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La
festa
degli amici di Dio
Solennità di Tutti i Santi - 1 novembre 2007
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Prima lettura:
Ap
7,2-4.9-14 •
Salmo
responsoriale:
Sal 23,1-6
•
Seconda lettura:
1 Gv 3,1-3 •
Vangelo:
Mt 5,1-12a

Interpretare
Vangelo
Le
beatitudini sono la sintesi dell’identità cristiana; anzi, Matteo
intende presentarle come la legge della nuova alleanza. Infatti
l’evangelista sottolinea (a differenza di Luca) che Gesù «salì sulla
montagna». È sufficientemente chiaro il riferimento al Sinai, luogo
dove fu proclamata la legge della prima alleanza. Pertanto, interpretare
«beato» semplicemente con «felice» è corretto, ma assai
riduttivo e potrebbe essere anche deviante. Nel greco classico «makàrios»
(= beato) è un termine usato sovente per indicare la condizione della
divinità, libera dagli affanni e dai condizionamenti della vita
quotidiana. Questo termine, pertanto, ha una forte dimensione
escatologica e nel contesto evangelico assume il significato di «erede
del regno». Sono eredi del regno di Dio i poveri (in greco ptokòi
= piccoli, mendicanti, senza tetto e senza diritti); cioè coloro che
sono disprezzati dai grandi di questo mondo. Poveri sono anche coloro
che, nonostante tutto ciò che possiedono, sono consapevoli di non essere
padroni di nulla. Su questa prima beatitudine si radicano tutte le
altre. Solo chi è povero nello spirito, umile davanti a Dio, è capace di
soffrire per la giustizia, di seminare la pace, di perdonare, di essere
un «puro» nel cuore, cioè trasparente, sincero, non doppio nelle
parole e nei gesti.
Prima lettura e salmo responsoriale
È opportuno ricordare che tutto il
libro dell’Apocalisse intende rivelare il compimento della storia oltre
il tempo e lo spazio, attraverso le immagini di una grandiosa liturgia
celebrata dall’assemblea di coloro che hanno seguito l’Agnello immolato
e «che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato
le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello». Sono
coloro che hanno ricevuto il battesimo condividendo la missione di
Cristo; sepolti con lui nel dono di sé e con lui risorti ad una vita
senza fine. I salvati portano sulla fronte il «sigillo di Dio». È
chiaro il riferimento al profeta Ezechiele (7,4) dove l’angelo del
Signore, prima che giunga la fine di Gerusalemme, segna i salvati con il
tau, l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, simbolo dell’ultimo
atto della storia della salvezza. Paolo identifica questo segno con il
battesimo cristiano (cf 2 Cor 1,22). È noto, infine, che i numeri di
questo brano, come in tutto il libro dell’Apocalisse, sono simbolici: 12
x 12 x 1000 è il numero delle tribù d’Israele (= simbolo dell’intera
umanità) elevato al quadrato e moltiplicato per mille, una folla immensa
che nessuno può contare. Il salmo 23 riprende come responsorio la
beatitudine che sintetizza la radice della vera giustizia che salva:
quella interiore e non semplicemente quella che appare agli occhi degli
uomini: «Beati i puri di cuore perché vedranno Dio». Tale
«purezza» è specificata chiaramente nei versetti del salmo: «Chi
salirà il monte del Signore...? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi
non pronunzia menzogna...».
Seconda lettura
«Figli di Dio»! Noi non ci rendiamo
conto di quello che diciamo tanto è grande questo mistero che sorpassa
ogni nostra immaginazione. «Noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò
che saremo non è stato ancora rivelato». Si tratta di un mistero
insondabile per chi ha la fede; assurdo per tutti gli altri per i quali
diventano incomprensibili anche le beatitudini, il comportamento dei
cristiani. È proprio questo comportamento «anomalo», controcorrente che
identifica i seguaci di Cristo, i «santi» agli occhi del mondo.
