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VEGLIA DI NATALE
Guida: La
tradizione giudaica usava distinguere quattro notti fondamentali nella
storia dell’umanità.
La
prima notte era stata quella della creazione, quando le tenebre
furono spazzate via dalla Parola di Dio: «Sia la luce!» (Gen 1,2).
La
seconda notte era stata quella dell’alleanza con Abramo: «Mentre
il sole tramontava e si faceva buio fitto, il Signore concluse quest’alleanza
con Abramo» (Gen 15).
La
terza notte è legata alla liberazione dalla schiavitù d’Egitto, è la
notte della Pasqua e della libertà.
La
quarta ed ultima notte sarà quella del Messia, una notte a cui
succederà il giorno che non avrà più tenebre. È quest’ultima notte che noi
ora celebriamo, una notte vinta per sempre dalla luce.
La liturgia orientale canta: «Il bambino che ora è nato, con le sue fasce
asciuga per sempre le lacrime delle madri, col suo sorriso apre l’alba di un
giorno di speranza. Danza e sussulta creazione del Signore, perché il tuo
Salvatore è nato».
In questa notte di prodigio celebrata dalla Chiesa per antichissima
tradizione, la buona e bella notizia compie la sua corsa fino ai confini
della terra, i nostri occhi vedono la salvezza del nostro Dio.
Contempliamo, in questa santa notte, il mistero della luce che brilla nelle
tenebre, della Parola fatta carne, del Pane disceso dal cielo. Nella fede ci
uniamo a tutti i cristiani che nel mondo intero fanno memoria di questo
evento della nostra salvezza.
Canto:
MARANATHÀ
(Testo e Musica: M. Frisina, «Non temere», Edizioni Rugginenti)
Rit.
Maranathà, maranathà, vieni, vieni Signore Gesù!
1.
Il mondo attende la luce del tuo volto,
le sue strade son solo oscurità;
rischiara i cuori di chi ti cerca,
di chi è in cammino incontro a te.
2.
Vieni per l’uomo che cerca la sua strada,
per chi soffre, per chi non ama più,
per chi non spera, per chi è perduto
e trova il buio attorno a sé.
3.
Tu ti sei fatto compagno nel cammino,
ci conduci nel buio insieme a te,
tu pellegrino sei per amore,
mentre cammini accanto a noi.
SALUTO
Sacerdote:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo.
Assemblea:
Amen.
Sac.: Fratelli e sorelle, la divina bellezza della Trinità,
del Padre sorgente di ogni dono, del Figlio consegnato alla morte per amore
nostro, dello Spirito che unisce Padre e Figlio e viene effuso sugli uomini
per condurre i lontani da Dio negli abissi della carità divina, la bellezza
che salva il mondo sia con tutti voi.
Ass.: E con il tuo spirito.
Orazione
Sac.: Preghiamo. Allontana, o
Dio, ogni tenebra dal cuore dei tuoi servi e dona alle nostre menti la tua
luce. Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e
regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Ass.: Amen. Seduti
Guida: Nella notte, o Dio, tu ci chiami a vegliare per
ripercorrere il cammino del tuo instancabile amore, per vivere di nuovo il
succedersi di tante notti che hanno segnato la meravigliosa avventura tra te
e l’uomo, la tua affannata, appassionata ricerca, la tua presenza che salva
e consola. In questa notte sarai per noi Parola di pace che incoraggia,
forza per riprendere a vegliare e ad attendere insieme a tutto il popolo la
gloriosa venuta di colui che tu hai mandato.
Canto: VIENI,
SIGNORE, A SALVARCI
(Testo: A.M. Galliano - Musica: V. Giudici, «Domeniche di Avvento »
Paoline)
1.
Signore, vieni, di te ha sete l’umanità.
Signore, vieni, per te il deserto rifiorirà.
Tu sei rugiada che dall’immenso discenderà,
tu l’acqua viva che dentro al cuore zampillerà.
Rit.
Vieni, Signore, a salvarci! Vieni, Signore, vieni!
2.
Signore, vieni, il pianto sale dalle città.
Signore, vieni, la terra attende la libertà.
Tu sei giustizia che le nazioni rinnoverà,
tu sei la pace che in ogni uomo dimorerà.
