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Mensile di formazione liturgica e Informazione

 
Liturgia e parrocchia
 

La scuola di preghiera

 

A quali iniziative si deve dare priorità e vita? C’è un fatto facilmente constatabile: nelle parrocchie molto si investe nell’organizzare attività d’ogni genere. Se ci domandiamo quale sia l’ambito più specifico e proprio della parrocchia e quale attività debba avere il primato e la priorità, ci viene subito in mente l’annuncio, l’evangelizzazione, la catechesi.
Questo però, ed è la constatazione degli ultimi decenni, non funziona del tutto e non solo per i metodi ma anche per il contenuto.
La parrocchia potrebbe allora caratterizzarsi innanzitutto come «scuola di preghiera», come punto fisso e strategico del formare tutti i fedeli alla vita della grazia.
La scuola di preghiera diocesana e parrocchiale, permanente, dove si insegna come si ami il Signore sarebbe la prima carità; ai grandi e ai piccoli si insegna a pregare come segno dell’amore unitivo del Signore. Ne fece cenno il card. J. Ratzinger il 10 dicembre del 2000 (cf
L’Osservatore Romano, 11-12 dicembre 2000, p 11). Si sono organizzate in questi anni scuole di ogni tipo: di teologia, di politica, di formazione sociale, ecc.
La scuola di preghiera in antico, almeno sino all’ottavo secolo, era tenuta in grande considerazione nelle Chiese, dove il pastore, assistito da altri competenti, insegnava assiduamente ai suoi fedeli «la prima carità», la preghiera. La invocavano già i discepoli:
«Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Non si nasce istruiti sulla preghiera, essa si deve imparare. Occorre che ogni fedele, dal vescovo al bambino, impari a suo tempo a pregare. Occorre che qualcuno insegni a pregare, con carità grande, con infinita pazienza e con sapienza. Il Padre nostro, i salmi, le Ore sante, i generi della preghiera, la spiegazione della Messa, dal Lezionario alla preghiera eucaristica, la spiegazione degli altri riti della Chiesa come l’Iniziazione cristiana, l’avvio alla Iectio divina e alla regolata vita di preghiera, è da insegnare ampiamente e avere priorità su tutte le attività. La norma del pregare stabilisce la norma del credere, non viceversa! L’avvio a pregare, almeno le Ore cardine della preghiera giornaliera - lodi e vespro - l’introdurre tutti i fedeli alla forma alta di liturgia che è la Iectio divina con cui soltanto si entra in contatto diretto con la Parola divina, introdurre a leggere, a meditare, a pregare e contemplare le meraviglie del divino mistero è impegno e cura dei pastori. Tutti possono accedere a questo nutrimento quotidiano, basta amare molto ciascuno che ci è affidato. La lectio divina è la primaria forma di preghiera di ogni fedele e anche la più efficace.
La scuola di preghiera è una scuola per imparare ad amare il Signore, a celebrare, cioè frequentare intensamente, festosamente e gioiosamente il Figlio per accettare da lui il dono dello Spirito Santo ed essere portati all’adorazione del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Pregare è grazia. La scuola di preghiera non è scuola di teologia, è per tutti i fedeli e ha tutt’altro scopo. Essa affonda le sue radici nella stessa istituzione sinagogale; tra i cristiani ricordiamo la scuola di Edessa che ebbe maestri come Efrem il Siro. Sino all’ottavo secolo, in molte comunità, fu luogo di formazione di tutti i fedeli. Si insegnava a leggere i quattro Evangeli, i salmi, l’Antico Testamento e i commenti dei Padri. Le scuole di preghiera in cui si insegna ad amare Dio sono oggi rare. Esse sarebbero dirette a tutti i fedeli, ai seminaristi, al clero; sarebbero l’istituzione teologica, spirituale e pastorale più urgente, il cui scopo è quello di recuperare lo stile della preghiera cristiana che attinge alla Parola divina, ai salmi, preghiera della Chiesa.
I testi sono: la Scrittura innanzitutto, i libri liturgici quali il Lezionario, il Messale, il Pontificale, il Rituale, la liturgia delle ore. In parrocchia occorre averli tutti, insieme ad alcuni commenti e omelie dei Padri. Commentari scelti, sussidi che introducano alla storia della liturgia e all’anno liturgico, possono essere messi a disposizione. Il luogo della scuola di preghiera è la parrocchia; i maestri sono il vescovo, il parroco, i diaconi, monaci e contemplativi. È scuola unica, non separa per età; ognuno prende quanto e quello che può. Può avere cadenza settimanale e durare tutto l’anno, anche l’estate poiché sempre occorre pregare. L’ora può essere la sera; la durata: da un’ora al massimo due. Se non si fa nella chiesa vi siano nella sala almeno le icone del Signore e della Madre di Dio. Ci si può introdurre con la celebrazione del vespro, presieduta con abiti liturgici. Dopo l’invocazione dello Spirito si espone l’argomento e si termina con il Padre nostro. Occorre richiamare sempre che Dio ama dall’eternità e desidera essere amato solo per il nostro bene.
Lo impariamo dalla Scrittura e dalla vita della Chiesa. Questo punto di partenza è un «vangelo» ed è fondamentale: l’uomo d’oggi fatica a sentirsi amato da Dio e quindi a riamare. Occorre spiegare chi sono gli oranti: Cristo risorto, lo Spirito, la Madre di Dio, i fedeli consacrati dal crisma dello Spirito. I fedeli pregano nell’anno liturgico, la domenica, nei sacramenti, ogni giorno al mattino e alla sera e infine sempre, in specie nella lettura divina della Parola, base e forma di ogni preghiera. È urgente insistere sull’amore preveniente del Signore e sul nostro destino e su quello di ogni fedele: la divinizzazione. Una comunità così curata sarà una vigna che porterà frutto e che, insieme alle sue guide, attenderà operosamente gli inviati del padrone e il Figlio, quando verrà per il raccolto.
Cristina Cruciani

 

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal Beato Giacomo  Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro

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