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Dal quotidiano la risurrezione

- Via Crucis –

Per gentile concessione di Maria Pia Pavani che ne ha composto il testo e dell’artista Rita Marizza che ne ha realizzato le immagini, pubblichiamo ad uso dei lettori la «Via Crucis, Dal quotidiano la risurrezione», Ed Insieme, Terlizzi (Bari).
Il Direttorio su pietà popolare e liturgia ai nn 131-135 afferma: «Tra i pii esercizi con cui i fedeli venerano la Passione del Signore pochi sono tanto amati quanto la Via Crucis. Attraverso il pio esercizio i fedeli ripercorrono con partecipe affetto il tratto ultimo del cammino percorso da Gesù durante la sua vita terrena».
«La Via Crucis è una via tracciata dallo Spirito Santo, fuoco divino che ardeva nel petto di Cristo (cf Lc 12,49-50) e lo sospinse verso il Calvario; ed è una via amata dalla Chiesa, che ha conservato memoria viva delle parole e degli avvenimenti degli ultimi giorni del suo Sposo e Signore. Nel pio esercizio della
Via Crucis confluiscono pure varie espressioni caratteristiche della spiritualità cristiana: la concezione della vita come cammino o pellegrinaggio; come passaggio, attraverso il mistero della Croce, dall’esilio terreno alla patria celeste; il desiderio di conformarsi profondamente alla Passione di Cristo; le esigenze della sequela Christi, per cui il discepolo deve camminare dietro il Maestro, portando quotidianamente la propria croce (cf Lc 9,23). Per tutto ciò la Via Crucis è un esercizio di pietà particolarmente adatto al tempo di Quaresima».
«La scelta del testo, tenuto conto delle eventuali indicazioni dei Vescovi, dovrà essere fatta tenendo presenti soprattutto la condizione dei partecipanti al pio esercizio e il principio pastorale di contemperare saggiamente continuità e innovazione. In ogni caso saranno da preferire testi in cui risuoni, correttamente applicata, la parola biblica e che siano scritti in un linguaggio nobile e semplice. Uno svolgimento sapiente della
Via Crucis, in cui parola, silenzio, canto, incedere processionale e sostare riflessivo si alternino in modo equilibrato contribuisce al conseguimento dei frutti spirituali del pio esercizio».

Per l’esercizio celebrativo della presente Via Crucis indichiamo con le abbreviazioni:
C = celebrante
T = Tutti
L = Lettore
Al termine di ogni stazione si può cantare un’antifona o un versetto dello «Stabat Mater», o formulare una preghiera comunitaria.
Via Crucis è la strada che ogni uomo è chiamato a percorrere se vuole gustare in pienezza la gioia della risurrezione: è l’amica del viaggio dell’uomo, del nostro viaggio verso Dio. Via Crucis, è vita; Via Crucis è ferita; Via Crucis è fragilità; Via Crucis è amore; Via Crucis è sguardo; Via Crucis è nuovo pensare; Via Crucis è abbracciare; Via Crucis è risorgere; Via Crucis è vita nuova; Via Crucis è dare senso a ciò che apparentemente potrebbe sembrare senza senso e senza significato.
Sono tanti, quindi, i significati che potrebbero essere sottolineati, pregati, contemplati, amati e vissuti. Ma un termine che ricorre spesso nelle riflessioni che accompagnano i brani evangelici del presente volumetto è «vita quotidiana». Un termine che apre la mente sulla nostra ferialità. È come sperimentare che la via della croce è chiamata ad assumere le tante circostanze che si presentano nella nostra vita e che la nostra vita con i suoi dinamismi, con le sue decisioni è chiamata a far sua la strada della croce. Vita quotidiana e Via Crucis rappresentano due facce di una stessa medaglia che conducono alla stessa mèta: alla gioia della risurrezione, alla gioia dell’abbraccio con il Padre.
Vita quotidiana come sintonia con ciò che il Padre vuole e Via Crucis come adesione al progetto del Padre, ma il traguardo finale dell’una e dell’altra è la gioia dell’incontro con Dio bagnato dal «sudore» della sofferenza e dell’impegno a vivere per Cristo.

