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Nel luogo della preghiera viene intronizzata la croce gloriosa,
illuminata da un faro. L’assemblea si raccoglie in preghiera. Il luogo
circostante è in penombra.
Canto:
NOSTRA
GLORIA È LA CROCE
(M. Frisina «Cristo è nostra Pasqua», Paoline)
Cel.:
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutti:
Amen.
Cel.:
La pace del Signore nostro Gesù, che ha dato la vita per noi sulla
croce, sia con tutti voi.
Tutti:
E con il tuo spirito.
Cel.:
Preghiamo! O Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli
uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo ed umiliato
fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente
l’insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della
risurrezione. Egli è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello
Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Tutti:
Amen.
LA
TRASFIGURAZIONE
(Mt 17,1-8)
Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li
condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a
loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero
candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che
conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù:
«Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne,
una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando,
quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce
dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho
posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli
caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù
si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli
occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Silenzio di contemplazione
Guida:
Giovanni Paolo II ci ricorda che
«la nostra testimonianza sarebbe insopportabilmente povera se noi per
primi non fossimo contemplatori del volto di Cristo. E la
contemplazione del volto di Cristo non può che ispirarsi a quanto di
lui ci dice la sacra Scrittura, che è, da capo a fondo, attraversata
dal suo mistero».
La Parola di Dio, che è capace di farci apostoli, ci chiede anzitutto
di essere discepoli. I cristiani maturi dovrebbero essere dei
«rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla
parola di Dio viva ed eterna»
(1 Pt 1,23). Così nasce la Chiesa e così vive e si espande. Va dunque
attentamente meditato il fatto che essa è chiamata ad essere il luogo
nel quale si riuniscono coloro che anzitutto vengono evangelizzati.
Sarebbe assurdo pretendere di evangelizzare, se per primi non si
desiderasse costantemente di essere evangelizzati. Dovremmo nutrirci
della Parola di Dio «bramandola », come il bambino cerca il latte di
sua madre (cf 1 Pt 2,2): per la vitalità della Chiesa, questa è
un’esperienza essenziale. Perché la Parola, l’opera di Dio e la
risposta dell’uomo si tramandino lungo la storia, è assolutamente
indispensabile che vi siano tempi e spazi precisi nella nostra vita
dedicati all’incontro con il Signore. Dall’ascolto e dal dono di
grazia nasce la conversione e l’intera nostra esistenza può divenire
testimonianza del lieto annuncio che abbiamo accolto.
I CONTEMPLAZIONE
«UNA
NUBE LUMINOSA LI COPRÌ CON LA SUA OMBRA»
Guida:
Una significativa interpretazione spirituale della trasfigurazione
vede in questa nube l’immagine dello Spirito Santo. Così scrive san
Tommaso d’Aquino:
«Tutta la Trinità apparve: il Padre nella voce, il Figlio nell’uomo,
lo Spirito nella nube luminosa».
È lo Spirito Santo che, dopo averci fatto percepire la bellezza
affascinante del Cristo, ci dà la forza di seguirlo e ci conforma
sempre di più a lui. Ed è il medesimo Spirito che ci spinge a servire
Cristo nei fratelli.
Vengono portate innanzi alla croce cinque lampade, simbolo dei cinque
continenti, mentre si ripete il ritornello: «Nostra
gloria è la croce...»
o un altro conosciuto dalla comunità.
Solista:
Dio, tu abiti in una luce inaccessibile! A noi mandi la tua
meravigliosa luce: Cristo, splendore della gloria del Padre, luce che
splende nelle tenebre.
Tutti:
Luce del mondo, cammino rischiarato, luce di vita, stella radiosa del
primo mattino. Ci contagi. Non siamo più nelle tenebre. Figli della
luce e figli del giorno, ci hai chiamati alla tua meravigliosa luce.
Diveniamo tua trasparenza, riflesso del tuo splendore.
