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Mensile di formazione liturgica e Informazione
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Il Sinodo dei vescovi |
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Riflessioni sull’«Instrumentum laboris»
della XII Assemblea generale ordinaria
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Ogni sforzo di leggere la Bibbia,
individualmente o in gruppo, è accesso al mistero santo di Dio.
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Tema e temi
La Parola di Dio è
un tema gigantesco anche per una grande assemblea qual è il Sinodo dei
vescovi, non tanto per la sua quantità, la sua ampiezza, quanto
piuttosto per la sua altezza e profondità (cf Ef 3,18). Per la sua
dignità. Per la sua santità. Per la sua origine, storia, destinazione.
È un tema monumentale la Parola rivelata, uscita dalla bocca di Dio
per stabilirsi sulla terra come un’arca santa e piantarsi come una
croce e ricollocarsi nei cieli alla fine dei tempi come altare eterno,
monumento ben più perenne di un bronzo terreno, di oraziana memoria.
La Chiesa, comunque, è abilitata dal suo Signore ad accogliere, vivere
e annunciare questa Parola divina attraverso il ministero dei suoi
pastori e l’ascolto fedele dei suoi figli. Per quanto grande e alta,
questa Parola è data agli uomini, è nata per loro. Tale grandezza
appare in modo sufficiente nell’opuscolo che sarà la base per il
lavoro dei vescovi. L’Instrumentum laboris di un Sinodo è un
saggio teologico sulla Parola di Dio così come la Chiesa di oggi la
porta con sé per la sua vita interna e per tutti coloro ai quali la
Chiesa si rivolge.
Qualcuno
potrebbe obiettare: «La Parola di Dio è scritta, quindi per il
Sinodo basterebbe prendere in mano la Bibbia; perché scrivere un altro
libro?».
La domanda trova risposta proprio nell’Instrumentum laboris
medesimo, che si autogiustifica come documento sussidiario,
espressione dell’attualità della Parola, della sua contemporaneità con
la Chiesa universale medesima. In ogni caso in questo documento le
grandi questioni dottrinali, catechetiche, liturgiche, pastorali
riguardanti la rivelazione divina e il suo percorso nella Chiesa vi si
trovano tutte delineate, elaborate almeno embrionalmente.
È per questo che nel grande tema affidato alla meditazione e al
dialogo del Sinodo trovano posto i diversi temi che toccano la Chiesa
nella sua specifica identità e nel suo ministero a favore dei popoli
della terra. In modo approssimativo potremmo rammentare questi temi:
l’origine divina della Parola, la sua ampiezza, l’ispirazione, lo
scopo salvifico, l’immunità dall’errore, la destinazione universale,
la scrittura, il libro, i libri, la trasmissione, la tradizione, il
Magistero, la liturgia, la predicazione, la pietà, lo studio,
l’insegnamento, l’annuncio, la catechesi. |
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Temi particolari
Ai
padri sinodali è richiesto un dibattito a lungo respiro, che ha
un’ascendenza storica ricca di un valore ecclesiale sommo, cioè il
Concilio Vaticano II.
Potremmo dire che l’Instrumentum laboris sia, in qualche modo,
come una certa rielaborazione della Costituzione conciliare «Dei
Verbum», passata attraverso l’esperienza, la meditazione, la
riflessione teologica, la prassi pastorale della Chiesa nell’ultimo
scorcio del ventesimo secolo e ai primi albori del ventunesimo. Questa
discendenza è significativa per la Chiesa di oggi, perché qualifica a
livello alto l’azione del prossimo Sinodo, lasciando ingiustificati
certi propalati timori di involuzione.
