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Mensile di formazione liturgica e Informazione
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Servire la vita dimora di Dio |
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Celebrazione
comunitaria della riconciliazione
in occasione della 30° Giornata nazionale per la vita |
INTRODUZIONE
 
Ifigli
sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero,
dall’amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle
istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro.
Chi non è aperto alla vita, non ha speranza. Gli anziani sono la
memoria e le radici: dalla cura con cui viene loro fatta compagnia
si misura quanto un Paese rispetti se stesso.
La civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la
vita. I primi a essere chiamati in causa sono i genitori. Lo sono al
momento del concepimento dei loro figli: il dramma dell’aborto non
sarà mai contenuto e sconfitto se non si promuove la responsabilità
nella maternità e nella paternità. Responsabilità significa
considerare i figli non come cose, da mettere al mondo per
gratificare i desideri dei genitori; ed è importante che, crescendo,
siano incoraggiati a «spiccare il volo», a divenire autonomi, grati
ai genitori proprio per essere stati educati alla libertà e alla
responsabilità, capaci di prendere in mano la propria vita. Questo
significa servire la vita.
Servire la vita significa non metterla a repentaglio sul posto di
lavoro e sulla strada e amarla anche quando è scomoda e dolorosa,
perché una vita è sempre e comunque degna in quanto tale
(Dal Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 30a
Giornata nazionale per la vita, 3 febbraio 2008).
In questa celebrazione, mentre ringraziamo Dio Padre datore di ogni
vita e di ogni dono perfetto, chiediamo perdono per tutte quelle
situazioni presenti nel nostro mondo contrarie alla vita e chiediamo
perdono per tutte le volte in cui noi stessi siamo stati portatori
di distruzione e di morte con i nostri atteggiamenti. Risplenda la
vita nel cuore di ogni persona visitata dalla grazia di Dio.
Canto:
È
L’INCONTRO
DELLA VITA
(D. Ricci «È l’incontro della vita», Paoline)
Cel.:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutti:
Amen. Celebrazione comunitaria della riconciliazione in occasione
della 30a
Giornata nazionale per la vita
Cel.:
Dio, che ha tanto amato il mondo da mandare il suo unico Figlio in
mezzo agli uomini di ogni tempo, sia con tutti voi.
Tutti:
E con il tuo spirito.
Guida:
Siamo qui riuniti per celebrare il «miracolo dell’Amore»! Ci
sentiamo, dunque, fortemente chiamati a riconoscere quale sia il
grande desiderio di Dio: quello di voler dimorare in mezzo a noi.
Siamo coscienti che spesso abbiamo deformato la volontà di Dio e, di
conseguenza, la sua immagine in noi. Noi ci rappresentiamo troppo
facilmente la volontà divina come il volere di un sovrano che dimora
nelle altezze dei cieli e vuole che gli uomini facciano questo o
quello e, se essi non lo fanno, egli lo registra nel suo grande
libro. In realtà il vero significato della volontà di Dio è il suo
desiderio di vivere per sempre con gli uomini.
Cel.:
Preghiamo.
Dio, nostro Padre, tu sei con noi; hai voluto che il tuo popolo ti
edificasse un tempio dove porre l’arca come segno della tua
presenza. Ma noi per te siamo più preziosi di quell’arca, perché
siamo la dimora in cui tu desideri abitare. Aiutaci, o Dio, perché
niente nella vita ci separi da te. Te lo chiediamo per Gesù, tuo
Figlio e nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito
Santo nei secoli dei secoli.
Tutti:
Amen.
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LA PAROLA DONA LUCE
Guida:
L’uomo, questa piccola e fragile creatura, è la meravigliosa dimora di
Dio. Sulle nostre persone, sulle nostre vite Dio ha inciso il suo
nome. Dio dimora in me, in te; i suoi occhi giorno e notte sono aperti
verso questa casa. Al tempio di pietra, Gesù ci insegna a sostituire
il tempio di carne: la nostra vita. È facile adeguarsi a un Dio che
abita le cattedrali, prigioniero delle pietre e delle mura che gli
uomini gli costruiscono. Un Dio così, certo non crea problemi, ma non
cambia nulla della vita. Il vero problema per noi è rappresentato da
un Dio che ha scelto come tempio l’uomo.
