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Mensile di formazione liturgica e Informazione

 
Il Figlio prediletto

Battesimo del Signore - anno A
13 gennaio 2008

 

• Prima lettura: Is 42,1-4.6-7 • Salmo responsoriale: Sal 28,1-4.3b.9b-10
• Seconda lettura:
At 10,34-38 • Vangelo: Mt 3,13-17

 


Alle acque del Giordano Gesù accede per essere battezzato da Giovanni. 
Questo battesimo verrà assunto, dalla tradizione cristiana, 
come emblema del battesimo di ogni fedele, sacramento primordiale dell’iniziazione cristiana.

 

Tre scene meravigliose

La liturgia delle ore, che concludeva la solennità dell’Epifania, comprendeva il canto di due antifone, ripetute all’inizio e al termine dei cantici del Nuovo Testamento, conosciuti come Benedictus e Magnificat. Esse riassumono, in un certo senso, l’insieme del mistero del Natale, la cui celebrazione si conclude di fatto con la festa di oggi. Inoltre, queste antifone richiamavano gli elementi fondamentali di tutto il tempo natalizio. L’assemblea dei credenti contempla, nell’«oggi liturgico », tre scene meravigliose, chiamate in latino miracula o mirabilia: la Chiesa unita al suo sposo celeste; Cristo battezzato nel Giordano da Giovanni; i Magi partecipi del banchetto delle nozze regali in cui gustano, con sobria ebbrezza, l’acqua divenuta vino offerta dal Signore, grazie alla mediazione di Maria la Madre di Gesù, per la perfetta letizia di tutti i convitati.

La Chiesa unita al suo Sposo celeste

Possiamo tentare di entrare anche noi nella comprensione di questa festa che costituisce il punto di arrivo del tempo di Avvento- Natale-Epifania, lasciandoci prendere per mano dalla contemplazione liturgica della Chiesa. Accogliamo così la proposta di contemplare anzitutto le nozze che lo Sposo, venuto dal cielo, ha deciso di consumare con la sua Chiesa, venuta dalla terra. È l’admirabile commercium, celebrato a Natale, con cui il cielo ha deciso di irrorare la terra e fecondarla in un amplesso amoroso che ha permesso all’umanità intera di essere, in Gesù di Nazaret, «partecipe della natura divina» (2 Pt 1,4). Questo dono fonda anche un compito, dal momento che il seme divino gettato nel grembo dell’umanità preme per venire alla luce in ogni essere umano. Ciò permette a tutti di sperimentare nella propria vita, grazie alla fecondità della Parola accolta nella fede, una maternità analoga a quella di Maria, fino a raggiungere lo «stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo» (Ef 4,13). Tale misteriosa possibilità se da una parte è dovuta tutta alla scelta di Dio che «ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3,16), dall’altra suppone un’accoglienza libera e generosa da parte di coloro che contemplano con stupore in se stessi la realizzazione della parola dell’evangelista: «A quanti però l’hanno accolto ha dato la possibilità di diventare figli di Dio» (Gv 1,12). L’incontro fra la volontà del Padre e l’accoglienza dell’uomo suppone però la decisione del Figlio di accettare, con infinito amore, di compiere la missione ricevuta dal Padre. Egli entra nelle viscere stesse della creazione, lasciandosi immergere fino nelle profondità dell’abisso, là dove il Leviatan aveva posto la sua invincibile dimora e teneva schiacciati sotto i piedi coloro che, essendo stati catturati dalla morte, gridavano impotenti, con gemiti inenarrabili, che qualcuno venisse finalmente a liberarli. La bella notizia da noi udita durante tutto il tempo natalizio è che Dio ha dato ascolto al loro grido, come aveva già fatto ai tempi di Mosé, quando si era commosso di fronte alle sofferenze dei figli di Abramo, divenuti schiavi dell’Egitto, e aveva scelto il suo eletto perché portasse a termine l’opera della loro salvezza. Tutto ciò che era stato annunciato in figura ai tempi di Mosè diviene oggi per noi continua realtà. Lo aveva preannunciato con chiarezza già il profeta Isaia, come abbiamo ascoltato dalla prima lettura: «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce per le nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi, e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre» (Is 42,6-7).

Cristo battezzato nel Giordano da Giovanni


Il battesimo di Gesù nel Giordano richiama la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù egiziana e, nello stesso tempo, apre gli occhi dei credenti e li riempie di gioia per la salvezza che ha messo nelle loro mani. Lo stupore di Giovanni il battezzatore diviene così il nostro stesso stupore. Anche noi contempliamo, proprio oggi, l’apertura non tanto delle acque che coprono gli abissi e sono costrette a restituire coloro che erano trattenuti nelle loro profondità impenetrabili, quanto dei cieli, anch’essi inaccessibili all’uomo. Da essi vediamo «lo Spirito di Dio scendere come una colomba » e venire simultaneamente sopra Gesù e sopra ognuno di noi, al punto che la voce del cielo, udita da Giovanni a proposito di lui, diventa voce del cielo rivolta a tutti noi. Infatti ci siamo lasciati immergere fino ad immedesimarci in lui col battesimo, potendo ricevere, come dette a noi stessi, quelle parole riferite a Gesù di Nazaret: «Questi è il figlio mio prediletto, nel quale ho posto tutto il mio compiacimento» (cf Mt 3,13-17). In realtà Dio permette, non soltanto a Pietro ma a tutti noi, di constatare che «Egli non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto» (At 10,34).

