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Maria capolavoro dell’amore di Dio

Immacolata Concezione della beata Vergine Maria - 8 dicembre 2007

Prima lettura: Gen 3,9-15.20 • Salmo responsoriale: Sal 97,1-4
Seconda lettura: Ef 1,3-6.11-12 • Vangelo: Lc 1,26-38


Nazaret, cripta della basilica dell’Annunciazione.
Sotto l’altare marmoreo si può leggere la scritta:
 «Verbum caro hic factum est» (= Qui il Verbo si fece carne).

Maria Madre di Dio

La Chiesa invita ad approfondire il mistero dell’identità di Maria, indicata dall’evangelista Luca (cf Lc 1,28) come «la piena di grazia» (in greco kecharitomene), proponendo una lettura dell’Antico Testamento (Gen 3,9-15.20), il salmo 97 (vv 1-4), un brano della lettera agli Efesini (Ef 1,3-6.11-12) e finalmente una pagina dell’evangelista Luca (1,26-38). Questo significa che, secondo la mens della Chiesa, il dogma dell’Immacolata Concezione può e deve essere compreso, per quanto possibile, lasciandosi guidare da queste pagine ispirate della Bibbia. Ascoltando con fede ciascuna di esse possiamo addentrarci su una strada di comprensione che si fermerà ovviamente sulla soglia stessa del mistero. Il nostro itinerario verso il mistero può dunque partire proprio da ciò che viene chiamato spesso anche «Protovangelo», indicando con questo termine soprattutto il versetto di Gen 3,15: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà il capo».
Questo punto di partenza è determinante, perché dà il colore di fondo a tutto ciò che potrà essere detto di Maria. Tale colore di fondo non può non essere cristologico. Maria è sempre stata ritenuta anzitutto la Madre di Dio (in greco theotokos). Così la proclamarono i Padri conciliari di Efeso nel 431 e a questo titolo fondamentale hanno sempre fatto riferimento tutti gli attributi che sono stati riconosciuti presenti in Maria, nelle Chiese cristiane di tutte le generazioni e di tutte le latitudini. La prima a riconoscere tale titolo a Maria fu la cugina Elisabetta, madre di Giovanni Battista, in quella stupita esclamazione: «A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,43). Ad esso Maria stessa sembra alludere nel bellissimo verso del Magnificat: «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). L’approfondimento di fede di questo titolo di Maria ha portato, e porta tuttora, la Chiesa ad applicare a Maria le parole del salmo 97: «Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio» (v 3b). Quale salvezza hanno constatato tutti i confini della terra se non quella ottenuta dalla stirpe della donna, cioè dal Figlio di Maria, che ha schiacciato il capo del serpente ispiratore e inoculatore del male originario, di cui parlava il libro della Genesi? (cf Gen 3,15).
La Chiesa suggerisce, infatti, di vedere proprio in Maria il primo frutto di questa straordinaria vittoria quando, proclamando il dogma cattolico, parla di «ante previsa meritis» per ricondurre al Figlio di Maria, riconosciuto simultaneamente come Figlio di Dio, il dono dell’Immacolata Concezione. Di questa straordinaria elezione «in Lui» di Maria, caparra dell’elezione della Chiesa e, nella Chiesa, dell’intera umanità, l’autore ispirato della lettera agli Efesini chiede a tutti noi di prendere atto con estrema riconoscenza e gratitudine, perché abbiamo in lei la prova evidente che anche noi siamo stati «scelti prima ancora della fondazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità» (Ef 1,4). Parlare di Maria significa, infatti, parlare della Chiesa, parlare di ciascuno di noi, parlare dell’intera umanità. Noi attendiamo nella speranza ciò che in Maria è già presente fin dal primo momento del suo concepimento: «Possa il Signore davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti» (Ef 1,18-19).
Contemplare Maria immacolata, misteriosamente completata da Maria assunta in cielo, significa allora acuire a tal punto il nostro sguardo interiore da scoprire che gli stessi doni di ogni bene, che vediamo profusi in lei dalla potenza divina, stanno rendendo anche noi «partecipi della natura divina», dal momento che ci
permettono già di sfuggire «alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza» (cf 2 Pt 1,3-4). La pagina evangelica dovrebbe aiutarci a capire proprio tutto questo.

