Chi siamo    Sommario    Archivio     Abbonamenti 

 
Mensile di formazione liturgica e Informazione

 

Gesù risorge glorioso dal sepolcro
 

Domenica di Pasqua
 23 marzo 2008
 

• Prima lettura: At 10,34a.37-43 • Salmo responsoriale: Sal 117,1-2.16-17.22-23
• Seconda lettura: Col 3,1-4 oppure 1 Cor 5,6b-8 • Vangelo: Gv 20,1-9; (Mt 28,1-10)

«Il vero agnello ha tolto i peccati del mondo; morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita»

 

 

Questa dichiarazione del Prefazio pasquale sintetizza in modo splendido il senso di questo giorno grande e meraviglioso. Centro della liturgia della Parola di questo anno A è il testo in cui l’evangelista Matteo propone il suo racconto della risurrezione del Signore. Con questo testo, che sarà proclamato nella Veglia pasquale della notte santa, nutriremo la nostra contemplazione all’interno della divina liturgia pasquale.
L’evangelista Matteo compie una lettura teologica abbastanza sviluppata dell’evento accaduto all’alba di quel primo giorno della settimana. Aggiungiamo che il testo proposto dalla liturgia di oggi comprende soltanto le prime due parti di un discorso che Matteo svolge in tutto il capitolo 28, conclusivo del suo Vangelo.
Le due parti selezionate dalla liturgia corrispondono alle prime due scene descritte da Matteo, che però orientano già alla scena conclusiva di cui parlerà al termine del capitolo, narrando la scelta fatta da Gesù di
«farsi vedere» in Galilea «sul monte che Gesù aveva loro fissato» (Mt 28,16).
La prima conclusione che impone di trarre questa constatazione è che l’Emmanuele, cioè il Dio-con-noi promesso all’inizio del Vangelo di Matteo (cf Mt 1,23), trova il suo pieno compimento proprio oggi, giorno della Pasqua di risurrezione del Signore, nelle parole di Gesù risorto:
«Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo» (Mt 28,20).

Le donne contemplano il sepolcro

Occorre tenere presente tutto questo mentre, presi per mano dall’evangelista, ci incontriamo con il dramma delle donne che «dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana… andarono a visitare la tomba» (Mt 28,1).
Qui però troviamo la prima difficoltà di comprensione, perché il testo greco non parla di «visitare», ma di «contemplare» il sepolcro (in greco
theoresai). Il termine utilizzato dall’evangelista suggerisce uno sguardo diverso e più profondo sul dato costituito dal sepolcro in cui è stato deposto Gesù crocifisso. Le donne desiderano cioè entrare dentro il mistero che nasconde il sepolcro e non fermarsi semplicemente all’esterno, come se si trattasse di una tomba qualsiasi.
Nel sepolcro avrebbe dovuto essere custodito infatti colui che esse avevano già riconosciuto come il Signore, con quello sguardo di fede che le aveva poste alla sequela di lui e che non era venuto meno neppure quando tutti gli altri si erano dileguati nei momenti tragici della esecuzione capitale del loro amato Signore.
L’evangelista Matteo non aveva mancato di notare questa particolarità che caratterizzava le donne e le distingueva dagli altri, quando, al termine del capitolo 27, aveva scritto:
«C’erano là anche molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo» (Mt 27,55-56).
Lo sguardo di queste donne non era uno sguardo qualsiasi, ma uno sguardo che intendeva penetrare un mistero. L’evangelista, dal canto suo, stabilisce, forse volutamente, una contemporaneità fra ciò che desiderano vedere le donne e ciò che realmente accade.