3.
Signore, vieni, il mondo ha fame di verità.
Signore, vieni, per te la notte risplenderà.
Tu sei la luce che i nostri passi rischiarerà,
tu sei la via che verso il cielo ci porterà.
4.
Signore, vieni, con te rinasce fraternità.
Signore, vieni, il regno tuo si compirà.
Tu sei l’amore che gioia piena ci donerà,
tu sei speranza che ci raccoglie nell’unità.
Silenzio
Solista:
(voce fuori campo)
Come le stelle del cielo, come la sabbia sulla
spiaggia del mare...
Ass.: Io guarderò verso il Signore, attenderò il mio
Salvatore. Il mio Dio mi ascolterà. Il Signore è la mia luce, io vedrò la
sua giustizia (Mi 7,7.8c.9c).
1° Lettore: Abramo vide il Signore alle Querce di Mamre,
mentre sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno (Gen
18,1). Alzò gli occhi e vide tre uomini che stavano in piedi presso di lui.
Appena li vide corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò
fino a terra, dicendo: «Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi,
non passare oltre senza fermarti dal tuo servo» (Gen 18,2-3).
2° Lett.: «Io ti benedirò - dice il Signore - con ogni
benedizione e renderò numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo
e come la sabbia che è sul lido del mare. In te saranno benedette tutte le
nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce» (Gen 22,17ab.18).
Ass.: Signore, non ci abbandonare! Per amore del tuo nome non
rompere la tua alleanza, non ritirare da noi la tua misericordia (Dan
3,34-35a).
1° Lett.: Per amore di Abramo tuo amico, di Isacco tuo servo,
d’Israele tuo santo ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare la
loro stirpe come le stelle del cielo, come la sabbia sulla spiaggia del mare
(Dan 3,35b-36).
Ass.: Noi ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e
cerchiamo il tuo volto. Salvaci con i tuoi prodigi, da’ gloria, Signore, al
tuo nome (Dan 3,41.43).
Silenzio
Guida: In
una notte calda e silente sei venuto, Signore, presso la tenda di Abramo, l’arameo
errante. Lo chiamasti fuori a contemplare il cielo stellato e la rena della
spiaggia del mare. Hai stretto con lui un’alleanza e gli hai fatto una
promessa: i figli della sua stessa fede, che attendono la tua venuta
vegliando nella notte, sarebbero stati più numerosi delle stelle di quel
cielo e della sabbia di quella spiaggia marina.
Canto:
O SAPIENZA (Testo: S. Albisetti -
Melodia Montserratense adattata, Nella Casa del Padre, Elledici)
1.
O Sapienza ordinatrice, d’ogni cosa creatrice:
vieni insegnaci a seguire la prudenza e il retto agire.
Rit.
Godete, godete tutti nel Signore verrà dal cielo il Salvatore.
2.
Vieni, Adonai, Signore dell’umanità,
Pastore: manifestati potente come dal roveto ardente.
3.
O di Jesse regal Fiore, vieni,
Dio Salvatore: te sospirano le genti con preghiere e voti ardenti.
4.
Vieni, chiave della gloria, apri all’uomo la vittoria:
goda d’esser liberato, pel tuo avvento, dal peccato.
5.
Vieni, Aurora, Sole oriente, dell’eternità splendente:
strappa noi con mano forte dalle tenebre di morte.
6.
Vieni a noi, Re delle genti, desiderio dei viventi,
pietra d’angolo e fortezza, in te solo è la salvezza.
7.
Vieni, Dio Emmanuele, e dimora in Israele:
fa’ di tutti un solo gregge nell’amor, suprema legge.
2° Lett.:Quello
che Dio aveva promesso ad Abramo ora si manifesta adempiuto ai pastori. Era
un pastore colui che per primo aveva appreso queste grandi cose da Dio. E
ancora oggi per primo un pastore è testimone del compiersi di quella
promessa.
Rit.
Glo-ooooo-ooooo-ooooo-ria in
excélsis Deo. (in canto - 2 volte)
Solista: È bello cantare al Dio nostro, è dolce innalzargli la
lode. È lui che conta le stelle e chiama ciascuna per nome. Rit.
