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FRAGILITA' E SALUTE
orizzonti di speranza

In occasione della XV Giornata Mondiale del
malato - 11 febbraio 2007 - Seoul (Corea)
La
Giornata del Malato è stata istituita da Giovanni Paolo II nel 1992 con
diverse finalità, anzitutto quella di sensibilizzare le comunità
cristiane, ma anche la società civile, le istituzioni sanitarie, ad una
migliore assistenza ai malati. L’invito della Giornata è quello di
aiutare coloro che sono malati nel corpo, nella mente e nello spirito a
valorizzare, a cercare di far scaturire del bene anche dal contatto con
la sofferenza. La sofferenza non è voluta né desiderata ma quando è
presente si può trasformare in un forte momento di crescita.
La Giornata intende coinvolgere le diocesi, le comunità cristiane, le
comunità dei religiosi ad un miglior servizio al malato anche attraverso
una sensibilizzazione e il coinvolgimento dei vari tipi di volontariato.
Ogni cristiano, secondo le possibilità del proprio stato, facendo
propria la sollecitudine e la carità di Cristo e della Chiesa verso gli
infermi e i sofferenti, può prendersi cura premurosa dei malati,
visitandoli e confortandoli nel Signore, e aiutandoli fraternamente
nelle loro necessità.
La Chiesa inoltre invita, i parroci specialmente, e tutti coloro che
sono addetti alla cura degli infermi, a portare a poco a poco i malati a
partecipare frequentemente e con le dovute disposizioni, secondo le
possibilità dei singoli, ai sacramenti della Penitenza e
dell’Eucaristia, e soprattutto a ricevere la sacra Unzione e il Viatico.
La XV Giornata Mondiale, simbolicamente celebrata a Seoul, sarà ispirata
al seguente tema: La cura pastorale e spirituale dei malati con
patologie inguaribili.
Pubblichiamo, ad utilità dei lettori, il messaggio del santo padre
Benedetto XVI. Seguirà la poposta celebrativa comunitaria del sacramento
dell’Unzione degli infermi.
«Cari fratelli e care sorelle, l’11 febbraio 2007, giorno in cui la
Chiesa celebra la memoria liturgica di Nostra Signora di Lourdes, si
svolgerà a Seoul, in Corea, la Quindicesima Giornata Mondiale del
Malato.
Un certo numero di incontri, conferenze, raduni pastorali e celebrazioni
liturgiche avrà luogo con i rappresentanti della Chiesa in Corea, con il
personale sanitario, i malati e le loro famiglie. Ancora una volta, la
Chiesa guarda a quanti soffrono e richiama l’attenzione sui malati
incurabili, molti dei quali stanno morendo a causa di malattie in fase
terminale. Essi sono presenti in ogni continente, in particolare in
luoghi in cui la povertà e le difficoltà causano miseria e dolore
immensi. Conscio di tali sofferenze, sarò spiritualmente presente alla
Giornata Mondiale del Malato, unito a quanti si incontreranno per
discutere della piaga delle malattie incurabili nel nostro mondo e
incoraggeranno gli sforzi delle comunità cristiane nella loro
testimonianza della tenerezza e della misericordia del Signore.
L’essere malati porta inevitabilmente con sé un momento di crisi e un
serio confronto con la propria situazione personale. I progressi nelle
scienze mediche spesso offrono gli strumenti necessari ad affrontare
questa sfida, almeno relativamente ai suoi aspetti fisici. La vita
umana, comunque, ha i suoi limiti intrinseci, e, prima o poi, termina
con la morte. Questa è un’esperienza alla quale è chiamato ogni essere
umano e alla quale deve essere preparato. Nonostante i progressi della
scienza, non si può trovare una cura per ogni malattia, e, quindi, negli
ospedali, negli ospizi e nelle case in tutto il mondo ci imbattiamo
nella sofferenza di numerosi nostri fratelli e numerose nostre sorelle
incurabili e spesso in fase terminale. Inoltre, molti milioni di persone
nel mondo vivono ancora in condizioni insalubri e non hanno accesso a
risorse mediche molto necessarie, spesso del tipo più basilare, con il
risultato che il numero di esseri umani considerato “incurabile” è
grandemente aumentato.
La Chiesa desidera sostenere i malati incurabili e quelli in fase
terminale esortando a politiche sociali eque che possano contribuire a
eliminare le cause di molte malattie e chiedendo con urgenza migliore
assistenza per quanti stanno morendo e per quanti non possono contare su
alcuna cura medica. È necessario promuovere politiche in grado di creare
condizioni in cui gli esseri umani possano sopportare anche malattie
incurabili ed affrontare la morte in una maniera degna. A questo
proposito, è necessario sottolineare ancora una volta la necessità di
più centri per le cure palliative che offrano un’assistenza integrale,
fornendo ai malati l’aiuto umano e l’accompagnamento spirituale di cui
hanno bisogno.