La teofania pasquale

Scrive Matteo: «Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa» (Mt 28,2). Quindi fa seguire una descrizione assai particolare dell’angelo, del quale dice che «il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come la neve» (Mt 28,3). L’insinuazione è importante, per spiegare al lettore che ciò cui assistono le donne è certamente una theofania, simile a quelle di cui si parla spesso nei libri dell’Antico Testamento.
Le donne sono dunque di fronte a una
theofania, durante la quale vengono abbagliate dalla presenza di un angelo del Signore «il cui aspetto era come folgore» (Mt 28,3). Egli scende dal cielo, si avvicina alla tomba, rotola la pietra dell’imboccatura e la pone sotto di sé. Particolarmente significativa è la frase finale: «si pose a sedere su di essa» (Mt 28,2).
Non poteva esserci un modo più sintetico e preciso per dimostrare che quella pietra tombale, sulla quale avevano fatto affidamento i nemici di Gesù per farla finita con il profeta di Nazaret, si rivelava assolutamente inadeguata e veniva adesso addirittura umiliata dall’angelo del Signore.
L’evento, sconvolgente di suo, spaventa le guardie al punto da incutere loro una paura mortale (cf Mt 28,4). In tutto questo panico angosciante le donne si sentono invece rassicurare, come succedeva in tutte le
theofanie delle quali si parla nella Bibbia: «Voi non abbiate paura! » (Mt 28,5), frase che ritorna sempre nelle narrazioni teofaniche, come garanzia di autenticità. Infatti il poter restare in vita, ma soprattutto il sentirsi inondare di gioia, davanti a una simile accondiscendenza da parte di Dio, aprono il cuore alla fiducia e alla riconoscenza che spesso sfociano nell’esultanza e nella lode.


«Noli me tangere» (Gv 20,17). Olio su tela di Chiara Noventa pddm.

La missione affidata alla Chiesa

Segue una missione precisa, segno che Matteo intende restare all’interno di uno schema (o genere letterario) con cui si racconta la chiamata o vocazione ad un incarico preciso, ricevuto direttamente da Dio: «Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea”» (Mt 28,7).
«Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli» (Mt 28,8). L’obbedienza immediata delle donne viene premiata in modo assolutamente impensabile. Infatti l’evangelista aggiunge: «Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: “Shalòm”» (Mt 28,9a). Si tratta di una visione sconvolgente che riempie ancora più di stupore per quel che segue e che l’evangelista non può fare a meno di raccontare, a sua volta stupito: «Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono» (Mt 28,9b).
La missione, che adesso aggiunge ai sensi della vista e dell’udito anche il senso del tatto, viene solennemente confermata:
«Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno» (Mt 28,10). Ha così inizio la missione della Chiesa, che da allora in poi non ha smesso mai di cantare in ogni angolo del mondo: «Surrexit Dominus vere, alleluia alleluia alleluia! », in attesa che egli «si lasci vedere» glorioso al suo ritorno, alla fine dei tempi. Innocenzo Gargano  

 Per celebrare

Antifona d’ingresso
(Lc 24,34; cf Ap 1,6)

«Il Signore è davvero risorto, alleluia!
A lui gloria e potenza nei secoli eterni»

Nel giorno di Pasqua le assemblee festose e festive della Chiesa passano voce della bella notizia: «Il Signore è davvero risorto, alleluia!».
Sembra di essere a Gerusalemme in quel «primo giorno dopo il sabato», quando fin dal mattino è tutto un rincorrersi di voci e di notizie sino a sera, quando, tornati i due che si erano allontanati verso Emmaus, raccontano di aver visto il Signore e si sentono dire come affermazione certa, da tutti accettata per l’autorità di Simon Pietro: «Il Signore è davvero risorto, ed è apparso a Simone». Tale annuncio è il compendio della prima evangelizzazione.
L’unica notizia che davvero interessa vitalmente gli uomini di tutti i luoghi e tempi, la notizia più bella e buona che ciascuno dovrebbe unicamente amare e desiderare che gli venisse data, è proprio questa: il Signore è veramente risorto! Per me, per te, per tutti. Se infatti lui è risorto, siamo anche noi risorti in lui e la morte non c’è più. La gloria della vittoria dell’Agnello immolato è definitiva, per tutti i secoli.
Questa antifona potrebbe essere l’acclamazione che ritorna con alcune strofe del salmo 18, inno di ringraziamento che canta la liberazione del giusto, servo di Dio; essa si manifesta pienamente nella risurrezione del Signore Gesù. Si possono scegliere opportunamente alcuni versetti adatti.
Questo salmo, posto sulle labbra di Davide, che il Signore liberò dai nemici e da Saul, è la preghiera di Gesù risorto.
C.C.   

 

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal Beato Giacomo  Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro

Home