| |
Colei che ha creduto
Assunzione della Beata Vergine Maria - 15 agosto 2007
•
Prima lettura:
Ap
11,19a.12,1-6a.10ab
•
Salmo responsoriale:
Sal
44,10-12.15b-16
•
Seconda lettura:
1 Cor
15,20-26
•
Vangelo:
Lc 1,39-56

Icona scritta da Roberta Boesso. All’interno della
mandorla, simbolo della gloria celeste, è raffigurato Cristo che
sostiene ed abbraccia Maria, sua Madre, elevandola alla gloria del
cielo. Entrambi indossano abiti il cui colore bianco indica la
dimensione nuziale. Cristo, infatti, si manifesta come lo Sposo
profondamente unito alla sua sposa, la santa Chiesa, che la tradizione
vede personificata dalla Vergine Maria. Sui due cartigli sorretti dagli
angeli il testo del Cantico dei cantici: «La sua sinistra è sotto il mio
capo e la sua destra mi abbraccia» (Ct 2,6).
Breve
introduzione storica
Fin dal VII secolo l’Assunzione
di Maria è una delle quattro più antiche feste mariane della Chiesa
di Roma: Natività di Maria, Annunciazione, Purificazione (=
Presentazione di Gesù al tempio), e Assunzione. Anche
quest’ultima, come le altre tre, è di origine orientale. Antonino di
Piacenza, intorno al 570, cita come luogo di culto il sepolcro della
Vergine a Gerusalemme «dal quale si dice che Santa Maria sia stata
assunta in cielo». Maurizio, imperatore d’oriente (582-602)
stabilisce il 15 agosto come festa della Dormizione. Così è
ancora oggi chiamata nella tradizione liturgica orientale. In occidente,
nel corso del secolo VIII, la festa si trova nei libri liturgici sotto
il titolo di Assunzione esplicitando la tradizione della piena
partecipazione di Maria alla gloria del Figlio risorto e assunto alla
destra del Padre. Tale verità venne proclamata dogma di fede dal papa
Pio XII nel 1950.
Interpretare
Questa antica solennità prevede anche una
Messa vigiliare con testi propri. Nel commento alle letture si cercherà,
per quanto possibile, di unificarle nell’unico messaggio che questa
festa intende comunicare.
Vangelo Di fronte ad una devozione mariana che talvolta
tende a rincorrere apparizioni e messaggi segreti e privati, Maria è
invece proclamata beata perché «ha creduto nell’adempimento delle
parole del Signore». Infatti, è questa fede alimentata dalla Parola
di Dio che emerge nella preghiera di Maria, il Magnificat; in
essa si trovano circa 20 citazioni della sacra Scrittura. «Benedetta
tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo ventre». Queste parole
echeggiano le lodi rivolte a Giuditta che contribuì alla salvezza del
popolo d’Israele (cf Gdt 13,18). Maria è accolta da Elisabetta come
Israele accolse l’arca dell’alleanza nella città di Dio (cf prima
lettura della vigilia), e si trattiene presso la parente circa tre
mesi, come l’arca dell’alleanza nella casa di Obed Edon di Gat (cf 2 Sam
6,2-11).
Prima lettura e salmo responsoriale Il trionfale
trasferimento dell’arca a Gerusalemme (Messa vigiliare) viene
interpretato come prefigurazione del glorioso ingresso di Maria nella
Gerusalemme del cielo. Lo splendore della nuova Gerusalemme del cielo,
come donna vestita di sole (prima lettura del giorno) è applicato
a Maria, Madre e immagine della Chiesa, di quanti credono alla Parola
del Signore. La Chiesa è descritta dall’Apocalisse come una donna che
soffre per le doglie del parto e che deve combattere contro un drago che
sintetizza tutte le forze del male. Tali forze non avranno mai il
sopravvento perché la vittoria è già scontata e appartiene all’Agnello
immolato che siede sul trono e a quanti lo hanno seguito come Maria,
prima discepola del Signore, nell’accoglienza della Parola. Il salmo
della Messa vigiliare (Sal 131) è un inno di lode a quel Dio che ha
scelto la città dell’uomo per stabilire la sua dimora. Il riferimento a
Maria, arca della nuova alleanza è ovvio. Nella Messa del giorno il
salmo 44 è un canto nuziale che evoca il compimento delle nozze fra Dio
e il suo popolo per mezzo di Maria, la figlia di Sion per antonomasia.
