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Asceso alla destra del Padre

Ascensione del Signore - anno C - 20 maggio 2007

Prima lettura: At 1,1-11 • Salmo responsoriale: 46,2-3.6-9
Seconda lettura: Eb 9,24-28;10,19-23 • Vangelo: Lc 24,46-53

Un addio o un nuovo inizio?

Il Vangelo e la prima lettura odierna sono strettamente collegati tra loro, dal momento che il Vangelo termina con il racconto dell’Ascensione: «Mentre li benediceva, (Gesù) si staccò da loro e fu portato verso il cielo», e il libro degli Atti riporta gli stessi eventi, raccontati in modo simile. Il Vangelo di Luca e il libro degli Atti costituivano originariamente un’unità, e pare che il libro degli Atti sia stato collocato dove attualmente si trova, solo quando i Vangeli furono raggruppati insieme. Per favorire la successione dei quattro Vangeli si perse il collegamento stretto tra Luca e Atti. Solo Luca, poi, racconta questo episodio, ed è interessante confrontare gli altri Vangeli sinottici (conformemente alla sua impostazione Giovanni percorre una strada tutta sua anche in questo caso) per vedere come ciascuno decide di terminare il suo racconto.
Il Vangelo secondo Marco originariamente si concludeva in modo sibillino, ma molto intrigante: «(Le donne), uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno perché avevano paura» (Mc 16,8). La finale attuale è un’aggiunta posteriore che ha lo scopo in qualche modo di «normalizzare» Marco, rendendolo più compatibile con il resto della tradizione evangelica. Il Vangelo secondo Matteo si chiude con la promessa di una presenza: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20), una finale che tuttavia solleva delle domande: dove si rende presente il Signore risorto?
Il Vangelo secondo Luca, come abbiamo visto, termina con il racconto dell’Ascensione. All’interno della tradizione sinottica, che segue prevalentemente un canovaccio comune, ogni evangelista ha elaborato un suo racconto finale per trasmettere una determinata teologia alla sua Chiesa. È dunque ozioso, se non inutile, porsi domande relative alla storicità dell’episodio, o immaginarsi la scena quasi stessimo assistendo a un film. San Luca, fedele alla prospettiva liturgica con cui ha dato inizio al suo Vangelo (nel tempio, a Gerusalemme, in un contesto di preghiera), allo stesso modo lo conclude, consegnandoci l’immagine di Gesù, descritto come fosse il sommo sacerdote che benedice i suoi. Sullo sfondo vengono evocati alcuni testi dell’Antico Testamento, come, ad esempio: «Aronne, alzate le mani verso il popolo, lo benedisse» (Lv 9,22); parlando del sommo sacerdote Simone, poi, il libro del Siracide dice: «Scendendo, egli alzava le mani su tutta l’assemblea dei figli d’Israele per dare con le sue labbra la benedizione del Signore, gloriandosi del nome di lui. Tutti si prostravano di nuovo per ricevere la benedizione dell’Altissimo» (Sir 50,20-21). Gesù, che non veniva dalla tribù di Levi e che non poteva quindi essere un sacerdote, viene invece da Luca paragonato addirittura al sommo sacerdote Simone.
La seconda lettura, tratta dalla lettera agli Ebrei, sviluppa un ragionamento per certi aspetti simile. Gesù viene presentato come colui che ha accesso al santuario di Dio, cioè allo spazio sacro che solo i sacerdoti potevano calpestare. Anzi, Maggio 2007 La Vita in Cristo e nella Chiesa 13 il testo della lettera agli Ebrei paragona Gesù al sommo sacerdote, il quale solo una volta all’anno poteva entrare nel luogo più sacro del tempio per chiedere a Dio di perdonare i peccati del popolo. Gesù, però, come si diceva in precedenza, non veniva da una famiglia sacerdotale, e il sacerdozio si trasmetteva per generazione non per vocazione nell’antico Israele, ragione per cui Gesù viene presentato sì come un sacerdote, ma diverso dagli altri. Il ragionamento è un po’ ardito, e probabilmente gli ebrei dell’epoca non avrebbero condiviso tale interpretazione, che è comunque molto originale. L’autore della lettera agli Ebrei non solo paragona Gesù al sommo sacerdote della religione di Israele, ma arriva ad affermare che il sacerdozio di Gesù è superiore a quello «tradizionale». Non si tratta tanto di merito, quanto di efficacia. Gesù è un sacerdote che non offre a Dio qualcosa di esteriore, delle vittime animali, ad esempio, incapaci di guarire l’interiorità della coscienza, proprio perché esteriori ad essa. Gesù offre se stesso, la sua vita, e, in questo modo raggiunge una volta per sempre il livello divino, essendo Dio egli stesso, oltre che sacerdote ed offerta. Raggiungendo il livello divino, si realizza l’incontro tra Dio e l’uomo, che era l’obiettivo perseguito, inutilmente, secondo la lettera agli Ebrei, dai sacerdoti antichi; da questo incontro deriva da parte di Dio il perdono dei peccati dell’uomo. Il sacrificio-sacerdozio di Gesù è dunque efficace, ragione per cui la sua offerta non viene ripetuta, ma è avvenuta una volta per tutte. Ciò distingue il suo sacerdozio da quello antico, perché il sommo sacerdote ogni anno entrava nel santuario, segno che il suo impegno, i suoi riti, ecc. non raggiungevano mai l’obiettivo che si prefiggevano.
L’evangelista Luca e l’autore della lettera agli Ebrei ci consegnano dunque una singolare rilettura dell’esperienza di Cristo, presentato come sacerdote, cioè come mediatore tra Dio e gli uomini, in grado però di favorire e di realizzare tale incontro grazie all’offerta esistenziale che egli fa della sua vita. Da qui scaturisce la benedizione per il popolo, nonché la possibilità per noi, che crediamo nel Signore, di offrire a nostra volta la vita come egli ha fatto. La nostra offerta è di natura esistenziale, nel senso che siamo invitati ad offrire la nostra vita nella sua dimensione feriale, quotidiana, mettendola a disposizione degli altri, nei vari modi, ambiti, situazioni, luoghi di impegno e di donazione nei quali siamo inseriti.               Donatella Scaiola
 