La Via Crucis di Rita Marizza

L’artista isontina sembra condividere, del mistero cristiano, maggiormente l’aspetto e l’itinerario rassicuranti del Risorto, anticipati con singolare finezza tecnica ed espressiva. E questo, sull’onda del Vaticano II che prospetta, come noto, una visione teologica orientata, in termini pastorali ed esistenziali, verso il Cristo risorto (theologia gloriae) più che verso il Cristo morto (theologia crucis). Appare evidente infatti l’orientamento pittorico dell’artista gradiscana (da lei considerato «ispirazione»), orientamento che, del resto, non è più nuovo se ci si richiama alla tradizione rituale-figurativa del primo millennio cristiano.
«Mi guidava l’idea/immagine che avevo di una Via Crucis dove Gesù e la croce stessa erano immersi in un’atmosfera luminosa, di cui simbolo prevalente mi sembrava dover essere il colore giallo, come il giallo metafisico dei girasoli di Van Gogh».
Di qui l’uso quasi ininterrotto di colori chiari e vivi, anche se per lo più tenui, solcati solo per brevi tratti da ombre e macchie oscure, grigio e nero, indicanti dolore, chiodi, spine, sangue e morte, che tuttora predominano nell’iconografia della Via Crucis. Con l’umiltà che la contraddistingue, Rita Marizza potrebbe già dire: «Entro la Via Crucis credo di aver anticipato almeno l’aspetto di serenità e di luminosa speranza che emerge nella recente nuova forma di devozione quale è la Via Lucis».

 

I GESÙ È CONDANNATO A MORTE

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «Pilato disse: “Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?”. Ed essi gridarono: “Crocifiggilo!”. Ma Pilato diceva loro: “Che male ha fatto?”. Allora essi gridarono più forte: “Crocifiggilo!”. E Pilato, volendo dare soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso» (Mc 15,12-15).
L. Non è stato Pilato, pur convinto dell’innocenza dell’imputato, con la lavanda delle mani, a condannare Gesù, accogliendo la decisa richiesta del popolo. È, per contro, il Figlio, in tutta la sua sofferta umanità, ad adeguarsi alla volontà del Padre per riscattare l’uomo. Come, davanti all’estremo sacrificio, potrei io lagnarmi delle piccole prove del vivere quotidiano o non accettare la sofferenza, che ha tanto valore nei disegni divini? Prego, perciò, nell’aiuto dello Spirito, per trovare la forza di percorrere la via della croce, estremo atto d’amore.

II GESÙ È CARICATO DELLA CROCE

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: “Salve, re dei Giudei!”. E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo» (Mc 15, 16-20).
L. Quale maggior lezione di umiltà poteva darci Cristo! Nella consapevole certezza del proprio essere, si sottopone alla tortura e al disprezzo dei suoi carnefici. Quante volte mi sono vista incoronare di spine, nelle vicissitudini della vita, e quante volte, ferita nella mia dignità e nell’orgoglio, non ho saputo o voluto accettare ciò che il momento imponeva. Ora umilmente, per vivere, sono costretta ad accettare la mortificazione fisica e spirituale, solo per la forza che tu mi concedi, Gesù mio.

III GESÙ CADE LA PRIMA VOLTA

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà » (Mc 8, 34-35).
L. Annullarmi in Te e seguirti, trascinando la mia modesta, pesantissima croce, anche se il quotidiano e la società mi pongono continui ostacoli che paiono insormontabili. Sofferta, umana l’umiliazione di Gesù, accolta ed accettata, nell’obbedienza ai disegni del Padre, per riscattare le nostre colpe. Donami la luce del tuo Spirito e io potrò trovare la salvezza nella tua grazia.

