La Vita
in Cristo e nella Chiesa

   

 

 

 

 

 

MENSILE DI FORMAZIONE LITURGICA E INFORMAZIONE

 
 

 

 

Gesù istruisce i suoi discepoli

 26a domenica del t.o. - anno B - 1 ottobre 2006

Prima lettura: Nm 11,25-29
Salmo responsoriale: Sal 18,8.10.12-14
Seconda lettura: Gc 5,1-6
Vangelo: Mc 9,38-43.45.47-48

Interpretare Vangelo

Gesù pronuncia queste parole a Cafarnao, nella casa di Pietro, dopo aver rimproverato i discepoli che discutevano per decidere chi tra loro fosse il più grande. Giovanni, l’apostolo più giovane, come tutti i giovani, non ama le mezze misure e tende ad essere estremista. Pertanto chi non è con noi non può «scacciare i demoni», non può fare del bene! Gesù, invece, afferma che anche un «irregolare» può compiere in suo nome cose buone, anzi, miracoli. Chiunque compie un gesto d’amore nel suo nome, fosse anche dare un semplice bicchiere d’acqua, «non perderà la sua ricompensa». I gesti concreti hanno il sopravvento sulle etichette e bandiere. Per questo, con parole fortissime, Gesù esorta a non essere di scandalo, cioè di ostacolo ai «piccoli che credono». Non si riferisce semplicemente ai bambini, ma ai deboli, ai semplici, ai fragili nella fede. Inoltre, nelle parole che seguono, Gesù non intende esprimere alcun disprezzo verso il corpo, ma richiama all’uso corretto di tutta la persona invitata a fare del proprio corpo lo strumento per far conoscere e sperimentare la presenza e l’azione di Dio. Non dimentichiamo che ciascuno di noi può essere di «scandalo» (letteralmente = ostacolo) non solo per gli altri, ma anche per se stesso. Ciò avviene tutte le volte in cui gli interessi egoistici e materiali prendono il sopravvento. La Geenna è l’antico nome della valle di Hinnon a sud-ovest di Gerusalemme dove, prima dell’arrivo degli Ebrei, aveva luogo un culto a Molok sacrificando anche vite umane (cf 2 Re 16,3; 21,6; 23,10). Questo luogo divenne in seguito la discarica di Gerusalemme dove il fuoco bruciava i rifiuti ininterrottamente. Per questo, nelle parole di Gesù, diventa immagine del fallimento totale dell’esistenza non senza riferimento a Ger 7,31- 34 dove questa stessa valle è assunta come luogo simbolico del giudizio e del castigo di Dio.
Prima lettura e salmo responsoriale La tentazione di strumentalizzare la religione per interessi di parte facendone motivo di contrapposizione e di divisione è sempre in agguato, ieri come oggi. Questo brano del libro dei Numeri anticipa l’odierno messaggio evangelico: lo Spirito di Dio agisce anche fuori della tenda dove si era posato sopra i settanta anziani. Eldad e Medad «profetizzano» (= parlano correttamente di Dio) anche se durante l’assemblea erano rimasti fuori dell’accampamento. Fin dall’inizio, anche se non subito compreso, il messaggio di Dio annuncia una salvezza universale che non è prigioniera degli steccati elevati dagli uomini. L’auspicio di Mosè («Fossero tutti profeti nel popolo») trova compimento nella Chiesa dove, attraverso il battesimo, tutti partecipano alla missione profetica di Cristo. Il salmo responsoriale è costituito da alcuni versetti del salmo 18 che è un inno di lode alla legge del Signore. Il collegamento alla prima lettura non è immediatamente percepibile se non si focalizza l’attenzione sul fatto che «i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti » anche quando non coincidono con i nostri, con il nostro modo di vedere. Una breve introduzione al salmo può essere sempre utile (cf Introduzione al Lezionario, n 19).
Seconda lettura Questo brano della lettera di Giacomo ci fa udire parole che, se non fossero scritte nella Bibbia, noi non oseremmo pronunciare tanto facilmente in chiesa. Non si tratta, comunque, di una condanna di un intero ceto sociale, ma di mettere il ricco di fronte ai rischi che corre e alla sua responsabilità di fronte al prossimo e a Dio. La ricchezza non è un peccato in sé, ma fa, di chi la possiede, una persona a rischio. La ricchezza facilmente rende ciechi, egoisti, insensibili, idolatri di sé e delle cose, duri di cuore. Anch’essa, però, può essere «redenta» se diventa strumento di solidarietà e di salvezza per i «piccoli» e non motivo di «scandalo».
Annunciare
Il regno di Dio è più grande dei confini visibili della Chiesa. Il campo dell’azione di Dio è il mondo intero perché lo Spirito di Dio soffia dove vuole (cf Gv 3,8). Per questo l’ascolto attento del mondo è indispensabile per la Chiesa e per ogni singolo cristiano per non ridursi a dare risposte a domande che nessuno si pone. Il dialogo umile e rispettoso con tutti, la sincera ricerca della verità e del bene comune è la caratteristica del vero cristiano.
Insegnare Il bene non ha etichette; è sempre riflesso di quell’unico e sommo bene che è Dio. Per questo la pratica della carità unisce più della semplice e formale adesione ad un preciso e meticoloso sistema dottrinale. Al centro del messaggio di Dio non ci sono semplicemente delle formule, ma prima di tutto l’uomo. La comune difesa dei diritti umani deve unire tutti i credenti e anche coloro che non si ritengono tali. Non sono giustificate le lotte fratricide per la semplice difesa di un distintivo culturale.
Esortare La trasmissione della fede non si attua semplicemente con degli interventi verbali, ma offrendo dei concreti modelli di persona umana secondo l’immagine di uomo che Dio ci ha dato in Gesù. Oggi la crisi della società è costituita soprattutto dal fatto che i mezzi di comunicazione di massa raramente offrono modelli positivi. Anzi, i cosiddetti reality show, dai quali emergono sovente i lati peggiori del carattere umano, diventano purtroppo una cattiva scuola. Cristo chiede ai suoi discepoli di essere testimoni, cioè positivi e concreti modelli di vita, come lo è stato lui, per collaborare con lui alla costruzione del suo regno.
Introdurre al mistero L’assemblea eucaristica domenicale è chiamata a manifestare chiaramente quel regno di Dio che non si esaurisce negli angusti spazi di un gruppo, né del luogo sacro, ma che unisce tutti gli uomini di buona volontà. Per questo Giovanni Paolo II ha scritto: «Nelle messe domenicali della parrocchia, in quanto comunità eucaristica, è normale che si trovino i vari gruppi, movimenti, associazioni, le stesse piccole comunità religiose in essa presenti. Questo consente loro di fare esperienza di ciò che è ad essi più profondamente comune, al di là delle specifiche vie spirituali che legittimamente li caratterizzano… È per questo che di domenica, giorno dell’assemblea, le messe dei piccoli gruppi non sono da incoraggiare » (Dies Domini, 36).         Silvano Sirboni  

