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Verso la vita senza fine

Commemorazione di tutti i fedeli defunti - 2 novembre 2007

PRIMO FORMULARIO Prima lettura: Gb 19,1.23-27 • Salmo responsoriale: Sal 26,1.4.7.8b.9;13-14
Seconda lettura: Rm 5,5-11 • Vangelo: Gv 6,37-40

SECONDO FORMULARIO Prima lettura: Is 25,6.7-9 • Salmo responsoriale: Sal 24,6-7bc;17-18.20-21
Seconda lettura: Rm 8,14-23 • Vangelo: Mt 25,31-46

TERZO FORMULARIO Prima lettura: Sap 3,1-9 • Salmo responsoriale: Sal 41,2-3.5.15-17
Seconda lettura: Ap 21,1-5a.6b-7 • Vangelo: Mt 5,1-12a

«Se ci rattrista la certezza di dover morire ci consóli la promessa dell’immortalità futura» (Prefazio dei defunti I).

Le tre messe: breve nota storica

In un contesto spirituale dove la dimensione del suffragio era particolarmente sentita nella celebrazione della Messa, verso la fine del XV secolo nel convento dei domenicani di Valencia (Spagna), prese l’avvio la prassi di celebrare tre Messe in questo giorno, come a Natale. Benedetto XIV nel 1748 estese questo privilegio a tutti i sacerdoti di Spagna, Portogallo e America Latina. Nel 1888 Leone XIII, in occasione del suo giubileo sacerdotale, concesse a tutti i preti della Chiesa cattolica di poter celebrare tre Messe nell’ultima domenica di settembre, come giorno solenne di espiazione a vantaggio di tutti i defunti. Fu Benedetto XV che nel 1915, nel contesto della grande guerra, estese a tutti i sacerdoti il privilegio di celebrare tre Messe di suffragio il 2 novembre. Una di queste Messe doveva compensare i cosiddetti «legati » (= impegni di Messe perpetue) che per incuria fossero rimasti insoddisfatti. Fino alla riforma liturgica del Vaticano II queste tre Messe venivano sovente celebrate di seguito dallo stesso sacerdote. Oggi queste tre Messe restano una possibilità da gestire non con criteri quantitativi, ma con saggezza pastorale.

Interpretare Gli spunti di riflessione tengono presenti i testi biblici di tutte e tre le Messe privilegiando il significato globale della ricorrenza.

Vangelo «Questa è la volontà di colui che mi ha mandato; che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno». La volontà salvifica di Dio è più forte del nostro peccato. Soltanto il nostro rifiuto esplicito e consapevole può chiudere la porta all’amore di Dio. Per questo il nostro cuore si apre alla speranza di fronte a qualsiasi morte. Del resto il giudizio non sarà sulle parole, ma sui fatti: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare... sete e mi avete dato da bere... Ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato...». Il giudizio di Dio su ciascuno di noi passerà attraverso la testimonianza di coloro che hanno sperimentato la nostra carità. Le beatitudini ribadiscono che non è sufficiente professarsi cristiani; bisogna dimostrarlo con i fatti, con le concrete scelte di vita. Il giudizio di Dio spaventa soltanto chi non sa amare.

Prima lettura Le parole di Giobbe adombrano quella speranza che Cristo ha confermato con la sua risurrezione: «Io lo so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere». La morte non è l’ultima parola e il salmo 26 fa eco a queste parole: «Contemplerò la bontà del Signore nella terra dei viventi». Così il profeta Isaia proietta il nostro sguardo oltre il tempo e lo spazio con l’immagine di quel gioioso banchetto «per tutti i popoli» quando la morte sarà eliminata per sempre e «Dio asciugherà le lacrime su ogni volto». Attraverso la voce del profeta Dio ci dà la sua parola: la nostra speranza non sarà delusa. Il salmo che segue canta questa certezza di fede: «Chi spera in te, Signore, non resta deluso». Se i nostri occhi si arrestano di fronte alla tomba e la morte ci sembra la fine di tutto, la Parola di Dio ci assicura che quanti vivono e muoiono nel Signore «vivranno presso di lui nell’amore ». È con questa fiduciosa speranza che la Chiesa canta con il salmo 41: «L’anima mia ha sete del Dio vivente».