IV GESÙ INCONTRA SUA MADRE

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «Stavano presso la croce di Gesù, sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa» (Gv 19, 25-27).
L. Nell’estrema sofferenza della crocifissione, Gesù guarda lo strazio di Maria e, attraverso il discepolo, le affida tutta l’umanità. Inimmaginabile il dolore per la morte di un figlio, anche nell’accettazione del disegno divino e la certezza della risurrezione! Eppure il suo cuore è pronto ad accogliere tutti coloro che implorano il suo aiuto. Vorrei riavere, anche solo in parte, l’integrità fisica per rendere tangibile il mio amore per i tanti che soffrono.

V GESÙ È AIUTATO DA SIMONE DI CIRENE

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di Gesù» (Mt 27, 32).
L. Ognuno di noi porta una croce ed egoisticamente vede e inalbera solo la sua, ritenendola unica e pesantissima. Dovremmo guardarci intorno, disposti a comprendere la sofferenza altrui: potremmo constatare quanto dolore perseguita, e al tempo stesso nobilita l’uomo, e sentiremmo farsi meno pesante il nostro fardello. Ritengo impossibile per un cristiano ignorare il bisogno d’aiuto di un fratello, sarebbe come rifiutare il proprio sostegno a Gesù, nella sua umana fisicità, vinto dal peso della croce.

VI LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme; egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché non vivendo più il peccato, vivessimo per la giustizia: dalle sue piaghe siamo stati guariti» (1 Pt 2,21-25).
L. Lui, figlio di Dio, si è fatto carico delle nostre sofferenze, ha espiato le nostre colpe, e noi lo abbiamo umiliato, disprezzato e reietto mentre saliva il Calvario. Spesso preferiamo girare le spalle a colui che definiamo indegno, ma noi siamo, ritenendoci tanto superiori e arroganti da poter giudicare un fratello, degni di detergere sudore e sangue dal volto di Gesù? Cristo ha permesso questo gesto proprio ad una donna reietta dalla società. E noi, tendiamo la mano a chi giace nella diversità?

VII GESÙ CADE LA SECONDA VOLTA

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2,5- 8).
L. Quanta sofferenza, fatica e dolore Gesù ha accettato per redimerci dal peccato! Difficilmente accettiamo di percorrere il nostro Calvario con serenità, donandoci per la nostra salvezza e per quella degli altri. Insegnami, quindi, Tu che sei mite e puro di cuore, a non rispondere con violenza agli insulti e a saper perdonare chi mi affligge.

VIII GESÙ INCONTRA LE DONNE DI GERUSALEMME

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?» (Lc 23,27-28.31).
L. Un lungo, partecipe corteo accompagna Gesù al sacrificio. Non ho mai gradito confondermi nella folla, m’infastidisce il vociare confuso, amo raccogliermi nel silenzio, dove posso meditare e offrire l’anima nella sua totale nudità. Eppure il sacrificio deve avvenire in comunione con gli altri, in una comune sofferenza, lotta e preghiera. Ed eccomi esporre la mia estrema, rattrappita disabilità nei pellegrinaggi e, specchiandomi negli occhi degli altri, soprattutto scorgendo pietà, piangere per me e per loro.

IX GESÙ CADE LA TERZA VOLTA

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «Nei giorni della sua vita terrena, Gesù offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio imparò tuttavia l’obbedienza delle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchisedek» (Eb 5,7-10).
L. Gesù si è lasciato umiliare, crocifiggere, addossandosi le colpe di tutta l’umanità, senza proferire una parola. Quanti ancora soffrono e soffriranno a causa della malvagità e della violenza ìnsita nell’animo di colui che crediamo, e dovrebbe essere fratello... Signore misericordioso, tu che sei fonte di perdono e di pace, aiutaci a capire e vivere quella carità che spinse Gesù a immolarsi per noi.