Questo è un diritto che appartiene a ogni essere umano e che tutti
dobbiamo impegnarci a difendere.
Desidero incoraggiare gli sforzi di quanti operano quotidianamente per
garantire che i malati incurabili e quelli che si trovano nella fase
terminale, insieme alle proprie famiglie, ricevano un’assistenza
adeguata e amorevole.
La Chiesa, seguendo l’esempio del Buon Samaritano, ha sempre mostrato
particolare sollecitudine per gli infermi. Mediante i suoi singoli
membri e le sue istituzioni, continua a stare accanto ai sofferenti e ai
morenti, cercando di preservare la loro dignità in questi momenti
significativi dell’esistenza umana. Molti di questi individui, personale
sanitario, agenti pastorali e volontari, e istituzioni in tutto il
mondo, servono instancabilmente i malati, negli ospedali e nelle unità
per le cure palliative, nelle strade cittadine, nell’ambito dei progetti
di assistenza domiciliare e nelle parrocchie.
Ora, mi rivolgo a voi, cari fratelli e care sorelle che soffrite di
malattie incurabili e che siete nella fase terminale. Vi incoraggio a
contemplare le sofferenze di Cristo crocifisso e, in unione con Lui, a
rivolgervi al Padre con totale fiducia nel fatto che tutta la vita, e la
vostra in particolare, è nelle sue mani. Sappiate che le vostre
sofferenze, unite a quelle di Cristo, si dimostreranno feconde per le
necessità della Chiesa e del mondo. Chiedo al Signore di rafforzare la
vostra fede nel Suo amore, in particolare durante queste prove che state
affrontando. Spero che, ovunque voi siate, troviate sempre
l’incoraggiamento e la forza spirituali necessari a nutrire la vostra
fede e a condurvi più vicini al Padre della vita. Attraverso i suoi
sacerdoti e i suoi collaboratori pastorali, la Chiesa desidera
assistervi e stare al vostro fianco, aiutandovi nell’ora del bisogno, e
quindi, rendendo presente l’amorevole misericordia di Cristo verso chi
soffre.
Infine, chiedo alle comunità ecclesiali in tutto il mondo, e in
particolare a quante si dedicano al servizio degli infermi, a
continuare, con l’ausilio di Maria, Salus Infirmorum, a rendere
un’efficace testimonianza della sollecitudine amorevole di Dio, nostro
Padre. Che la Beata Vergine, nostra Madre, conforti quanti sono malati e
sostenga quanti hanno dedicato la propria vita, come Buoni Samaritani, a
curare le ferite fisiche e spirituali dei sofferenti. Unito a voi nel
pensiero e nella preghiera, imparto di cuore la mia Benedizione
Apostolica quale pegno di forza e di pace nel Signore» (BENEDETTO
XVI, Vaticano 8 dicembre 2006).
CELEBRAZIONE COMUNITARIA DELL’UNZIONE DEGLI
INFERMI
Il rito descritto si può usare nei vari raduni
di fedeli: pellegrinaggi, convegni diocesani, cittadini o parrocchiali o
di pie associazioni di infermi. Lo si può usare qualche volta, secondo
l’opportunità, anche negli ospedali. Il rito ha inizio con l’accoglienza
affabile e fraterna delle sorelle e dei fratelli infermi mentre si
esegue il canto:
Canto:
CANTICO DEI REDENTI (Testo e Musica: Alberto Marani «Alleluia,
lodiamo il Signore» - Rinnovamento dello Spirito)
Rit.
Il Signore è la mia salvezza e con lui non temo più, perché ho nel cuore
la certezza, la salvezza è qui con me.
1. Ti lodo, Signore, perché un
giorno eri lontano da me; ora invece sei tornato e mi hai preso con te.
2. Berrete con gioia alle fonti, alle fonti della salvezza e quel giorno
voi direte: lodate il Signore, invocate il suo nome.
3. Fate conoscere ai popoli tutto quello che lui ha compiuto e ricordino
per sempre, ricordino sempre che il suo nome è grande.
4. Cantate a chi ha fatto grandezze e sia fatto sapere nel mondo; grida
forte la tua gioia, abitante di Sion, perché grande con te è il Signore.
Sac.: La
grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la
comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.
Tutti: E
con il tuo spirito.
Sac.:
Fratelli e sorelle, Cristo nostro Signore è presente in mezzo a noi
riuniti nel suo nome. Rivolgiamoci a lui con fiducia come gli infermi
del Vangelo. Egli che ha tanto sofferto per noi, ci dice per mezzo
dell’apostolo Giacomo: «Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della
Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del
Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo
rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati».