Seconda lettura Cristo è stato inviato per i peccatori, per rivelare l’amore del Padre, e per loro ha dato la vita fino a perdonare i suoi crocifissori. Prima di esalare l’ultimo respiro assicura il paradiso al brigante pentito. Come potremmo dubitare della misericordia di Dio? L’apostolo Paolo assimila la nostra umana esistenza ad un lungo travaglio per poter nascere alla vita senza fine. È in questa vita che, come nell’utero materno, noi siamo chiamati a formarci come cittadini di quella nuova Gerusalemme che Giovanni descrive nell’Apocalisse «come una sposa adorna per il suo sposo», per una comunione nuziale che non avrà più fine.

Annunciare Per l’essere umano questa vita terrena è come un abito stretto. Unico fra tutte le creature egli sente il desiderio insopprimibile di una vita oltre il tempo e lo spazio. È la presenza in noi di quel «soffio» vitale con il quale il Creatore ci ha fatti a sua immagine e somiglianza e partecipi della sua vita senza fine.

Insegnare Davanti a Dio andremo, per così dire, nudi! Ricchi soltanto di ciò che avremo seminato nel cuore degli altri. Non porteremo con noi ciò che avremo custodito egoisticamente, ma soltanto ciò che avremo donato con amore.

Esortare La morte interrompe il nostro cammino, le nostre relazioni visibili, sconvolge i nostri calcoli e i nostri progetti. È una realtà quotidiana di fronte alla quale non possiamo e non dobbiamo chiudere gli occhi, ma prendere consapevolezza della nostra precarietà, ridimensionare tante cose per ritrovare l’essenziale.

Introdurre al mistero «Sii benedetto, o Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella tua grande misericordia ci hai rigenerati mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti a una speranza viva, per una eredità che non si corrompe e non marcisce; ascolta la preghiera che rivolgiamo a te per tutti i nostri cari che hanno lasciato questo mondo: apri le braccia della tua misericordia e ricevili nell’assemblea gloriosa della santa Gerusalemme. Conforta quanti sono nel dolore del distacco con la certezza che i morti vivono in te e anche i corpi affidati alla terra saranno un giorno partecipi della vittoria pasquale del tuo Figlio. Tu che sul cammino della Chiesa hai posto quale segno luminoso la beata Vergine Maria, per sua intercessione sostieni la nostra fede, perché nessun ostacolo ci faccia deviare dalla strada che porta a te, che sei la gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore» (Benedizionale, 1583). Silvano Sirboni

Per celebrare

Con la Commemorazione di tutti i fedeli defunti siamo nel cuore dell’autunno. Gli alberi si spogliano delle foglie, i colori della natura si ingialliscono, la nebbia fatica a diradarsi, la luce del giorno si accorcia. Eppure ci sono lembi di terra (i cimiteri) che sembrano prati primaverili coperti di fiori. Sono stati i celti a collocare in questo tempo dell’anno la memoria dei morti che poi la Chiesa ha cristianizzato, rendendola una delle ricorrenze più vissute e partecipate dalla gente. In questo giorno i cristiani si recano ai cimiteri per visitare i loro cari, portando fiori e preghiere sulle tombe, continuando quel legame affettivo che neppure la morte ha il potere di infrangere.
Questa memoria, in un solo giorno, di tutti coloro che sono già passati «all’altra riva» è una grande celebrazione della risurrezione e della vita eterna. Ripetiamo oggi nel nostro cuore la promessa di Gesù che ci aiuta a respingere ogni tristezza e timore: «Chi viene a me io non lo respingerò » (Gv 6,37). Solo la fede, alimentata ogni giorno, può permetterci di lodare sorella nostra morte corporale, come san Francesco nel suo Cantico delle creature: «Laudato si’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male». La Chiesa della terra, ricordando i fedeli defunti, si unisce alla Chiesa del cielo e, in una grande intercessione, invoca misericordia per chi è morto.
La preghiera per i morti è un atto di autentica intercessione, di amore e di carità per chi ha raggiunto la patria celeste. Come è stato accennato nell’editoriale (p 4) si diffonde sempre di più ai nostri giorni la pratica della cremazione. Sono ancora in fase di studio preghiere e riti adatti a questa modalità. Esiste un sussidio che tenta una proposta celebrativa per le esequie di un defunto in caso di cremazione. Ne riportiamo il testo per utilità di quanti dovessero trovarsi ad affrontare tale modalità. Lo schema è tratto da Celebrare le esequie, a cura di Franco Gomerio, Daniele Piazzi, Silvano Sirboni, edito dalla Queriniana.