II CONTEMPLAZIONE
«QUESTI
È IL
FIGLIO
MIO L’AMATO:
ASCOLTATELO»
Guida:
L’appello del Padre ci chiede di metterci in ascolto di Cristo, di
porre in lui ogni fiducia, di farne il centro della nostra vita.
Viene portato l’incenso innanzi alla croce, mentre si canta:
Rit.:
Misericordias Domini, in aeternum cantabo
(2 volte).
Solista:
Cristo, Signore risorto, sei stato per noi luce di senso al nostro
cammino. Speranza di luce al buio che, denso, ci avvolge. Hai placato
la fame che dentro ci rode, fame di giustizia, di pace, di amore.
Tutti:
Sei cibo per tutti: la tua vita è alimento, vita offerta e pane
fragrante per uomini e donne, in perenne ricerca di cibo che sazi il
bisogno di incontro. Tu, Gesù, Pane vivo, che nutre la nostra
esistenza.
III CONTEMPLAZIONE
«È
BELLO PER NOI ESSERE QUI!»
Guida:
L’esperienza della gloria di Cristo, che pur inebria la mente e il
cuore di Pietro, non lo isola, ma al contrario lo lega più
profondamente al «noi» dei discepoli. È il sentirsi, anche nel momento
personalissimo della preghiera, membra del corpo di Cristo che è la
Chiesa. È il percepire la dimensione ecclesiale, comunitaria, di ogni
esperienza di Cristo.
Vengono portati petali di fiori innanzi alla croce, mentre si canta:
Rit.:
Laudate omnes gentes, laudate Dominum
(2 volte).
IV CONTEMPLAZIONE
«ALL’UDIRE
CIÒ,
I DISCEPOLI CADDERO CON LA FACCIA A TERRA E FURONO PRESI DA GRANDE
TIMORE»
Guida:
È la reazione dell’uomo di fronte alla trascendenza e santità di Dio.
Il timore, tuttavia, non allontana ma diviene chiamata alla santità,
nella consapevolezza che la risposta è resa possibile dall’accettata
mediazione del Cristo.
Viene portato il profumo di nardo innanzi alla croce, mentre si canta:
Rit.:
Magnificat, magnificat,
magnificat anima mea Dominum.
Magnificat, magnificat,
magnificat anima mea!
V CONTEMPLAZIONE
«GESÙ
SI AVVICINÒ,
LI TOCCÒ E DISSE:
“ALZATEVI
E NON TEMETE”».
Guida:
Pur non potendo dire di tutti i momenti della nostra vita:
«è bello per noi essere qui»,
tuttavia, da cristiani, nella misura in cui facciamo spazio a Gesù,
possiamo affermare che la nostra è pur sempre una vita toccata dalla
mano di Cristo, raggiunta dalla sua voce, sorretta dalla sua grazia.
Per questo, anche di fronte al mistero della morte, il credente
rimane, con l’aiuto della divina misericordia, sicuro da ogni
turbamento, poiché l’amore perfetto scaccia il timore. L’Eucarestia
non ci è stata donata come evasione dai nostri problemi, ma come forza
per affrontarli, seguendo l’esempio di Cristo. La Parola di Dio, che
ascoltiamo nel contesto celebrativo della Messa, ha la stessa valenza
della voce che Pietro, Giacomo e Giovanni udirono uscire dalla nube
luminosa. Non comprenderemo mai totalmente questa Parola, eppure siamo
chiamati ad accoglierla e a trasformarla in atti di vita. Il più delle
volte, noi andiamo all’eccesso opposto di Pietro: mentre questi, pago
dell’aspetto estetico dell’esperienza del Tabor, vorrebbe fermarla per
sempre, dimenticando che la vita cristiana è un continuo cammino, noi
passiamo da un’Eucaristia all’altra, banalizzando tutto, vivendo - di
conseguenza - un cristianesimo molto superficiale. La conversione
quaresimale dovrebbe farci recuperare il senso del sacro. Dobbiamo
riscoprire l’umiltà come atteggiamento giusto davanti a Dio. Allora ci
sentiremo anche noi avvolti dalla nube |