Raccomandiamo dunque gli infermi alla bontà e alla potenza di
Cristo, perché dia loro sollievo e salvezza. Riconosciamo ora i nostri
peccati per essere degni Gesù è il buon Samaritano che si prende cura
con amore di ogni persona (cf Lc 10,25-37). A noi è chiesto di fare lo
stesso specie nei confronti dei malati. di partecipare a questo
santo rito.
Breve pausa di silenzio
Sac.:
Signore, che hai preso su di te le nostre sofferenze, e hai portato i
nostri dolori, abbi pietà di noi.
Tutti:
Signore, pietà.
Sac.:
Cristo, che nella tua bontà verso tutti sei passato beneficando e
risanando gli infermi, abbi pietà di noi.
Tutti:
Cristo, pietà.
Sac.:
Signore, che hai detto ai tuoi Apostoli di imporre le mani sugli
infermi, abbi pietà di noi.
Tutti:
Signore, pietà.
Sac.: Dio
onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati, e ci
conduca alla vita eterna.
Tutti:
Amen.
LITURGIA DELLA PAROLA
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
(Rm 8,18-27)
Gemiamo interiormente aspettando la redenzione del nostro corpo
Fratelli, io ritengo che le sofferenze del
momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà
esser rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la
rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla
caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha
sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla
schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei
figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre
fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi,
che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente
aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché
nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto,
non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora
sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con
perseveranza. Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla
nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente
domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con
gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i
desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i
disegni di Dio.
Salmo responsoriale
(Salmo 62)
Rit.
Ha sete di te, Signore, l’anima mia.
O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco,
di te ha sete l’anima mia, a te anèla la mia carne, come terra deserta,
arida, senz’acqua. R/.
Così nel santuario ti ho cercato, per contemplare la tua potenza e
la tua gloria. Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra
diranno la tua lode. R/.
Così ti benedirò finché io viva, nel tuo nome alzerò le mie mani. Mi
sazierò come a lauto convito, e con voci di gioia ti loderà la mia
bocca. R/.
Se penso a te nelle veglie notturne, a te che sei stato il mio
aiuto, esulto di gioia all’ombra delle tue ali. A te si stringe l’anima
mia e la forza della tua destra mi sostiene. R/.
Alleluia, alleluia.
Beato l’uomo che sostiene la prova:
riceverà la corona della vita.
Alleluia.
Dal Vangelo secondo Luca
(Lc 12,35-44)
Beati quei servi che il padrone, al suo ritorno, troverà ancora
svegli.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con la
cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che
aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito,
appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone, al suo ritorno,
troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li
farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo
della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! Sappiate
bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non
si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il
Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate ». Allora Pietro disse:
«Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il
Signore rispose: «Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il
Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito
la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà
al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi
averi ».
Nell’omelia sul testo sacro il sacerdote illustri il significato
della malattia nella storia della salvezza, e la grazia del sacramento
dell’Unzione, tenendo però presente lo stato di salute degli infermi e
la situazione concreta dei partecipanti. Dopo l’omelia è bene osservare
un breve silenzio.
LITURGIA DELL’UNZIONE
Preghiera litanica e imposizione delle mani
Guida: Per i nostri fratelli e
sorelle infermi e per tutti coloro che li curano e li assistono
preghiamo insieme dicendo: R/. Ascoltaci, Signore.
•
Perché il Signore benedica e protegga questi
infermi, preghiamo. R/.
•
Perché doni loro forza e salute, preghiamo.
R/.
•
Perché lenisca le loro sofferenze, preghiamo.
R/.
•
Perché li liberi dal peccato e da ogni
tentazione, preghiamo. R/.
•
Perché tutti i malati sentano il conforto
della sua grazia, preghiamo. R/.
•
Perché la sua benedizione accompagni quanti
assistono gli infermi, preghiamo. R/.
•
Perché questi infermi, mediante la sacra
Unzione con l’imposizione delle mani ottengano vita e salvezza,
preghiamo. R/.
Quindi il sacerdote impone le mani sul capo di ciascuno senza
nulla dire.
RENDIMENTO DI GRAZIE SULL’OLIO GIÀ BENEDETTO
Sull’olio già benedetto, il sacerdote dice la
seguente preghiera di rendimento di grazie.
Sac.:
Benedetto sei tu, o Dio, Padre onnipotente, che per noi e per la nostra
salvezza hai mandato nel mondo il tuo Figlio. R/.
Gloria a te, Signore! Benedetto sei tu, o Dio, Figlio
Unigenito, che ti sei fatto uomo per guarire le nostre infermità. R/.