La piena di grazia

Nazaret di Galilea era una città come tutte le altre, ma proprio nel suo territorio «l’angelo del Signore fu mandato da Dio… a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe » (Lc 1,26-27). «La vergine si chiamava Maria», aggiunge l’evangelista, quasi per ricordarci che anch’essa non aveva affatto un nome straordinario, dal momento che era del tutto comune in Israele. Il saluto che le rivolge l’angelo è però talmente fuori del comune che «a queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto» (Lc 1,29).
La parola dell’angelo - epì to(i) logo(i) al dativo singolare, dice il testo greco - provoca dentro di lei un vero e proprio maremoto (in greco dietarachthe) costringendola a porsi una serie di interrogativi, tutti originati dalla medesima domanda: «Che senso ha un saluto come questo che ho appena udito?». Da sempre i Padri e gli esegeti si sono chiesti cosa questo saluto avesse di particolare e di diverso dagli altri saluti, così frequenti nella Bibbia, quando l’angelo del Signore si rendeva presente a un eletto per affidargli una missione. In molti hanno tentato di rispondere, ma la costante di tutte le risposte che sono state trovate nel corso di ben duemila anni di storia del cristianesimo, è stata quella di vedere nel misteriosissimo participio passivo femminile greco «kecharitomene» (da charitoo), utilizzato dall’evangelista Luca, un’assoluta novità che la traduzione vulgata latina ha reso con «gratia plena», da cui l’italiano «piena di grazia».
In realtà, non si sarebbe mai sviluppata una pietà mariana così diffusa e popolare nella grande Chiesa d’Oriente e d’Occidente se questo misterioso saluto non fosse stato percepito come qualcosa di più e di diverso, così da renderlo un «unicum» rispetto ad ogni altro saluto analogo presente nelle Scritture ispirate dell’Antico e del Nuovo Testamento. Chiedersi «Quale senso avesse un tale saluto» (Lc 1,29) è una meditazione iniziata da Maria e portata avanti di generazione in generazione lungo la storia fino a noi e che proseguirà fino alla fine dei tempi. A tale continuo interrogarsi si deve la conoscenza sempre nuova degli infiniti aspetti del mistero dell’elezione di Dio. Egli ha trovato in Maria quello spazio, atteso fin dalle origini del mondo, che ha reso possibile l’«admirabile commercium», cioè l’ineffabile scambio fra il cielo e la terra, portatore di pienezza di vita per il mondo intero.    Innocenzo Gargano
  

Per celebrare

ANTIFONA D’INGRESSO

(Is 61,10) Esulto e gioisco nel Signore,
l’anima mia si allieta nel mio Dio, perché mi ha rivestito
delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia,
come una sposa adornata di gioielli.

L’antifona d’ingresso di questa solennità è tratta dal cosiddetto Terzoisaia (Is 56-66); in essa si sviluppa il tema nuziale, la celebrazione delle nozze divine del Signore con il suo popolo redento e rinsaldato nella sua compagine religiosa. Le parole di gioia ed esultanza sono poste sulle labbra della città di Dio, la nuova Sion del dopo esilio che canta inni di grazie e di lode al Signore perché ha operato fatti mirabili per il suo popolo. Sion esulta di gioia messianica nel Signore che, come uno Sposo, finalmente adorna la sua diletta con le vesti solenni e i gioielli nuziali.
L’applicazione alla Madre di Dio è consequenziale, poiché dopo il Figlio suo a lei, più che ad ogni altra creatura conviene la gioia e l’esultanza nel Signore.
La beata Vergine Maria, infatti, è stata rivestita con la veste nuziale dello Spirito che ha scritto in lei il Verbo con il suo sangue. Adornata delle vesti immacolate della grazia, da Maria può nascere nella carne il Figlio dell’eterno Padre. «Maria, l’umile fanciulla di Nazaret, è l’isola benedetta e inviolata che viaggiava nel sangue torbido delle generazioni, la zolla di terra pura su cui Dio avrebbe posato il suo piede senza macchiarsi e l’uomo sarebbe, per grazia, approdato per guarire il suo male d’origine» (D.M. TUROLDO).
La spiritualità dell’Avvento, permeata di attesa, fiducia e speranza, ci permette di comprendere la particolare presenza in esso di Maria: la piena di grazia, colei che invoca con fiducia il compiersi della Parola di Dio in se stessa e nel cuore della Chiesa.
Anche noi, celebrando questo giorno santo, possiamo dire: «Gioisce pienamente nel Signore, esulta l’umanità stanca nell’attesa: il suo Dio la favorisce ancora con l’abbondanza di tutti i suoi doni in te, o Maria! Come l’alba dei tempi nuovi ti contempliamo, Immacolata: vestita delle vesti di salvezza, avvolta nel manto della santità di Dio! Tutta bella sei, o Maria, adorna di gioelli, come una sposa: per te la nostra terra torna ad essere vergine e feconda, si compiace di te il Creatore e gioisce come uno sposo per la sposa».

Oggi è un giorno adatto per la rinnovazione delle promesse battesimali. Ciò aiuta a comprendere meglio il rapporto del mistero celebrato in questo giorno con quel battesimo che ci ha liberati dal peccato originale e ci ha resi partecipi di quel popolo che è nato dal «sì» di Gesù e dal «sì» di Maria.
Si può illuminare e addobbare con fiori l’immagine di Maria o la cappella a lei dedicata, senza distogliere l’attenzione dai normali spazi della celebrazione eucaristica domenicale.

PREGHIERA DELLA FAMIGLIA ATTORNO ALLA MENSA

«Padre nostro, oggi festeggiamo la beata Vergine Maria Immacolata che ha accolto senza riserve il tuo progetto d’amore. La storia è davvero iniziata daccapo quando nel grembo di una donna di Galilea, Anna, ha cominciato a vivere una bimba tessuta proprio dalle tue mani. Maria ci ha dimostrato che nascere uomini non significa essere condannati al fallimento. Lei ha vinto per te, per il Figlio adorato, per lo Spirito fecondo, per noi suoi fratelli in attesa di una portentosa liberazione. Tua è la vittoria, Padre, contro ogni male e soprattutto a favore di ogni uomo disposto a dire, come Maria, il suo “sì” quotidiano alla vita. Amen». E.V.