Annunciare
Una certa formazione moralistica del passato
tendeva ad interpretare i «puri di cuore» semplicemente in
relazione alla sessualità. Nel contesto evangelico del discorso della
montagna, invece, ha chiaramente un significato assai più ampio e
profondo; è in contrapposizione a quella purità legale che proviene
dalla materiale osservanza della legge e che impedisce al sacerdote e al
levita di fermarsi a curare le ferite del viandante percosso dai
briganti (cf Lc 10,30-37). Infatti, pochi versetti dopo la proclamazione
delle beatitudini Gesù dice: «Se la vostra giustizia non supererà
quella degli scribi e dei farisei non entrerete nel regno dei cieli»
(Mt 5,20).
Insegnare
Cosa significa avere fame e sete della
giustizia? La Bibbia interconfessionale in lingua corrente cerca di
chiarire il concetto traducendo così questa beatitudine: «Beati
quelli che desiderano ardentemente quello che Dio vuole; Dio esaudirà i
loro desideri». Dio ama e vuole le cose giuste. Se è vero che le
beatitudini hanno dimensione escatologica, è altrettanto vero che alla
luce di tutta la Scrittura la salvezza di Dio è legata alla pratica
della giustizia su questa terra dove non ci siamo né per sbaglio, né per
caso, ma per manifestare l’amore e il progetto di Dio per tutta
l’umanità.
Esortare
Gli afflitti che Gesù proclama eredi del
regno non sono coloro che continuamente si piangono addosso. Sovente il
cristiano viene identificato erroneamente con una persona triste, che
vede soltanto il peccato del mondo e si chiude in un interminabile
lamento. Il cristiano è seguace di quel Gesù che non si limita a
denunciare il peccato, ma si «affligge», cioè si preoccupa e si impegna
per diffondere il regno di Dio.
Introdurre al mistero
Nella Scrittura solo Dio è «santo »,
cioè totalmente altro e al di sopra di tutto quello che noi possiamo
dire e immaginare di lui. Quando fra il III e II secolo a.C. la Bibbia
fu tradotta in greco, il termine ebraico qadòsh (= santo) non fu
tradotto con ieròs (= sacro), ma con aghios (letteralmente
= privo di terrestrità). Dio è «altro», ma non separa il mondo in due
regni: quello sacro e quello profano, come nel paganesimo. Il mondo è
sua creatura ed è il luogo dove noi possiamo incontrare Dio e realizzare
così la nostra salvezza, come hanno fatto i santi vivendo non come gli
angeli, ma come autentiche persone umane. Così ha fatto Gesù, «il
Santo di Dio», il modello di tutti i santi. Silvano Birboni

Per celebrare
La
festa di Tutti i Santi è la festa della chiamata alla pienezza della
vita. La nostra vita e la sua riuscita non dipendono però da noi ma
unicamente da Dio. L’apostolo Paolo chiama i cristiani «santi ed
eletti da Dio», perché nel battesimo e nella cresima siamo stati
innestati in Cristo e abbiamo ricevuto lo Spirito di figli di Dio.
Abbiamo le qualità, i doni, la possibilità di vivere pienamente la
nostra comunione con Dio Padre, attraverso Gesù Cristo, nello Spirito
Santo. È Dio la nostra beatitudine e la nostra santità; grazie a lui la
nostra vita può considerarsi riuscita, in qualsiasi situazione ci
troviamo.
Quando la Chiesa dichiara una persona «beata» o «santa» lo fa per
indicare il suo esempio e per affiancarla a tutti coloro che camminano
nella stessa direzione. Sono questi i santi ufficiali, riconosciuti
dalla testimonianza di coloro che ne hanno visto e sperimentato la vita
e le opere. Ma ci sono anche molti altri santi non riconosciuti
ufficialmente, che si sono santificati attraverso il quotidiano di una
vita offerta per amore: madri e padri di famiglia, persone consacrate,
missionari, giovani, bambini... Rispondere alla chiamata di Dio alla
pienezza della vita è possibile attraverso la partecipazione ai
sacramenti, nutrendo la nostra fede alla mensa della Parola e
dell’Eucaristia. I santi sono i frutti maturi dell’amore di Dio.