Benedetto sei tu, o Dio, Spirito Santo Paràclito, che con la tua
forza inesauribile sostieni la nostra debolezza. R/.
Signore, questi infermi che ricevono nella fede l’unzione con questo
santo olio, vi trovino sollievo nel loro dolore e conforto nelle loro
sofferenze. Per Cristo nostro Signore.
Tutti: Amen.
SACRA UNZIONE
Il sacerdote prende l’olio santo e unge gli
infermi sulla fronte e sulle mani, dicendo una sola volta la formula
dell’Unzione. Durante il conferimento dell’Unzione, è bene che i
presenti possano ascoltare almeno una volta la formula sacramentale;
dopo di che, si potrà eseguire il canto.
Sac.: Per
questa santa Unzione e per la sua piissima misericordia ti aiuti il
Signore con la grazia dello Spirito Santo.
Tutti:
Amen.
Sac.: E,
liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi.
Tutti:
Amen.
Canto: CHI CI SEPARERÀ (Testo e Musica:
Marco Frisina - «Chi ci separerà» San Paolo)
1. Chi ci separerà dal suo amore? La tribolazione? Forse la spada?
Né morte o vita ci separerà dall’amore in Cristo Signore.
2. Chi ci separerà dalla sua pace? La persecuzione? Forse il dolore?
Nessun potere ci separerà da Colui che è morto per noi.
3. Chi ci separerà dalla sua gioia? Chi potrà strapparci il suo perdono?
Nessuno al mondo ci allontanerà dalla vita in Cristo Signore.
Sac.:
Preghiamo! Signore Gesù Cristo, che ti sei fatto uomo per salvarci dal
peccato e dalle malattie guarda con bontà questi nostri fratelli che
attendono da te la salute del corpo e dello spirito: nel tuo nome noi
abbiamo dato loro la santa Unzione, tu dona loro vigore e conforto,
perché ritrovino le loro energie, vincano ogni male e nella loro
presente sofferenza si sentano uniti alla tua passione redentrice. Tu
che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Tutti:
Amen.
Sac.: E
ora, tutti insieme, rivolgiamo al Padre la preghiera, che Gesù Cristo
nostro Signore ci ha insegnato.
Padre nostro...
BENEDIZIONE
Sac.: Dio
Padre vi conceda la sua benedizione.
Tutti:
Amen.
Sac.:
Cristo, Figlio di Dio, vi doni la salute del corpo e dell’anima.
Tutti:
Amen.
Sac.: Lo
Spirito Santo vi guidi oggi e sempre con la sua luce.
Tutti:
Amen.
Sac.: E
su voi tutti qui presenti scenda la benedizione di Dio onnipotente,
Padre e Figlio + e Spirito Santo.
Tutti:
Amen. Canto: SALVE, REGINA (Testo e Musica: Antonio Cristiano Pagano
- «Figlia di Sion» - San Paolo).
1. Salve, Regina di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra,
a te gemendo l’anima si prostra in questa valle piena di dolor.
2. Deh volgi a noi, avvocata nostra, quegli occhi tuoi misericordiosi.
Dopo l’esilio, Vergine Maria, lassù nel cielo mostraci Gesù.
Redazione
AA.VV., Fragilità e salute, La cura
spirituale del sofferente. XV GIORNATA MONDIALE DEL MALATO 2007
pp 64, E 6,00

Appuntamento consueto nell’animazione
pastorale del mondo sanitario, la Giornata Mondiale del Malato (che si
celebra a Seoul - Corea l’11 febbraio 2007) ha forse bisogno di
riscoprire appieno le proprie finalità. Abitualmente sottotono,
l’attenzione al ruolo attivo che la persona ammalata deve compiere nella
Chiesa, può ritrovare nel susseguirsi annuale degli eventi celebrativi,
uno spazio maggiormente consono. Il sussidio si presenta come un valido
aiuto per celebrare la Giornata e contiene commenti, meditazioni, una
veglia di preghiera, suggerimenti per l’animazione di una celebrazione
eucaristica e indicazioni pastorali. Il sussidio proposto dal Centro
Volontari della Sofferenza coglie, nelle tematiche universali del
discorso del Santo Padre e nell’applicazione nazionale della CEI, gli
spunti per celebrare con profondità il mistero pasquale, presente nella
concretezza di un Pane che ha sempre urgenza di condivisione. Oltre a
specifiche proposte celebrative, il libro contiene una lectio biblica,
alcune schede per la catechesi, orientamenti pastorali per la vita
parrocchiale in modo particolare per i ministri straordinari della
comunione e per quanti sono a servizio degli anziani, degli ammalati,
dei disabili, ecc.
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