Per celebrare... a partire dalla Parola

GESTI E ATTEGGIAMENTI

La solennità dell’Ascensione è la grande manifestazione gloriosa del Cristo risorto. La Parola di Dio oggi è un canto di lode alla grandezza del Padre che ha portato a compimento il cammino terreno del suo Figlio Gesù. Lo sguardo della Chiesa è rivolto a quel momento di splendore con il quale si conclude la vicenda terrena di Gesù per dare avvio a un nuovo inizio, a una nuova fase della storia della salvezza.
La Chiesa, i Dodici con Maria e gli altri discepoli, sono la continuazione visibile dell’opera di Gesù che risana e salva il mondo. Questa domenica dunque segna per la Chiesa un nuovo cammino. Essa comincerà intanto a desiderare ardentemente che il Signore torni. Di qui l’atteggiamento dell’orante con cui viene rappresentata Maria nell’icona dell’Ascensione e nelle absidi delle chiese, ed è l’atteggiamento di preghiera dei discepoli di tutti i tempi.
Si celebri la liturgia odierna con la stessa solennità del giorno di Pasqua. Il rito dell’aspersione, che suggeriamo di compiere, sottolinea il carattere fortemente pasquale di questa domenica. L’incenso, con il suo profumo che sale, sottolinea la consacrazione delle persone e delle cose: l’altare, le offerte, la croce, il cero pasquale, i ministri, l’assemblea. Viene incensato tutto ciò che è offerto, comprese le nostre persone.

