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PRIMO
FORMULARIO
• Prima lettura:
Gb 19,1.23-27 •
Salmo responsoriale:
Sal 26,1.4.7.8b.9;13-14
• Seconda lettura:
Rm 5,5-11 •
Vangelo:
Gv 6,37-40
SECONDO
FORMULARIO
• Prima lettura:
Is 25,6.7-9 •
Salmo responsoriale:
Sal 24,6-7bc;17-18;20-21
• Seconda lettura:
Rm 8,14-23 •
Vangelo:
Mt 25,31-46
TERZO
FORMULARIO
• Prima lettura:
Sap 3,1-9 •
Salmo responsoriale:
Sal 41,2-3.5.15-17
• Seconda lettura:
Ap 21,1-5a.6b-7 •
Vangelo:
Mt 5,1-12a |
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Il
culto verso i defunti è antico quanto l’uomo. Il ricordo liturgico è
chiaramente attestato da Tertulliano (+240) con la celebrazione
dell’Eucaristia nel giorno anniversario della morte, o meglio, della
nascita alla vita eterna (cf De Corona, III). Un comune e
annuale ricordo dei defunti entra progressivamente nel calendario
liturgico a partire dal VII secolo, in date diverse secondo le
tradizioni locali. La commemorazione al 2 novembre, quale eco della
solennità di Tutti i Santi, è attribuita a Odilone, abate di Cluny,
nel 998. Da allora questa ricorrenza si diffuse rapidamente ovunque. A
Roma è attestata sicuramente per la prima volta all’inizio del XIV
secolo. Da lì è passata nel calendario universale con la pubblicazione
del Messale Romano del 1570. Per il suo contenuto fondamentale (= la
fede nella vita eterna) e anche per il suo radicamento popolare questa
solennità prevale sulla domenica del tempo ordinario. Per ovvie
ragioni omiletiche i brevi commenti che seguono tengono presente il
messaggio globale dei brani scritturistici di tutti e tre gli schemi
di Messa per questo giorno.
Interpretare
Vangelo
La Parola
del Signore Gesù apre il cuore alla speranza: egli è stato inviato dal
Padre perché nulla vada perduto di tutto ciò che è bello, grande e
buono nella vita presente. La volontà del Padre è che «chiunque
vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna» (I SCHEMA).
Credere nel Figlio significa riconoscerlo nel prossimo: «Ho avuto
fame e mi avete dato da mangiare...». La nostra vita sarà valutata
nella misura in cui avremo saputo amare Dio attraverso il prossimo. In
Cristo, Dio si è fatto carne (II SCHEMA). La proclamazione delle
beatutidini collegano intimamente la commemorazione dei defunti con la
festa dei santi: il santo, il «beato», cioè l’erede del regno, è colui
che spende la propria vita nella pratica delle beatitudini, anche a
costo di essere considerato un ingenuo. Tuttavia già la morte rende
sovente giustizia alla verità. Troppo sovente riconosciamo il valore
di tante persone soltanto quando non sono più tra noi.
Prima lettura e salmo responsoriale Di fronte alla sventura
Giobbe compie quell’atto di fede che ognuno di noi è chia- mato ad
emettere in tante tragiche circostanze della vita e soprattutto di
fronte alla morte: «Io so che il mio redentore è vivo e che,
ultimo, si ergerà sulla polvere». Fede che è sintetizzata nel
responsorio al salmo 26: «Sono certo di contemplare la bontà del
Signore nella terra dei viventi» (I SCHEMA). Il profeta Isaia
alimenta questa stessa fede con l’immagine del banchetto per tutti i
popoli, per tutti coloro che hanno cercato il Signore, la sua
giustizia e hanno sperato in lui. Per questo il responsorio al salmo
24 fa pregare: «Chi spera in te, Signore, non resta deluso» (II
SCHEMA). Agli occhi degli stolti la morte è la triste conclusione di
un’esistenza crudele. La Sapienza divina ci assicura che coloro che
confidano nel Signore «comprenderanno la verità, i fedeli
nell’amore rimarranno presso di lui, perché grazia e misericordia sono
per i suoi eletti». Alla luce di questa parola alcuni versetti
salmodici sono intercalati dal responsorio: «L’anima mia ha sete
del Dio vivente» (III SCHEMA).
Seconda lettura Se Dio ci ha manifestato in Cristo il suo
amore quando non eravamo ancora resi giusti per mezzo del suo sangue,
quanto più ora che con il Battesimo siamo diventati corpo del suo
stesso Figlio. L’amore di Dio verso di noi si ferma soltanto di fronte
al nostro consapevole rifiuto; un amore espresso dal crocifisso e che
illumina il nostro incontro con Dio dopo la morte (I SCHEMA). La
nostra esistenza terrena è simile a una continua gestazione, guidata
dallo Spirito, per conformarci a Cristo e nascere alla vita eterna
come suoi fratelli ed eredi della sua stessa gloria (II SCHEMA).
L’Apocalisse, riprendendo le immagini di Isaia, illumina il travaglio
di questa gestazione terrena proiettando il nostro sguardo sulla nuova
ed eterna Gerusalemme dove Dio «asciugherà ogni lacrima» e
ognuno di noi sarà come la donna che, dopo aver partorito, non
ricorderà più l’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo
(cf Gv 16,21).
Annunciare
Tanti sono gli interrogativi di questa
vita, ma uno solo li riassume tutti: «Che senso ha questa nostra vita?
Perché la morte? Cosa c’è oltre la morte?». Se la Parola di Dio non
desse una risposta a questo interrogativo tutta la Scrittura
diventerebbe un messaggio effimero. Per questo il vertice della
rivelazione è il Cristo risorto. «Se Cristo non è risuscitato
allora vana è la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede»
(1 Cor 15,14).
Insegnare
Solo
l’essere umano fra tutti gli esseri viventi è consapevole della sua
vita e della sua morte e sente insopprimibile il desiderio di una vita
senza fine. È un anelito che affonda le sue radici nella nostra
origine e nel nostro fine oltre il tempo e lo spazio.
Esortare
Il culto dei defunti è proprio dell’essere umano. Noi
intuiamo una comunione con i nostri cari che non si estingue di fronte
alla tomba. Questo legame di affetti, che i nostri defunti lasciano
nel nostro cuore, è come il pegno di una comunione che un giorno si
ricostituirà in pienezza.
Introdurre al mistero
«La morte, Signore, ci conduce sovente a dubitare anche della vita
presente. Sii tu, Signore, la nostra forza. Fa’ risuonare ancora ai
nostri orecchi e nei nostri cuori le tue promesse di salvezza.
Richiama sovente alla nostra memoria il tuo Figlio Gesù risorto dai
morti. Lui solo è la luce che può infrangere le tenebre di questa
notte oscura in cui ci troviamo immersi. Sostienici nel nostro
faticoso cammino. Con la forza del tuo Santo Spirito rimargina le
nostre ferite e alimenta la nostra speranza. Nelle tue mani, o Dio dei
viventi, affidiamo anche i nostri defunti. Tu che li ami più di quanto
noi abbiamo saputo amarli su questa terra, custodiscili nel tuo amore
accanto a te, con il tuo Figlio Gesù Cristo e con lo Spirito Santo.
Amen!»
(Rituale
francese delle esequie, n 212). Silvano Sirboni
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