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MENSILE DI FORMAZIONE LITURGICA E INFORMAZIONE |
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Gesù discute con i farisei
27a domenica del t.o. - anno B - 8 ottobre 2006 • Prima lettura: Gen 2,18-24
Interpretare Vangelo Durante il viaggio verso Gerusalemme alcuni farisei, volendo mettere Gesù in contraddizione con la legge, provocano le affermazioni di Gesù sul matrimonio. Bisogna tenere presente che il divorzio era una prassi ammessa dalla legge mosaica, sebbene riservata alla sola decisione dell’uomo che poteva ripudiare la donna (cf Dt 24,1-4). Le discussioni dei rabbini vertevano soltanto sulle motivazioni. La scuola più rigorista ammetteva il divorzio soltanto in caso di adulterio, quella più permissiva arrivava a concedere il libello di ripudio anche nei confronti di una moglie incapace di cucinare. Ora Gesù non si impegola in questa squallida casistica. Premette che la norma mosaica è frutto della durezza del cuore (= sklerokardìa), cioè di un compromesso per far fronte all’incapacità di accogliere e realizzare il progetto di Dio. L’ideale da raggiungere resta, tuttavia, quello annunciato dalla Genesi: «Non più due, ma una sola carne». Inoltre, contrariamente alla norma allora vigente, Gesù chiama adultero anche l’uomo richiamando la perfetta reciprocità. Infine la presenza di bambini offre a Gesù l’opportunità di ricordare ai suoi discepoli che il regno di Dio, cioè la piena realizzazione del suo progetto di salvezza per la gioia di tutti gli uomini, nel tempo e nell’eternità, è possibile soltanto se si accoglie la Parola di Dio e la si mette in pratica con la semplicità, l’entusiasmo, la purezza di cuore e la disponibilità del bambino. Prima lettura e salmo responsoriale Nel racconto biblico delle origini è chiaro che all’uomo non bastano gli animali per essere felice. È significativa l’esclamazione di Adamo nell’accogliere la donna: «Questa volta essa è carne della mia carne ». Prima non aveva potuto instaurare un vero dialogo con nessun’altra creatura. L’immagine della costola intende esprimere la stessa origine, la stessa materia e quindi la stessa dignità. Parità e reciprocità che nel testo originale ebraico è espressa da due termini simili per indicare l’uomo e la donna: «La si chiamerà donna (= ishà) perché dall’uomo (= ish) è stata tolta». L’uomo e la donna si riconoscono pertanto come dono reciproco. Per questo nell’attuale formula rituale il consenso viene espresso con il verbo accogliere al posto del precedente prendere: «Io N. accolgo te…». L’amore pieno fra un uomo e una donna realizza una comunione così forte fra i due da costituire come «una sola carne». In questa unità sta il disegno di Dio e anche la gioia piena dell’uomo e della donna. Un disegno che per la durezza del cuore può talvolta essere frustrato. Il salmo 127, uno dei cosiddetti salmi ascensionali che gli Israeliti cantavano per salire a Gerusalemme, afferma che è benedetto, beato, felice chi «teme il Signore e cammina nelle sue vie». Tale benedizione trova visibilità in una famiglia unita e allietata dai figli: «La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa». Seconda lettura Dalla 27a alla 33a domenica del tempo ordinario la seconda lettura è presa dalla Lettera agli Ebrei il cui scopo principale è di presentare la novità del sacerdozio di Cristo confrontandolo con quello dell’Antico Testamento. Dopo aver presentato Gesù come Figlio di Dio e compimento delle profezie (capitolo 1), il brano odierno, desunto dal secondo capitolo, presenta il compito sacerdotale di Gesù in primo luogo come solidarietà con gli uomini che «non si vergogna di chiamare fratelli». La condivisione della condizione umana è il presupposto e la modalità fondamentale per esercitare il nuovo ed eterno sacerdozio comunicato a tutti i battezzati, chiamati, come Gesù, a dare un culto gradito al Padre, condividendo in primo luogo «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono…» (Gaudium et Spes, 1). Annunciare Il brano evangelico di questa domenica non deve essere un’occasione per fare la «predica», tuonando contro le tante miserie che inquinano e insidiano l’ideale cristiano del matrimonio e della famiglia. Si tratta piuttosto di presentare in positivo il progetto di Dio su quell’unione nuziale che non si riduce ad un semplice fatto giuridico, e tanto meno ad un capriccio passeggero, ma è chiamata ad essere la manifestazione più significativa dell’alleanza nuziale fra Dio e il suo popolo. Da parte di Dio l’alleanza mai viene meno, nonostante le nostre infedeltà. Insegnare La vita cristiana non si esaurisce nella preoccupazione di conoscere ciò che è lecito o illecito, permesso o proibito. Si può peccare gravemente anche compiendo cose lecite e permesse perché la moralità cristiana dipende da ciò che c’è nel cuore, dalle intenzioni. «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,20). Non è una semplice legge che rende buona o cattiva un’azione! Non è sufficiente aver celebrato il matrimonio in chiesa per essere dei buoni cristiani. Esortare «Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso ». L’immagine del bambino offre un orizzonte ricco di sollecitazioni. È un invito a ritornare continuamente alle radici per riscoprire l’entusiasmante e semplice grandezza del messaggio evangelico. Occorre riscoprire continuamente il nostro rapporto con Dio come se fosse la prima volta, senza lasciarci troppo condizionare dalle tradizioni degli uomini. Ciò deve avvenire anche in ogni unione coniugale. È un invito a guardare il mondo con occhio limpido per saper scorgere e far fiorire i semi del bene anche nelle situazioni più disastrate. Introdurre al mistero Anche se in circostanze particolari il rispetto per le persone e per il sacramento suggerisce di collocare il rito del matrimonio cristiano all’interno della Liturgia della Parola, di norma il rito nuziale si colloca nella celebrazione eucaristica, anzi, per quanto possibile, nell’assemblea eucaristica domenicale: «Facendo attenzione alle consuetudini locali, se lo si ritiene opportuno, possono essere celebrati contemporaneamente più matrimoni e la celebrazione del sacramento può svolgersi durante l’assemblea domenicale (RdM 28). La Messa, infatti, è il sacramento nuziale per antonomasia perché celebra l’intima unione di Cristo con la sua Chiesa. Per essa Cristo si fa corpo donato e sangue versato. Silvano Sirboni
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La
Vita in Cristo e nella Chiesa |
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