X GESÙ È SPOGLIATO DELLE VESTI

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «I soldati, poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: “Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca”. Così si adempiva la Scrittura: “Si sono divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte”» (Gv 19, 23-24).
L. Si compie il disegno divino. Dammi, Gesù, il modo di saper camminare sulla via della concordia e della pace, senza approfittare delle situazioni o degli altri; fa’ che non mi chiuda nelle mie idee, ma sappia comprendere ed accettare le opinioni ed anche le sofferenze e le miserie degli altri, seguendo l’esempio del buon samaritano.

XI GESÙ È CROCIFISSO

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Uno dei due malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l'altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” » (Lc 23, 33.39-43).
L. Magnifico il perdono di Dio al pentimento di chi si riconosce in colpa. Il Padre, nella sua misericordia, ha voluto donarci il segno del suo amore attraverso la croce su cui si è immolato suo Figlio, non abbandonandoci al peccato, offrendoci la salvezza e la vita eterna. Vorrei che l’uomo non rifiuti ancora, davanti al sacrificio della croce, la verità e la grazia, ma sappia riconoscere il segno della salvezza.

XII GESÙ MUORE IN CROCE

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: “Eli, Eli, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”. Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Costui invoca Elia”. E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: “Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!”. E Gesù, emesso un alto grido, spirò» (Mt 27,45-49).
L. Nella sofferenza estrema della crocifissione, anche Gesù si crede abbandonato: quante volte noi, poveri esseri, siamo giunti alla disperazione per lo stesso motivo. Molti, pur credenti e praticanti, fanno fatica ad accettare ed abbandonarsi ai disegni di Dio. La ribellione è insita nell’animo umano, ma prego affinché il Signore ci guardi con lo stesso amore che ha riservato a suo Figlio, in particolare modo difenda la purezza dei bimbi e il dolore degli indifesi.

XIII GESÙ È DEPOSTO DALLA CROCE

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «Venuta la sera, giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato» (Mt 27,57-58).
L. II Figlio, compiutosi il volere di Dio, può ritornare tra le braccia della Madre, cullato con struggente tenerezza. Un corpo esanime che nei segni del sacrificio dimostra la sua sofferta umanità e, come tutti noi, viene posto in grembo alla terra. Non permettere, Gesù, che io mi perda in paure o facili illusioni, concedimi di edificare saldamente la mia fede nel tuo amore, sì che io possa tendere alla salvezza eterna.

XIV GESÙ VIENE DEPOSTO NEL SEPOLCRO

 

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino vi era un sepolcro nuovo in cui nessuno era stato ancora deposto. Là deposero Gesù» (Gv 19, 38-42).
L. Da mani pietose Gesù viene unto con olii aromatici, avvolto nel sudario e sepolto. Il sacrificio di Cristo ha vinto le tenebre eterne per noi, sconfiggendo il peccato. Nella nostra piccolezza, tutti presi dalla vita quotidiana e dal desiderio di adeguarci agli ideali materialistici della società, non vediamo le nostre vicissitudini, le angosce, la sofferenza fisica e morale acquisire quel valore tutto particolare nella prospettiva di un’altra vita nella luce del Padre, ma con il suo aiuto potremo godere della salvezza.

XV GESÙ RISORGE DA MORTE

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
C. «L’angelo disse alle donne: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’hanno sepolto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”. Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura» (Mc 16,6-8).
L. Le donne non dissero niente a nessuno, perché avevano paura. Tutti abbiamo paura di fronte a fatti inusuali, straordinari: immaginarsi davanti ad un evento come la risurrezione. È, invece, un momento di profonda gioia: il Padre, dopo l’immolazione, chiama a sé il Figlio sia in forma umana sia divina, confermando la vittoria sulla morte e la conquista della vita eterna per ognuno di noi, con l’aiuto dello Spirito Santo.
 