SALUTO
Cel.:
Dio nostro Padre, Gesù Cristo Salvatore del mondo e lo Spirito Santo che dà la vita, siano con tutti voi.
Tutti: E con il tuo spirito.

MONIZIONE D’INIZIO
Guida:
Prima che il nostro fratello N. sia tolto al nostro sguardo terreno, rinnoviamo la nostra fede in Cristo che morendo sulla croce ci ha liberati dalla morte eterna e risorgendo dai morti ha dato agli uomini la speranza di una vita senza fine. A Cristo che ha conosciuto la tristezza, la sofferenza e le lacrime, affidiamo il nostro smarrimento e il nostro pianto perché ci consoli con la sua presenza e ci conforti con le sue parole di vita.

ATTO PENITENZIALE
Cel.:
Signore, luce per chi cammina nelle tenebre, abbi pietà di noi.
Tutti: Signore, pietà
Cel.: Cristo, speranza per chi è nel dubbio e nel dolore, abbi pietà di noi.
Tutti: Cristo, pietà.
Cel.: Signore, vita senza fine per chi crede nella tua parola, abbi pietà di noi.
Tutti: Signore, pietà.
Cel.: Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna. Tutti: Amen.

COLLETTA
Cel.:
O Dio, che nella Pasqua di risurrezione hai fatto risplendere per tutti il giorno di una nuova salvezza, libera il tuo fedele N. dal potere delle tenebre e donagli la luce della vita eterna. Per il nostro Signore, Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Tutti: Amen.

PRIMA LETTURA
(Is 49,14-15) Dio non dimentica il suo popolo.

SALMO RESPONSORIALE
(Sal 13) Rit. Mostraci, Signore, il tuo volto e saremo salvi.

CANTO AL VANGELO (Gv 14,6) Alleluia, alleluia. Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Alleluia.

VANGELO (Gv 14,6) Nella casa del Padre mio vi sono molti posti.

PREGHIERA UNIVERSALE
Cel.:
Confortati dalla Parola di colui che è via, verità e vita, eleviamo con fiducia la nostra preghiera a Dio per il nostro fratello N., per quanti soffrono a causa di questa morte e per tutta la Chiesa pellegrina in questo mondo.
R./ Accogli, Signore, la nostra supplica.
Per il nostro fratello N. che ha concluso la sua vita terrena, perché sia accolto nell’eterna dimora di luce e di pace, preghiamo.
Per questo nostro fratello N., perché, purificato da ogni residuo di umana fragilità, possa godere pienamente della gioia senza fine, preghiamo.
Per quanti sono nel pianto, perché la Parola del Signore sia sorgente di conforto e di speranza, preghiamo.
Per tutti noi che siamo qui presenti e per tutta la Chiesa sparsa nel mondo, perché la fede nella vita eterna ci sostenga nel cammino quotidiano verso l’eterna patria del cielo, preghiamo.
Cel.: Padre buono, il tuo amore è senza confini; accogli il nostro fratello N. nella tua eterna dimora perché con Cristo risorto, con la vergine Maria e con tutti i santi partecipi alla gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore.
Tutti: Amen. Prefazio dei defunti I.

MONIZIONE PER IL RITO DEL COMMIATO
Guida:
Il corpo del nostro fratello N. scompare al nostro sguardo e le sue ceneri ci ricorderanno che ormai dobbiamo cercarlo presso il Signore, nella comunione di tutti i santi. Le spoglie mortali del nostro fratello N., consacrate dal battesimo e dall’unzione crismale, sono state il luogo dell’incontro con Dio e la dimora di una vita che va oltre il tempo e lo spazio. È con questa fede che ci separiamo dal corpo mortale del nostro fratello N., rinnovando la speranza di ritrovarci un giorno con lui nella festosa ed eterna assemblea di tutti i santi. Canto di commiato, aspersione e incensazione.

ORAZIONE CONCLUSIVA DEL COMMIATO
Cel.:
Dio onnipotente, che con il soffio del tuo Spirito hai dato la vita all’uomo tratto dalla polvere, tu che con la tua potenza trasformi il deserto in un fertile giardino, concedi al nostro fratello N. di ritrovare pienezza di vita presso di te. Il suo corpo scomparirà al nostro sguardo e le sue ceneri ci ricorderanno sempre che ormai dobbiamo cercarlo altrove, e tu fa’ che insieme con lui anche noi possiamo lodare per sempre la tua grandezza e la tua infinita misericordia. Per Cristo nostro Signore.
Tutti: Amen. E.V.