Lettore:
Dal primo libro dei Re (1 Re 8,22-23. 27-30)
Poi Salomone si pose davanti all’altare del Signore, di fronte a tutta
l’assemblea di Israele, e, stese le mani verso il cielo, disse:
«Signore, Dio di Israele, non c’è un Dio come te, né lassù nei cieli
né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l’alleanza e la misericordia con i
tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il cuore. Ma è proprio
vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non
possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruita!
Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore mio
Dio; ascolta il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza
davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa
casa, verso il luogo di cui hai detto: Lì sarà il mio nome! Ascolta la
preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo. Ascolta la
supplica del tuo servo e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in
questo luogo. Ascoltali dal luogo della tua dimora, dal cielo; ascolta
e perdona».
Silenzio
Visualizzazione di un filmato:
VOI
SIETE DI
DIO
(M.
Balduzzi - C. Casucci, «Verbum Panis», Aquero - MGC)
Cel.:
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19,1-10)
Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco
un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di
vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché
era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo,
salì su un sicomoro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul
luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito,
perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse
pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di
un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco,
Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a
qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi
per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di
Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò
che era perduto».
Breve omelia |
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LA PAROLA INTERPELLA IL CUORE
Guida:
Dio mi abita: sono la sua casa! Quel groviglio di paure, limiti,
preoccupazioni, ansie, desideri sono proprio io; eppure Dio sceglie me
per sua dimora. Forse nel nostro cuore è forte la voce che dice:
«Eccomi, Signore, non ho nulla degno di te. Dovresti lasciarmi,
scegliere qualcun altro come luogo per la tua dimora… allontanati da
me che sono un peccatore!». Ma lui non ci lascia: vuole che nelle
nostre vite scorra la sua vita, vuole che nel nostro cuore metta
radici il suo cuore. Siamo noi il luogo dove il Signore misericordioso
cerca casa.
Revisione di vita
•
«È proprio vero che Dio abita sulla terra?»
(1 Re 8,27) Credo che Dio ama la mia vita? Credo che la mia vita è il
luogo dove Dio ha posto la sua dimora? Lo accolgo nella mia vita:
nello sguardo del fratello, nella parola del vicino o piuttosto
rimango a metà strada, sapendo che se accolgo tutto questo lui mi
cambia la vita?
Canone:
Nulla ti turbi, nulla ti spaventi: chi ha Dio nulla gli manca. Nulla
ti turbi, nulla ti spaventi: solo Dio basta.
•
«È tutto nostro e noi siamo di Dio»
Dio è una presenza: è vita della mia vita, di questa vita minacciata e
fragile, irruente e torbida. Sono disposto a lasciarmi purificare dal
suo amore che a volte mi domanda sofferenza e sacrificio? Riconosco
che Dio abita la mia carne di peccato o lo credo seduto su di un trono
d’oro posto nei cieli?
Canone:
Nulla ti turbi, nulla ti spaventi: chi ha Dio nulla gli manca. Nulla
ti turbi, nulla ti spaventi: solo Dio basta.
•
«Oggi devo fermarmi a casa tua… oggi per questa casa è venuta la
salvezza»
(Lc 19,5.9) Ho paura di Dio? Mi lascio stupire da lui, lasciandogli
spazio per portare la redenzione nella mia vita? Sono capace di
ringraziarlo?
Canone:
Nulla ti turbi, nulla ti spaventi: chi ha Dio nulla gli manca. Nulla
ti turbi, nulla ti spaventi: solo Dio basta.