 

Per celebrare 

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All’inizio di un nuovo anno pastorale e catechistico ci è data l’opportunità di prendere in seria considerazione la catechesi e la formazione liturgica, investendendo il nostro tempo, le energie, l’intelligenza, i doni di natura e di grazia. Riprendiamo (o continuiamo) dunque il cammino al ritmo dell’anno liturgico, scuola permanente del discepolo/a di Gesù.
La vita cristiana è un percorso, una crescita lenta e continua che porta all’incontro finale con Cristo. Qualcuno ha scritto che «la vita cristiana è il pianeta-terra che gira attorno al sole-Cristo». L’anno liturgico scandisce questo percorso nel tempo di un anno, perché la liturgia, pur non esaurendo tutta la vita della comunità ecclesiale, «è il culmine verso cui tende la vita della Chiesa e la fonte da cui promana tutta la sua forza». Esso si presenta al cristiano come un itinerario di fede da non trascurare ma da vivere intensamente, fino ad arrivare alla piena maturazione e configurazione in Cristo.
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In questa prima domenica di ottobre si potranno dare indicazioni per l’inizio dell’anno catechistico, quale impegno per i cristiani di tutte le età. La formazione cristiana non finisce mai, la Chiesa ci accompagna sempre con la sua sapiente carità attraverso le persone che si spendono per i fratelli e per il Signore. Suggeriamo, pertanto, di utilizzare lo schema che segue per conferire ai catechisti il mandato che sigilla, con la benedizione divina, la loro missione. Non si tratta, infatti, di un compito che si svolge in nome proprio ma si è «inviati» dalla Chiesa ad annunciare non parole proprie ma il tesoro della Parola di Dio.

