno di lode alla legge del Signore. Il collegamento alla prima lettura non è immediatamente percepibile se non si focalizza l’attenzione sul fatto che «i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti » anche quando non coincidono con i nostri, con il nostro modo di vedere. Una breve introduzione al salmo può essere sempre utile (cf Introduzione al Lezionario, n 19). Seconda lettura Questo brano della lettera di Giacomo ci fa udire parole che, se non fossero scritte nella Bibbia, noi non oseremmo pronunciare tanto facilmente in chiesa. Non si tratta, comunque, di una condanna di un intero ceto sociale, ma di mettere il ricco di fronte ai rischi che corre e alla sua responsabilità di fronte al prossimo e a Dio. La ricchezza non è un peccato in sé, ma fa, di chi la possiede, una persona a rischio. La ricchezza facilmente rende ciechi, egoisti, insensibili, idolatri di sé e delle cose, duri di cuore. Anch’essa, però, può essere «redenta» se diventa strumento di solidarietà e di salvezza per i «piccoli» e non motivo di «scandalo». Annunciare Il regno di Dio è più grande dei confini visibili della Chiesa. Il campo dell’azione di Dio è il mondo intero perché lo Spirito di Dio soffia dove vuole (cf Gv 3,8). Per questo l’ascolto attento del mondo è indispensabile per la Chiesa e per ogni singolo cristiano per non ridursi a dare risposte a domande che nessuno si pone. Il dialogo umile e rispettoso con tutti, la sincera ricerca della verità e del bene comune è la caratteristica del vero cristiano. Insegnare Il bene non ha etichette; è sempre riflesso di quell’unico e sommo bene che è Dio. Per questo la pratica della carità unisce più della semplice e formale adesione ad un preciso e meticoloso sistema dottrinale. Al centro del messaggio di Dio non ci sono semplicemente delle formule, ma prima di tutto l’uomo. La comune difesa dei diritti umani deve unire tutti i credenti e anche coloro che non si ritengono tali. Non sono giustificate le lotte fratricide per la semplice difesa di un distintivo culturale. Esortare La trasmissione della fede non si attua semplicemente con degli interventi verbali, ma offrendo dei concreti modelli di persona umana secondo l’immagine di uomo che Dio ci ha dato in Gesù. Oggi la crisi della società è costituita soprattutto dal fatto che i mezzi di comunicazione di massa raramente offrono modelli positivi. Anzi, i cosiddetti reality show, dai quali emergono sovente i lati peggiori del carattere umano, diventano purtroppo una cattiva scuola. Cristo chiede ai suoi discepoli di essere testimoni, cioè positivi e concreti modelli di vita, come lo è stato lui, per collaborare con lui alla costruzione del suo regno. Introdurre al mistero L’assemblea eucaristica domenicale è chiamata a manifestare chiaramente quel regno di Dio che non si esaurisce negli angusti spazi di un gruppo, né del luogo sacro, ma che unisce tutti gli uomini di buona volontà. Per questo Giovanni Paolo II ha scritto: «Nelle messe domenicali della parrocchia, in quanto comunità eucaristica, è normale che si trovino i vari gruppi, movimenti, associazioni, le stesse piccole comunità religiose in essa presenti. Questo consente loro di fare esperienza di ciò che è ad essi più profondamente comune, al di là delle specifiche vie spirituali che legittimamente li caratterizzano… È per questo che di domenica, giorno dell’assemblea, le messe dei piccoli gruppi non sono da incoraggiare » (Dies Domini, 36). Silvano Sirboni
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La
Vita in Cristo e nella Chiesa |
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