  

PREGHIERA

Tu puoi, Gesù, entrare nel mistero di questo mio umile cuore, talmente colmo d’amore da essere indotto ad accettare tutto e tutti. Continuo, nel mio sofferto Calvario quotidiano, a trascinare la pesante croce della vita, donandomi ai disegni di Dio e ringrazio nella preghiera per l’immenso amore dei miei cari e di tutti coloro che mi conoscono. Concedi a me, povera peccatrice, di seguirti sulla via del Golgota, piangendo, non per la pietà che ispiro, ma per il tuo estremo sacrificio, dalla indescrivibile sofferenza tutta umana. Col tuo esempio, potrò superare i problemi di ogni giorno, le avversità, il disaccordo, l’indifferenza, il giudizio, l’emarginazione, il dolore? Concedimi di annullarmi in te, sì che io possa riacquistare l’ingenua purezza del fonte battesimale per aspirare alla grazia e alla vita eterna che tu, immolandoti, hai donato all’uomo. Aiutami, dammi tanta forza da rendere infinito il mio amore, in modo che io possa vedere in ogni creatura sempre e solo te. Accogli, come hai voluto ascoltare il malfattore crocifisso accanto a te, la mia invocazione e io potrò godere della salvezza eterna.

IL CUORE

È nel silenzio che il cuore esprime meglio il tormento della ricerca. Umilmente ho cercato nell’invisibile implorando la luce della grazia pur guardando l’involucro che custodisce splendida l’anima; nell’armonia che mi avvolge prostrata ai piedi della croce ho trovato la certezza dell’Amore.

 

 

Maria Pia Pavani, nata a Cormòns (Gorizia) nel 1944, sposa e madre di quattro figli, nella pubblicazione «Via Crucis, Dal quotidiano la risurrezione», Ed Insieme, dà saggio della sua vena letteraria e della fede cristiana che la sostiene anche fisicamente, alimentando una speranza di vita che permane intatta nella grave malattia manifestatasi nel 1991 e che nel 1993 è arrivata ad uno stadio tale da non permetterle più di respirare, fino a farle vedere concretamente vicina la morte. La vita invece si protrae e acquista ogni giorno di più un senso nuovo, grazie anche all’aiuto di sofisticate apparecchiature. Oltre a consentire l’alimentazione e la respirazione, esse permettono all’autrice di queste meditazioni di comunicare esigenze quotidiane, stati d’animo, sentimenti, e di condividerli, con quanti la circondano e pure con coloro che la possono leggere, aiutati a portare con gioia il peso della vita e coglierne sempre il senso ultimo. La Pavani è infatti autrice di altre raccolte di poesie e meditazioni: «Volo di farfalla» (1997) «Fiore di cactus e Rose di rovo» (1998) e dell’autobiografia «E io vivo».

Rita Marizza, nasce a Gorizia nel 1951, attualmente vive a Gradisca d’Isonzo ed è madre di due figli. Pratica con abilità diverse tecniche pittoriche, tra cui lo sbalzo. Insegnante elementare, ha tenuto laboratori d’arte per bambini, ha seguìto corsi di acquerello, ceramica e terracotta, ha partecipato a concorsi nazionali per illustrazioni all’infanzia; si è dedicata anche ai murales. Ha pubblicato sue illustrazioni su libri per ragazzi. I disegni qui presentati sono la lettura visiva delle meditazioni proposte. Nel 2002 ha realizzato la stessa opera ad olio su pietra di Aurisina, nella chiesa San Valeriano a Gradisca d’Isonzo (Go). Nel 2003 ha iniziato la sua formazione in Arteterapia presso la Scuola di specializzazione ArTeA di Milano e dal gennaio 2007 ha ottenuto, nello stesso Istituto, la docenza in tecniche grafiche e pittoriche. Ha partecipato ad alcune mostre collettive in Italia e a Londra con suoi quadri.