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La regal
ità di Cristo crocifisso

Solennità di Cristo Re - anno C - 25 novembre 2007

Prima lettura: 2 Sam 5,1-3 • Salmo responsoriale: Sal 121,1-6
Seconda lettura: Col 1,12-20 • Vangelo: Lc 23,35-43

 

Abbazia di Novalesa (Torino). Cappella di Sant’Eldrado, secolo XII. Affreschi del catino absidale: nella mandorla, Cristo Pantocratore seduto in trono, con una mano regge il libro chiuso e con l’altra impartisce la benedizione, in mezzo agli angeli e ai santi. Gli arcangeli Gabriele e Michele reggono uno stendardo e un cartiglio. San Nicola e sant’Eldrado, ai piedi del Cristo Pantocratore, reggono un libro. Al centro vi è la croce greca, simbolo dell'Agnello mistico.  

Interpretare

Vangelo

Quel Gesù che nella sua nascita ha privilegiato i pastori, categoria sociale disprezzata dai notabili e dai capi religiosi perché ignoranti e poco osservanti delle regole della purità legale; quel Gesù che ha scelto come suoi più stretti collaboratori dei semplici pescatori e persino il pubblicano Levi-Matteo; quel Gesù che ha condiviso la mensa con i peccatori, si è lasciato baciare i piedi da una donna di malaffare e le ha perdonato i peccati... Questo Gesù conclude la sua missione terrena condividendo la sorte di due briganti. In questa solidarietà con i piccoli, i poveri, gli emarginati, i disprezzati Gesù rivela la sua regalità, il primato di quell’amore che costituisce il vero titolo regale di ogni umana creatura. È l’amore, infatti, che vince il mondo e supera la storia perché rende partecipi dell’identità più profonda di Dio; rende veramente suoi figli, veri fratelli di Cristo ed eredi della sua gloria. L’amore ha un valore infinito e ne basta un pizzico per riscattare anche un’intera vita sbagliata, come nel caso del brigante pentito.

Prima lettura e salmo responsoriale Davide, già re di Giuda dopo la morte di Saul, diventa nel 1012 circa anche re d’Israele, cioè del regno del nord e quindi di tutte le dodici tribù dei discendenti di Abramo. Per questo suo ruolo unificatore, il giovane pastore Davide, non di discendenza regale, diventa figura di quel Messia che dovrà pascere tutti i popoli della terra. È con questa visione universale che oggi la liturgia fa cantare il salmo 121, il salmo che i pellegrini di tutte le tribù d’Israele cantavano mentre salivano a Gerusalemme, la città-simbolo che il profeta Isaia presenta come luogo per la convocazione di tutti i popoli (cf Is 25,6-9): «Regna la pace dove regna il Signore».

Seconda lettura Esclusi i primi tre versetti il brano della lettera ai Colossesi riporta uno dei primi inni cristologici con i quali le comunità cristiane del primo secolo acclamavano il Risorto, il vincitore della morte. Infatti, dopo aver proclamato Cristo come «immagine del Dio invisibile generato prima di ogni creatura», lo si canta come «primogenito di coloro che risuscitano dai morti per ottenere il primato su tutte le cose». Questa è la proclamazione della sua regalità che non ha niente da spartire con i fragili e caduchi poteri di questo mondo.

Annunciare Questa festa fu istituita nel 1925 da Pio XI con intento fortemente sociologico. Infatti, di fronte all’arroganza delle insorgenti dittature, di fronte al dilagare dell’ateismo e delle ideologie materialiste sia marxiste sia liberiste, si trattava di affermare il primato di Cristo e del suo Vangelo. La festa fu allora collocata nell’ultima domenica di ottobre, cioè nella domenica che precede la festa di tutti i Santi. La riforma del calendario (1969) l’ha collocata opportunamente nell’ultima domenica dell’anno liturgico. La nuova collocazione ne cambia anche la prospettiva. Non si tratta di polemizzare contro qualcuno, ma di manifestare il primato di Dio e del suo regno che è regno di verità, di giustizia, di amore e di pace. Questo è l’unico regno che il tempo non distrugge e al quale partecipano coloro che si impegnano per la verità, la giustizia, l’amore e la pace.

Insegnare Se Davide ha unito le dodici tribù d’Israele al prezzo di sanguinose battaglie per conquistare i territori dei Filistei, dei Moabiti e degli Edomiti, Gesù ha attirato tutti a sé versando il proprio sangue, cioè non con la forza delle armi, ma con la forza dell’amore. Il Vangelo non si impone con la forza delle leggi umane, né tanto meno con la violenza delle armi. Non si tratta di vincere, ma di convincere, cioè vincere insieme. E ciò è possibile solo con l’amore, con il dialogo e il rispetto reciproco.

Esortare Il brigante pentito è il primo «santo» del Nuovo Testamento, «canonizzato» nientemeno che da Gesù stesso. Tale gesto manifesta la misura di quell’amore che apre il cuore alla speranza nonostante tutte le nostre infedeltà. Il perdono è un atteggiamento personale che oltrepassa le leggi umane; l’unico atteggiamento capace di spezzare la catena delle vendette; l’unica forza che può aprire le porte blindate dei cuori e che ci rende partecipi della vittoria di Cristo sulle potenze del male.

Introdurre al mistero Per concludere l’embolismo (= inserimento, sviluppo) che amplia l’ultima richiesta del Padre nostro, la riforma liturgica del Vaticano II ha recuperato un’acclamazione che si trova già quasi alla lettera come conclusione della preghiera del Signore in un testo del I secolo: la Didaché. Tale acclamazione, riportata anche da sant’Ambrogio, è presente in quasi tutte le liturgie orientali: «Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli ». È un’autentica professione di fede nella sovranità assoluta di Dio, l’unico vero Signore della storia. Silvano Sirboni