Rito dell’aspersione
Sac.:
Fratelli e sorelle, stanno per compiersi i cinquanta giorni della Pasqua. Mentre attendiamo lo Spirito Santo, passati quaranta giorni dalla domenica della risurrezione, celebriamo oggi l’Ascensione del Signore, il mistero della piena glorificazione di Gesù uomo e Figlio di Dio, anticipo e speranza della mèta ultima alla quale tutta l’umanità redenta è chiamata. L’aspersione con l’acqua benedetta ravvivi in noi la grazia del battesimo, per mezzo del quale siamo stati immersi nella morte redentrice del Signore, per risorgere con lui alla vita nuova ed essere glorificati alla destra del Padre.
Breve pausa di silenzio
Guida: Glorifichiamo il Signore dicendo:
R/. Gloria a te, o Signore.
Sac.: O Padre, che dall’Agnello immolato sulla croce fai scaturire le sorgenti dell’acqua viva. R/.
Sac.:
O Cristo, che rinnovi la giovinezza della Chiesa nel lavacro dell’acqua con la parola della vita. R/.
Sac.:
O Spirito Santo, che dalle acque del battesimo ci fai riemergere come primizie dell’umanità nuova. R/.
Sac.:
Dio onnipotente, che nei santi segni della nostra fede rinnovi i prodigi della creazione e della redenzione, benedici † quest’acqua e fa’ che tutti i rinati nel battesimo siano annunziatori e testimoni della Pasqua che sempre si rinnova nella tua Chiesa. Per Cristo nostro Signore.
Tutti: Amen.
Il celebrante asperge l’assemblea. Poi conclude:
Sac.: Dio onnipotente ci purifichi dai peccati e, per questa celebrazione dell’Eucaristia ci renda degni di partecipare alla mensa del suo regno, in Cristo Gesù nostro Signore.
Tutti: Amen.
Se non fosse possibile fare il rito dell’aspersione, si può usare il seguente formulario per l’Atto penitenziale.
Atto penitenziale
Sac.: Nel giorno in cui celebriamo la mirabile Ascensione al cielo del Cristo risorto, illuminati dallo Spirito d’amore che ci fa testimoni del Vangelo lungo le strade della vita, riconosciamo umilmente i nostri peccati e abbandoniamoci alla misericordia del Padre per essere meno indegni di partecipare alla mensa del Signore. Breve pausa di silenzio
Sac.: Signore, che ascendendo al cielo hai glorificato la nostra umanità, abbi pietà di noi.
Tutti: Signore, pietà!
Sac.: Cristo, splendore della gloria del Padre, che rimani in mezzo a noi presente nei segni della Parola e dell’Eucaristia, abbi pietà di noi.
Tutti: Cristo, pietà!
Sac.: Signore, che ci doni lo Spirito Santo per essere nel mondo testimoni del tuo mistero d’amore e di salvezza, abbi pietà di noi.
Tutti: Signore, pietà! Maggio 2007 La Vita in Cristo e nella Chiesa
Sac.: Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.
Tutti: Amen.

LA PREGHIERA E IL CANTO

Monizione al salmo responsoriale
Il salmo 46 celebra il Signore, l’Altissimo, come re grande su tutta la terra. Questa acclamazione iniziale è ripetuta in tonalità diverse all’interno del salmo che si configura come un inno al Signore sovrano dell’universo e della storia: «Dio è re di tutta la terra… Dio regna sui popoli» (vv 8-9). Il salmo suppone un’atmosfera celebrativa liturgica. Siamo, perciò, nel cuore spirituale della lode d’Israele, che sale al cielo partendo dal tempio, il luogo nel quale il Dio infinito ed eterno si svela e incontra il suo popolo.
Una voce invita l’assemblea liturgica ad esprimere la lode gioiosa: «Applaudite, popoli tutti, acclamate Dio con voci di gioia!» (v 2). Il centro di questo applauso festoso è la figura grandiosa del Signore, al quale si attribuiscono tre titoli gloriosi: altissimo, grande, terribile (v 3). Essi esaltano la trascendenza divina, il primato assoluto nell’essere, l’onnipotenza.
Anche il Cristo risorto esclamerà: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra» (Mt 28,18). Con la Pasqua il Signore Gesù è innalzato come sovrano e riceve un nome che è al di sopra di ogni altro nome. Egli prende possesso del suo regno, alla destra di Dio, salutato dalle schiere celesti, in attesa del giorno in cui consegnerà al Padre tutte le nazioni.
La solennità dell’Ascensione del Signore è la festa della speranza, la celebrazione della redenzione del nostro corpo mortale nella gloria della risurrezione, la proclamazione dell’immortalità beata, indice puntato verso la mèta finale del tempo e della storia. Nel Cristo asceso al cielo la Chiesa scopre il suo vero destino ultimo, come viene tracciato dalla colletta odierna: «Esulti di santa gioia, la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché in Cristo asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria».
Perciò «Con tutte le schiere degli angeli in festa glorifichiamo anche noi sulla terra questo mistero di grazie e di amore che ci ricolma di gioia».

 L’ADDOBBO FLOREALE

«Dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria» (Prefazio dell’Ascensione I).
Scheda tecnica Si consiglia di porre il bouquet ai piedi del cero pasquale, segno memoriale ben visibile della presenza del Cristo risorto in mezzo all’assemblea.
Occorrente: gigli bianchi; lilium gialli; tulipani bianchi; gerbere gialle e rosa chiaro; margherite bianche; qualche ramo di palma.
Realizzazione: In un cesto o una coppa molto bassa si pone un ramo di palma (rizzandolo con del filo di ferro) e si dispongono i fiori secondo l’immagine suggerita nella foto. E.V.