Li festeggiamo proprio nel cuore dell’autunno, dopo le mietiture e la
vendemmia, come la grande raccolta presso Dio di tutti i frutti maturi
suscitati dall’amore e dalla grazia del Signore. Questa festa è un
memoriale dell’autunno glorioso della Chiesa. Oggi infatti la Chiesa ci
invita a cantare che i tralci, mondati e potati dal Padre sulla vite che
è Cristo, hanno dato il loro frutto, hanno prodotto una vendemmia
abbondante e questi grappoli, raccolti e spremuti insieme, formano il
vino del regno dei cieli. Oggi dalle nostre assemblee sale il profumo
dell’incenso, segno del legame con la Chiesa di lassù, la Gerusalemme
celeste che attende il completamento del numero dei suoi figli. L’aula
liturgica oggi sia ornata a festa come una sposa, il bianco sia il
colore dominante: nei paramenti ordinati e puliti, nella tovaglia
dell’altare, nei fiori che addobbano gli spazi liturgici. Si usi
l’incenso nei momenti previsti. Rallegriamoci tutti in questa solennità,
ricordando che non siamo soli ma siamo avvolti da una nube di testimoni
che ci hanno preceduto nel cammino e con i quali formiamo un unico corpo
con Cristo.
Dobbiamo rendere questa comunione di vita visibile anche nella nostra
assemblea liturgica, partecipando attivamente alla sinassi eucaristica.
A volte la domenica nelle chiese si vedono le persone occupare i banchi
a partire dalla quinta fila, lasciando il vuoto davanti all’altare,
dando l’impressione di essere persone isolate e non una comunione
vivente. Abbiamo bisogno di segni visibili e se ci diciamo assemblea
radunata nel nome del Signore attorno alla mensa della Parola e del
Pane, diamo ragione di questa unità e comunione anche visibilmente.
Oltre a questi segni indicati (l’incenso, il bianco, l’unità visibile
dell’assemblea) proponiamo uno schema per la preghiera universale. Alle
intenzioni che seguono se ne possono aggiungere altre, secondo le
esigenze della comunità.
Sac.: Sorelle e fratelli, nella
comunione dei santi, nata dalla morte e risurrezione di Cristo e opera
dello Spirito Santo, eleviamo la nostra preghiera a Dio, nostro Padre,
da cui proviene ogni santità.
R/. Donaci, Signore, lo Spirito di
santità.
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Per la Chiesa, comunione di santi segnati dal
sigillo dello Spirito nel battesimo e nella cresima: perché realizzi fin
d’ora una testimonianza efficace di vita nuova e di amore donato e
condiviso, preghiamo.
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Per tutti gli uomini che cercano Dio attraverso le vie della giustizia e
della pace: perché possano partecipare alle beatitudini promesse da
Cristo alla moltitudine dei salvati, senza alcuna preferenza di razza e
di religione, preghiamo.
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Per i poveri, gli afflitti, gli affamati e assetati: perché trovino
conforto e speranza in Dio, solidarietà nei credenti e giustizia nelle
istituzioni, preghiamo.
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Per tutti noi che abbiamo ascoltato, in questa celebrazione, l’annuncio
delle beatitudini: perché la nostra gioia sia riposta nel Signore e il
nostro cammino ci conduca alla santità, preghiamo.
Sac.: Opera in noi, o Signore, mediante il tuo Spirito, quella
radicale trasformazione che renda visibile la santità che tu ci hai
donato e che rinnovi continuamente nella nostra vita fino a giungere
alla pienezza della comunione con te e con i fratelli. Per Cristo nostro
Signore. E.V. |
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