I Magi partecipano alle nozze regali


Nel contemplare i Magi che arrivano con i loro doni a partecipare al misterioso banchetto che inaugura la nuova ed eterna alleanza, vediamo la primizia di un numero incalcolabile di popoli che verranno nei secoli dai confini del mondo per diventare conviviali di Abramo, di Isacco e di Giacobbe nella pienezza del regno di Dio preparato per loro. Questo, dunque, è il dono che ci porta la festa del Battesimo del Signore e questa «è la parola che Dio ha inviato ai figli di Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti» (At 10,36). Innocenzo Gargano  

Per celebrare

ANTIFONA DINGRESSO

Dopo il battesimo di Gesù si aprirono i cieli,
e come colomba lo Spirito di Dio si fermò su di lui,
e la voce del Padre disse: «Questo è il Figlio mio prediletto,
nel quale mi sono compiaciuto»
. (Cf Mt 3,16-17)
 

Tutti i testi liturgici della festa odierna, a partire dall’antifona d’ingresso che apre la nostra adunanza liturgica, sono attraversati dal mistero che si celebra: il battesimo del Signore al fiume Giordano, praticato da Giovanni Battista.
L’antifona introitale fa riferimento ai cieli aperti sul Signore battezzato, allo Spirito Santo che resta su di lui e alla voce del Padre con le tre parole per il Figlio. Si tratta di una teofania trinitaria, prima manifestazione su Gesù.
Gesù, Figlio prediletto del Padre, è il vero Isacco, colui che nel battesimo è consacrato per la sua opera messianica che culminerà sulla croce, colui nel quale si compie la rivelazione ineffabile dell’infinito amore di Dio.
Gesù è anche il Figlio del quale il Padre si compiace. Con questa espressione la Chiesa del tempo apostolico riconosce nel suo Sposo il servo eletto da Dio e abilitato a portare la divina rivelazione sulla terra (cf Is 42,1-4).
Lo Spirito che scende come una colomba e si posa su Gesù annuncia l’evento della nuova creazione che si compie nella risurrezione del Signore e nella vita pasquale di tutti coloro che, mediante la fede e il battesimo, sono risorti con lui.
Contemplando il Figlio prediletto nel quale il Padre ha posto eternamente la sua compiacenza, la comunità cristiana riscopre la propria dignità battesimale e la propria missione profetica. Nella luce della fede e nella celebrazione dei santi e divini misteri essa ascolta la voce del Padre che chiama, in Cristo, tutti i suoi figli e li costituisce servi per la salvezza del mondo.
Oggi è il giorno adatto per dare inizio alla celebrazione con il rito dell’aspersione. La comunità potrebbe radunarsi sul sagrato e se vi è una fontana, fare uso di questa, oppure preparare tutto l’occorrente per il rito: una conca, non troppo piccola, con acqua corrente pulita, un mazzetto di fronde verdi (alloro) per aspergere, il Messale aperto alla pagina 1031, un microfono portatile funzionante. Prima della preghiera di benedizione dell’acqua suggeriamo di utilizzare il seguente inno da recitare a strofe, intercalato da un ritornello cantato. Il testo è di Oriano Granella, tratto dal libro «Battesimo: Acqua e Spirito», Edizioni Eteria, Parma 2007.
Solista: Sia gloria a Dio per te, o acqua del battesimo che mi hai rigenerato come figlio di Dio. Sei stata tomba: in te ho sepolto l’uomo vecchio, l’Adamo ribelle che era in me. Sei stata vasca in cui ho lavato l’anima mia togliendo la macchia del peccato. Sei stata sorgente da cui ho bevuto l’acqua viva dello Spirito estinguendo la mia sete di verità, il mio desiderio di Dio, del suo amore, della sua vita che ora scorre in me. Rit.
Solista:
Gloria a te, o Padre, che mi hai amato, voluto, desiderato, prima della creazione del mondo. E in quest’acqua, come pesciolino che segue Cristo-pesce, mi hai dato la vita e una missione da compiere per la tua Chiesa. Gloria a te, o Cristo, che mi hai dato quest’acqua viva uscita dal tuo costato aperto sulla croce. Gloria a te, o Cristo, che in quest’acqua mi hai fatto risorgere con te e dato speranza e gioia di vivere nella tua carità. Rit.
Solista:
Gloria a te, o Spirito Santo, che nell’acqua mi hai rigenerato come uomo nuovo, e hai impresso in me il volto di Gesù. Hai acceso in me la fiamma del tuo amore, mi hai rivestito di Cristo e fatto luce delle genti. Gloria a te, o Spirito Santo: ero cieco e hai aperto in me gli occhi della fede; ero sordo e hai aperto in me le orecchie per ascoltare la tua parola; ero muto e hai aperto la mia bocca perché io proclami la verità di Cristo. Sia gloria a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, per te o acqua del battesimo. Rit.
Nella celebrazione di oggi si può fare memoria del nostro battesimo rinnovando le promesse battesimali. E.V.

 

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal Beato Giacomo  Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro

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