Seconda lettura Come Pietro nel suo primo discorso a
Pentecoste, così Paolo non si preoccupa di elencare in primo luogo i
prodigi di Gesù, ma la sua morte e risurrezione. Il brano della lettera
ai Corinzi, sia nella Messa vigiliare sia in quella del giorno,
annunciano la vittoria di Cristo sulla morte. L’apostolo quasi grida
questa verità: la risurrezione di Cristo ci assicura che la nostra vita
non è sotto il dominio della morte. Nella piena glorificazione di Maria
in anima e corpo la Chiesa vede e annuncia il suo destino oltre il tempo
e lo spazio. Questa verità di fede illumina e conforta la nostra
faticosa gestazione terrena per nascere alla vita eterna.
Annunciare
La nostra vita è partecipazione alla Pasqua
del Signore, alla sua morte e alla sua risurrezione. È questo il
significato di quel battesimo che l’apostolo Paolo presenta come
morire con Cristo per risorgere con lui (cf Rm 6,3-5). Prima di
essere «assunta» nella gloria del Padre insieme al proprio Figlio, Maria
ha seguito Gesù fino ai piedi della croce e ha accompagnato come Madre i
primi passi della Chiesa (cf At 1,14). Questa è la strada che Maria ci
indica e lungo la quale ci accompagna.
Insegnare
«Maria si mise in viaggio verso la montagna e
raggiunse in fretta una città di Giuda».
La vera religiosità cristiana, la vera devozione mariana non è fuga nel
miracolismo o nello spiritualismo esaltante, ma impegno che rinvia sulle
strade del mondo. La preghiera è cristiana quando impegna verso il
prossimo.
Esortare
«Ha disperso i superbi nei pensieri del loro
cuore; ha rovesciato i potenti dai loro troni... ha rimandato i ricchi a
mani vuote». Non è un invito alla
rivoluzione armata, ma un atto di fede in quel Vangelo di Dio che mina
il male alla radice attraverso la conversione del cuore dell’uomo. Il
mondo cambia nella misura in cui cambia ciascuno di noi.
Insegnare
«La beata Vergine, gloriosamente assunta in
cielo ed esaltata accanto al Figlio suo, re dei re e signore dei signori
(cf Ap 19,16), non ha deposto la
missione di salvezza affidatale da Dio Padre, ma con la sua molteplice
intercessione continua ad ottenerci le grazie della salute eterna. La
Chiesa poi, che per i vincoli che la uniscono a Maria, vuole vivere il
mistero di Cristo con lei e come lei, sperimenta continuamente che la
beata Vergine le è accanto sempre, ma soprattutto nella sacra liturgia,
come madre e come soccorritrice» (Messe della B.V. Maria,
Introduzione, 12). Silvano Sirboni

Per celebrare
LA DORMIZIONE
E L’ASSUNZIONE
Con
il termine dormizione viene indicato il passaggio di Maria, madre
di Gesù, dalla vita terrena alla vita celeste. L’uso del termine (in
latino dormitio) deriva dalla credenza che Maria non sarebbe
veramente morta, ma soltanto caduta in un sonno profondo, dopodiché
sarebbe stata assunta in cielo.
La Chiesa cattolica e quella ortodossa affermano la dottrina
dell’Assunzione. La Chiesa cattolica ha definito dogmaticamente tale
dottrina nel 1950, con la costituzione apostolica Munificentissimus
Deus, mentre la Chiesa ortodossa non ha definito un dogma in tal
senso.
Secondo una tradizione, la dormizione sarebbe avvenuta a Gerusalemme
circa un anno dopo la morte di Gesù; gli apostoli avrebbero sepolto
Maria, ma avrebbero poi trovato il sepolcro vuoto. A ricordo di questi
fatti sorgono oggi a Gerusalemme due chiese: quella della Dormizione,
sul monte Sion, luogo dove sarebbe avvenuto il trapasso, e quella della
Tomba di Maria, nella valle del Cedron, dove sarebbe avvenuta la
sepoltura.