Solista: Grande è il Signore, e potente, la sua sapienza è senza
confini. Un canto di grazie cantate al Signore, sulla cetra intonate inni al
Dio nostro. Rit.
Silenzio
Guida: In
una notte, a Betlemme, Maria diede alla luce il suo Figlio. L’atteso delle
genti venne nella solitudine di una campagna e nell’intimità di una stalla;
solo i pastori che vegliavano seguendo l’antica Scrittura s’accorsero della
diversità di quella notte e percepirono che veniva intonato il canto di un
mondo nuovo; accorsero frettolosi dall’uomo nato per insegnarci canti di
pace e trasformare i nostri deserti in una terra di eterna primavera. Da
allora chi veglia nella notte ode i canti e le voci che parlano di futuro;
c’è chi, di nuovo, nasce per essere gioia, luce e pace per questo mondo fin
nell’eternità. Le antichissime antifone maggiori della liturgia romana, con
la serie dei titoli messianici e l’ardente invocazione per la venuta del
Messia, ci preparano ad accogliere Colui che è stato annunziato ed invocato
come l’Emmanuele, il Dio con noi.
Ass.: (in canto) Maranathà! Vieni, Signore Gesù! (Testo:
Versione ritmica di G. Ferrero e R. D’Andrea - Musica: L. Deiss, «Un solo
Signore», San Paolo)
1° solista: O Sapienza, che esci dalla bocca dell’Altissimo, ti
estendi ai confini del mondo, e tutto disponi con soavità e con forza:
vieni, insegnaci la via della saggezza. Rit.
2° solista: O Adonai, guida del tuo popolo, che hai dato la legge
a Mosè sul monte Sinai: vieni a liberarci con la tua potenza. Rit.
3° solista: O Germoglio di Jesse, che ti innalzi come segno per i
popoli: vieni a liberarci, non tardare. Rit.
4° solista: O Chiave di Davide, che apri le porte del regno dei
cieli: vieni e libera chi giace nelle tenebre del male. Rit.
5° solista: O Re delle genti, atteso da tutte le nazioni, pietra
angolare che riunisci i popoli in uno, vieni, e salva l’uomo che hai formato
dalla terra. Rit.
6° solista: O Astro che sorgi, splendore di eterna luce e sole di
giustizia: vieni ed illumina chi siede nelle tenebre e nell’ombra di morte.
Rit.
7° solista: O Emmanuele, nostro re e legislatore, speranza e
salvezza dei popoli: vieni a salvarci, o Signore nostro Dio. Rit.
Guida:
Nel più grande silenzio, in quel momento si sono fermate, tremanti, tutte le
cose: infatti, cessarono i venti non dando più il loro soffio, non s’è più
mossa alcuna foglia degli alberi, non s’è più udito alcun rumore di acqua,
non scorsero più fiumi, non ci fu più il flusso del mare, tacquero tutte le
fonti d’acqua, non risuonò più alcuna voce umana; c’era un grande silenzio.
In quel momento, lo stesso polo cessò l’agile movimento del suo corso. Le
misure delle ore erano quasi tramontate. Con timore grande, tutte le cose
tacevano stupite, mentre noi eravamo nell’attesa della venuta della maestà,
del termine dei secoli. Mentre il silenzio avvolgeva ogni cosa e la notte
era a metà del suo corso, la tua Parola onnipotente, o Signore, venne dal
tuo trono regale. E nella notte rifulse la grande Luce.
(*** si accendono tutte le luci della chiesa)
Sac.:
Luce da Luce il Verbo eterno di Dio, che in principio col Padre ha fatto
l’universo, risplende dalla Vergine, oggi nasce per noi.
Vi annunzio una grande gioia: oggi è nato, carne dalla nostra carne, il
Signore nostro Gesù Cristo. Annunziatelo anche voi a tutto il mondo: un
Virgulto è germogliato dalla radice di Iesse; è nato il Principe della pace,
il cui regno non avrà fine.
Ass.: Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo alla roccia
della nostra salvezza: risplende dalla Vergine, oggi nasce per noi.
Sac.: È il giorno della nascita del nostro Salvatore,
stabilita dall’altissimo Iddio prima della creazione del mondo, dallo
Spirito preparata con sapiente amore. È il giorno della nascita temporale
dell’eterna Luce, prefigurata dai Patriarchi, promessa dai Profeti, attesa
da Israele, popolo eletto, da tutto il cosmo ardentemente desiderata.