Confessioni individuali
Al termine della confessione chi lo desidera può scrivere il proprio
nome su un piccolo mattone (o una pietruzza) e deporlo accanto a una
sagoma di compensato raffigurante una chiesa. L’incontro con il
Signore misericordioso ci permette di riconoscerci nuovamente sua
dimora: non più chiesa di mattoni, ma Chiesa di persone. Quella pietra
che porta il mio nome è la dimora di Dio! |
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DAL PERDONO AL RENDIMENTO DI GRAZIE
Cel.:
Il sacramento della riconciliazione che abbiamo appena celebrato ci
porta a vivere il «grazie», perché in noi il Signore misericordioso ha
trovato casa. Preghiamo insieme per ringraziarlo di questo
meraviglioso miracolo compiuto nella nostra vita non più ferita dal
peccato, ma sanata dal balsamo del suo amore.
R.
Ringraziamo e lodiamo il Signore.
- Rendiamo grazie a Dio per tutti coloro che scelgono liberamente di
servire la vita.
R.
- Rendiamo grazie a Dio per i genitori responsabili e altruisti,
capaci di un amore non possessivo.
R.
- Rendiamo grazie a Dio per i sacerdoti, i religiosi e le religiose,
gli educatori e gli insegnanti, per gli adulti e per i nonni che
collaborano con i genitori nella crescita dei figli.
R.
- Rendiamo grazie a Dio per i responsabili delle istituzioni, che
comprendono la fondamentale missione dei genitori e, anziché
abbandonarli a loro stessi o addirittura mortificarli, li aiutano e li
incoraggiano.
R.
- Rendiamo grazie a Dio per chi - ginecologo, ostetrica, infermiere -
mette tutto il suo impegno per far nascere i bambini.
R.
- Rendiamo grazie a Dio per i volontari che si prodigano per rimuovere
le cause che indurrebbero le donne al terribile passo dell’aborto,
contribuendo così alla nascita di bambini che forse, altrimenti, non
vedrebbero la luce.
R.
- Rendiamo grazie a Dio per le famiglie che riescono a tenere con sé
in casa gli anziani, per le persone di ogni nazionalità che li
assistono con un supplemento di generosità e dedizione.
R.
- Rendiamo grazie a Dio per tutti coloro che servono la vita: siete la
parte seria e responsabile di un Paese che vuole rispettare la sua
storia e credere nel futuro.
R. Padre nostro...
Cel.:
Chi ci ha insegnato a chiamare Dio nostro Padre ci ha anche insegnato
a riconoscere la sua presenza non solo in noi ma in ogni nostro
fratello e sorella. Forti della certezza che insieme costruiamo la sua
casa, scambiamoci con letizia il bacio di pace.
Mentre ci si scambia il segno della pace si canta:
Canto:
PACE
SIA,
PACE A VOI
(Gen Rosso/Gen Verde «Come fuoco vivo») |
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BENEDIZIONE E CONGEDO
Cel.:
Preghiamo.
Dio della libertà e della pace, che nel perdono dei peccati ci doni il
segno della creazione nuova, fa’ che tutta la nostra vita riconciliata
nel tuo amore diventi lode e annuncio della tua misericordia. Per
Cristo nostro Signore.
Tutti:
Amen.
Cel.:
Il Signore sia con voi.
Tutti:
E con il tuo spirito.
Cel.:
Ci benedica il Padre, che ci ha generati alla vita eterna.
Tutti:
Amen.
Cel.:
Ci aiuti Cristo, Figlio di Dio, che ci ha accolti come suoi fratelli.
Tutti:
Amen.
Cel.:
Ci assista lo Spirito Santo, che dimora nel tempio dei nostri cuori.
Tutti:
Amen.
Cel.:
E la benedizione di Dio onnipotente Padre, Figlio † e Spirito Santo
scenda su di voi e con voi rimanga sempre.
Tutti:
Amen.
Cel.:
Andate e siate nel mondo «dimora di Dio»!
Tutti:
Rendiamo grazie a Dio!
Canto:
LA
TUA DIMORA
(D. Ricci «La tua dimora», Paoline)
Redazione
vitaincristo@pddm.it
*** Chi desidera ricevere il filmato può richiederlo alla redazione
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La
Vita in Cristo e nella Chiesa
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal Beato
Giacomo Alberione nel 1951
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro
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