Un’altra tradizione sostiene invece che Maria sarebbe vissuta ancora per
molti anni dopo la morte di Gesù, e che la dormizione sarebbe avvenuta
ad Efeso, dove si era trasferita seguendo l’apostolo Giovanni, al quale
Gesù morente l’aveva affidata.
Tutte le Chiese orientali celebrano la Dormizione di Maria come
la più grande festa mariana: la «festa delle feste» della Madre del
Signore. La Dormizione-Assunzione è infatti il suo «giorno
natalizio» (dies natalis), in cui davvero ella nasce alla vita
senza fine, portata anche col corpo nei cieli e glorificata dal Figlio
Salvatore; ed è il suo «giorno commemorativo», nel quale per antica
tradizione, o presso la sua tomba in Gerusalemme o davanti a una sua
icona, viene ricordata e illustrata la sua vita, dall’infanzia al
transito, e la sua celeste protezione sulla Chiesa pellegrina. Anche
oggi queste Chiese celebrano e vivono i giorni che precedono la festa
dell’Assunzione con solennità liturgica e con esterne manifestazioni di
gioia.
L’Assunzione di Maria al cielo in anima e corpo è un’anticipazione della
risurrezione della carne, che per tutti noi avverrà soltanto alla fine
dei tempi. Essa esprime in modo mirabile l’adagio patristico diffusosi a
partire da Ireneo di Lione, nel II secolo: «Dio si è fatto uomo
perché l’uomo possa diventare Dio». Egli, che rovescia i potenti dai
troni e innalza gli umili, che ricolma di beni gli affamati e rimanda i
ricchi a mani vuote, ci conceda oggi di poter cantare il Magnificat,
associando la nostra voce a quella della Vergine.
Come segno, per la celebrazione eucaristica odierna (o ai Vespri
comunitari), si può incensare l’immagine di Maria (o l’icona della
Dormizione) mentre si canta il Magnificat o un altro inno adatto.
Non è fuori luogo, oggi, accendere il cero pasquale se si celebra la
Veglia in onore della beata Vergine Maria o anche durante la
celebrazione eucaristica, considerando che celebriamo la Pasqua di
Maria, dopo quella del Figlio risorto. I nostri fratelli di rito
bizantino celebrano questa festa proprio come «la Pasqua della Madre di
Dio»; i quattordici giorni che la precedono sono chiamati «piccola
Quaresima della Vergine» in analogia con la grande Quaresima che prepara
la Pasqua di Cristo. In questi giorni di austero digiuno i fedeli
accorrono in chiesa per cantare l’ufficio di supplica alla Madre di Dio,
alzando a lei lo sguardo implorante, attendendo da lei, glorificata nei
cieli, grazie per il corpo e per l’anima.
Suggeriamo due sussidi adatti alla preparazione e celebrazione di questa
solennità:
1. ERMANNO TONIOLO, Quindicina dell’Assunta. Con testi della liturgia
bizantina, (a cura del Centro di Cultura Mariana), Roma 1996;
2. ERMANNO TONIOLO, Veglia dell’Assunta. Con tropari della Liturgia
Russa, Roma 2001. Alcuni versi, alternati da una breve lode in
canto, possono costituire un omaggio semplice ma profondo che ogni
cristiano, in questa festa di precetto, può innalzare alla Vergine
Madre.
• Rallegrati, germe divino della terra, giardino in cui fu posto
l’Albero della vita!
• Rallegrati, o nostra tanto bramata letizia, o esultanza della
Chiesa, o nome pieno di profumo, o viso illuminato dalla luce di Dio e
che emana bellezza!
• Rallegrati, o vello salutare e spirituale, o chiara madre della
luce nascente, o fonte zampillante d’acqua viva, o madre novella e
modellatrice della nuova nascita!
•
Rallegrati, o vaso d’alabastro dell’unguento di
santificazione, o modesto spazio che ha accolto in sé Colui che il mondo
non può contenere! E.V. |
|