BENEDIZIONE DEI CATECHISTI DURANTE LA MESSA

Dopo la proclamazione del Vangelo il sacerdote celebrante rivolge ai presenti una breve omelia illustrando le letture bibliche, perché percepiscano il significato della celebrazione. Segue un breve silenzio e poi la preghiera dei fedeli. Alle intenzioni suggerite se ne possono aggiungere delle altre.

Sac.: Il Vangelo è potenza di Dio per la salvezza di coloro che credono. Animati da questa certezza, rivolgiamo al Padre la nostra preghiera.
R.
Attira tutti a te, o Signore.

 - Fa’ che tutte le nazioni riconoscano in te, o Padre, l’unico vero Dio e in Gesù Cristo il Figlio che tu hai inviato, preghiamo.
- Manda operai nella tua messe, perché il tuo nome sia glorificato tra le genti, preghiamo.
- Tu che hai mandato i discepoli a predicare il Vangelo, aiutaci ad estendere la vittoria della croce, preghiamo.
- Rendici attenti e docili alla predicazione degli apostoli, e coerenti con gli insegnamenti della nostra fede, preghiamo.
- Tu che oggi ci chiami al tuo servizio per i fratelli, fa’ che siamo ministri della tua verità, preghiamo.
- Confermaci nell’umile dedizione alla tua Chiesa, perché mentre insegniamo agli altri siamo sempre pronti a imparare e a servire, preghiamo.
- La grazia dello Spirito Santo guidi le nostre parole e i nostri cuori, perché rimaniamo sempre nel tuo amore e nella tua lode, preghiamo.

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Poi il sacerdote celebrante, con le braccia allargate, pronuncia la preghiera di benedizione:
Sac.:
Guarda con bontà, o Padre, questi tuoi figli che si offrono per il servizio della catechesi; confermali nel loro proposito con la tua benedizione, perché nell’ascolto assiduo della tua Parola, docili all’insegnamento della Chiesa, si impegnino a istruire i fratelli, e tutti insieme ti servano con generosa dedizione, a lode e gloria del tuo nome. Per Cristo nostro Signore.
Tutti: Amen. Se lo si ritiene più opportuno, la preghiera di benedizione si può dire al termine della celebrazione. Poi il sacerdote celebrante, dopo l’invito del diacono «Inchinatevi per la benedizione» o un altro adatto, stendendo le mani sui catechisti dice:
Sac.:
Dio, che ha rivelato in Cristo la sua verità e il suo amore, vi faccia testimoni nel mondo della sua carità e del suo Vangelo.
Tutti:
Amen.
Sac.:
Il Signore Gesù che ha promesso di rimanere con la sua Chiesa fino alla fine dei secoli, renda efficaci le vostre parole e le vostre opere.

Tutti: Amen.
Sac.:
Lo Spirito Santo sia sopra di voi, perché siate veri cooperatori e ministri della Parola.
Tutti:
Amen.
Sac.:
E su voi tutti qui presenti, scenda la benedizione di Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo.
Tutti: Amen.
Sac.:
Andate e portate a tutti la gioia del Signore risorto.
Tutti:
Rendiamo grazie a Dio.    E.V.
 

 

 

       
       
       

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal beato Giacomo Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro