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Mensile di formazione liturgica e Informazione

Il viaggio dei Magi

Epifania del Signore
6 gennaio 2008

 

• Prima lettura: Is 60,1-6 • Salmo responsoriale: Sal 71,1-2.7-8.10-13
• Seconda lettura:
Ef 3,2-3a.5-6 • Vangelo: Mt 2,1-12

 


Paliotto d’altare raffigurante uno dei Magi.
Museo di arte della Catalogna (Barcellona).

 

«Viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te».

Da questa constatazione nasce l’invito rivolto alla Chiesa dal profeta Isaia nella prima lettura: «Alzati, rivestiti di luce», con l’aggiunta di una promessa colma di speranza: «Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere» e la constatazione finale: «A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore». Il salmo interlezionale commenta: «I re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi. A lui tutti i re si prostreranno, lo serviranno tutte le nazioni». Potremmo leggere in queste parole, attinte dai profeti e dai salmi, come aveva insegnato Gesù ai discepoli che andavano verso Emmaus (cf Lc 24), tutto il mistero che si racchiude nella festa solennissima dell’Epifania del Signore. In realtà le parole, appena riportate dai profeti e dai salmi, potrebbero essere applicate simultaneamente sia all’evento del Natale del Signore sia all’evento della sua risurrezione. L’uno e l’altro sono accomunati, infatti, dalla manifestazione di quella stessa luce di cui il Vangelo di Giovanni aveva scritto: «In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,4.12). Ci potrebbe essere un modo migliore di questo per rivelare l’enorme dignità acquisita dall’umanità nel preciso momento in cui una parte di essa ha accettato che la luce del Signore brillasse sul suo stesso volto al punto che «con la luce di lui, splendente sul volto della Chiesa» potesse «illuminare tutti gli uomini annunziando il Vangelo ad ogni creatura»? (cf Lumen Gentium, 1). In realtà in queste parole vediamo racchiusi in modo simbolico, ma estremamente efficace, il grande e inestimabile dono della nuova dignità di figli di Dio estesa, con estrema generosità, a tutti i popoli della terra come frutto delle mistiche nozze della Chiesa con il suo Signore.

La chiamata di tutti i popoli alla salvezza
L’apostolo Paolo constatava stupito che un mistero così grande non era stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni, ma agli apostoli e ai profeti, per mezzo dello Spirito Santo. Egli sintetizzava tale mistero così: «I gentili sono chiamati in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo» (cf Ef 3,2-6).
La solennità dell’Epifania è soprattutto questa chiamata generosissima di Dio a tutti i popoli della terra ad accogliere l’invito di partecipare alla celebrazione delle sue nozze con la Chiesa in modo talmente intimo da poter formare essi stessi la Chiesa. Infatti, è stato tolto di mezzo il muro di separazione e ciò che finora poteva essere ritenuto un privilegio riservato a un ristretto numero di eletti, adesso è a disposizione di tutti.
Il Vangelo propone una primizia di questo mistero nel racconto dei Magi, venuti dall’Oriente a Gerusalemme. Tale mistero viene ancora meglio evidenziato dall’incapacità, da parte degli uomini, ma soprattutto da parte di coloro che si ritengono in possesso dei segreti di Dio perché possiedono le testimonianze scritte dei suoi profeti, di capirlo e di accoglierlo con semplicità, gratitudine e rendimento di grazie. Infatti, i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, riuniti da Erode, sanno benissimo cosa c’è scritto nei profeti a proposito del Messia (cf Mt 2,4-6), ma chiusi come sono nel loro scetticismo, o forse nella loro vera e propria incredulità, non si scomodano neppure di un millimetro per mettersi a loro volta alla ricerca del
«re dei Giudei che è nato» e del quale i Magi dicono di avere visto sorgere la sua stella in Oriente (cf Mt 2,2). L’evangelista Matteo sembra voler porre in evidenza l’enorme difficoltà che hanno gli uomini di poter godere della grazia altrui. Nella loro gelosia egoista, accompagnata spesso da una grande pigrizia, non prendono sul serio i ricercatori di Dio, pur rimanendo sempre furbescamente pronti a sfruttarne l’eventuale successo a proprio vantaggio, come risulta dalle parole di Erode il quale: «chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate ed informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”» (Mt 2,7-8). Erode non smentisce neppure in questo caso la sua fama, documentata anche dalle parole di Gesù (cf Lc 13,32) di essere una volpe, con tutto il codazzo di caratterizzazioni che questo nomignolo proverbiale evidenziava, riferendosi particolarmente all’astuzia. L’astuzia degli uomini non riesce però a prevalere nel suo confronto con la sapienza di Dio.
È ciò che il testo sottolinea osservando che i Magi, appena usciti da Gerusalemme in direzione Betlemme, si accorsero che
«la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino» (Mt 2,9). La gioia provata dai Magi diviene, a questo punto, anche la gioia della comunità dei credenti i quali constatano il capovolgimento dei criteri umani nell’agire di Dio e riconoscono che la dignità altissima di Dio si manifesta tutta nell’ostensione del «bambino con Maria sua Madre» (Mt 2,11a), attraverso il gesto sublime dell’adorazione: «e prostratisi lo adorarono» (Mt 2,11b). Le conseguenze pratiche di un simile riconoscimento sono tutte nei doni: «Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» (Mt 2,11c). Il senso simbolico dei doni dimostra che la fede confessata è sempre anche fede vissuta. Innocenzo Gargano  

Per celebrare

ANTIFONA DINGRESSO

È venuto il Signore nostro Re:
nelle sue mani è il regno,
la potenza e la gloria.

(Cf Ml 3,1; 1 Cr 19,12)

Il testo dell’antifona d’ingresso di questa solennità è ispirato al profeta Malachia e al primo libro delle Cronache. In essa si canta la venuta del Signore che ha in sé il dominio di salvezza.
La solennità dell’Epifania, dal sapore tutto pasquale, celebra il mistero di Gesù in quella ricchezza di fede che è mirabilmente significata dai doni dei Magi. Essa, perciò evidenzia i doni pasquali della rivelazione e della Parola, della fede e della carità, della comunione fraterna e della misericordia. I Magi, con l’incenso riconoscono che Gesù è Dio, con l’oro lo accettano come re, con la mirra esprimono la loro fede in colui che deve morire. Sono così essenzializzate le verità di Gesù: la sua divinità, la sua predicazione del regno, la sua redenzione salvifica.
L’Epifania ha un forte collegamento con la Pasqua; non a caso nella celebrazione odierna, dopo la proclamazione del Vangelo si annuncia la data della Pasqua. Il Gesù bambino, adorato dai Magi, già richiama il Cristo crocifisso e risorto.
L’Epifania è la manifestazione pubblica della salvezza portata da Gesù, Re universale, nelle cui mani è il regno, la potenza e la gloria. Egli non è venuto solo per un popolo ma per l’intera umanità. Il Bambino nato a Betlemme è portatore della lieta notizia; egli però assume il volto di un profugo, perché è costretto ad andare in Egitto, è il Messia cercato e rifiutato perché il suo vessillo sarà la croce.
Oggi la comunità cristiana è invitata dalla liturgia ad assumere l’atteggiamento dei Magi per
«vedere il Signore», scorgere i segni della sua presenza, seguire la stella che indica la strada per andare ad adorare il Signore.
Lasciamoci avvolgere dalla luce di questa festa e rivestiamoci di essa, affinché il nostro cuore possa dilatarsi e palpitare. Che la Chiesa intera sappia andare, come i Magi, verso Betlemme per adorare il Re universale delle genti e da Betlemme verso il mondo per assolvere la missione che Gesù le ha affidato, quella cioè di andare incontro a tutti.

ANNUNZIO DEL GIORNO DI PASQUA

(Viene annunciato dal sacerdote dall’ambone, dopo la proclamazione del Vangelo)

Fratelli e sorelle carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno.
Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua, il
23 marzo.
In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte. Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi: le Ceneri, inizio della Quaresima, il
6 febbraio; l'Ascensione del Signore, il 4 maggio; la Pentecoste, I’11 maggio; la prima domenica di Avvento, il 30 novembre.
Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli Apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.
A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli. Amen.

PREGHIERA DELLA FAMIGLIA ATTORNO ALLA MENSA

«Padre, noi ti ringraziamo perché qualcuno ci ha presi per mano e ci ha accompagnati fino a incontrare Gesù. Con Maria e con Giuseppe, con i pastori e i Magi noi lo contempliamo e lo adoriamo; per mezzo di lui noi ti offriamo quello che abbiamo e che siamo: accogli la nostra povertà e aiutaci a perseverare nell’amore. Amen». E.V.  

 

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal Beato Giacomo  Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro

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