Si tratta di un raccordo di collegialità tra Concilio e Sinodo che
manifesta e nello stesso tempo onora la dignità del luogo di nascita,
attraverso la bellezza di un organismo sviluppato e promettente. I
lavori sinodali perciò attingeranno all’Instrumentum laboris
come a un deposito conciliare evoluto. Probabilmente sarà difficile
che tutti i temi siano dibattuti e redatti in modo compiuto sia quanto
alla profondità sia quanto al numero, anche perché l’Instrumentum
laboris non dev’essere considerato un trattato accademico. Tra i
temi, comunque, che potrebbero essere utilmente meditati in vista
della pastorale odierna della Chiesa vorrei coglierne tre: la
grafia, la geografia, l’omelia. |
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• La grafia
È l’atto attraverso il
quale l’autore umano mette per iscritto la rivelazione a lui
comunicata da Dio. Potrebbe apparire come un argomento tecnico e arido
oppure denso di interesse solo per lo scrittore sacro, ma non per chi
trova già pronta la Scrittura e si accinge a leggerla. In realtà le
cose non stanno proprio così. La scienza, la teologia e la Chiesa ci
dicono che il coinvolgimento antropologico di un soggetto umano nella
scrizione di una parola divina interiormente percepita, oltre a
possedere un fascino specifico, approda a un esito caratteristico,
tale che lo scritto di un uomo si distingue come Parola di Dio. E la
veste umana del libro, come un corpo di carne per l’anima, non è
insignificante per la rivelazione divina. Questo principio, invece,
permette una lettura perspicace della Scrittura santa, concorrendo
alla soluzione di certe, vere o presunte, oscurità o delle cosiddette
«pagine difficili» della Bibbia. |
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• La geografia
Un ulteriore affascinante
capitolo, analogo al precedente, è quello che chiamerei carattere
topografico della rivelazione. Anche i luoghi terrestri, infatti,
hanno segnato gli atti rivelatori di Dio fino a permetterci di
tracciare come una geografia della rivelazione. Anche in questo caso
la geografia non è insignificante per la rivelazione di Dio. Non
riusciremmo a ipotizzare la teofania del Sinai come avvenuta alle
porte di una città o, prima ancora, nel palazzo del faraone. La
diversità dei siti geografici riflette, in modo analogo, in certa
maniera, la molteplicità degli stessi autori sacri e del loro modo di
scrivere. La lettura biblica, aiutata da un itinerario, sia pure
mentale, attraverso i luoghi fisici delle parole e degli atti
rivelatori di Dio, assicura un accesso cosciente e sapienziale alla
verità ispirata. Non si tratta semplicemente di «luoghi santi»
esteriormente stereotipati, ma di ambiti che consentono una
comprensione il più possibile integrale della Parola scritta. Inoltre
questa vasta geografia favorisce quella che è chiamata attualizzazione
della Parola di Dio. Se la Parola di Dio, infatti, ha seguito una
volta questo percorso terreno, i nostri pensieri su dialogo
interreligioso, ecumenismo, pace tra i popoli potrebbero orientarsi
meglio, meditando e vivendo la Parola di Dio che su queste strade ci
ha preceduto. |
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• L’omelia
Fu il Concilio
di Trento a rendere obbligatoria l’omelia nelle Messe festive, in
forza del principio che le letture bibliche nella liturgia necessitano
di spiegazione. «Spiegare» vuol dire esporre la Scrittura con
linguaggio utile alla comprensione e all’attuazione. Si tratta,
perciò, di una mediazione tra il testo sacro e gli uditori dei diversi
luoghi e tempi della Chiesa. Pertanto si può dire che l’omelia sia
come un prolungamento esplicativo della Bibbia, una «lettura odierna »
della Parola rivelata. L’omelia è un atto eminentemente pastorale che
va nel senso del ministero della Parola, come segno inalienabile della
missione della Chiesa, imperativo originario diretto a ciascun
discepolo chiamato ed inviato.
Nell’Instrumentum laboris non si trova nessun capitolo
intitolato «Omelia», ma la parola ricorre ben otto volte, a
significare che essa è un tema presente e un’esigenza diffusa.
È urgenza di annuncio e specificamente segno di celebrazione liturgica
integrale. Tant’è che liturgia e omelia si costituiscono mutuamente:
l’una è nell’altra, si qualificano reciprocamente, si richiamano
inscindibilmente, anzi sacramentalmente.
È pur vero che ogni sforzo di leggere la Bibbia, individualmente o in
gruppo, è accesso al mistero santo di Dio che parla e invita alla
relazione e alla comunione, ma la liturgia, soprattutto quella
eucaristica, è il luogo originario della «intelligenza delle
Scritture» (cf Lc 24,27); Eucharistia est sacramentum verbi (Cusanus,
Sermo CCLX 2,16), che suscita prima la luce della conoscenza e poi la
grazia delle opere.
L’omelia possiede questo privilegio di compagnia previa alla soglia
della verità intima della Parola e di ministeriale carità della Parola
nell’oggi dei fratelli.
Fortunato Frezza |
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La
Vita in Cristo e nella Chiesa
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal Beato
Giacomo Alberione nel 1951
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro
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