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Mensile di formazione liturgica e Informazione

 
Nell’abbraccio della tua misericordia


lit del 2 novembre

Commemorazione di tutti i fedeli defunti
2 novembre 2008

PRIMO FORMULARIO
• Prima lettura:
Gb 19,1.23-27 • Salmo responsoriale: Sal 26,1.4.7.8b.9;13-14
• Seconda lettura:
Rm 5,5-11 • Vangelo: Gv 6,37-40

SECONDO FORMULARIO
• Prima lettura:
Is 25,6.7-9 • Salmo responsoriale: Sal 24,6-7bc;17-18;20-21
• Seconda lettura:
Rm 8,14-23 • Vangelo: Mt 25,31-46

TERZO FORMULARIO
• Prima lettura:
Sap 3,1-9 • Salmo responsoriale: Sal 41,2-3.5.15-17
• Seconda lettura:
Ap 21,1-5a.6b-7 • Vangelo: Mt 5,1-12a


Breve nota storico-liturgica

Il culto verso i defunti è antico quanto l’uomo. Il ricordo liturgico è chiaramente attestato da Tertulliano (+240) con la celebrazione dell’Eucaristia nel giorno anniversario della morte, o meglio, della nascita alla vita eterna (cf De Corona, III). Un comune e annuale ricordo dei defunti entra progressivamente nel calendario liturgico a partire dal VII secolo, in date diverse secondo le tradizioni locali. La commemorazione al 2 novembre, quale eco della solennità di Tutti i Santi, è attribuita a Odilone, abate di Cluny, nel 998. Da allora questa ricorrenza si diffuse rapidamente ovunque. A Roma è attestata sicuramente per la prima volta all’inizio del XIV secolo. Da lì è passata nel calendario universale con la pubblicazione del Messale Romano del 1570. Per il suo contenuto fondamentale (= la fede nella vita eterna) e anche per il suo radicamento popolare questa solennità prevale sulla domenica del tempo ordinario. Per ovvie ragioni omiletiche i brevi commenti che seguono tengono presente il messaggio globale dei brani scritturistici di tutti e tre gli schemi di Messa per questo giorno.

Interpretare

Vangelo La Parola del Signore Gesù apre il cuore alla speranza: egli è stato inviato dal Padre perché nulla vada perduto di tutto ciò che è bello, grande e buono nella vita presente. La volontà del Padre è che «chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna» (I SCHEMA). Credere nel Figlio significa riconoscerlo nel prossimo: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare...». La nostra vita sarà valutata nella misura in cui avremo saputo amare Dio attraverso il prossimo. In Cristo, Dio si è fatto carne (II SCHEMA). La proclamazione delle beatutidini collegano intimamente la commemorazione dei defunti con la festa dei santi: il santo, il «beato», cioè l’erede del regno, è colui che spende la propria vita nella pratica delle beatitudini, anche a costo di essere considerato un ingenuo. Tuttavia già la morte rende sovente giustizia alla verità. Troppo sovente riconosciamo il valore di tante persone soltanto quando non sono più tra noi.
Prima lettura e salmo responsoriale
Di fronte alla sventura Giobbe compie quell’atto di fede che ognuno di noi è chia-  mato ad emettere in tante tragiche circostanze della vita e soprattutto di fronte alla morte: «Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere». Fede che è sintetizzata nel responsorio al salmo 26: «Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi» (I SCHEMA). Il profeta Isaia alimenta questa stessa fede con l’immagine del banchetto per tutti i popoli, per tutti coloro che hanno cercato il Signore, la sua giustizia e hanno sperato in lui. Per questo il responsorio al salmo 24 fa pregare: «Chi spera in te, Signore, non resta deluso» (II SCHEMA). Agli occhi degli stolti la morte è la triste conclusione di un’esistenza crudele. La Sapienza divina ci assicura che coloro che confidano nel Signore «comprenderanno la verità, i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui, perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti». Alla luce di questa parola alcuni versetti salmodici sono intercalati dal responsorio: «L’anima mia ha sete del Dio vivente» (III SCHEMA).
Seconda lettura
Se Dio ci ha manifestato in Cristo il suo amore quando non eravamo ancora resi giusti per mezzo del suo sangue, quanto più ora che con il Battesimo siamo diventati corpo del suo stesso Figlio. L’amore di Dio verso di noi si ferma soltanto di fronte al nostro consapevole rifiuto; un amore espresso dal crocifisso e che illumina il nostro incontro con Dio dopo la morte (I SCHEMA). La nostra esistenza terrena è simile a una continua gestazione, guidata dallo Spirito, per conformarci a Cristo e nascere alla vita eterna come suoi fratelli ed eredi della sua stessa gloria (II SCHEMA). L’Apocalisse, riprendendo le immagini di Isaia, illumina il travaglio di questa gestazione terrena proiettando il nostro sguardo sulla nuova ed eterna Gerusalemme dove Dio «asciugherà ogni lacrima» e ognuno di noi sarà come la donna che, dopo aver partorito, non ricorderà più l’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo (cf Gv 16,21).

Annunciare

Tanti sono gli interrogativi di questa vita, ma uno solo li riassume tutti: «Che senso ha questa nostra vita? Perché la morte? Cosa c’è oltre la morte?». Se la Parola di Dio non desse una risposta a questo interrogativo tutta la Scrittura diventerebbe un messaggio effimero. Per questo il vertice della rivelazione è il Cristo risorto. «Se Cristo non è risuscitato allora vana è la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede» (1 Cor 15,14).

Insegnare

Solo l’essere umano fra tutti gli esseri viventi è consapevole della sua vita e della sua morte e sente insopprimibile il desiderio di una vita senza fine. È un anelito che affonda le sue radici nella nostra origine e nel nostro fine oltre il tempo e lo spazio.

Esortare

Il culto dei defunti è proprio dell’essere umano. Noi intuiamo una comunione con i nostri cari che non si estingue di fronte alla tomba. Questo legame di affetti, che i nostri defunti lasciano nel nostro cuore, è come il pegno di una comunione che un giorno si ricostituirà in pienezza.

Introdurre al mistero

«La morte, Signore, ci conduce sovente a dubitare anche della vita presente. Sii tu, Signore, la nostra forza. Fa’ risuonare ancora ai nostri orecchi e nei nostri cuori le tue promesse di salvezza. Richiama sovente alla nostra memoria il tuo Figlio Gesù risorto dai morti. Lui solo è la luce che può infrangere le tenebre di questa notte oscura in cui ci troviamo immersi. Sostienici nel nostro faticoso cammino. Con la forza del tuo Santo Spirito rimargina le nostre ferite e alimenta la nostra speranza. Nelle tue mani, o Dio dei viventi, affidiamo anche i nostri defunti. Tu che li ami più di quanto noi abbiamo saputo amarli su questa terra, custodiscili nel tuo amore accanto a te, con il tuo Figlio Gesù Cristo e con lo Spirito Santo. Amen!» (Rituale francese delle esequie, n 212). Silvano Sirboni  

La Vita in Cristo e nella Chiesa  
Mensile di formazione e informazione liturgica fondato dal Beato Giacomo  Alberione nel 1951 
Editrice: Provincia italiana Pie Discepole del Divin Maestro

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