Ass.: Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui
acclamiamo con canti di gioia: risplende dalla Vergine, oggi nasce per noi.
Sac.: Oggi dalla Vergine Madre è nato nel tempo Cristo Gesù,
per condurci all’eterno fulgore del Padre: Dio si è fatto uomo perché l’uomo
divenga Dio. Oggi è sorto il giorno luminoso della nuova redenzione, giorno
dell’attesa antica, giorno della felicità eterna.
Ass.: Perché grande Dio è il Signore, grande re su tutti gli
dei: risplende dalla Vergine, oggi nasce per noi.
Sac.: Oggi nel cielo gioiscono gli angeli, trema negli inferi
il Nemico del genere umano, sulla terra si rialza l’uomo caduto, lieto per
la speranza della salvezza. Esulti il santo, perché si avvicina alla palma.
Esulti il peccatore, perché è invitato al perdono. Riprenda animo il pagano,
perché è chiamato alla vita. Oggi per noi dal cielo è discesa la vera pace.
Oggi è spuntato il giorno di una redenzione nuova e di una gioia eterna, che
adempie le promesse fatte nei secoli.
Guida: Perché infine, nell’ultima notte del mondo, tu verrai
ancora, Signore, come colui che mai non dorme ed ha sempre vegliato
sull’intera creazione e sulla lunga storia degli uomini. Verrai per cambiare
le tenebre in luce e dare inizio al giorno senza fine. Verrai, Signore, come
lo Sposo atteso dalle vergini con le loro lampade accese. Suoneranno forti
le trombe per dare inizio alla festa del giorno che non conoscerà tramonto.
(*** suono di trombe)
Canto: IN
NOTTE PLACIDA (Testo: Ignoto - Musica: F. Conperin, «È sempre Natale»,
San Paolo)
1.
In notte placida, per muto sentier,
dai campi del cielo scese l’amor
all’alme fedeli il Redentor.
2.
Nell’aura è il palpito d’un grande mister:
del nuovo Israello nato è il Signor,
il fiore più bello dei nostri fior.
Cantate, popoli, gloria all’Altissimo
l’animo aprite a speranze ed amor. (2
volte)
Sac.: Fratelli e sorelle carissimi, il Natale del nostro
Signore Gesù Cristo è davanti ai nostri occhi. Ciò che è accaduto duemila
anni fa lo riviviamo nel mistero: Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e
sempre. In questa notte santissima la nostra assemblea liturgica celebra il
Verbo che si è fatto uomo, in comunione con la Chiesa universale. Ascoltiamo
con gioia l’annuncio della buona novella che il Signore Gesù, nato da donna,
ha proclamato per tutti: la sua Parola diventi luce ai nostri passi in
questo terzo millennio della storia.
Un cantore o un lettore canta o legge la Kalenda
KALENDA
Trascorsi molti secoli da quando Dio aveva creato il mondo e aveva fatto
l’uomo a sua immagine; e molti secoli da quando era cessato il diluvio e
l’Altissimo aveva fatto risplendere l’arcobaleno, segno di alleanza e di
pace; ventun secoli dopo la nascita di Abramo, nostro padre; tredici secoli
dopo l’uscita d’Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè; circa mille anni
dopo l’unzione di Davide quale re d’Israele; nella settantacinquesima
settimana, secondo la profezia di Daniele; all’epoca della
centonovantaquattresima Olimpiade; nell’anno 752 dalla fondazione di Roma;
nel quarantaduesimo anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto, mentre su
tutta la terra regnava la pace, nella sesta età del mondo, Gesù Cristo, Dio
eterno e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua
venuta, essendo stato concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi
nove mesi, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomo.
NATALE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO
SECONDO LA NATURA UMANA
A questo punto un bambino può portare Gesù Bambino
e deporlo nel presepe che è stato preparato.
S’intona subito l’inno
Glòria in excélsis Deo.
Il sacerdote incensa l’altare, la croce e il presepe.
Dopo l’orazione la celebrazione prosegue come al solito.
a cura della Redazione
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